Bomba (Italia)

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Bomba
comune
Bomba – Stemma Bomba – Bandiera
Veduta di Bomba
Veduta di Bomba
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Donato Di Santo (Bomba protagonista) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 42°02′00″N 14°22′00″E / 42.033333°N 14.366667°E42.033333; 14.366667 (Bomba)Coordinate: 42°02′00″N 14°22′00″E / 42.033333°N 14.366667°E42.033333; 14.366667 (Bomba)
Altitudine 424 m s.l.m.
Superficie 17,26 km²
Abitanti 856[1] (31-10-2013)
Densità 49,59 ab./km²
Frazioni Sambuceto, Vallecupa
Comuni confinanti Archi, Atessa, Pennadomo, Roccascalegna, Tornareccio, Torricella Peligna, Villa Santa Maria
Altre informazioni
Cod. postale 66042
Prefisso 0872
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069006
Cod. catastale A956
Targa CH
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti bombesi
Patrono san Donato
Giorno festivo 7 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bomba
Posizione del comune di Bomba all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Bomba all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Bomba (Bòmme in abruzzese[2]) è un comune italiano di 856 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Faceva parte della comunità montana Valsangro, ma ne è stata poi esclusa in occasione dell'accorpamento di questa nella Comunità montana sangro-vastese.[3][4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione storica di Bomba risale a delle pergamene ora nella Curia arcivescovile di Chieti inerenti tasse ecclesiastiche nel XII secolo.

Il retro della chiesa di Santa Maria del Popolo con la piazzetta
La chiesa di San Mauro

Nel 1269, Carlo d'Angiò donò Bomba, insieme a Chieti e a molti paesi della vallata del Sangro e del circondario, a Ranulfo de Courtenay.

Durante il censimento per la tassa del focatico, istituita da Alfonso V d'Aragona, si contarono a Bomba 79 fuochi, che equivalevano a 400 abitanti circa. Nel Cinquecento i fuochi erano divenuti 121 (per 600 abitanti circa). Feudatario di questo periodo era il filofrancese Giovanni Maria Annechino, che perse successivamente il proprio feudo non avendo voluto giurare fedeltà ai vincitori spagnoli. Il feudo fu quindi concesso a Giovanni Genovoyx, signore di Chalem. In seguito passò a Giovan Battista Marino e da questi, nel 1631, al figlio Vincenzo. Morto quest'ultimo senza eredi il feudo ritornò al regio demanio e venne acquistato prima dai frati domenicani di Roma e poi da Giuseppe Caravita per conto del cardinale Carlo Pio di Savoia. In seguito passò al figlio di Giuseppe, Nicola Caravita, e nel 1699 fu acquistato dal marchese Tommaso Adinari, la cui famiglia lo mantenne fino alla fine del feudalesimo. La popolazione era calata a 61 fuochi (cioè circa 300 abitanti)

Nel 1866 Bomba ebbe 4 deputati al Parlamento del Regno d'Italia. Nel 1908 fu costruita l'illuminazione elettrica. All'inizio del Novecento furono costruiti degli acquedotti per l'impianto idrico.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni (De Giovanni)[senza fonte] sostengono che il nome del paese deriverebbe da una voce latina, a sua volta di origine onomatopeica che starebbe a significare ronzio o rombo, in quanto in epoca romana nei pressi si sarebbe trovata una cascata che provocava un caratteristico rumore rimbombante nella vallata.

Il dizionario della UTET[senza fonte] riferisce il termine "bomba" al significato di "bevanda", vedi il calabrese mbumba, o l'altra voce onomatopeica infantile bumba).

A proposito del nome, secondo alcuni[senza fonte] Bomba avrebbe dato origine all'espressione "torniamo a Bomba" (per "riprendiamo il discorso dal punto in cui era stato interrotto"): tale espressione sarebbe stata utilizzata, per la prima volta, in un passo di un'orazione parlamentare di Silvio Spaventa, che, più volte interrotto dai colleghi, nel momento in cui si stava riferendo al suo paese natale, l'avrebbe pronunciata con viva esclamazione.[5]. Tuttavia, il modo di dire esisteva già[6] fino dal medioevo[7], e fa riferimento alla "bomba" come luogo franco del gioco del nascondino.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria del Popolo

Musei ed architettura civile[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo etnografico
  • Borgo di Sant'Antonio al Ponte, sito nel punto in cui il fiume Sangro forma un guado e dove venne costruito un ponte a pedaggio. Il borgo crebbe in seguito all'esistenza del ponte e una torre venne elevata presso il fiume e vi venne costruita la chiesa di Sant'Antonio abate. Gli edifici di abitazione sono in parte abbandonatiI piani terra degli edifici constano di volte a crociera o a botte ed una serie di travi lignee. I muri sono realizzati con blocchi di calcare e ciottoli.[9]
  • Mura urbane e porte, forse risalenti al XII secolo alla prima formazione dell'abitato. Una delle porte fu rimaneggiata nel XVIII secolo, mentre altre sono danneggiate dal passare del tempo (porta di Pian della Torre) o scomparse lasciando solo tracce (porte su via Pistreola[10]
    • Supportico e porta Pian Due Torri: il supportico, corridoio coperto, conduce dalla piazza centrale al centro storico. Vi si accede tramite un arco a tutto sesto sui cui stipiti è scritto VB che indicherebbe Universitas Bumbae. La porta Pian due Torri presenta una strombatura verso l'interno. All'esterno vi è un arco con trabeazione, coronata dallo stemma degli Adimari, feudatari di Bomba.[10]
  • Palazzo Spaventa, realizzato probabilmente nel XIX secolo, presenta varie aperture incorniciate da mattoni. Sul lato destro vi è un giardino che segue l'orografia della zona.[11]
  • Palazzo Scotto, realizzato nel XVIII secolo unendo più abitazioni con una forma ad "L". Conserva il portale in pietra settecentesco e le pietre cantonali in angolo smussato.[12]
  • Palazzo Nasuti, in via Sant'Anna è a due piani, con delle cantine al pianterreno e delle abitazioni nei piani superiori, con soffitti a volta in parte affrescati[13]
Veduta del lago di Bomba
  • Caserma dei carabinieri, palazzo della seconda metà dell'Ottocento, in via Roma, in origine destinato ad ospitare il carcere, in seguito sede delle scuole elementari, con l'aggiunta di un terzo piano negli anni sessanta. L'edificio ha una base quadrata, con pianterreno a bugnato rustico con pietre cantonali e un profilo a scarpa. La parte centrale della facciata ha un piano in più. Ciascuna delle tre parti della facciata presenta un portale. Sopra il portale principale vi sono tre finestre e due cornici marcapiano. I prospetti dei lati sono intonacati.[14]
  • Palazzo comunale in piazza Matteotti, realizzato nel XIX secolo ov'era la chiesa di San Rocco. Nel 1888 fu posto l'orologio sulla torre e nel periodo fascista furono inseriti i profili di Mussolini ed instrizioni inneggianti la monarchia. La facciata è suddivisa in tre parti da cornici marcapiano sormontato da una balaustra in bronzo e pietra. Il portale è incorniciato da pietre che realizzano un bugnato. Le aperture del piano nobile hanno stipiti ed architrave, mentre l'apertura centrale ha un timpano. Nel piano superiore vi sono cinque finestre architravate. Il cornicione è aggettante poggiante su mensole, al di sopra di esso vi è un orologio con modanature e bassorilievi in pietra. Il palazzo è realizzato con mattoni gialli e rossi. La stanza principale è la sala consiliare che consta di capate scandite da paraste affossate alle pareti e sostenenti la trabeazione su cui si impostano le volte a crociera e a sesto ribassato. All'interno vi sono anche due statue di Bertrando e Silvio Spaventa.[15]
  • Palazzo baronale, sito nel punto più alto del borgo antico. Di origine forse cinquecentesca XVI secolo, il lato valle ha delle finestre con stipiti e cornice superiore in pietra. Alcuni interni lignei erano a cassettoni.[16]
  • Palazzo Magazieno, poco fuori della cinta muraria e in rovina.[17]

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Monumento a Silvio Spaventa
  • Monumento ai caduti, realizzato nel 2000 da Luciano Caravaggio e rappresenta una corda che esce da una roccia. Vi sono i nomi di 37 caduti nella seconda guerra mondiale più 3 caduti civili di Bomba o originari di Bomba, ed inoltre i nomi di altri 3 caduti in altre guerre.[18]
  • Lago di Bomba
  • Belvedere sul Sangro e sul lago di Bomba.
  • Fontana di Sambuceto, nella frazione Sambuceto presso l'ingresso nel centro più antico, ma isolata dall'abitato. È stata costruita nel XIX secolo come abbeveratorio e lavatoio. Negli anni venti del novecento venne aggiunta una statua dello scultore Nicola Di Renzo che raffigurava un contadino con una falce seduto su un cumulo di grano, distrutta in epoca fascista perché assomigliava a Lenin. La fontana è suddivisa in tre parti principali. Al centro si trova una grande vasca con tre cannelle. A sinistra si trova un'altra vasca, che viene utilizzata come abbeveratoio, con due sole cannelle. A destra si trova una sottospecie di portico che poggia su tre piccole colonne quadrate che copre una terza vasca che raccoglie l'acqua che cade dalle altre due vasche. La vasca di destra è più lunga delle altre due ed ha uno scivolo che viene utilizzato come lavatoio. La fontana è costruita con conci di calcare squadrati non del tutto levigati.[19]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[20]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A metà dell'Ottocento venne creata a Bomba la "Banda musicale Abruzzi Bomba" che nel 1905, composta da 50 elementi, si esibì in una tournée all'estero che toccò anche Istanbul dove rimase per due mesi. Illustre maestro fu Crisante del Cioppo che scrisse originali Passi doppi.

Persone legate a Bomba[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Raffaele Nasuti lista civica Sindaco
2009 in carica Donato Di Santo lista civica "Bomba protagonista" Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2013.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 85.
  3. ^ Regione Abruzzo - Comunità Montana Chiodi firma i decreti di successione
  4. ^ Osservatorio Regionale della Montagna - Comunità Montane Legge Regionale 27 giugno 2008 n. 10
  5. ^ Valerio Piccioni, A Bomba, regno del modo dire in Gazzetta dello Sport, 24 maggio 1997, p. 24. URL consultato il 27 dicembre 2010..
  6. ^ Vocabolario dell'Accademia della Crusca, 1827
  7. ^ Nicolò Machiavelli, La Mandragola, Atto I scena II
  8. ^ Chiesa di San Mauro fuori le mura, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  9. ^ Borgo di Sant'Antonio al Ponte, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  10. ^ a b Antico Circuito Murario e Porte Urbiche, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  11. ^ Palazzo Spaventa, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  12. ^ Palazzo Scotti, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010editore=sangroaventino.it.
  13. ^ Palazzo Nasuti, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  14. ^ Palazzo della caserma dei Carabinieri, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  15. ^ Palazzo comunale, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  16. ^ Palazzo baronale, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  17. ^ Palazzo Magazieno, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  18. ^ Monumento ai caduti della seconda guerra mondiale, Comune di Bomba. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  19. ^ Fontana di Sambuceto, sangroaventino.it, 2004. URL consultato il 27 dicembre 2010.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ Tommaso Sacchetta e il suo lascito, Comune di Bomba. URL consultato il 27 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Caniglia, Marilena Pagliarone, Teresa Martorella, Bomba e dintorni - Itinerari storico-naturalistici in provincia di Chieti, Marino Solfanelli Editore, Chieti 1992.
  • Luigi Saraceni, Bomba d'altri tempi, Arti Grafiche Maggioni, Dolzago 1978.
  • Hugo Schlesinger, Bomba il paese di Silvio Spaventa, Tipografia Masciangelo, Lanciano 1943.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]