Tre Cime di Lavaredo

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Tre Cime di Lavaredo
Le Tre Cime di Lavaredo viste dal Rifugio Antonio Locatelli
Le Tre Cime di Lavaredo viste dal Rifugio Antonio Locatelli
Paese bandiera Italia
Regione Veneto e Trentino-Alto Adige
Provincia Bolzano e Belluno
Contea {{{contea}}}
Altezza 2.999 m s.l.m.
Catena Alpi
Cratere {{{diametrocratere}}} m
Prima eruzione {{{primaeruzione}}}
Ultima eruzione {{{ultimaeruzione}}}
Coordinate 46°37′07″N 12°18′20″E / 46.6186, 12.3055
Altri nomi e significati Drei Zinnen (tedesco)
Tre Thìme (ladino)
Data prima ascensione 21 agosto 1869
Autore/i prima ascensione Paul Grohmann con le guide Franz Innerkofler e Peter Salcher
Tre Cime di Lavaredo (Italia)
Tre Cime di Lavaredo
Tre Cime di Lavaredo
SOIUSA
Grande Parte: Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Dolomiti
Sottosezione Dolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo
Supergruppo: Dolomiti di Sesto 
Gruppo Gruppo delle Tre Cime di Lavaredo
Sottogruppo  
Codice II/C-31.I-A.4

Coordinate: 46°37′07″N 12°18′20″E / 46.6186, 12.3055

Le Tre Cime di Lavaredo, Drei Zinnen in tedesco e Tré Thìme in ladino, sono tre delle cime più famose delle Alpi, e sicuramente le più famose delle Dolomiti (precisamente le Dolomiti di Sesto), una delle meraviglie naturali più conosciute nel mondo dell’alpinismo.

Le Tre Cime si possono raggiungere dal Lago di Misurina, da Auronzo di Cadore e dalla Val di Sesto e offrono ai visitatori una notevole vista panoramica delle cime circostanti e del Parco naturale Dolomiti di Sesto.

Le Tre cime assomigliano vagamente a tre dita, che puntano verso il cielo compatte, armonicamente allineate, apprezzate dagli estimatori per forme e colori.

La famosa parete settentrionale è situata completamente sul territorio di competenza del comune di Dobbiaco, anche se le Tre Cime di Lavaredo sono state da tempo immemorabile nel Comune di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno, dal 1752 il confine corre giusto sopra le cime, e 3/4 del massiccio sono rimaste nel Comune di Auronzo.

Fra il 1915 ed il 1917 le vette delle Lavaredo costituirono il fronte di guerra. Di questo periodo rimangono ancora evidenti resti (trincee, gallerie, baraccamenti) sul massiccio e sul vicino Monte Paterno.

Indice

[modifica] Composizione

Le Tre Cime sono composte da:

  • la più alta è la Grande, ossia la centrale (2.999 m);
  • la seconda è la Cima Ovest (2.973 m);
  • la Cima Piccola è più bassa, ma è la più elegante per lo slancio delle forme.

[modifica] Punti panoramici

I punti panoramici più conosciuti sono quelli che si possono ottenere dalla Val di Landro, presso il vecchio paese (ora al suo posto c'è un albergo) dove si ha un profilo laterale delle Tre Cime, oppure dal Rifugio Auronzo o ancora dal Rifugio Antonio Locatelli.

Ma forse la vista migliore delle Tre Cime si ha dal Monte Piana di Misurina e dalla cima di alcune vette, che si ergono nelle sue vicinanze, come la Torre di Toblin o il Monte Paterno.

[modifica] Come raggiungerle

[modifica] Rifugi attorno alle Tre Cime

[modifica] Tre cime, tre fiumi

L'esteso altipiano ai piedi delle Tre Cime rappresenta un importante spartiacque idrografico.

  • Verso nord-nordest i piccoli torrenti ed i rigagnoli scorrono attraverso le valli Sassovecchio e Campo di Dentro, sfociando nel Rio Sesto e poi attraverso la Drava e successivamente il Danubio, nel Mar Nero.
  • La Rienza, che sgorga ai piedi delle Tre Cime, sul versante settentrionale, scorre verso ovest attraverso le valli Rienza e Pusteria e poi confluendo nell'Isarco e nell'Adige, sfocia nel Mare Adriatico.
  • Dall'altopiano verso sud invece le acque scorrono prima attraverso la valle Marzon, e raggiungono poi il mare Adriatico presso Jesolo dopo essere confluite nei fiumi Ansiei e Piave.


[modifica] Alpinismo

Queste informazioni hanno solo un fine illustrativo, non didattico: se non sei un esperto di montagna, e discipline connesse, rivolgiti ad una sezione di un Club alpino (ad esempio il Club Alpino Italiano od il Club Alpino Svizzero), ad una guida alpina professionista, oppure ad una scuola (riconosciuta dalla vigente legislazione) di alpinismo, scialpinismo, arrampicata o speleologia. Leggi il disclaimer sul rischio.

Il massiccio è di estremo interesse e fama nel modo alpinistico.

Le prime ascensioni delle tre vette avvennero fra il 1869 ed il 1881 lungo i più articolati versanti meridionali, che si specchiano nel lago di Misurina. Il primo salitore della Cima Grande fu il viennese Paul Grohmann, accompagnato dalla guida di Sesto Michael Innerkofler, che legò il suo nome anche alle ascensioni della altre due vette ed in particolare della Cima Piccola, lungo un itinerario che all'epoca si collocava fra i più difficili. Oggi le tre vie normali, le cui difficoltà si aggirano fra il II e il III grado, sono belle ascensioni alla portata di molti alpinisti. Dopo l'epoca delle vie normali l'interesse si rivolse nuovamente al massiccio negli anni immediatamente precedenti la Prima Guerra Mondiale (fra il 1909 e il 1914), con le belle imprese di grandi personaggi dell'alpinismo come Angelo Dibona (spigolo nord-est della Cima Grande), Paul Preuss (ascensione alla Cima Piccolissima), Hans Dülfer (pareti ovest delle Cime Grande e Ovest e parete nord della Punta di Froda) e Rudolf Fehrmann (parete nord della Cima Piccola). Sono gli anni del V grado e gran parte di questi itinerari incontra ancora oggi il favore degli alpinisti grazie alla loro bellezza.

Le Tre Cime di Lavaredo e il Monte Paterno

Dopo la Grande Guerra, l'alpinismo si avvia all'epoca "eroica" del sesto grado. Forse l'ascensione più emblematica di quel momento storico fu proprio quella che nel 1933 il triestino Emilio Comici e i cortinesi Giuseppe ed Angelo Dimai portarono a termine sulla strapiombante parete nord della Cima Grande, per lungo tempo ritenuta inaccessibile. L'ascensione, che a suo tempo destò un'eco incredibile, è un classico dell'alpinismo d'élite ed è ancora oggi molto ambita e frequentata. Pochi mesi dopo lo stesso Comici traccerà un altro itinerario classicissimo di VI grado: il celebre Spigolo Giallo, lungo il versante sud della Cima Piccola. Due anni più tardi fu scalata la parete nord della Cima Ovest da parte di Riccardo Cassin e Vittorio Ratti, ascensione ancora oggi impressionante per concezione e difficoltà superate. Dopo queste salite, alla fine degli anni cinquanta, si impose la filosofia della "direttissima". Fra il 1958 ed il 1959 i riflettori si puntano di nuovo sul versante settentrionale delle Tre Cime. Con larghissimo uso di mezzi artificiali (chiodi, chiodi a pressione, staffe), vengono aperte le direttissime alla Cima Grande (dai tedeschi Hasse e Brandler) ed alla Cima Ovest (tre vie quasi parallele aperte dagli Scoiattoli di Cortina, dalla cordata svizzera di Weber e Schelbert e da quella francese di Desmaison e Mazeaud), lungo la cui parete si accese una vera e propria corsa.

Solo in tempi recenti lungo questi versanti sono state tracciate vie che salgono con assoluta preponderanza dell'arrampicata libera della massima difficoltà (IX grado), come la via dei fratelli cecoslovacchi Koubal (1989) sulla Cima Grande, aperta con assicurazioni tradizionali, ed alle numerose vie aperte con l'uso di spit, fino ad arrivare alle incredibili prestazioni degli anni 2000 del tedesco Alex Huber, apritore di alcuni itinerari con difficoltà fino al grado 8c e salitore, in free-solo (cioè senza l'ausilio di nessun mezzo di assicurazione) della via di Hasse e Brandler, che cinquant'anni prima era stata la salita che forse più di ogni altra aveva aperto l'epoca dell'artificiale.

[modifica] Ciclismo

Il Rifugio Auronzo è stato più volte sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia. La salita finale, molto impegnativa, sale da Misurina (1760 m s.l.m.) al rifugio (2333 m s.l.m.) in circa 7 km. Il tratto finale scavalca in meno di 4 km un dislivello di 477 metri, per una pendenza media superiore al 12% e punte fino al 19%.

La prima volta fu nel 1967, tappa che venne però annullata per irregolarità. A titolo informativo ricordiamo che era stata vinta da Felice Gimondi davanti a Eddy Merckx e Gianni Motta. Andò meglio l'anno successivo, con una tappa memorabile che vide, sotto la neve, la vittoria del belga Eddy Merckx che qui indossò la maglia rosa per portarla a Milano.
La tappa più famosa conclusa sotto le Tre Cime è certamente quella del Giro del 1974: il vincitore di tappa fu lo spagnolo José Manuel Fuente, ma il vero protagonista fu il 21enne Gianbattista Baronchelli, al primo anno di professionismo, che staccò il leader della classifica Eddy Merckx e per soli 12 secondi fallì l'impresa di strappargli la maglia rosa.
Nel 1981 la vittoria sarà dello svizzero Beat Breu mentre nel 1989 vinse lo scalatore colombiano Luis “Lucho” Herrera.

Dopo diversi anni di assenza, l'arrivo delle Tre Cime di Lavaredo è stato reinserito nel percorso del Giro d'Italia 2007 (15^ tappa) ed ha visto la vittoria del giovane modenese Riccardo Riccò, seguito da Leonardo Piepoli, suo compagno di squadra.

[modifica] Curiosità

La leggenda vuole che, per stabilire il confine tra Auronzo e Dobbiaco, si scegliesse il luogo dove si sarebbero incontrate due vecchie, partite a piedi dai rispettivi paesi, al canto di un gallo. Ma la vecchia di Auronzo però, non vista dai sorveglianti di Dobbiaco, punse il gallo con un ferro da calza ed il gallo cantò anzitempo... l'auronzana fece più strada dell'avversaria. Da allora il confine venne così stabilito più a nord del previsto, al ponte della Marogna.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note


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