Dialetto molisano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Dialetto molisano
Parlato in Italia
Regioni Molise
Persone ~300.000
Classifica Non tra i primi 100
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   meridionali
    Dialetto molisano
Statuto ufficiale
Regolato da nessuna regolazione ufficiale
Il dialetto molisano (II) nel sistema dei meridionali intermedi

Per dialetto molisano[1] s'intende l'insieme delle parlate vernacolari della regione amministrativa del Molise, appartenenti al gruppo dei dialetti italiani alto-meridionali. Per secoli il territorio molisano fece parte prima del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie.

I dialetti molisani sono parlati in un'area non molto estesa (all'incirca da Isernia a Termoli e da Agnone a Riccia), ma presenta al suo interno diversità linguistiche, dovute probabilmente a una serie di vicende storiche. Prima dell'unità d'Italia alcuni centri orientali del Molise facevano parte della provincia di Capitanata (Foggia), mentre quelli occidentali, fra i quali i centri dell'area del venafrano, appartenevano alla Terra di Lavoro, e l'Alto Molise era parte dell'Abruzzo Ulteriore. Gli eventi storici potrebbero spiegare il fatto che nell'area del venafrano il dialetto possa essere accostato a una variante stretta del dialetto campano e napoletano. Alcuni centri hanno inoltre subito influssi da parte di minoranze linguistiche croate e albanesi, e altri ancora rappresentano invece comunità isolate, con rari rapporti con l'esterno, e di conseguenza manifestano caratteristiche più conservative. La zona frentana (Termoli, Larino, Trivento) e dell'Alto Molise (Agnone) presenta invece dialetti più vicini all'abruzzese meridionale.

Alcune caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

In generale, il gruppo molisano presenta il nesso epentetico /we/ al posto del toscano /wɔ/: "fuoco" si dice fuéche, "cuoco" cuéche, "uovo" uéve.

Anche nel molisano, come in altri gruppi centromeridionali si ha metafonia, combinata con epentesi di /w/, in presenza delle vocali finali etimologiche -I, -U (oggi fuse in /-ə/):

  • BONU- > 'bwonə
  • BONA- > 'bonə
  • BONI- > 'bwonə
  • BONE- > 'bonə (oppure 'bwonə, che indica che il plurale femminile si è fuso col maschile)

Come in tutti i dialetti italiani alto-meridionali, anche nelle parlate molisane è presente il fenomeno dell'"attenuazione" vocalica: in tutte le posizioni non-accentate ("atone"), le vocali (eccetto /a/, in molti dialetti) si sono fuse in schwa /ə/. La pronuncia della vocale finale atona (non-accentata), quando a questa segue una pausa, è facoltativa; ad esempio, la frase "È arrivato Marco" può esser pronunciata /e arrə'vatə 'markə/ oppure /e arrə'vatə 'mark/: tra le due, la prima pronuncia è più "enfatica". Quando invece alla vocale finale atona di una parola segue immediatamente un'altra parola iniziante per consonante, l'emissione di vocale è obbligatoria: "Marco ride" /'markə 'ridə/, ma non */'mark'ri-/ (alternativamente /'markə 'rirə/ nelle zone in cui /-d-/ > /-r-/). Si noti inoltre /i sə'parə/ 'io separo', diverso da /i s'parə/ 'io sparo'. Altri fenomeni presenti nei dialetti molisani sono i seguenti:

  • pronuncia di /ʦ/ non raddoppiata nella frequentissima desinenza -zione: situazione /sətwa'ʦjonə/.
  • sonorizzazione di occlusive sorde dopo nasali (come nel Meridione in genere): ancóra /an'gora/.
  • /s/ diventa /ʃ/ davanti a /t, d/, ma non in altre posizioni; fenomeno dunque apparentemente complementare al dialetto napoletano, in cui /s/ passa a /ʃ/ davanti a consonanti che non siano apicali: /t, d, n, l/.

Nella zona centro-occidentale della regione (corrispondente alla provincia d'Isernia) sono presenti alcune caratteristiche simili tra le varie parlate:

  • il "rotacismo" negli articoli determinativi maschili (re cuàne per "il cane" a Roccamandolfi, o ru cellùcce per "l'uccellino") ovvero la palatalizzazione in /ʎ/ dell'articolo singolare maschile (gliə canə per "il cane" nella zona di Isernia, i cuanə a Venafro);
  • il "rotacismo" di /d/, tuttavia non sempre applicato (Songhe re Sernia per "Sono d'Isernia")
  • palatalizzazione di /ll/ in /ʎʎ/ (cappiéʎʎe per "cappello");
  • anteriorizzazione di /a/ accentata, per es. nei participi passati: magnæætə per 'mangiato' (metafonia o semplice fatto fonetico?).

Il Molise centro-orientale e adriatico (corrispondente alla provincia di Campobasso) appare più variato, con alcune caratteristiche disomogeneamente sparse "a macchia di leopardo":

  • chiusura di "e" accentata non all'inizio di parola (béne per "bene" a Campobasso);
  • metafonia di "o" tonica in corpo di parola (vóte per "volta" a Campobasso);
  • palatalizzazione della centrale "a" pretonica (Medonne per "Madonna" o pellone per "pallone", area di Ripalimosani);
  • semplificazione dell'articolo ru in u.

Il lessico si presume derivato in parte dal sostrato osco (parlato anticamente dai Sanniti), per es. pjéskje, 'massi, pietre', deriverebbe da una forma ricostruita osca *psk, con analogo significato.

Rispetto al napoletano, alcuni dialetti molisani possiedono anche alcune parole curiosamente simili a corrispettivi spagnoli: sartania ('padella', cfr. spagnolo sartén), sctreppiàte ('rotto', cfr. estropeado), petacce ('pezzo', cfr. pedazo).

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".