Tre Cime di Lavaredo

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Tre Cime di Lavaredo
Drei Zinnen
Drei Zinnen-Tre Cime Di Lavaredo 6.JPG
Le Tre Cime di Lavaredo viste da nord.
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Provincia Belluno Belluno
Bolzano Bolzano
Altezza 2.999 m s.l.m.
Catena Alpi
Coordinate 46°37′06.96″N 12°18′19.8″E / 46.6186°N 12.3055°E46.6186; 12.3055Coordinate: 46°37′06.96″N 12°18′19.8″E / 46.6186°N 12.3055°E46.6186; 12.3055
Altri nomi e significati Drei Zinnen (tedesco)
Tre Thìme (ladino)
Data prima ascensione 21 agosto 1869
Autore/i prima ascensione Paul Grohmann con le guide Franz Innerkofler e Peter Salcher
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Tre Cime di Lavaredo
Drei Zinnen
Mappa di localizzazione: Alpi
Dati SOIUSA
Grande Parte Alpi Orientali
Grande Settore Alpi Sud-orientali
Sezione Dolomiti
Sottosezione Dolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo
Supergruppo Dolomiti di Sesto
Gruppo Gruppo delle Tre Cime di Lavaredo
Codice II/C-31.I-A.4

Le Tre Cime di Lavaredo (Drei Zinnen in tedesco; Tré Thìme in dialetto cadorino[1]) sono tre delle cime più famose delle Alpi, nelle Dolomiti di Sesto. Sono considerate tra le meraviglie naturali più note nel mondo dell'alpinismo.

Si possono raggiungere dal lago di Misurina, da Auronzo di Cadore e dalla Val di Sesto e permettono la vista panoramica delle cime circostanti e del Parco Naturale Tre Cime.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Le Tre Cime indicate come 3 Zinnern Spize nell'Atlas Tyrolensis del 1774

Le attestazioni più antiche del toponimo si riferiscono alle forme tedesche, tant'è che le denominazioni Dreyspiz (letteralmente "tre punte"), dreÿ Spitz e Zwain hohen Spizenn si riscontrano sin dal Cinque- e Seicento.[2] Nel famoso "Atlas Tyrolensis" del 1774 di Peter Anich e Blasius Hueber le cime sono indicate come 3 Zinnern Spize. Tuttavia le prove a supporto dell'origine tedesca del toponimo sono piuttosto scarne.[3]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fra il 1915 e il 1917 le vette delle Lavaredo costituirono il fronte di guerra. Di questo periodo rimangono ancora evidenti resti (trincee, gallerie, baraccamenti) sul massiccio e sul vicino Monte Paterno.

Il 9 luglio 1974 cadde tra le Tre Cime e il Monte Paterno un elicottero Bell 206 dell'Esercito Italiano (sigla "EI613"), pilotato dal Capitano Pier Maria Medici dell’ALE. A bordo inoltre vi erano due Ufficiali di SM della Brigata alpina "Tridentina" (Ten. Col. Renzo Bulfone Ca. S.M. della Brigata e il Magg. Gianfranco Lastri Capo Ufficio OAIO).[4] A memoria dell'incidente, tra i due monti si trova una lapide commemorativa, composta anche dalle pale dell'elicottero.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le Tre Cime di Lavaredo assomigliano vagamente a tre dita, che puntano verso il cielo compatte, armonicamente allineate, apprezzate dagli estimatori per forme e colori.

La famosa parete settentrionale è situata completamente sul territorio di competenza del comune di Dobbiaco, anche se le Tre Cime di Lavaredo sono state da tempo immemorabile nel comune di Auronzo di Cadore in provincia di Belluno, infatti solo dal 1752 il confine corre giusto sopra le cime, e 3/4 del massiccio è rimasto nel comune di Auronzo ed è quindi veneto.

Il gruppo è attraversato dall'Alta via n. 4, detta di Grohmann.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Le Tre Cime sono composte da:

  • la più alta è la Grande, ossia la centrale (2.999 m s.l.m.);
  • la seconda è la Cima Ovest (2.973 m);
  • la Cima Piccola è la più bassa (2.857 m).
  • Il confine delle Tre Cime di Lavaredo corre in cresta alle stesse, attraversandole in senso longitudinale, il versante sud fa parte del territorio di Auronzo di Cadore, il versante nord a quello di Dobbiaco.

Punti panoramici[modifica | modifica sorgente]

I punti panoramici più conosciuti sono quelli che si possono ottenere dalla Val di Landro, presso il vecchio paese (ora al suo posto c'è un albergo) dove si ha un profilo laterale delle Tre Cime, oppure dal Rifugio Auronzo o ancora dal Rifugio Antonio Locatelli.

Ma forse la vista migliore delle Tre Cime si ha dal Monte Piana di Misurina e dalla cima di alcune vette, che si ergono nelle sue vicinanze, come la Torre di Toblin o il Monte Paterno.

Rifugi[modifica | modifica sorgente]

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

L'esteso altipiano ai piedi delle Tre Cime rappresenta un importante spartiacque idrografico.

  • Verso nord-nordest i piccoli torrenti e i rigagnoli scorrono attraverso le valli Sassovecchio (Altensteintal) e Campo di Dentro (Innerfeldtal), sfociando nel Rio Sesto e poi attraverso la Drava e successivamente il Danubio, nel Mar Nero.
  • La Rienza, che sgorga ai piedi delle Tre Cime, sul versante settentrionale, scorre verso ovest attraverso le valli Rienza e Pusteria e poi confluendo nell'Isarco e nell'Adige, sfocia nel Mare Adriatico.
  • Dall'altopiano verso sud invece le acque scorrono prima attraverso la Val Marzon, e raggiungono poi il mare Adriatico presso Jesolo dopo essere confluite nei fiumi Ansiei e Piave.

Raggiungibilità[modifica | modifica sorgente]

Alpinismo[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
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Il massiccio è di estremo interesse e fama nel modo alpinistico.

Le prime ascensioni delle tre vette avvennero fra il 1869 e il 1881 lungo i più articolati versanti meridionali, che si specchiano nel lago di Misurina. Il primo salitore della Cima Grande fu il viennese Paul Grohmann, accompagnato dalla guida di Sesto Michel Innerkofler, che legò il suo nome anche alle ascensioni della altre due vette e in particolare della Cima Piccola, lungo un itinerario che all'epoca si collocava fra i più difficili. Oggi le tre vie normali, le cui difficoltà si aggirano fra il II e il III grado, sono belle ascensioni alla portata di molti alpinisti.

Dopo l'epoca delle vie normali l'interesse si rivolse nuovamente al massiccio negli anni immediatamente precedenti la Prima Guerra Mondiale (fra il 1909 e il 1914), con le belle imprese di grandi personaggi dell'alpinismo come Angelo Dibona (spigolo nord-est della Cima Grande), Paul Preuss (ascensione alla Cima Piccolissima), Hans Dülfer (pareti ovest delle Cime Grande e Ovest e parete nord della Punta di Froda) e Rudolf Fehrmann (parete nord della Cima Piccola). Sono gli anni del V grado e gran parte di questi itinerari incontra ancora oggi il favore degli alpinisti grazie alla loro bellezza.

Le Tre Cime di Lavaredo e il Monte Paterno

Dopo la Grande Guerra, l'alpinismo si avvia all'epoca "eroica" del sesto grado. Forse l'ascensione più emblematica di quel momento storico fu proprio quella che nel 1933 il triestino Emilio Comici e i cortinesi Giuseppe ed Angelo Dimai portarono a termine sulla strapiombante parete nord della Cima Grande, per lungo tempo ritenuta inaccessibile. L'ascensione, che a suo tempo destò un'eco incredibile, è un classico dell'alpinismo d'élite ed è ancora oggi molto ambita e frequentata. Pochi mesi dopo lo stesso Comici traccerà un altro itinerario classicissimo di VI grado: il celebre Spigolo Giallo (Gelbe Kante), lungo il versante sud della Cima Piccola. Due anni più tardi fu scalata la parete nord della Cima Ovest da parte di Riccardo Cassin e Vittorio Ratti, ascensione ancora oggi impressionante per concezione e difficoltà superate.

Dopo queste salite, alla fine degli anni cinquanta, si impose la filosofia della "direttissima". Fra il 1958 e il 1959 i riflettori si puntano di nuovo sul versante settentrionale delle Tre Cime. Con larghissimo uso di mezzi artificiali (chiodi, chiodi a pressione, staffe), vengono aperte le direttissime alla Cima Grande (dai tedeschi Dieter Hasse e Lothar Brandler) ed alla Cima Ovest (tre vie quasi parallele aperte dagli Scoiattoli di Cortina, dalla cordata svizzera di Hugo Weber e Albin Schelbert e da quella francese di René Desmaison e Pierre Mazeaud), lungo la cui parete si accese una vera e propria corsa.

Solo in tempi recenti lungo questi versanti sono state tracciate vie che salgono con assoluta preponderanza dell'arrampicata libera della massima difficoltà (IX grado), come le vie dei fratelli cecoslovacchi Koubal (1989) sulla Cima Grande e di Franc Knez sulla Piccolissima e la Grande, aperte con assicurazioni tradizionali, ed alle numerose vie aperte con l'uso di spit, fino ad arrivare alle incredibili prestazioni degli anni 2000 del tedesco Alexander Huber, apritore di alcuni itinerari con difficoltà fino al grado 8c e salitore, in free-solo (cioè senza l'ausilio di nessun mezzo di assicurazione) della via di Hasse e Brandler, che cinquant'anni prima era stata la salita che forse più di ogni altra aveva aperto l'epoca dell'artificiale.

Un personaggio importante dell'alpinismo sulle Tre Cime è Christoph Hainz che, insieme a Kurt Astner, ha aperto ben quattro nuove vie di elevata difficoltà e grande eleganza: Das Phantom der Zinne sulla Cima Grande, Alpenliebe e Pressknödl sulla Cima Ovest, Ötzi trifft Yeti sulla Cima Piccola.

È del 2011 l'impresa degli alpinisti Armin Holzer di Sesto e Reinhard Kleindl di Graz che attraversarono su una slack line lo spazio vuoto fra le singole cime.[5] Nel marzo 2012 si ha invece la prima attraversata invernale delle Tre Cime, compiuta dall'altoatesino Simon Gietl e lo svizzero Roger Schäli. Inizialmente sono saliti per la "via degli scoiattoli" della Cima Ovest, per discendere lungo la parete sud. Poi su lungo la "via Dülfer" della Cima Grande dove hanno bivaccato in parete. Il giorno seguente, dopo aver concluso la scalata alla Cima Grande, hanno concluso l'impresa salendo dalla parete ovest della Cima Piccola.[6]

Le vie classiche più ripetute[modifica | modifica sorgente]

Alla Cima Piccola[modifica | modifica sorgente]

  • Via normale: itinerario aperto nel 1881 da M. e H. Innerkofler. È la via più facile che consente l'accesso alla cima. Sale la parete sud con percorso complicato per cenge e camini. Inizialmente terminava all'antecima, poi Zsigmondy trovò l'accesso alla vetta vera e propria nel 1884, nel camino che ancora oggi porta il suo nome. Sviluppo: 400 m, difficoltà: III/IV.
  • Via Egger: altra via che sale la parete sud di Egger e Sauschek, aperta nel 1955. Sviluppo: 320 m, difficoltà: VI+ (o V+ e A0).
  • Via Comici-Varale-Zanutti o Spigolo Giallo: una delle vie più famose delle Dolomiti e delle Alpi che sale l'estetico spigolo sud-est, salita per la prima volta da E. Comici, M. Varale e R. Zanutti nel 1933. La linea originale, fedele allo spigolo e con difficoltà di VII è stata oggi addolcita con una variante che evita di lato il tratto centrale strapiombante e friabile per recuperare la linea a 2/3 dell'altezza. Sviluppo: 380 m, difficoltà: V/VI- ed 1 passo di VI+.
  • Via dei camini: salita attraverso una serie di camini e fessure, aperta da J. Innerkofler, J. Reider e A. Witzenmann nel 1904, che porta alla Forcella Frida. Di qui spesso si prosegue con la Helversen del 1890, sempre in camino. Sviluppo: 420 m; difficoltà: III/IV.
  • Camino Fehrmann: sulla parete nord della Cima Piccola questa serie di camini saliti per la prima volta da Fehrmann e da Perry Smith nel 1909 è una via dell'Alpinismo Eroico: gli apritori salirono senza piantare chiodi. Poco ripetuta. Sviluppo: 280 m, difficoltà: V.
  • Via Comici-Mazzorana: aperta nel 1936 da E. Comici e P. Mazzorana sale lo spigolo nord della Cima Piccola. Sviluppo: 300 m, difficoltà: fino al VI+ e con un passo di VI e A1 (o VII).

Alla Cima Piccolissima o Preussturm[modifica | modifica sorgente]

  • Fessura Preuss: via ardita aperta da Paul Preuss nel 1911 secondo la sua etica rigorosa, senza chiodi e utilizzando la corda solo per assicurare il compagno. Segue le fessure-camino della parete nord. Sviluppo: 220 m; difficoltà: IV/V.
  • Via Cassin: supera la parete sud-est con una linea logica e di impegno sostenuto. Aperta da Cassin, Ratti e Vitali nel 1934. Sviluppo: 200 m; difficoltà: V/VI e VII- (o A0).

Alla Cima Grande[modifica | modifica sorgente]

  • Via normale: la prima arrampicata sulle Tre Cime ad opera di Paul Grohmann, Franz Innerkofler e Peter Salcher nel 1869. Via facile ma con percorso complicato che sale il versante sud dapprima per camini e poi per rampe fino alla grande terrazza e da qui per camini ancora alla cima. Sviluppo 600 m, difficoltà: II/III.
  • Spigolo Dibona: classica e ripetuta via che sale lo spigolo nord-est aperta da A. Dibona ed E. Stubler nel 1909. Sviluppo: 650 m; difficoltà: IV.
  • Via Camillotto Pellissier: aperta alla cordata E. Mauro e M. Minuzzo nel 1967 in memoria del solitario salitore del Kanjut Sar è una via ardita sul lato sinistro della parete nord, nel punto più strapiombante. Essa ha richiesto ai primi salitori 9 giorni di permanenza in parete di cui 1 per superare il famigerato "tetto a zeta", con impiego sistematico di chiodi ad espansione. Finisce sullo spigolo Dibona a 60 metri dalla grande terrazza. In arrampicata libera la via raggiunge i limiti dell'arrampicata odierna (8a+). Sviluppo: 355 m, difficoltà: in larga parte A1 (o VI e A0) con passi in A2-A3, fino al X- in libera.
  • Via Hasse-Brandler: grandiosa arrampicata del 1959 di D. Hasse, L. Brandler, S. Löw e J. Lehne che risolve per la prima volta il problema di un accesso diretto alla cima da nord. Partendo dal centro della parete essa vince direttamente la parete gialla per poi forzare il diedro strapiombante e con tetti a mezza altezza per poi uscire sulla cengia collare. Via aperta con largo uso di mezzi artificiali. Sviluppo: 730 m; difficoltà: VI+ e A0 sulla parete gialla, segue il diedro di A1 o VIII in libera e poi i camini finali dal V al VII-. La prima invernale delle direttissima fu compiuta dai tedeschi Peter Siegert, Reiner Kauschke, Rolf Jäger e Werner Bittner, che in sei giorni di scalata, dal 13 al 17 febbraio 1961, superano il muro strapiombante delle Cima Grande, dopo essersi sottoposti a specifici allenamenti per resistere alle bassissime temperature tipiche delle Tre Cime in inverno. Alla mattina e alla sera i quattro venivano riforniti dalla base da Horst, il fratello minore di Siegert, mediate un cordino di collegamento. La seconda invernale è compiuta da Marcello Bonafede, Emilio Menegus "Longo" e Natalino Menegus "Fritze", dal 7 al 10 gennaio 1964, in soli quattro giorni polverizzando il tempo di salita della cordata tedesca. Marcello Bonafede e Natalino Menegus erano allora "freschi" vincitori della Via Solleder-Lettenbauer al Civetta (4-7 marzo 1963, con Sorgato, Piussi, Radaelli e Hiebeler), mentre Emilio Menegus era da poche settimane rientrato da tre anni di lavoro in Africa equatoriale, e scontava i postumi della malaria che vi aveva contratta. Questo fatto, oltre all'aver affrontato la salita senza alcun rifornimento dal basso, è la misura della forza della cordata cadorina, rispetto a quella tedesca.
  • Direttissima dei Sassoni: altra arrampicata ardita sulla muraglia nord che ha inchiodato P. Kauschke, P. Siegert, G. Uhlner per 17 giorni in parete, in inverno nel 1963. Via aperta con esclusivo impiego di mezzi artificiali e superata anche in libera con difficoltà di IX+. Sviluppo: 550 m; difficoltà: A1-A2 e passi in A3 o IX+ in libera.
  • Via Comici-Dimai: la prima via aperta sulla parete nord della Cima Grande e delle Tre Cime da E. Comici e G. e A. Dimai nel 1933. Questa via è una classica tra le più conosciute del mondo e la più famosa delle Dolomiti che conta migliaia di ripetizioni. Inizia nel lato destro della parete e segue la colata grigia sinuosa che attraversa la parete gialla per poi raggiungere per camini la cengia collare. Sviluppo: 550 m; difficoltà: molto sostenute dallo zoccolo fino alla sommità del muro giallo, circa 250 m di VI+ con passi di VII (o A1), poi III/IV e passi di V-.
  • Diedro Abram: altra via della parete nord che sale il gran diedro a destra del muro. Aperta da Abram e Schrott nel 1961. Sviluppo: 450 m; difficoltà: V e A2.
  • Via Dülfer: famoso itinerario che scala una lunga fessura sul margine destro della parete ovest, aperta nel 1913 da H. Dülfer e W. von Bernuth. Sviluppo: 250 m; difficoltà: V+.

Alla Cima Ovest[modifica | modifica sorgente]

  • Via normale: come le altre due vie normali anche questo è un percorso complesso lungo il versante meridionale per cenge e camini, con l'impronta dei primi pionieri; aperta da M. Innerkofler e G. Ploner nel 1879. Sviluppo: 600 m; difficoltà: III/III+.
  • Spigolo Demuth: via frequentata e molto famosa che risale l'estetico spigolo nord-est aperta nel 1933 da Demuth, Lichtenegger e Peringer. Sviluppo: 620 m; difficoltà: V con 1 passo di A0 (o VII-).
  • Via in ricordo di Jean Couzy: realizzazione di R. Desmaison e P. Mazeaud del 1959 che per prima portò all'introduzione di A4 come termine di arrampicata estrema. La via sale il lato sinistro della parete nord, a sinistra del grande tetto della Cima Ovest, lungo una serie di gialle fasce strapiombanti. L'itinerario è stato aperto con impiego sistematico di chiodi ad espansione e in arrampicata libera raggiunge limiti estremi (8a+). Sviluppo: 600 m; difficoltà: VI+ e A3 per i primi 250 m strapiombanti (o X-), poi fino al V+.
  • Via degli Svizzeri: via aperta dalla cordata svizzera di Schelbert e Weber nel 1959 in competizione con una cordata italiana. Esse superarono la fascia dei grandi tetti della Cima Ovest sul lato sinistro e poi proseguirono per due itinerari differenti poco al di sopra di essa. Sviluppo: 600 m; difficoltà: VI e A1 (o IX-).
  • Via degli Italiani: aperta dalla cordata rivale di Bellodis e Franceschi che raggiunse per prima la cima. I percorsi coincidono fino sopra i tetti e poi questa via procede sulle rocce di sinistra del grande colatoio della Cima Ovest. La parte superiore è raramente percorsa. Sviluppo: 600 m; difficoltà: VI e A1.
  • Via Cassin: una delle più ardimentose arrampicate degli anni trenta (1935) riuscita a Riccardo Cassin e Vittorio Ratti dopo numerosi tentativi falliti anche da parte di Emilio Comici. La via, il cui attacco originario è ora poco seguito, sale dapprima lo spigolo nord-ovest per poi attraversare in obliquo una fascia di rocce gialle compattissime fino alle cornici sopra il tetto. Per fissare un solo chiodo su queste placche Cassin impiegò circa 3 ore! Poi essa traversa a sinistra fino al colatoio della Cima Ovest che segue fino alla cengia superiore; il finale del traverso ha richiesto circa 6 ore ai primi salitori per la compattezza della roccia. Sviluppo: 630 m; difficoltà: VI e A1 con la placca gialla di VIII in libera e 17 metri in strapiombo all'inizio del colatoio di VII-.
  • Spigolo degli Scoiattoli: si tratta di un raccordo tra due vie già esistenti: la parte iniziale della Cassin e la Heinrich Harrer-Wallenfels sopra i grandi tetti dello spigolo. Aperta nel 1959 dagli Scoiattoli di Cortina. Sviluppo: 600 m; difficoltà: VI e A2 o VIII+.

Alpinisti deceduti sulle Tre Cime[modifica | modifica sorgente]

  • Alex Papesh, (* 21/11/1944, + 24/09/1965) sulla cima Piccola
  • Alessandro Oppizzi (* 1962, + 1982)

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Il Rifugio Auronzo è stato più volte sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia. La salita finale, molto impegnativa, sale da Misurina (1760 m) al rifugio (2333 m) in circa 7 km. Il tratto finale scavalca in meno di 4 km un dislivello di 477 metri, per una pendenza media superiore al 12% e punte fino al 19%.

La prima volta fu nel 1967, tappa vinta da Felice Gimondi davanti a Eddy Merckx e Gianni Motta, ma che venne però annullata per irregolarità.[senza fonte]

Andò meglio l'anno successivo, con una tappa memorabile che vide, sotto la neve, la vittoria del belga Eddy Merckx che qui indossò la maglia rosa per portarla a Milano.

La tappa più famosa conclusa sotto le Tre Cime è certamente quella del Giro del 1974: il vincitore di tappa fu lo spagnolo José Manuel Fuente, ma il vero protagonista fu il ventunenne Gianbattista Baronchelli, al primo anno di professionismo, che staccò il leader della classifica Eddy Merckx e per soli 12 secondi fallì l'impresa di strappargli la maglia rosa.

Nel 1981 la vittoria sarà dello svizzero Beat Breu mentre nel 1989 vinse il colombiano Luis “Lucho” Herrera.

Dopo diversi anni di assenza, l'arrivo delle Tre Cime di Lavaredo è stato reinserito nel percorso del Giro d'Italia 2007 (15ª tappa) ed ha visto la vittoria del giovane modenese Riccardo Riccò, seguito da Leonardo Piepoli, suo compagno di squadra. Nel Giro d'Italia 2013 la vittoria è stata del campione siciliano Vincenzo Nibali.[7]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Per stabilire il confine territoriale tra i comuni di Dobbiaco e Auronzo, una leggenda descrive la storia che due giovani ragazze partirono dai due rispettivi comuni al canto del gallo. La ragazza di Auronzo, non sorvegliata, punse il pennuto in modo da anticipare il canto. Grazie a questo stratagemma, il confine è quindi posto più a nord del previsto, presso il ponte della Marogna.[8][9]

Il 7º Reggimento Alpini, di stanza a Belluno, ha come stemma le Tre Cime di Lavaredo.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le interdentali 'th' frequenti nel cadorino, che è un dialetto ladino, sono tuttavia d'influsso bellunese e posteriori al '500 come lo attesta Giovan Battista Pellegrini nel suo saggio I dialetti ladino-cadorini, Miscellanea di studi alla memoria di Carlo Battisti, Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige, 1979.
  2. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 3, Bolzano, Athesia, 2000, p. 48. ISBN 88-82660184
  3. ^ Egon Kühebacher, Die Ortsnamen Südtirols und ihre Geschichte, vol. 3, Bolzano, Athesia, 2000, p. 35. ISBN 88-82660184
  4. ^ A pagina 61 di, Giovanni Tonicchi, Le Ali dell'Esercito dall'Aviazione leggera alla Cavalleria dell'aria 1951-2001, Viterbo, 2001, p. 207.
  5. ^ In equilibrio tra le nuvole: l'impresa di un pusterese sulle tre cime
  6. ^ Notizia ANSA.it
  7. ^ Giro d'Italia, tappa 20: leggendario Nibali sulle Tre Cime. Uran ora è secondo su Gazzetta.it
  8. ^ Giovanni Fabbiani, Auronzo di Cadore, Pagine di storia, Tip. Piave, Belluno, 1973, pag. 290, La leggenda del gallo
  9. ^ Auronzo di Cadore, Misurina, la leggenda del gallo e la roccia dolomitica

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]