San Vito Chietino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« ... Quella catena di promontori e di golfi lunati dava l'immagine d'un proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale. Le ginestre spandevano per tutta la costa un manto aureo. Da ogni cespo saliva una nube densa di effluvio, come da un turibolo. L'aria respirata deliziava come un sorso d'elisir. »
(Gabriele d'Annunzio da Il trionfo della morte, descrizione del Belvedere Marconi)
« ... una piccola casa rurale composta di due stanze al primo piano e di una stanzetta al piano terreno e di un portichetto; e, accanto, un grande orto d'aranci e d'altri alberi fruttiferi, e sotto il mare gli scogli, una vista interminabile di coste e monti marini, e sopra tutto, una immensa libertà, come un buen retiro di santi anacoreti... »
(Gabriele d'Annunzio, da una lettera a Barbara Leoni)
San Vito Chietino
comune
San Vito Chietino – Stemma
Scorcio del paese di San Vito Chietino
Scorcio del paese di San Vito Chietino
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Rocco Catenaro (lista civica) dal 27/05/2007
Territorio
Coordinate 42°18′00″N 14°27′00″E / 42.3°N 14.45°E42.3; 14.45 (San Vito Chietino)Coordinate: 42°18′00″N 14°27′00″E / 42.3°N 14.45°E42.3; 14.45 (San Vito Chietino)
Altitudine 122 m s.l.m.
Superficie 17 km²
Abitanti 5 321[1] (31-12-2010)
Densità 313 ab./km²
Frazioni Anticaglia, Balsamate, Bufara, Castellana, Cese, Cintioni, Colle Capuano, Foresta, Mancini, Melogranato, Murata Alta, Murata Bassa, Paolini, Passo Tucci, Pontoni, Portelle, Quercia del Corvo, Rapanice, Renazzo, San Fino, San Rocco Vecchio, Sant'Apollinare, Sciutico, Strutte, Valle Ienno, Vicende
Comuni confinanti Frisa, Lanciano, Ortona, Rocca San Giovanni, Treglio
Altre informazioni
Cod. postale 66038
Prefisso 0872
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069086
Cod. catastale I394
Targa CH
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti sanvitesi
Patrono san Vito
Giorno festivo 15 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Vito Chietino
Posizione del comune di San Vito Chietino all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di San Vito Chietino all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

San Vito Chietino è un comune italiano di 5.342[2] abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.

Basato prevalentemente sul turismo, il paese fa parte della Costa dei trabocchi, ed è stata Bandiera Blu d'Europa dal 2010 al 2014. Le spiagge più premiate sono Molo Sud e Calata Turchino. Di notevole bellezza sono anche le spiagge di Rocco Mancini, Valle Grotte (quest'ultima condivisa anche da Rocca San Giovanni), e spiagge minori. Il paese è stato descritto da Gabriele d'Annunzio nel suo libro Trionfo della morte per bocca dei protagonisti, che affittano una villetta sull'odierno "eremo dannunziano".

Il comune ha una frazione sottostante, località marittima di turismo, chiamata San Vito Marina.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

San Vito Chietino è collocata su una collina rocciosa che si allunga fino al mare, da cui si può osservare l'ampio orizzonte che va dalla Maiella al Gran Sasso, fino a Vasto; paesaggio aperto sul mare Adriatico, da cui si possono vedere diversi trabocchi, che occupano tutta la costa da Fossacesia fino a Casalbordino.

Il paese comprende anche la frazione collinare Sant'Apollinare, che gode di una veduta delle zone rurali, coltivate prevalentemente con viti e ulivi, ed una frazione marina che si estende lungo la Costa dei trabocchi e include nel proprio territorio il fiume Feltrino, chiamata appunto San Vito Marina o Marina di San Vito.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie sul paese di San Vito Chietino risalgono all'epoca romana quando già esisteva un porto frentano presso il torrente Feltrino; in seguito il porto venne utilizzato dai romani per i collegamenti oltre l'Adriatico ma ebbe anche importanza per le navi cargo. Successivamente, nell'XI secolo il litorale visse un periodo di declino ed il porto venne abbandonato. Nei secoli seguenti il porto venne man mano ricoperto di pietre e detriti fluviali. Il borgo, invece, continuava a crescere già dal periodo paleocristiano, quando venne costruita una chiesa in onore di San Vito Martire. Nel Medioevo venne edificato un castello detto "Castellalto" di cui non si hanno notizie precedenti l'anno 1000. Il nome del castello venne successivamente mutato da Castellalto col nome del borgo che l'attorniava. Un documento del 1385 attesta che la proprietà del porto e del porto di Gualdum fu dell'Abbazia di San Giovanni in Venere.[3]

Il porto di San Vito Chietino oggi
La piazza e il municipio
Il trabocco "Pesce Palombo" presso la costa sanvitese

Nel XIV secolo gli abitanti del feudo di Sanctum Vitum si schierarono dalla parte del papa Urbano VI: il castello venne depredato dai gregari dell'antipapa Clemente VII comandati da Ugone degli Orsini, indi l'abate di San Giovanni in Venere (Fossacesia) chiese aiuto all'esercito di Anxanum (l'odierna Lanciano) che riuscì a portare la situazione a proprio vantaggio, facendosi dare in enfiteusi perpetua il feudo, pagando un canone di sessanta carlini d'argento all'abbazia di San Giovanni in Venere. Il comune di Lanciano, in seguito, vedendo nel porto di San Vito Chietino una buona economia, decise di conquistare la zona; gli abitanti della città marittima commerciale di Ortona si iniziarono allora a preoccupare: temendo di perdere la loro supremazia sul mare. Così Ladislao, l'allora re del Regno di Napoli, fece revocare l'autorizzazione a Lanciano di ristrutturare il porto; facendo però ciò, egli fece nascere un periodo di lotte tra Lanciano ed Ortona. Nel 1427 San Giovanni da Capestrano portò una pace provvisoria stabilendo il confeudo del paese, ma con la morte di Ladislao e con le successive lotte per la sua successione, Lanciano ne approfittò per ristrutturare il porto; ma, così facendo, Lanciano entrò in guerra aperta con Ortona, che assoldò un pirata incaricato di demolire il nuovo porto di San Vito, e depredò le case del borgo incutendo nella zona un periodo di terrore. Lanciano tuttavia mantenne intatto il feudo di San Vito Chietino. Durante il periodo aragonese (XVI secolo), il porto di San Vito era ancora usato per le fiere di Lanciano ed era adoperato per il commercio marittimo.[4] Il documento che attesta il periodo di pace tra Lanciano ed Ortona si trova ora presso la Biblioteca comunale di Lanciano[5] Con la decadenza delle fiere lancianesi, anche il porto di San Vito decadde nuovamente, e Lanciano decise di vendere il porto col relativo feudo di San Vito Chietino a Sancio Lopez nel 1528. Negli anni seguenti il feudo passò di signoria in signoria: tra cui i Caracciolo, famiglia di cui Ferdinando Caracciolo, duca di Castel di Sangro fu l'ultimo feudatario di San Vito Chietino. Durante il Risorgimento il comune fu contraddistinto per una lotta anti-borbonica. Il 3 febbraio 1916, durante la prima guerra mondiale, una squadra austro-ungarica formata dall'incrociatore corazzato SMS Sankt Georg, da tre cacciatorpediniere e due torpediniere, bombardò Ortona e San Vito Chietino; l'azione distruttiva venne fortunosamente interrotta dall'intervento di un treno armato della Regia Marina munito di pezzi da 152/40 che con la sua controbatteria costrinse le navi ad interrompere l'azione[6]; una lapide sul Colle del belvedere ricorda l'avvenimento. In un casolare detto l'eremo dannunziano soggiornò a lungo Gabriele D'Annunzio.[4]

Anche durante la Seconda guerra mondiale il borgo di San Vito fu oggetto di distruzioni e razzie, perdendo nel 1943 il castello, raso al suolo dai bombardamenti nazisti. Infatti il paese, come molti altri della provincia di Chieti, si trovava nella linea Gustav, che in Abruzzo comprendeva la valle del Sangro. L'arrivo degli alleati americani ristabilì l'ordine, anche se il paese era quasi totalmente distrutto. Del castello medievale, ad esempio, rimane tutt'oggi solo la base di un torrione.

Dal canto suo, la piccola comunità Sant'Apollinare dipese sempre dal capoluogo comunale: dal 1886 al 1889 l'ufficio di stato civile fu unificato con quello di San Vito Stessa. Nel 1870 la sezione di stato civile di Sant'Apollinare venne distaccata.[5]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Corso Trento e Trieste e la chiesa di San Francesco
La facciata della chiesa dell'immacolata Concezione
  • Chiesa di San Rocco. È sita sul belvedere di Sant'Apollinare. È a navata unica coperta da capriate. La facciata è semplice con timpano triangolare il quale ospita due campame. Recentemente è stata restaurata.[7]
  • Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata. È sita in località Bardella presso l'autostrada A14. Fu edificata mediante un progetto realizzato da Vito Iezzi del 1981. I lavori cominciarono nel 1982 e terminarono nel 1986. L'inaugurazione avvenne il 31 maggio con la presenza dell'arcivescovo Antonio Valentini. Particolarità dell'edificio è l'urna interna con le reliquie di San Gabriele. Fra il 1992 ed il 1995 venne ultimato il salone sotto la chiesa. La facciata principale è preceduta da una scalinata. L'accesso è preceduto da un portico. L'interno è ad aula unica con presbiterio e sagrestia.[8]
  • Chiesa di San Francesco da Paola. È sita presso il belvedere Marconi. Attualmente è una cappella di uso privato della famiglia Tosti. La chiesa risale al XV secolo, ma nel corso dei secoli ha subito rimaneggiamenti. L'impianto ad aula unica suddivisa da due campate con volta a vela con decorazioni in stucco. L'altare e posto sotto una nicchia con una statua di Cristo. La facciata è suddivisa da due paraste in stile dorico. Inoltre nella facciata vi sono due aperture rettangolari, una nicchia posta fra due edicole semicircolari, una finestra rettangolare ed un'altra finestrella a forma di occhio che permette l'aerazione del sottotetto.[9]
Santa Maria, interno
  • Chiesa della Madonna delle Grazie. È sita nella frazione Sant'Apollinare. Mancano dati certi della sua fondazione, tuttavia si può attestare alla fondazione del centro abitato, verso il XIII-XIV secolo, ma qualcuno vuole la fondazione all'epoca dei bizantini. La facciata principale è in mattoni. Il portale è posto fra due lesene ioniche che sorreggono una trabeazione che a sua volta sorregge un timpano triangolare. La torre campanaria è su quattro livelli. L'interno è ad aula unica suddivisa da tre campate con volta a vela. Il presbiterio è posto al termine della navata. Nell'interno vi è un mosaico in stile bizantino raffigurante l'"incoronazione della Vergine". Altre opere all'interno della chiesa sono: un organo, una campana del XVI secolo, un dipinto raffigurante la Madonna del XVII secolo ed una statua della Madonna delle Grazie in argento.[10]
  • Chiesa dell'Immacolata Concezione. È sita in Corso Matteotti. La fondazione risale alla seconda metà dell'Ottocento. La facciata è in stile tardo-cinquecentesco, e risale al 1910, come dice l'iscrizione del portale. La facciata è preceduta da una scalinata è rivestito da travertino. Le due nicchie sopra i due portali laterali ospitano le statue di San Vito e di papa Giovanni XXIII. Il campanile è posto sul retro della chiesa ed è scandito da cornici marcapiano. L'interno è suddiviso da colonne corinzie e a croce greca con abside semicircolare. Nella chiesa vengono conservate delle opere di oreficeria del XV secolo fra cui una croce d'argento cesellato e delle tele del cinque-seicenteshe.[11]
  • Chiesa della Madonna delle Vigne. È sita in contrada Sciutico. Terminata nel 1969 presenta un impianto con un'aula unica. La sagrestia è inglobata nel campanile. L'accesso è su un lato.[12]
  • Chiesa della Madonna del Porto. È sita a San Vito Marina. L'interno è a navata unica con cappelle laterali e travi prefabbricate in cemento armato. Risale alla seconda metà del XX secolo. L'ingresso della chiesa è preceduto da un porticato con tre fornici che ripercorrono i tre ingressi. L'esterno è in mattoni. Un campanile è sito nel lato orientale della chiesa. Molto bella è la processione in mare durante uno dei giorni della festvità, precisamente l'ultima domenica di luglio.[13]
La mura del castello

Edifici civili[modifica | modifica wikitesto]

Scorcio della frazione di San Vito Marina, con sopra la collina il convento di San Vito Chietino
  • Eremo dannunziano - Eremo delle Portelle. Anche se viene chiamato eremo si tratta di una casa rurale. Come attesta il nome vi soggiornò Gabriele D'Annunzio (nell'estate del 1899), ma attualmente è utilizzato come casa museo Gabriele D'Annunzio. Dallo stile architettonico pare essere un tipico edificio della architettura rurale ottocentesca abruzzese. La parte dell'edificio utilizzata dal poeta non presenta elementi di degrado. La pianta è a base quadrata. La facciata sulla piazza è su due livelli con elementi in stile neomedievale lombardo. Al piano terra vi è un porticato che segue il piano superiore di cui la parte centrale della facciata è avanzata al resto dell'edificio. Ai lati vi sono due fornici. Il fronte è in arenaria.[14]
  • Palazzo Tosti. È sito a piazza Garibaldi. La scarsità di documenti e fonti storiche rendono difficile la datazione della costruzione dell'edificio, tuttavia, vista l'analogia di altri edifici del periodo, si può ricondurre tra la seconda metà del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo. L'edificio è su tre livelli. Al pian terreno delle aperture incorniciate da elementi bugnati fanno accedere a dei negozi. Una cornice in laterizio separa il piano terra dal secondo piano. Le finestre del primo piano sono incorniciate da mattoni. Nel terzo livello quattro aperture immettono su altrettanti balconi sorretti da mensole. Gli angoli cantonali sono in laterizio ai primi due livelli, mentre all'ultimo sono decorati da paraste corinzie. Il fronte è coronato da un cornicione classico.[15]
  • Palazzo Renzetti. È sito in Corso Trento e Trieste presso il Belvedere Marconi. Il palazzo risale alla metà dell'Ottocento. La facciata è degradata da vari segni del tempo come l'umidità di risalita, la caduta dell'intonaco e la malta usurata in più punti. Lo stabile si sivluppa su tre livelli. Al piano terra vi sono tre porte di cui due con arco a sesto ribassato ed uno è decorato con stile bugnato e presenta ai lati delle lesene che sorreggono una trabeazione che a sua volta sostiene il balcone sovrastante. Sopra le finestre dell'ultimo livello vi sono delle aperture circolari, sopra vi è la cornice di coronamento classico.[16]
  • Palazzo D'Onofrio. È sito nel lato occidentale del poggio fortificato di Sant'Apollinare. Attualmente viene utilizzato come casa colonica della famiglia d'Onofrio. Numerosi documenti citano l'esistenza dell'edificio dal Medioevo, in alcuni viene addirittura citato come castello tipo: una bolla del papa Alessandro III del 1176, alcune carte geografiche dei Musei Vaticani del 1581 e una pianta del geometra Donato Forlani del 1873. Il fabbricato versa in uno stato di degrado per via di essere una residenza occasionale. L'accesso all'edificio è consentito per via di un portale in laterizio e coronamento ad arco. Il corpo di fabbrica è intonacato e circondato da un porticatocon archi di dubbia collocazione storica. Inoltre vi sono un cortile ed una serie di fabricati usati come rimesse. Nella facciata principale è visibile la struttura originaria ove due dei tre livelli sono caratterizzati da contrafforti a scarpa e costituiti di pietra sbozzata.[17]
  • Palazzo Altobelli. È sito a Corso Trento e Trieste. Verosimilmente è stato costruito nella seconda metà dell'Ottocento su tre livelli.[18]
  • Case Liberty. Trattasi di case site lungo la fascia costiera che parte da località Portelle ed arriva a Valle Grotte. Sono stare realizzate durante la prima metà del XX secolo nello stile liberty abruzzese.[19]

Mura e siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

  • Cinta muraria. Alcuni tratti della cinta muraria sono stati inglobati in alcuni edifici. Era realizzata in laterizio.[20]
  • Sito archeologico di Murata Bassa. Risale al I secolo d.C. e, come mostrano alcuni reperti (alcune monete di erà tardo-antica, tombe e lucerne del periodo bizantino), che è abitato fino al VI secolo. Gli scavi eseguiti tra il 1991 ed il 1994 hanno scoperto un edificio di epoca tardo-repubblicana con basi di colonne quadrate e circolari. L'edificio è realizzato in opus incertum e ciottoli. L'edificio forse era una fornace per la terracotta.[21]

Altri monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • Fonte Grande. È sita in località Rio Fontane. Fu realizzata nel 1914 e recentemente restaurata. La pianta centrale presenta una massiccia struttura quadrata per addurre l'acqua. Un porticato con pilastri segnati da lesene che sorreggono degli archi a tutto sesto è addossato all'elemento centrale.[22]
  • Fonte Cupa. È sita in località Rio Fontane. Fu realizzata nel 1814 e recentemente restaurata. È costituita da un fronte lapideo realizzato in conci di pietra arenaria decorato da figure antropomorfe mediante le quali sgorga l'acqua. Il coronamento è a timpano triangolare.[23]
Uno dei tanti trabocchi di San Vito Chietino
  • Trabocco del Turchino. È sito in località Portelle presso un piccolo sperone roccioso detto promontorio di Capo Turchino. È realizzato con palizzate di legno senza fondamenta ma tenute in equilibrio mediante strallo di cavi e fissaggio dei pali alla roccia. Il percorso sui pali è realizzato con delle travi sempre in legno, molte delle quali scomparse per via della deteriorabilità dei materiali, che dalla riva porta al casolare della pesca e ad una piattaforma ove era possibile pescare mediante un sistema di tiranti e bilancieri si poteva calare ed issare le reti da pesca. Recentemente è crollato a causa delle forti mareggiate e della scarsa manutenzione, suscitando forti critiche dai cittadini[24]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riserva naturale guidata Grotta delle farfalle.
  • La grotta delle Farfalle. Esattamente al confine tra i territori dei comuni di San Vito Chietino e Rocca San Giovanni, è posta la Grotta delle Farfalle, curiosità naturalistica del territorio della Costa dei Trabocchi. Il territorio della Grotta delle Farfalle è attualmente compreso tra i siti SIC (Siti di Interessi Comunitario) ed è entrata di recente nell'elenco delle riserve naturali regionali.[25]
  • La sorgente di Pagliarone e Fontamara. La costruzione dell'acquedotto di San Vito Chietino nel 1906, realizzata acquistando dal Comune di Treglio la sorgente posta tra le Contrade San Giorgio e Pagliarone, determinò la violenta opposizione dei contadini di Pagliarone coinvolti dall'esproprio della sorgente. Tale evento, secondo l'opinione di molti, fornì allo scrittore abruzzese Ignazio Silone l'ispirazione per il romanzo Fontamara.

San Vito nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Gabriele d'Annunzio

Il borgo di San Vito Chietino, assieme al villaggio a mare, è protagonista di gran parte del romanzo di Gabriele d'Annunzio: Il trionfo della morte, ultimo della trilogia dei "Romanzi della Rosa", dopo Il Piacere (1889) e L'innocente (1892).
Nel libro il protagonista è il giovane nobile Giorgio Aurispa, che vive a Roma da molti anni, sebbene sia di origini abruzzesi. Per fuggire dalla mondanità ossessiva della capitale, Giorgio si reca prima a Guardiagrele, città natale dei suoi illustri familiari, e poi a San Vito con la sua fidanzata Ippolita Sanzio. Nella riviera Giorgio affitta una casa di un pescatore (il cosiddetto "eremo dannunziano"), dove passa la tranquillità in compagnia di Ippolita, scrivendo e godendosi il paesaggio.

Di particolare rilevanza nel romanzo è il momento in cui nella riviera sanvitese il protagonista scopre la filosofia del superuomo di Nietzsche, leggendo il Così parlò Zarathustra. Giorgio/D'Annunzio sente gli impulsi vitali di tale filosofia, mescolandosi con la natura, e illudendosi di poter dominare tutti gli istinti primordiali dell'essere umano, credendosi un essere perfetto. Tuttavia tali convinzioni vengono a mancare quando Giorgio si reca con Ippolita in un pellegrinaggio nel santuario di Casalbordino. Vedendo le condizioni misere dalla gente povera, che mostra la sua più perversa natura ed impulsività nel chiedere la grazia alla Madonna, Giorgio vede sfaldarsi il suo sistema di certezze, non credendo più nella bellezza dell'essere umano. Di conseguenza inizia ad odiare anche Ippolita, che al contrario di lui, è molto attratta dal luogo abruzzese e dalla sua gente, finché Giorgio non si suicida, uccidendo anche lei.

Cittadini e ospiti illustri[modifica | modifica wikitesto]

  • Garibaldo Bucco (San Vito Chietino, 1861), scrittore, autore de "I giardini dannunziani", redattore de "Il Messaggero" e collaboratore nella stesura del Vocabolario dei Sinonimi del Tommaseo.
  • Carlo Altobelli, (San Vito Chietino, 1857 - Napoli, 1917), avvocato e uomo politico. Principale accusatore di Giolitti nello scaldalo della "Banca Romana".
  • Gabriele D'Annunzio, (Pescara, 12 marzo 1863 - Gardone Riviera, 1º marzo 1938), poeta, ospite illustre di San Vito Chietino, dove ha scritto diverse opere tra le quali anche Il trionfo della morte. Vissuto per un periodo di tempo su di un promontorio, ora ribattezzato eremo dannunziano.[14]
  • Leandro Verì, (San Vito Chietino, 1903 - Savona, 1938), carabiniere e medaglia d'oro al valor militare
  • Andrea Borga (San Vito Chietino, 19 marzo 1838 - 28 agosto 1954). Filosofo e politico.[26]
  • Adelfio Renzetti (Philadelphia, 27 settembre 1913 - ...). Nato da famiglia originaria di San Vito Chietino fu pittore e decoratore. Nel 1920 giunge a San Vito. Nel 1930 si arruola come volontario per la Marina. Durante la leva militare si diploma al liceo di Palermo. Alla fine degli anni quaranta apri uno studio di fotografia.[27]
  • Vito Piccinino, per i compaesani Vitucc, ex Sindaco ed esponente del PSDI che si è prodigato per la crescita e lo sviluppo del Paese.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[28]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2007 2012 Rocco Catenaro lista civica Sindaco
2012 in carica Rocco Catenaro lista civica Sindaco

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Di Giovanni, San Vito Chietino, Ortona, 2003.
  • D. Di Paolo, Mostra storico-documentaria su Sant'Apollinare Chietino, Sant'Apollinare Chietino (frazione di San Vito Chietino), 1998.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Dati ISTAT sulla popolazione residente al 28 febbraio 2011
  3. ^ Autori Vari, San Vito Chietino e la sua storia (1ª parte), Sangroonline, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  4. ^ a b Autori Vari, San Vito Chietino e la sua storia (2ª parte), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  5. ^ a b Autori Vari, Archivio Storico (Informazioni sull'Archivio Storico Comunale), Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2008.
  6. ^ Marina Militare
  7. ^ Autori Vari, Chiesa di San Rocco, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  8. ^ Autori Vari, Chiesa di San Gabriele dell'Addolorata, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  9. ^ Autori Vari, Chiesa di San Francesco da Paola, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  10. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna delle Grazie, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  11. ^ Autori Vari, Chiesa dell'Immacolata Concezione, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  12. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna delle Vigne, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  13. ^ Autori Vari, Chiesa della Madonna del Porto, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  14. ^ a b Autori Vari, Eremo D'Annunziano - Eremo delle Portell, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  15. ^ Autori Vari, Palazzo Tosti, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  16. ^ Autori Vari, Palazzo Rossetti, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  17. ^ Autori Vari, Palazzo D'Onofrio a Sant'Apollinare, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  18. ^ Autori Vari, Palazzo Altobelli, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  19. ^ Autori Vari, Case Liberty, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  20. ^ Autori Vari, Cinta Muraria, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  21. ^ Autori Vari, Sito Archeologico di Murata Bassa, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  22. ^ Autori Vari, Fonte Grande, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  23. ^ Autori Vari, Fonte Cupa, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  24. ^ Autori Vari, Trabocco del Turchino, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  25. ^ Autori Vari, Tipicità frentane da tutelare: l'esempio della Grotta delle Farfalle, 23 novembre 2008. URL consultato il 25 dicembre 2009.
  26. ^ Autori Vari, Andrea Borgia. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  27. ^ Autori Vari, Adolfo Renzetti. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]