Canosa Sannita

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Canosa Sannita
comune
Canosa Sannita – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
Provincia Provincia di Chieti-Stemma.png Chieti
Amministrazione
Sindaco Lorenzo Di Sario (lista civica SiAMO Canosa) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 42°18′00″N 14°18′00″E / 42.3°N 14.3°E42.3; 14.3 (Canosa Sannita)Coordinate: 42°18′00″N 14°18′00″E / 42.3°N 14.3°E42.3; 14.3 (Canosa Sannita)
Altitudine 231 m s.l.m.
Superficie 13,91 km²
Abitanti 1 435[1] (31-10-2013)
Densità 103,16 ab./km²
Frazioni Villa Moggio, Santa Maria d'Orni,Orni.
Comuni confinanti Ari, Arielli, Crecchio, Giuliano Teatino, Orsogna, Tollo
Altre informazioni
Cod. postale 66010
Prefisso 0871
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 069010
Cod. catastale B620
Targa CH
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti canosini
Patrono santi Filippo e Giacomo,
Giorno festivo 1º maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Canosa Sannita
Posizione del comune di Canosa Sannita all'interno della provincia di Chieti
Posizione del comune di Canosa Sannita all'interno della provincia di Chieti
Sito istituzionale

Canosa Sannita è un comune italiano di 1.435 abitanti[2] della provincia di Chieti in Abruzzo.

Il comune fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina ed è gemellato con il quartiere di Möhringen (Stoccarda, in Germania) e con Kaunas, in (Lituania). Aderisce inoltre all'associazione "Città del vino d'Abruzzo", che comprende venti comuni abruzzesi, e al "Patto territoriale chietino-ortonese" per l'occupazione e lo sviluppo integrato del territorio.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Canosa Sannita è collocata su una modesta altura tra le valli dei torrenti Venna e Sant'Onofrio, tra il massiccio della Maiella e il mare Adriatico.

Il clima è temperato e mediterraneo e il territorio ospita volpi, fagiani, ricci e tassi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel IX secolo sono citate due fare di pertinenza della chiesa di San Silvestro, di proprietà del nobile longobardo Maione[3]. Questi possedimenti saranno quindi ceduti all'abbazia di Montecassino.

L'insediamento di Canosa è citato nel IX secolo tra i possedimenti abbaziali e fu quindi donato nel 1113 al vescovo di Chieti.

Nel XIII secolo viene ricordato il castello, in possesso di Guglielmo di San Giuliano, "giustiziere d'Abruzzo" e fedele al re Manfredi, che vi pose una guarnigione comandata dal capitano Roano. Il castello passò in seguito nelle mani del "vicesecreto" d'Abruzzo ed è ricordato in un documento del re Carlo d'Angiò, al comando del capitano di Lanciano Roberto Morello. Feudatari del castello nei secoli successivi furono Riccardo di Sant'Apollinare e Gentile di Lettomanoppello[4]. Il feudo era suddiviso in otto "frazionamenti", a ciascuno dei quali era a capo un signore.

Nel 1531 Canosa passò sotto Emanuel de Vega, in seguito alla ribellione di Lanciano, al quale apparteneva il feudo, contro l'imperatore Carlo V. Nel 1533 Alfonso Roderigo governava i castelli di Ari, Arielli e Canosa. In quell'epoca era attiva a Canosa la produzione artigianale di macine da mulino[5]. Il feudo si trovava al confine tra i territori delle diocesi di Ortona e di Lanciano (attualmente riunite nell'arcidiocesi di Lanciano-Ortona), che se ne contesero la gestione[6]. Nel 1625 il feudo passò alla famiglia Valignani e quindi ai Celaya[7]: i mariti delle numerose figlie della famiglia esercitarono il dominio sui frazionamenti del territorio canosino.

Dopo l'abolizione della feudalità nel 1806, Canosa partecipò alle vicende risorgimentali[8]. Con l'annessione al Regno d'Italia nel 1861 aggiunse al nome di "Canosa" l'epiteto di "Sannita", per distinguersi da Canosa di Puglia, e fu interessata dal fenomeno del brigantaggio: si ricorda la presenza nel territorio del brigante Nunziato Mecola[9].

A partire dal 1862 Canosa fu uno dei monti frumentari, istituzioni di prestito di grano e cereali per i paesi vicini[10], che assisteva circa trecento persone.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

  • La chiesa di San Filippo e Giacomo. Il campanile è staccato dal resto della chiesa e ha forma quadrangolare, mentre tre piccole monofore si aprono si di un prospetto della torre campanaria, delle finestre ad arco a sesto acuto si aprono nella cella campanaria, un cuspide piramidale fa da tettoia alla torre. Il portale della chiesa, posto sulla facciata principale è strombato con ai lati delle cornici marcapiano. All'interno della strombatura oltre il portale squadrato vi è una lunetta. Un'altra cornice marcapiano è posta sopra l'arco superiore della strombatura, quest'ultima cornice marcapiano sorregge un colonnato che sorregge degli archetti a tutto sesto al cui interno vi è un loggiato. Il corpo centrale è sovrastato da una finta cupola cilindrica a coronamento orizzontale sormontato da tamburo con tettoia a calotta semisferica sorreggente un crocifisso. Il campanile e gran parte della chiesa sono fatti in laterizio eccetto alcune decorazioni, tra cui le cornici marcapiano e le colonne del loggiato in marmo.[11]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[12]


Luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa dedicata ai patroni della città, i santi apostoli Filippo e Giacomo, è stata completamente ricostruita nel dopoguerra.

Poco fuori dal paese si trovano le "Chicurummelle", grotte naturali utilizzate come nascondiglio dai briganti.

Nel bosco della frazione Moggio esiste la chiesa della Santissima Addolorata, luogo di pellegrinaggio per i dintorni nella prima settimana di settembre.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La festa patronale si svolge il 1º maggio in onore dei santi Filippo e Giacomo; viene venerato anche san Rocco, la cui festa è celebrata nella domenica successiva al 16 agosto.

Ogni anno, in occasione della ricorrenza di sant'Antonio, sfilano i "carri di Sant'Antonio " per le vie del paese. Durante la festa, dopo la messa si può assistere alla rappresentazione de "Lu Sant'Antojie" e alla vendita dei taralli benedetti.

Il centro del paese ospita nello storico Palazzo Martucci il "Museo della guerra per la pace", che raccoglie circa mille oggetti di interesse storico inerenti alle due guerre.

Economia e ambiente[modifica | modifica wikitesto]

L'economia si basa sul settore agricolo: vini DOC di Montepulciano d'Abruzzo e di Trebbiano d'Abruzzo (16.000 tonnellate), olio (800 tonnellate) e frutta. Esiste anche una discreta produzione artigianale.

Il turismo è invece fiorente nel periodo estivo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Aldo Nanni lista civica Sindaco
2009 in carica Lorenzo Di Sario lista civica "Siamo Canosa" Sindaco

Fa parte dell'Unione dei comuni della Marrucina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2013.
  2. ^ Dato Istat al 28/2/2011.
  3. ^ Nella frazione di Orni sono stati rinvenuti resti di una villa rurale, con fasi di epoca bizantina (VI-VII secolo) e probabilmente longobarde.
  4. ^ Gentile di Lettomanoppello era in possesso dei sei ottavi del feudo di Canosa, che in quell'epoca contava circa 300 abitanti; una piccola parte del possesso era con Franzica da Lettomanoppello. Il feudo pagava annualmente al papato, per le chiese sotto il suo potere circa cinque tareni, che col tempo divennero tre.
  5. ^ La produzione delle macine da mulino è attestata nei documenti del notaio Macciocchini, uno dei quali costituisce un contratto per la consegna di 55 macine all'anno, al prezzo di 7 ducati ognuna nel castello di Canosa e con multa di 50 once d'oro in caso di mancato adempimento.
  6. ^ Stando ad un documento del notaio Macciocchini, il parroco di Canosa, don Angellotto, venne scomunicato dal vescovo di Lanciano Giovanni di Salazar in occasione di una sua visita pastorale nel 1540 per essersi rifiutato di aprire il ciborio per l'ispezione, secondo gli ordini ricevuti dall'arciprete di Ortona don Giovanni Bonfiglio.
  7. ^ Lelio Celaya acquistò il feudo da Caterina e Francesco Petrucci, di Siena. Sono in seguito attestati un altro Lelio Celaia (come in seguito si trascrisse il cognome) nel 1690, un Alvaro Celaia nel 1712, un Alfonso Celaia nel 1746 e infine un ulteriore Lelio Celaia probabilmente nel 1794, che aveva sposato una sua parente, Ippolita Celaia
  8. ^ Tra i cittadini arrestati per attività contro il governo ci furono Biase Tiberi (imprigionato nel 1848, in libertà provvisoria nel 1850 e liberato definitivamente nel 1856), Francesco Porrese, Francesco Granata, Felice De Felice e, soprattutto, il caso di Vincenzo De Pillis, Biagio Tiberi e Carlo Filippo Matteucci, accusati di cospirazione contro il re e liberati nel 1855 nonostante le prove scritte della cospirazione.
  9. ^ Il brigante Nunziato Mecola il 30 novembre 1861 mosse da Orsogna verso Arielli, dove massacrò le guardie e diversi cittadini, autoproclamandosi in seguito generale del re Francesco Il e bruciando lo stemma sabaudo. Parte della popolazione locale appoggiò la rivolta, repressa invano dalle guardie nazionali (fu arrestato un certo Tommaso Di Camillo, capo dei rivoltosi locali). Il 3 dicembre fu inviato da Tollo, un corpo di venticinque carabinieri e alcune guardie nazionali col compito di ristabilire l'ordine e Mecola si diresse ad Ari e quindi verso Canosa, dove si verificò l'episodio della barbara uccisione del tenente della guardia nazionale Carlo Filippo Matteucci, il cui corpo rimase esposto nel luogo dell'uccisione finché la moglie, Anna Torrese, non ne implorò la sepoltura. Traccia dell'episodio rimase nel detto canosino "vu fa la fine di Care Filippe?". Il brigante Mecola passò in seguito Tollo il 27 dicembre, dove respinse le guardie nazionali, saccheggiò ed incendiò diverse abitazioni e liberò tutti i detenuti del carcere. Prima di lasciare scelse una guarnigione che doveva governare il paese, comandata dal vasaio Gabriele Marino e da Giustino Polidoro; poi si diresse alla volta di Miglianico, ritornando ad Orsogna il 4 gennaio 1862.
  10. ^ L'amministrazione del monte frumentario era a carico del sindaco e di due consiglieri appositamente eletti: la rendita annua testimoniata nei bilanci assomava a 754 (lire), con imposta di 158 (lire) e stipendi ed onorari pagati per 84 (lire); circa 6.000 (lire) erano date in beneficenza
  11. ^ Descrizione dalla foto sul sito
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]