Campli
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 393 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 73 km² | ||||||||
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| Densità: | 103 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Battaglia, Boceto, Campiglio, Campovalano, Cesenà, Cognoli, Collicelli, Fichieri, Floriano, Friscoli, Gagliano, Garrufo, Guazzano, La Traversa, Masseri, Molviano, Morge, Nocella, Paduli, Pagannoni Inferiore, Pagannoni Superiore, Pastinella, Paterno, Piancarani, Roiano, Sant'Onofrio, Terrabianca, Traversa, Villa Camera | ||||||||
| Comuni contigui: | Bellante, Civitella del Tronto, Sant'Omero, Teramo, Torricella Sicura, Valle Castellana | ||||||||
| CAP: | 64012 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0861 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 067008 | ||||||||
| Codice catasto: | B515 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 2 (sismicità medio-alta) | ||||||||
| Nome abitanti: | camplesi | ||||||||
| Santo patrono: | San Pancrazio | ||||||||
| Giorno festivo: | 10 maggio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Campli è un comune di 7.522 abitanti in provincia di Teramo: fa parte della Comunità montana dei Monti della Laga.
Indice |
[modifica] Storia
Le teorie sulle origini
Molte sono le teorie sull'origine della cittadina; l'Orlandi sostiene che i fondatori furono i fuoriusciti di Campiglia che gettarono le prime fondamenta a capo Campli, dove in seguito sorgerà il convento di S.Chiara, luogo detto "il Ricetto". Il Pacichelli, invece, pensa che Campli abbia preso il nome dalla posizione "intra campi" ed afferma che ne furono i fondatori i fuoriusciti di un famoso castello chiamato Campidoglio.
La civiltà Medio Adriatica
Il territorio camplese, compreso tra Ascoli Piceno e Teramo, ha avuto sin dall'antico civiltà ed insediamenti propri, come ci testimonia il ritrovamento delle tombe più importanti della necropoli di Campovalano di Campli, che risalgono al VI-V secolo prima di Cristo. I reperti archeologici portati alla luce fino ad oggi, di grandissima importanza, hanno dato un notevole contributo allo studio della civiltà detta Medio Adriatica e ai rapporti di questa con L'Etrusca e la Greca.
L'età romana
Nel 462 a.C. i Romani, dopo una guerra lunga e ostinata, sottomisero i Sanniti e quindi il pretuzio cadde e si sottomise alla dominazione romana. I Pretuziani, federatisi con Roma, contribuirono alle varie vicende della storia di Roma partecipando alla vittoria contro Annibale ottenuta al Metauro dal console C.Nerone. Successivamente ottennero, insieme ad altri popoli d'Italia, la cittadinanza romana e, in epoca classica, il Piceno e il Pretuzio furono dichiarati province di prima classe. Già in epoca romana Campli ebbe uomini illustri, come Lenate, dottissimo schiavo di Pompeo e Tazio Lucio Rufo, che pervenne ai più alti gradi della milizia.
Nei dintorni di Campli vari ritrovamenti suffragiano quanto fino ad ora scritto: fondi di capanna e altri reperti risalenti all'età del bronzo venuti alla luce in località Coccioli; necropoli di Campovalano utilizzata fin dal X secolo a.C.; diverse monete ritrovate a Battaglia; un frammento di epigrafe dedicata a Giulio Cesare ritrovato sotto l'altare della chiesa di S. Pietro in Campovalano e il resto di un piedistallo di una statua o il frontale di un tempio innalzati per disposizione della ex legge Rufrena del 44 a.C.; il frammento di un sarcofago di Aurelio Andronico del III - IV secolo d.C. proveniente dalla necropoli romana di Campovalano.
Il Medioevo
Dopo l'epoca romana, le più antiche tracce di Campli risalgono al Medioevo e precisamente al l'894 quando in un documento riguardante un cambio di terreno, concluso tra il conte Adalberto ed il vescovo Giovanni D'Apruzio, è citata in un casale "il territorio Aprutensi quod nominatur Campi". È il primo documento storico che attesti ufficialmente l’esistenza del borgo di Campli, anche se è solo nel 1078 che il nome “Campli” appare ad indicare uno dei possedimenti di Roberto, Conte di Aprutinum. Nel 1271, dopo essere rimasta per un breve periodo sotto il dominio del Re di Napoli, Carlo d'Angiò concesse Campli al nobile Arduino d’Averio. Quindici anni più tardi, nel 1286, il borgo entrò in guerra contro la vicina e potente Teramo.
Intorno al 1271 Campli era divisa in due quartieri su una superficie identica se non superiore a quella attuale; agli inizi del 1300, a causa di un aumento demografico, si aggiunsero ai due quartieri esistenti quello di Castelnuovo a oriente e quello di Nocella a occidente, anch'essi collocati su colline alla confluenza dei torrenti Fiumicino e Siccagno. Nei nuovi statuti di Campli del 1575, infatti, si parla di quattro quartieri divisi da mura difensive accessibili attraverso porte e ponti. Al quartiere d Nocella si accedeva tramite tre porte: Porta da Capo (ovest), Porta da Piedi (est) e Porta S. Angelo (sud) di cui non esistono più resti. A Campli si entrava tramite quattro porte: Porta S. Chiara (ovest), Porta del Castello (est), Porta S. Paolo (sud), Porta S. Salvatore(nord). Da Porta del Castello partiva una strada fortificata che terminava con una quinta Porta detta Viola.
Il quartiere di Castelnuovo era servito da due accessi: Porta di Capo Castello e Porta Orientale (o Angioina, o S. Giovanni), che è l'unica rimasta fino ai nostri giorni. Di fronte alla Porta Orientale fu costruito un fossato artificiale attraversabile tramite un ponte levatoio. Forse all'interno della prima cinta muraria esisteva una seconda cinta muraria corredata di solidi torrioni oggi non più riscontrabili. Si spiega così lo stemma di Campli, di cui si ha notizia nel 1498: il castello con il grande e unico portale si può identificare nell'intera Città mentre le tre torri rappresentano i tre nuclei di Nocella, Campli, Castelnuovo.
Nel 1363 la Regina Giovanna I attribuì alla cittadina il privilegio della Fiera di Santa Margherita, e successivamente quello di scegliere in maniera autonoma il proprio giudice civile. Trascorsi sei anni venne nuovamente alle armi con i vicini teramani, questa volta per contender loro il possesso del Feudo dei Melatini.
Nel 1372 Campli fu proclamata “libero comune”. Nell’anno 1424, insieme ai vicini comuni di Teramo ed Atri, passò sotto il dominio dei nobili Acquaviva. Gli anni che seguirono videro spesso i camplesi brandire le armi per risolvere questioni di confine contro Civitella del Tronto, in particolare nel 1430 e poi nel 1479. Una pace stabile e duratura fu raggiunta solo nel 1507. In quel periodo Campli era definita “città regionale”, e come tale veniva considerata proprietà diretta della Regina Giovanna III.
Lo sviluppo nel XII e XIV secolo
Nei secoli XIII e XIV Campli gode di un evidente stato di floridezza e di progresso, tant'è che già nel 1293 aveva il privilegio del mercato settimanale e, durante questi secoli, si costruirono il Campanile di S. Maria in Platea, la chiesa di S. Francesco e il Palazzo Parlamentare. Nel 1306 fu fondato il convento di S. Francesco; nel 1322 i Sindaci eleggevano il loro Giudice; nel 1348, in seguito alla diffusione di un'epidemia di peste, furono edificati l'ospedale e la chiesa di S. Maria della Misericordi; nel 1352 furono risistemate le fortificazioni; intorno al 1363 la Regina Giovanna di Napoli concesse una fiera di tre giorni e l'unione di più castelli; nel 1372 divenne libero comune e, nello stesso periodo, poté scegliere il Giudice delle cause civili ed innalzare la Porta Orientale; 1393 ebbe il condono dei tributi fiscali; nel 1395 S. Maria in Platea venne eletta Collegiata. Nel 1390 avvenne l'erezione dell'ospedale sotto il titolo di Sant'Onofrio. Anche il XV secolo fu per Campli un periodo di ulteriore sviluppo con immunità e privilegi, e visse diversi avvenimenti importanti: la presenza a Campli di San Giovanni da Capestrano e la fondazione, da lui promossa, del convento di regola Osservante (Francescana) intitolato a S. Bernardino (1448-49); la costruzione della navata occidentale di S. Maria in Platea (1470-1513); la fondazione del convento celestino dedicato a Sant'Onofrio (1489-1510) eletto in seguito a Badia (1614-620).
L'epoca dei Farnese
Nel 1538 passò da territorio demaniale a feudo farnesiano. Caduta in mani francesi infatti, fu donata da Carlo VIII a Margherita d'Austria, sua figlia naturale e moglie d’Ottaviano Farnese duca di Parma e Piacenza, nipote di Papa Paolo III. Un cognome, quello dei Farnese, che di lì in avanti, si legherà in maniera assai stretta alla storia della cittadina.
Sotto il feudo farnesiano Campli trascorse anni fortunatissimi ed acquisì molti vantaggi e privilegi, potenza, floridezza, alleanze e aumento il numero di abitanti: elementi che dotando il comune di fabbriche e ricchezze, lo resero immune da quelle carestie e pestilenze che mietevano vittime negli altri territori del Regno. Nel 1520 la bella piazza rinascimentale a pianta rettangolare fu impreziosita dal possente, ed allo stesso tempo elegante, Palazzo Farnese, designato come sede del parlamento. Campli del 1532 contava circa 3.700 abitanti; nel 1545 contava circa 4.510 abitanti ; nel 1561 contava circa 5.383 abitanti. Nel 1520 aveva il primo teatro d'Abruzzo, dal 1592 all'anno seguente i fratelli Facii vi trasferirono, da Teramo, la loro avviata tipografia. Nel 1598 in occasione delle nozze di Ranuccio Farnese e di Margherita Aldobrandi regalava 1.500 ducati mentre altri comuni reclamavano contro le angherie dei Commissari a causa della loro povertà. Furono questi anni di grandi mutamenti, che portarono a Campli gioie ed onori, ma anche sventure e devastazioni. Nel 1557 il Duca di Guisa, forte di oltre 2000 uomini, assediò Campli e, dopo un’aspra battaglia contro i coraggiosi abitanti, riuscì ad espugnarla e saccheggiarla.
Nel 1575 videro la luce gli “statuti comunali”, importanti documenti che erano destinati a regolare la vita amministrativa di Campli. Nel 1579 Margherita d’Austria si recò in visita nella cittadina e per la solenne occasione i camplesi decisero di rendere il loro comune degno di una regina, compiendo importanti restauri e innalzando nuove costruzioni. Fu cosi che venne eretto il palazzo del Monte di Pietà, fu fondato il Convento dei Cappuccini e la Cattedrale stessa ebbe ad essere arricchita con splendidi dipinti ed un altare offerto dagli uomini della congregazione dei lanai. Aprì inoltre i battenti, vera novità per qui tempi, una bottega dove si esercitava l’arte tipografica.
Il titolo di Città e e il Vescovato
Nel 1600, grazie ad una bolla del Papa Clemente VIII, Campli ebbe il titolo di Città e vi fu eretto il Vescovato. Ebbe l’onore di essere elevata a Diocesi, grazie all’interessamento di un nobile rampollo della famiglia Farnese, al quale, proprio in quegli anni era andata in sposa la pronipote del Papa, proveniente dalla famiglia degli Altobrandini. Sotto l'aspetto socio-economico è da ricordare il Monte di Pietà, patrocinato dall'Università di Campli, che nel 1628 aveva un capitale di 2.000 scudi e nel 1.650 prestava denaro ai poveri senza interesse. Fiorenti erano i commerci delle lane e delle stoffe: esiste, per esempio, custodito nella casa Valerii, uno stemma Mediceo della famiglia Massei, casata famosa, fra l'altro, per i commerci dei tessuti. E' voce comune che nella loggia della "casa della Farmacia" (Di Carlo), del tardo '500 allora detta "Spezieria", si stabilissero i prezzi delle spezie che poi venivano adottati per tutto il Regno.
L'epidemia, il terremoto, il banditismo
Ma il '600, iniziato in maniera così propizia, si rivelò invece davvero nefasto per Campli.
Nel 1656 la città venne colpita da una terribile epidemia. È allora che la città si vota all'Immacolata Concezione, che viene proclamata Regina e Patrona. Come d'incanto, improvvisamente, il morbo devastante sparisce dall'intero territorio comunale.
Nel 1703 fu quasi rasa al suolo da un violento terremoto. Vengono distrutte alcune abitazioni e lo stesso Palazzo del Parlamento viene danneggiato.
Alle calamità naturali si aggiunse presto il terribile flagello del banditismo. Per decenni le autorità furono praticamente impotenti contro il dilagare di feroci banditi che, annidati tra le selvagge ed inespugnabili gole delle vicine montagne, mettevano a ferro e fuoco le contrade e le campagne di Campli, assalendo viandanti e fattorie isolate.
Carlo III della dinastia dei Borboni, figlio di Elisabetta Farnese, succede su tutti gli ex stati Farnesiani (1734), quindi anche Campli passa nelle sue mani.
Il declino e la Scala Santa
La popolazione di Campli prese a scendere vertiginosamente e nel 1736 tocco il minimo storico di 2500 anime. Dopo alcuni anni venne di nuovo occupata dalle truppe francesi ed i camplesi, legati storicamente ai Borboni, giunsero addirittura al punto di chiedere aiuto ai briganti pur di tentare un’ultima disperata resistenza e liberarsi dagli invasori. Scampato il pericolo, la situazione generale non migliorò affatto.
Per risollevare le sorti della città ormai avviata ad un inarrestabile declino si fece ricorso ad ogni mezzo. L’anno di grazia 1776 venne, infatti, caratterizzato dall’apertura della Scala Santa, un evento d’enorme importanza che fu sì religioso ma soprattutto sociale ed economico, e rappresentò un estremo tentativo di rivitalizzare la città stessa, l’ultimo in verità nella storia di Campli. Dopo 218 anni viene abolito il vescovato con un concordato tra Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie e nel 1860 la città viene attaccata dai soldati borbonici e dai briganti che distruggono anche l'archivio comunale. Dopo il 1860 anche Campli è annessa al Regno d'Italia.
Il 21 aprile 1958, alle ore 3:22:39, si verificò una notevole scossa di terremoto pari al 5° grado della Scala Mercalli, sentita anche a Montorio al Vomano. Una scossa si verificò a Campli anche il 20 febbraio 1959, pari al 4° grado della Scala Mercalli, avvertita anche nella vicina Civitella del Tronto [1].
[modifica] Monumenti
- La Scala Santa
Fu Papa Clemente XVI ad attribuire, il 21 gennaio 1772, il privilegio della Scala Santa alla città di Campli, grazie al paziente lavoro diplomatico dell’avvocato Gianpalma Palma. All’interno si trova un inestimabile tesoro d’arte: tele, reliquiari, affreschi del 1500, del 1600 e del 1700.
I ventotto gradini in legno d'ulivo, da salire pregando in ginocchio, donano ai fedeli l’assoluzione dai propri peccati e, in alcuni giorni dell’anno, l’Indulgenza Plenaria con lo stesso valore di quella che si ottiene sulla Scala Santa di Roma. Affascinanti le simbologie della Scala e della decorazione. Si sale tra sei dipinti che raccontano momenti della Passione di Cristo per ripercorrere le tappe di Gesù verso la Croce e riviverne, simbolicamente, la sofferenza. Nel Sancta Sanctorum è l’altare del Salvatore, il Cristo Salvator Mundi, l’unico in grado di liberare il peccatore dal peso dei suoi misfatti. Dopo aver reso omaggio ai ritratti di Papa Clemente e a Sant’Elena, l’uomo nuovo, il credente purificato nella sua anima, scende finalmente verso la luce del giorno, ora in piedi, accompagnato dalle scene gioiose della Resurrezione ed angioletti sorridenti affacciati dal tetto.
Quello della Scala Santa è un rito religioso di grande importanza, legato ad una narrazione affascinante per se priva di fondamento storico. Secondo la tradizione fu infatti Gesù, salendo e scendendo dal cospetto di Pilato, a consacrare la pietra dei gradini col suo sangue. Dopo decenni di chiusura la Scala Santa di Campli è stata restaurata dall’abile mano della dottoressa Tilde Di Giacinto e riaperta a fedeli e visitatori nel settembre del 1995.
- Palazzo del Parlamento o Palazzo Farnese
Rappresenta uno dei rari esempi di architettura civile medioevale in Abruzzo. È indubbiamente uno degli antichi edifici d’uso civile più interessanti. La sua prima costruzione viene fatta risalire al 1400 e la data del 1520, scolpita su un concio di arenaria incastonato nella facciata, viene comunemente riferita all’epoca di un importante restauro. Su uno dei lati del palazzo di ergeva anticamente una grande torre campanaria, crollata a causa di un violento terremoto. Viene anche detto Palazzo del Parlamento perché vi si riunivano i Capifamiglia chiamati, dal tradizionale suono della campana, a decidere sulle vicende della cittadina. I cronisti dell’epoca riferiscono dell’esistenza di un terzo piano, di cui si sono perse le tracce, nel quale fu allestito il primo teatro d’Abruzzo. La decadenza del palazzo iniziò sotto la dominazione dei francesi, che lo utilizzarono come caserma fin quando alcuni crolli ne minarono la stabilità consigliandone l’abbandono definitivo. L’aspetto attuale, copia fedele di quello originario, gli fu restituito dai restauri del 1888.
- Casa del Farmacista e Casa del Medico
Una delle caratteristiche architettoniche che rende suggestiva la città di Campli è la presenza delle case porticate, alcune delle quali risalenti persino al XIII secolo, che si susseguivano in antico lungo il corso principale senza soluzione di continuità. Di notevole interesse è la casa porticata che trovate sulla destra della chiesa di Santa Maria, iniziando a scendere lungo il corso principale. Restaurata di recente, essa reca sulla facciata un concio in pietra con la data del 1400. Proseguendo, poco oltre incontrate la casa dello “Speziale”, ossia l’antico farmacista, evidenziata da una elegante loggetta, e subito dopo quella del “Medico”, apparentemente di scarso interesse a causa della sua facciata alquanto anonima, ma impreziosita da un delizioso interno sviluppato su due piani con porticato, pozzo e loggiato.
- Collegiata di Santa Maria in Platea
L’ex-cattedrale, detta anche Collegiata di Santa Maria in Platea, fu costruita alla fine del trecento sfruttando i resti di un edificio ben più antico, del quale si sa ben poco ma le cui tracce sono ben visibili sulla destra della facciata. Nel XVIII secolo subì una profonda ristrutturazione che ne trasformò radicalmente l’aspetto. La parte centrale della facciata, di chiaro stile neoclassico, e per l’appunto frutto di questo intervento, avvenuto per la precisione nel 1793. La nicchia che si trova al di sopra del portale è abbellita da una scultura che rappresenta la Madonna col Bambino, opera probabile del Gagliardelli.
Ampia traccia dei numerosi rimaneggiamenti subiti dalla chiesa è ben evidente nel campanile. Esso venne innalzato nel XIV secolo utilizzando blocchi di pietra e tufo. La struttura, altrimenti massiccia e tozza, fu alleggerita da monofore e bifore. La base è caratterizzata da una sezione quadrata che si modifica nella parte superiore, mutando repentinamente in una struttura ottagonale decorata da mattonelle in ceramica dipinta, forse opera di Antonio da Lodi, aggiunte nel 1474. Durante i lavori del 1793 il campanile venne soprelevato aggiungendo la cuspide, anch’essa di sezione ottagonale. Attorno alla fine del secolo scorso vennero effettuati lavori sul campanile, in particolare sulla parte superiore, che ne modificarono l’aspetto esteriore rendendolo come oggi è visibile.
Nata come una chiesa ad una sola navata, l’interno di Santa Maria ne ha oggi tre: quella di sinistra venne costruita tra il XV ed il XVI secolo, quella destra fu ultimata, secondo le cronache, nel 1561.
Il soffitto della navata maggiore è assolutamente spettacolare, tanto da lasciare senza fiato il visitatore che, entrato in religioso silenzio, abbia ad alzare improvvisamente gli occhi verso il cielo. Realizzato in tavole di legno, esso è in parte decorato da pitture realizzate direttamente sulle assi, e in larga misura da tele con bellissimi dipinti di scuola romana che lo rendono un'opera d’arte davvero unica nel suo genere.
I numerosi altari presenti nelle navate laterali sono impreziositi da importanti opere d’arte, alcune delle quali risultano essere oggetti di grande pregio e di eccellente valore artistico. Iniziando la visita dalla navata di destra scopriamo che il primo altare è sormontato da un pregevole crocefisso ligneo dipinto risalente al XIV secolo, mentre il terzo è impreziosito da una tela, sembra opera di artisti attivi presso la scuola di Raffaello, copia della “Visitazione”, capolavoro del famoso pittore esposto oggi al museo del Prado. L’altare della testata della navata destra reca infine un’opera del maestro Giovanni Battista Ragazzini, datata al 1577 e raffigurante una “Madonna con Bambino”.
Passando poi alla navata di sinistra vale la pena di andare subito ad ammirare l’altare della testata dedicato al Santissimo Sacramento. Realizzato nel 1532 in pietra scolpita dall’artista rinascimentale Sebastiano da Como, esso ha forma di edicola sostenuta da colonnine intarsiate con figurine celate in piccole nicchie. Al di sopra dell’altare si trova una “Madonna con Bambino”, scultura lignea dipinta e dorata databile al 1495. Essa è attribuita alternativamente a Giovanni da Biasiuccio oppure al già menzionato Gagliardelli. Ma il vero pezzo forte sono le due tavole che affiancano la statua stessa, entrambe opera splendida di Cola d’Amatrice. Una di esse raffigura “il Battista e le Sante Orsole” mentre l’altra immortala “Caterina da Siena e i Santi Gregorio Magno, Sebastiano e Paolo”.
L’altare centrale infine, realizzato nel XVIII secolo, è splendidamente decorato con marmi policromi finemente intarsiati; tutt’intorno per tre lati si sviluppa il coro, in legno scuro cesellato da ignoti artisti, completato sulla sinistra da un seggio vescovile di grande pregio. Sul lato opposto, sopra l’ingresso principale, spicca il bellissimo organo in legno. Al di sotto dell’altare maggiore, con accesso da entrambi i lati, si apre la cripta, vero cuore antico della chiesa. Divisa in cinque navate, con volte sostenute da pilastrini ottagonali, la cripta ha alcune pareti decorate da un ciclo di affreschi quattrocenteschi di grande suggestione, da alcuni attribuiti alla scuola giottesca.
Sulla destra troviamo una Resurrezione, con soldati che indossano armature medievali, a fronte, sulla destra una “Pentecoste” e più a sinistra una “Natività” o “Miracolo della Croce”, che riproduce una curiosa simbologia, con Gesù in un letto di legno piuttosto che in una mangiatoia e con la Madonna che gli porge una croce. Anche le volte erano decorate da affreschi, ma un antico incendio, del quale restano peraltro tracce abbastanza evidenti, ha lasciato ai posteri solo quattro volti che fanno capolino da una di esse.
Ma quel che rende davvero speciale Santa Maria è il suo tesoro, costituito da una favolosa tavola raffigurante la “Madonna in trono che allatta il piccolo Gesù”, ritenuta da alcuni opera di Giacomo da Campli e giunta a noi in perfette condizioni, e da un eccezionale patrimonio di oggetti sacri in argento lavorato, tra i quali una pastorale, una croce processionale forse opera di Nicola da Guardiagrele, ostensori ed incensieri di scuola napoletana.
- Chiesa di San Francesco d'Assisi
La chiesa, di evidente stile romanico, fu costruita nel XIV secolo e la data di inizio dei lavori seguì solo di pochi anni la morte di San Francesco di Assisi, il famoso santo protettore di d’Italia al quale deve il nome, avvenuta nel 1226. La facciata è realizzata in conci di pietra squadrata e presenta assai evidenti gli elementi della tipica tecnica costruttiva trecentesca adottata dai primi francescani. Tra i poderosi contrafforti angolari spicca il pregevole portale, splendidamente decorato da volti umani e da animali, al di sopra del quale, oltre la cornice, si apre la finestra circolare che ospitava in antico il rosone intagliato che la tradizione vuole trafugato dai francesi invasori per essere collocato sulla facciata di una chiesa di Civitella del Tronto, dove a tutt’oggi fa bella mostra di se.
Ad un’attenta analisi si scopre come il portale sia in pratica una fedele replica di quello che decora l’ingresso dell’antica chiesa di San Francesco a Teramo (oggi detta Sant’Antonio), che è caratterizzato da una fantasiosa flora di capitelli finemente intagliati. Sul fianco sinistro della chiesa si trovava il chiostro, oggi in parte demolito ed in parte occupato dal Museo Archeologico. Un tempo esso era affrescato per intero dalle pitture del maestro polacco Sebastian Majesch, raffiguranti scene della vita di San Francesco. In uno dei due porticati oggi ancora esistenti si possono ancora ammirare le pregevoli finestre bifore e il portale che in antico dava accesso alla sala Capitolare.
Al centro della Corte del Chiostro si trovava un pozzo, ormai scomparso. La massiccia torre campanaria a base quadrata che veglia sulla chiesa ha una curiosa storia da narrare: costruita nel XIV secolo ed alta in origine ben 42 metri, venne smontata pietra per pietra molti anni fa perché ritenuta pericolante ed in procinto di crollare. Mutata per decenni in cumulo di blocchi di pietra, nel 1997 è stata ricostruita, nelle dimensioni e misure originali, usando per lo più i materiali originali. Unico neo di tale operazione è una assai discutibile colonnina di moderne origini, sembra opera di un artigiano locale, inserita con poco garbo estetico e storico in una delle finestrelle della torre.
L’interno, ad una sola navata di grande respiro spaziale, era originariamente decorato con una serie di splendidi affreschi che vennero purtroppo ricoperti per intero con uno strato di cale durante l’infuriare di una delle innumerevoli pestilenza che flagellarono la zona. Solo piccole porzioni di essi sono state recuperate e portate alla luce dai lavori di restauro. L’abside, caratterizzato da una volta costolonata, è illuminata da una semplice monofora collocata in alto. Ai lati dell’ingresso, addossate alla controfacciata, sono situate due edicole, una a tutto sesto e l’altra ad arco ogivale, decorate da affreschi di chiara imitazione giottesca. Dietro l’altare pende una grande croce in legno dipinto risalente al XIV secolo, probabilmente di fattura bizantina.
Sulla sinistra del presbiterio è visibile, all’interno di una nicchia, un pregevole affresco trecentesco raffigurante una Pietà, mentre sulla parete destra un altro di grandi dimensioni riproduce un’Annunciazione nella quale è possibile osservare inserito anche il ritratto del dedicante che offrì alla chiesa l’opera d’arte.
- Chiesa di San Giovanni Battista
La chiesa di San Giovanni Battista si trova al di fuori del centro storico di Campli, nella frazione di Castelnuovo, che s’incontra lungo la strada che sale da Pagannoni e da Sant’ Onofrio. Essa è situata all’interno dell’antica cinta muraria, proprio a ridosso della Porta Angioina, che la lambisce con la sua torre dalle forme goticheggianti.
La facciata a campana, semplice e spoglia, presenta un elegante portone ogivale in pietra del XIV secolo, sormontato da un finestrone circolare ripetuto sulla destra alla stessa altezza. L’interno ha un’inusuale struttura a due navate: quella di sinistra è originale, mentre l’altra fu aggiunta nel XV secolo. Ai lati dell’ingresso, appoggiate alla controfacciata, si trovano due edicole sorrette da colonnine. Quella di destra ha la volta e le due pareti decorate da affreschi e nel suo interno si trova una fonte battesimale. Le pareti interne della chiesa sono impreziosite da affreschi quattrocenteschi, raffiguranti soggetti votivi tra i quali vari Santi e la Madonna di Loreto, attribuiti a Giacomo da Campli.
Il soffitto, realizzato tradizionalmente con travi e mattoni, è decorato interamente con una serie di motivi geometrici che richiamano spesso il cielo stellato. Tra gli arredi si segnalano i due splendidi altari lignei dorati del seicento, impreziositi da tele, un crocefisso ligneo del trecento e una tela seicentesca raffigurante San Carlo Borromeo.
- Museo Archeologico Nazionale
Il Museo Archeologico Nazionale di Campli, ricavato nelle sale del Convento annesso alla trecentesca chiesa di San Francesco, è stato inaugurato nel 1989. Si tratta di una struttura di dimensioni abbastanza contenute, composta com’ è da sole quattro sale, ma capace di fornire al visitatore un quadro chiaro e completo della civiltà picena, grazie anche alla sua eccellente impostazione didattica e ai pannelli esplicativi, che risultano essere di grande chiarezza e completezza. Nella sua progettazione si è privilegiata la qualità dei reperti esposti rispetto alla quantità, evitando cosi di dar vita ad uno di quegli oppressivi musei-magazzino e riuscendo invece, in modo innovativo, ad evidenziare gli aspetti socio-economici della comunità di genti italiche di Campovalano, dalle prime sepolture fino al periodo della decadenza, coincisa con la conquista di quelle terre da parte dei romani.
Molto ben studiato l’utilizzo dei pannelli didattici caratterizzati da appositi colori guida, disponibili per altro anche in versione stampata in un utilissimo cofanetto dal titolo “il Museo in tasca”. Assolutamente innovativa e di grande effetto l’idea di rendere trasparenti le porte dei magazzini, posti sullo stesso piano delle sale espositive. In questa maniera il visitatore riesce a cogliere l’esatta dimensione dell’enorme quantità di reperti restituiti sinora dagli scavi e può meglio apprezzare i pochi e selezionati oggetti esposti nelle vetrine, destinati a documentare ora la tomba di un capo, ora quella di un bimbo, ora i segni della decadenza.
- Convento di Sant'Onofrio
Dell’antico Convento Celestino di Sant’Onofrio, situato all’ingresso est del paese, ai nostri giorni è giunta purtroppo solamente una vaga traccia della sua grandezza, della sua bellezza e di quelli che erano con tutta probabilità i tesori d’arte che l’ornavano: la sala affrescata del refettorio.
Una parte del chiostro fu demolita per ampliare la strada, mentre l’altra, ridotta ormai in condizioni indescrivibili, è stata occupata per anni dalla bottega di un artigiano. Le superstiti celle dei monaci si trovano invece nel piano superiore dell’edificio che, come lo stesso refettorio, è stato a lungo proprietà di privata prima di essere acquisito, alcuni anni fa, dal Ministero per i Beni Culturali.
Dal punto di vista strutturale il refettorio è praticamente integro, nonostante in passato sia stato usato come deposito di grano. Per quanto riguarda gli affreschi, alcuni attribuiti al pittore Giacomo da Campli e considerati una delle più belle testimonianze della scuola pretuziana del 1400, pesanti sono i danni recati dal recente uso della sala. Lo zoccolo decorato a motivi ornamentali è andato interamente perduto, consumato pian piano dai sacchi di grano che lo hanno letteralmente grattato via; sorte peggiore è toccata ad una porzione di affresco sul quale, a mo’ di lavagna, gli operai erano soliti incidere il numero di sacchi scaricati. Il soffitto del refettorio è caratterizzato da una volta a vela sostenuta da pennacchi, sulla quale sono affrescati i Santi Celestini, Santa Scolastica ed una Trinità.
Sulla parete d’ingresso è rappresentato un paesaggio di grande suggestione, nel quale molto probabilmente è riconoscibile Campli. La parete opposta, quella di fondo, conserva, affrescate all’interno di due archi, un’Annunciazione ed un’Ultima Cena di rara bellezza e di grande effetto. La parete destra, pur rovinata dalle tracce di tre finestre aperte e poi murate, racconta la vita da eremita di Sant’Onofrio. Nel lato opposto, tra gli strombi di tre finestre, sono affrescati i ritratti di San Michele ed altri Santi.
- Convento di San Pietro a Campovalano
- Convento di San Bernardino da Siena sul Colle Santa Lucia, oggi abbandonato.
- Torre dei Melatino, eretta nel 1394 nella contrada Nocella;
- Convento di San Pietro a Campovalano
È una frazione di Campli il borgo fortificato di Castelnuovo, dove resta in buono stato la Porta Orientale detta Porta Angioina, del Trecento.
[modifica] Manifestazioni
A Campli, fin dal 1964, ogni ultimo fine settimana del mese di agosto, si tiene la Sagra della porchetta italica, la prima sagra d'Abruzzo e una delle prime organizzate in Italia.[senza fonte] Oggi i porchettari camplesi, tutti allievi dei maestri della tradizione, preparano la porchetta con i sistemi d'antico insegnamento. E come è consuetudine, ogni anno, il loro prodotto viene giudicato da una giuria di degustatori che valuta qualità delle carni, cottura e, particolare non secondario, consistenza della crosta che deve risultare fragrante e gustosa al palato. La porchetta camplese si differenzia e si distingue da quella preparata in Umbria, nelle Marche, nel Lazio, in Toscana e in Sardegna per gli aromi, i tempi e i modi di cottura. Nei giorni della Sagra, questi aromi si spandono in tutto il paese, dove vengono cotte centinaia di porchette; il maiale, rigorosamente 'imporchettato' si gusta nei ristoranti e agli stand. L'idea della Sagra fu di Fernando Aurini, giornalista, intellettuale e storico della cultura materiale. Il grande e inaspettato successo della prima edizione si ripete puntualmente ogni anno, quando migliaia di persone arrivano nella cittadina farnese per gustare la ghiotta e inimitabile pietanza locale. Grazie alla Pro Loco Città di Campli si mantiene viva una tradizione millenaria ancora oggi strettamente legata ad una economia locale, l'allevamento dei suini. I 'porchettai' camplesi girano l'Abruzzo, le Marche e il Lazio e ogni giorno ti capita di trovarne uno che vende il suo profumato prodotto all'angolo di qualche piazza. Per la prima edizione della Sagra Aurini pubblicò anche un'agevole guida turistica dal titolo Campli. Dal 1964 la sagra si ripete con grande partecipazione di pubblico.
Oltre alla Sagra della porchetta italica, nel comune teramano, specialmente durante il periodo estivo, si tengono altre manistazioni, come la festa della pizza, una sagra del tartufo in località Campovalano ed un importante Festival di musica jazz.
[modifica] Sport
Questo piccolo comune è anche molto conosciuto per la sua storia cestistica, infatti, la squadra del paese durante gli anni 60 ha militato nella massima serie nazionale. Negli anni 90 era una delle squadre di spicco della B d'eccellenza, ora dopo una lunga e sfortunata discesa di serie milita nel campionato Dilettantistico.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Personalità legate a Campli
- Giacomo da Campli, (Campli, 1420 - 1492), pittore
- Giovan Battista Boncori, (Campli, 1643 - Roma, 1699), pittore
- Francesco Brunetti, (Campli, 1605 circa - Nocella di Campli, 1651), storico
- Pasquale Delpaggio, sacerdote, storico
- Niccola Palma, (Campli, 1777 - Teramo, 1840), canonico aprutino, storico
- Primo Riccitelli, (Cognoli di Campli, 1875 - Teramo 1941), compositore
- Norberto Rozzi, storico
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Gabriele Giovannini (lista civica) dal 14/06/2009
Centralino del comune: 0861 569321
Posta elettronica: non_disponibile
[modifica] Note
- ^ M. Baratta, I terremoti in Abruzzo, fratelli Bocca editori, Torino, 1901
[modifica] Bibliografia
- Nicolino Farina, Campli città dei Musei, Teramo, Giservice Editore, 2009;


