Trabucco (pesca)

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« La macchina pareva vivere d'armonia propria, avere un'aria ed un'effige di corpo d'anima »
(Gabriele d'Annunzio)

Il trabucco (nelle varianti abruzzesi e molisane detto anche trabocco, bilancia o travocco) è un'antica macchina da pesca tipica delle coste garganiche, molisane e abruzzesi, tutelata come patrimonio monumentale dal Parco Nazionale del Gargano e diffusa basso Adriatico fino ad alcune località della costa settentrionale della provincia di Bari. È presente anche in alcuni punti della costa del basso Tirreno.

Un trabocco a Fossacesia, Chieti
Un trabocco abruzzese in azione
Trabocco nei pressi di Marina di San Vito Chietino

Le caratteristiche costruttive[modifica | modifica sorgente]

Il trabocco è un'imponente costruzione realizzata in legno strutturale che consta di una piattaforma protesa sul mare ancorata alla roccia da grossi tronchi di pino d'Aleppo, dalla quale si allungano, sospesi a qualche metro dall'acqua, due (o più) lunghi bracci, detti antenne, che sostengono un'enorme rete a maglie strette detta trabocchetto.

La diversa morfologia della costa abruzzese e garganica ha determinato la compresenza di due diverse tipologie di trabocco: quella garganica prevede l'ancoraggio ad uno sperone di roccia di una piattaforma estesa longitudinalmente alla linea di costa, dalla quale si dipartono le antenne. La tipologia originale abruzzese, tecnicamente detta bilancia, insiste spesso su litorali meno profondi e si caratterizza pertanto per la presenza di una piattaforma in posizione trasversale rispetto alla costa, alla quale è collegata da un ponticello costituito da pedane di legno, inoltre le bilance hanno un solo argano, azionato elettricamente spesso, anche quando il mare è perfettamente tranquillo e la rete è molto più piccola di quella dei trabocchi garganici; altra caratteristica che differenzia le due tipologie è la lunghezza ed il numero delle antenne, più estese sul Gargano (anche il doppio di quelle di Abruzzo e Molise); a Termoli le bilance hanno al massimo due antenne, sul Gargano e nel Nord Barese, a Barletta, Trani e Molfetta, sempre due o più.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni storici pugliesi, il trabocco sarebbe un'invenzione importata dai Fenici. La più antica data di esistenza documentata risale al XVIII secolo, periodo in cui i pescatori dell'Abruzzo dovettero ingegnarsi per ideare una tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. I trabocchi, infatti, permettono di pescare senza doversi inoltrare per mare: sfruttando la morfologia rocciosa di alcune zone pescose della costa, venivano costruiti nel punto più prominente di punte e promontori, aggettando le reti verso il largo attraverso un sistema di monumentali bracci lignei.

Il trabocco è tradizionalmente costruito col legno di pino d'Aleppo, il pino comune in tutto il medio Adriatico; questo perché è un materiale pressoché inesauribile, data la diffusione nella zona, modellabile, resistente alla salsedine ed elastico (il trabocco deve resistere alle forti raffiche di Maestrale che battono il basso Adriatico). Alcuni trabocchi sono stati ricostruiti negli ultimi anni, grazie anche a finanziamenti pubblici come ad esempio la legge regionale abruzzese n.99 del 16/9/1997, ma hanno però perso da tempo la loro funzione economica che nei secoli scorsi ne faceva principale fonte di sostentamento di intere famiglie di pescatori, acquistando in compenso il ruolo di simboli culturali e di attrattiva turistica. Alcuni trabocchi sono stati persino convertiti in ristoranti. Il termine “Trabocco” è di origine dialettale; si pensa derivi dal latino “ Trabs – Trabis”, trave o albero, essendo il trabocco composto quasi esclusivamente da travi.

Sistema di pesca[modifica | modifica sorgente]

La tecnica di pesca, peraltro efficacissima, è a vista. Consiste nell'intercettare, con le grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. I trabocchi sono posizionati là dove il mare presenta una profondità adeguata (almeno 6m), ed eretti a ridosso di punte rocciose orientate in genere verso SE o NO, in modo da poter sfruttare favorevolmente le correnti.

La rete (che tecnicamente è una rete a bilancia) viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani e, allo stesso modo, prontamente tirata su per recuperare il pescato. Ad almeno due uomini è affidato il durissimo compito di azionare gli argani preposti alla manovra della gigantesca rete, nei piccoli trabocchi della costa molisana e abruzzese l'argano è azionato spesso elettricamente. Sul trabocco operano in norma quattro uomini (che si spartiscono i compiti di avvistamento del pesce e di manovra), detti "traboccanti".

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

I trabocchi sono un elemento caratterizzante del paesaggio costiero del basso Adriatico. La loro presenza è comunque attestata anche lungo il basso Tirreno.

Diffusissimi lungo tutta la costa della Provincia di Chieti cui sono originari, i trabocchi sono così frequenti che danno vita alla cosiddetta Costa dei Trabocchi, che si estende precisamente da Ortona a Vasto.

I trabocchi sono però diffusi anche più a sud, tra le coste molisane e pugliesi sulla costa garganica, soprattutto nella zona tra Peschici e Vieste, dove vengono chiamati impropriamente "trabucchi", sono addirittura tutelati dal Parco Nazionale del Gargano e sono ritornati in attività grazie all’azione di salvaguardia e di valorizzazione del Parco, che li ha adottati in segno di rispetto della tradizione e dell’ambiente garganico. In realtà erano numerosi anche sulle coste pugliesi più a Sud del Gargano, dove recenti ricerche storiche attualmente in corso hanno evidenziato diversi residui strutturali di antichi trabocchi ancora ben visibili, per esempio a Barletta, dove ne sopravvive ancora uno sia pure in pessime condizioni di conservazione, degli originari cinque, tutti ubicati sui bracci del porto. A Trani in numero di quattro, tutti scomparsi ed a Molfetta dove certa è stata verificata la presenza di almeno un trabocco, a Cala San Giacomo, ora scomparso. Verso la metà del 1970 si costruì un trabocco anche sulla costa ligure in loc. Vesima (prov. di Genova). L'impianto fu dismesso quasi subito e resistette come struttura per alcuni anni.

Documentazione video[modifica | modifica sorgente]

LA COSTA DEI TRABOCCHI, un importante documentario sui trabocchi, il primo di ampio respiro ed esaustivo sull'argomento, è stato realizzato dalla regista e antropologa Anna Cavasinni. La loro storia dall'ideazione alle progressive innovazioni e all'uso attuale, le leggende, la cultura, il paesaggio, le possibili prospettive. Con l'aiuto di Pietro Cupido, uno storico di S. Vito Chietino, e di alcuni traboccanti (fra questi il più anziano e noto è Antonio Verì), la regista attraversa tutta la costa teatina dei trabocchi da Ortona a Vasto, dal mare e da terra, con suggestive immagini e canti della tradizione popolare marinara prima d'ora sconosciuti all'etnomusicologia. Il documentario, della durata di 58 minuti, è stato editato su dvd.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E.Orlando, La costa dei Trabocchi, Pescara 2001
  • P. Barone-L. Marino-O. Pignatelli, I Trabocchi, Macchine da pesca della costa adriatica, CIERRE edizioni, 1999
  • Pietro Cupido, Trabocchi, Traboccanti e Briganti, Ortona CH, Edizioni Menabò, Libreria D'Abruzzo
  • M. Fasanella-G. De Nittis, Il Trabucco, Vieste FG, Grafiche Laconeta, 1992
  • Teresa Maria Rauzino, Rita Lombardi, Raffaella Specchiulli, Ignazio Polignone, I trabucchi della costa garganica

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Trabocchi lungo la costa chietina, visti dall'Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]