Scerni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Scerni
comune
Scerni – Stemma
Scerni – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Pomponio (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 42°07′00″N 14°34′00″E / 42.116667°N 14.566667°E42.116667; 14.566667 (Scerni)Coordinate: 42°07′00″N 14°34′00″E / 42.116667°N 14.566667°E42.116667; 14.566667 (Scerni)
Altitudine 281 m s.l.m.
Superficie 41,26 km²
Abitanti 3 458[1] (31-12-2010)
Densità 83,81 ab./km²
Frazioni Annunziata, Bardella, Caltrucci, Cerase, Colle Marrollo, Colle Orzo, Fontenuova, Piano dei Fiori, Ragna, San Giacomo, Torrone, Tratturo
Comuni confinanti Atessa, Gissi, Monteodorisio, Pollutri
Altre informazioni
Cod. postale 66020
Prefisso 0873
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069087
Cod. catastale I520
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti scernesi
Patrono san Panfilo
Giorno festivo 28 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scerni
Posizione del comune di Scerni all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Scerni all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Scerni (Scirnë in dialetto abruzzese) è un comune italiano di 3.578 abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo. Fa parte della Comunità montana Medio Vastese.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Scerni.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Cittadina attraente, dolce nei suoi contorni collinari e mite nel clima. Si distingue per la produzione di olio, vino e salumi (specialità: la Ventricina).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima citazione storica è dell'883 come castellum Scerni quando viene donato al Monastero di Santo Stefano in Rivo Maris alla cui giurisdizione rimase fino agli inizi del XV secolo quando l'abbazia fu distrutta dal conte di Santo Stefano di Carrara. Nel XIV sec. incorpora il feudo di Materno, castello medievale sito in loc. Piana Materna, assente sull'attuale cartografia IGM ma verosimilmente a sud del vallone Croce della Ragna e confinante con il Sinello. Dal 1472 al 1601 fu signoria dei d'Avalos di Vasto, quindi dei De Capua fino al 1647 ed infine nuovamente dei d'Avalos fino all'eversione della feudalità. Nella zona sono stati rinvenuti dei reperti archeologici, tra cui: una testa di Giove in pietra calcarea, una statuetta di Ercole in bronzo ed una stele funeraria.[2] Nel XVIII secolo ingloba la Selva della Bardella, già appartenente a Monteodorisio.

All'epoca della Rivoluzione Francese il barone De Riseis si schierò con la popolazione del paese con Giuseppe Pronio da Introdacqua, già chierico e poi armigero del marchese del Vasto, contro l'invasione dei giacobini.[3]

Nel 1807 venne incorporata l'università di Villa Ragna (già Sparpaglia, antico feudo disabitato che fu ripopolato nel XVI secolo); di tale villa rimangono i resti di una torre in località Torrone; nello stesso anno venne incorporato l'ex feudo di Planisio, poi divenuto Guasto Planasio, spartito tra Scerni, Gissi e Atessa. L'antico castello di Planisio si trovava nell'odierna località di Colle San Giovanni.

Nel 1853 si procedette all'abbattimento della Selva di Bardella e della Selva di Aragno, posta la prima in contrada omonima e la seconda in contrada Ragna; i terreni dopo il disboscamento vennero utilizzati per coltivazioni rurali.

Il 25, 26 e 27 febbraio del 1860 oltre mille contadini armati di roncole e mazze invasero la tenuta del marchese D'Avalos abbattendo una casa rurale, rubando legna da ardere e malmenando il guardaboschi. La furia contadina e la consistenza numerica travolse poi i gendarmi e le guardie urbane di Pollutri e di Monteodorisio. Fu un vero e proprio tumulto condotto, con armi da fuoco alla mano, da Michelangelo Tarquinio, Giuseppe Menna detto Passaguai e da Luigi Berarducci.[4]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Borgo fortificato. Il primo impianto risale a XIV secolo e trasformato fino al XVIII secolo. A nord è delimitato dal tratturo Lanciano-Cupello ed a sud dal tratturo Centurelle-Montesecco.[5]
  • Chiesa della Madonna della Strada. È sita in Viale Dante Alighieri. La prima menzione della chiesa è del 1324-25 quando è soggetta all'Abbazia di Santa Maria Arabona. Nell'interno vi sono delle statue lignee rappresentanti due vescovi santi, risalenti al XIV secolo, e la Madonna della Strada, quest'ultima, forse, del Cinquecento. L'interno era a navata unica. La facciata è preceduta da un portico.[6]
  • Chiesa di San Panfilo. È sita in via arcivescovo de Risio. È stata costruita antecedentemente al XIV secolo, tuttavia la prima citazione storica è del 1324-1325 quando è citata nelle decime per l'abbazia di Santa Maria d'Arabona. In seguito la fabbrica della chiesa fu completamente modificata nel corso del XVIII secolo. Il portale in pietra è sormontato da un architrave con mensole con sovrastante cornice centinata. Tra i due registri vi è una cornice marcapiano. Nel secondo registro vi sono altre paraste ed una grande finestra rettangolare. Nel 1566 è danneggiato dalle incursioni turchi. La chiesa ha subito vari ampliamenti e modifiche: nel 1511 con la probabile trasformazione da pianta centrale a croce latina; nel 1718; nel 1748 viene restaurata dopo il terremoto del 1720 e nel XIX secolo viene riprogettata. La facciata è in cotto con profilo curvilineo nelle due ali laterali, il prospetto principale è suddiviso in due registri, inoltre è suddiviso da sei paraste con capitelli ionici ai lati, tre per lato. La facciata si trova su di un piano rialzato. L'interno, a tre navate, è in stile neoclassico ed è stato decorato tra il 1868 ed il 1869. La volta è a botte con lunette ed una finta cupola sul transetto. Sulla cantoria sopra l'ingresso è sito un organo con cassa lignea con prospetto a tre campate che poggiano su delle volute lignee, sulle campate sono posti degli strumenti musicali in legno. La torre campanaria risale al XVIII secolo. Il campanile è in laterizio a pianta quadrata.[7]

Cognomi tipici[modifica | modifica wikitesto]

D'Almonte - D'Anniballe - Antonucci - Bartoletti - Benedetti - Di Benedetto - Berarducci - Del Bianco - Di Blasio - Candeloro - Di Candilo - Carlucci - De Cecco - Chiavaro - Ciancaglini - Cianci - Ciccarone - Cionci - Colantonio - Colonna - Costantini - D'Ercole - Finamore - Florindo - Di Fabio - Di Fonzo - Forgione - Giacomucci - Giordano - Di Giovanni - Giuliani - Lanzetta - Di Lello - Macchia - Mancini - Marocco - Marrollo - Marrone - Menna - De Mia - Monachetti - Moretti - Nicolucci - Orsatti - Orsetti - Ottaviano - Pachioli - Palmucci - Pasquale - Pedone - Pietropaolo - Pomponio - Ranalli - Raymondi - De Risio - Sabatini - Sadão Mito - Di Santo - Scamuffo - Scardapane - Scenna - Silverii - Silvestri - Di Silvio - Del Sindaco - Suriani - Tarquinio - Tascione - Tornese - Di Tullio - Umile -Vitale- Vitelli - Zulli - Tinaro

Piatti tipici[modifica | modifica wikitesto]

Primi piatti[modifica | modifica wikitesto]

  • n'durciullun (pasta alla chitarra molto spessa e sovente condita con sugo di castrato).

Salumi[modifica | modifica wikitesto]

  • ventricina, un insaccato di carne di maiale e peperoncino dal gusto forte e molto piccante.

Dolci[modifica | modifica wikitesto]

  • cavallo, un dolce secco di cioccolata con la forma caratteristica dell'animale;
  • fiadone che viene mangiato a Pasqua;
  • calcionetti o calcinitti, fritti natalizi ripieni di marmellata d'uva o di pasta di ceci, rotondi a forma di palline o di ceci ed impastati col miele;
  • tarallucci, dolci rotondi col buco in mezzo con marmellata;
  • pizzelle, che vengono realizzate con uno strumento tipico abruzzese detto lu ferre;
  • scrippelle, dolci lunghi fatti con una particolare pastella e poi fritti.

Feste ed eventi[modifica | modifica wikitesto]

[8]

Cittadini illustri[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2006 2011 Donato D'Ercole lista civica Sindaco
2011 in carica Giuseppe Pomponio lista civica Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Cenni storici
  3. ^ Massimo Viglione, La Vandea italiana, Effedieffe (a. 1995), pag. 151
  4. ^ Fulvio D'Amore, Viva Francesco II! Morte a Vittorio Emanuele!, Controcorrente (a. 2006), pag. 93
  5. ^ Borgo fortificato
  6. ^ Chiesa della Madonna della Strada
  7. ^ Chiesa di San Panfilo
  8. ^ Feste e tradizioni
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Abruzzo Portale Abruzzo: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Abruzzo