Bisenti
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| Bisenti | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 274 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 30 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 68 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Acquadosso, Bivio Castelli, Campo di Pizzo, Campo Male, Chioviano Alto, Chioviano Basso, Ciandò, Cipollone, Colle Ceci, Colle Marmo, Colle Paradiso, Piane Grande, Piano del Moro, Piedifinati, Rufiano, San Martino, San Nicola, San Pietro, San Savino, Scipione, Troiano, Villa Falone | ||||||||
| Comuni contigui: | Arsita, Castel Castagna, Castelli, Castiglione Messer Raimondo, Cellino Attanasio, Cermignano, Penne (PE) | ||||||||
| CAP: | 64033 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0861 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 067007 | ||||||||
| Codice catasto: | A885 | ||||||||
| Class. sismica: | zona 2 (sismicità medio-alta) | ||||||||
| Nome abitanti: | bisentini | ||||||||
| Santo patrono: | San Pasquale Baylon, Madonna degli Angeli | ||||||||
| Giorno festivo: | 17 maggio, 2 agosto | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Bisenti è un comune di 2.061 abitanti della provincia di Teramo: situato nell'alta Valle del fiume Fino nell'antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba.
Anticamente era parte integrante del Regno delle Due Sicilie.
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Guido De Luca (centrosinistra) dal 28/05/2007
Centralino del comune: 0861 997156
Posta elettronica: info@bisenti.eu
[modifica] Geografia
Il paese di Bisenti (in latino: Bisemptium, in dialetto bisentino: Bisìnde) è situato nell'alta valle del fiume Fino, in posizione collinare (274 m s.l.m.), a 35 km circa dal mare Adriatico e un po' meno dalle alte vette dell'imponente massiccio montuoso del Gran Sasso. Il Fino in questo punto termina la sua discesa dal territorio montano e pedemontano per cominciare il suo lento ed indefesso decorso verso la vallata che diventa sempre più dolce ed ampia fino a giungere, dopo la confluenza col fiume Tavo, al mare.
L'alta valle del Fino appartiene alla provincia di Teramo, ma la geografia e la storia l'ascrivono indubbiamente alla zona di Penne (provincia di Pescara). Infatti già anticamente il territorio apparteneva alla "Vestinia", mentre Teramo era la capitale del "Pretuzio" (che comprende il territorio tra il fiume Vomano e il Tronto). Inoltre i rapporti, i commerci e gli scambi erano più frequenti con gli altri paesi delle valli del Fino e del Tavo più che con quelli della Val Vomano. Si ricorda che Bisenti, prima della formazione della provincia di Pescara (1927), quando la secolare provincia di Teramo (o dell'"Abruzzo Ulteriore Secondo") si estendeva fino al fiume Pescara e si divideva nei circondari di Teramo e Penne, apparteneva a quest'ultimo ed era capoluogo del mandamento di Bisenti.
Bisenti, per la sua posizione geografica, storia e tradizione è sicuramente il paese più importante di tutta la vallata[senza fonte], della quale gli altri paesi hanno fatto capo, essendo troppo lontani dai grossi centri abruzzesi. Attualmente la popolazione del Comune si aggira attorno a 2100 anime, ma negli anni Trenta ne contava quasi il triplo.
Il Comune di Bisenti, oltre al paese, non ha significativi agglomerati urbani, ma solo gruppi di case sparsi nelle varie Contrade dell'agro.
Le Contrade del bisentino sono: (in corsivo i nomi in dialetto bisentino): Acquadosso o Acquaddosso (Acquaddosse), Campo Pizzoli o Campo di Pizzo (Cambe di Pèzze), Chioviano Alto (Chiuviène Adde), Chioviano Basso (Chiuviène Bbasse), Ciandò (Ciandò), Colle Ceci (Colli cìce), Colle Marmo (Colli Marme), Colle Male (Colli Mèle), Colle Paradiso (Colli Paradèse), Penzolano (Pinzulène), Piane Grande (Pièni Grande), Piedifinati (Pitefinète), Rufiano (Rufiène), Saletti (Salètte), San Martino (Sande Martène), San Nicola (Sande Nicòle), San Savino (Sandi Savène) e San Pietro (Sande Pìtre).
Il più importante gruppo di case è il paesello di Troiano (Trjìne), posto lungo la Val Fino ai piedi di Colle Marmo; altri sono: Bivio Castelli (detto dialettalmente Cazzètti, in contrada Rufiano), Villa Falone, Villa Mongoni, Villa Turchi (sempre a Rufiano), Villa Scipione (sulla sommità del colle), Villa Zurritto, Villa Baggiutto (a Colle Marmo), San Nicola (nella contrada omonima), Villa Sarto e Villa Ciaricelli (a Chioviano Basso).
Il punto più alto del Comune di Bisenti è la cima di Colle Marmo (702 m). Sulle sommità dei colli maggiori (Colle Marmo, Rufiano, Chioviano Alto, San Pietro), immersi nei verdi colori della campagna abruzzese, si può godere un eccezionale panorama che apre i suoi orizzonti all'Adriatico, ai massicci del Gran Sasso, Majella, Monti della Laga e Monti Gemelli nonché all'umbro e marchigiano monte Vettore. I corsi d'acqua che attraversano il Comune sono: il fiume Fino (in dialetto: Fène), il Fossato (Fussète), il torrente Cerchiola (Circhiòle) e il fosso Petronico (Pitròneche), che delimita il confine meridionale con il comune di Penne.
In passato il territorio comunale di Bisenti ha avuto vari ingrandimenti: dal 1806 al 1831 comprendeva anche l'odierno comune di Arsita (fino al secolo scorso denominata Bacucco) e, durante il periodo napoleonico, il paese e l'agro di Appignano; nel 1832 le frazioni Castagna e Colle furono staccate costituendo il nuovo comune di Castagna; nello stesso periodo vennero fatte manifestazioni per l'annessione al comune anche della Contrada Bèfaro (in dialetto: Bòfere), appartenente a Castelli, ma molto più facilmente raggiungibile da Bisenti.[1]
[modifica] Antichi rioni e contrade
Il centro storico del paese è attualmente diviso in tre rioni: Codacchio (Cudàcchie o Gudàcchie), Rampigno (Rampìgne), Supporto (Supporte).
Anticamente la suddivisione rionale era molto più fitta. Di seguito l'elenco completo dei rioni, tratto dai registri dello Stato civile del Comune di Bisenti dell'Ottocento:
Codacchio - Rione della Piazza - Rione della Chiesa - Supportico (poi Supporto) - Rione della Torre o del Castello - Rione del Forno (o del Forno vecchio) - Rione del Macello - Rione delle Coste - Piano di Polzo - Piano dei Rossi (o Pian del Russo) - Porta da Capo (o Rampigno)
Dai vecchi registri catastali si possono desumere i nomi delle antiche contrade del Comune, delle quali solo alcune hanno mantenuto invariata la toponomastica fino ad oggi:
Terre Zanelle - Intagliata - Pocafeccia - Li Paduli - Nuova Salamma - Li Morelle - Lame Melone - Colle Muormo (oggi Colle Marmo) - Cipollone - Ciambane - Colle Ceci - Piano del Moro - Le Vicenne - Campo Male - Chioviano - Campo di Jacovo - Paradiso - Colle della Battaglia - Ripoli - Acquaddosso - San Nicola - Santa Margherita - San Martino - San Pietro - San Savino - Cerquagrossa - Penzolano - Cartofano - Sante Vigne - Spineta - Saletto - Le Grotte - Sepicine - La Pietra - Mazzaccone ecc.
[modifica] Storia e tradizioni
Bisenti è probabilmente di origine greca, ma documenti e ritrovamenti archeologici dell'epoca pre-romana e romana sono troppo scarsi da poter dare precise notizie in merito. La tradizione vuole che Bisenti abbia dato i natali a Ponzio Pilato, ma non si hanno notizie storiche che possano provare la fondatezza di questa leggenda. La casa attribuita al console romano è di epoca relativamente recente, anche se al suo interno vi è un pozzo che risale a quel periodo (su di esso però non sono mai stati fatti studi sufficientemente accurati).
Il nome di "Bisenti"[2] compare per la prima volta nei documenti nel 1084 quando il Duca di Spoleto cedette il contado al Monastero di Montecassino, indi in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo, all'epoca dei Normanni. Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno.
A quest'epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, ad una navata e di aspetto sì semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che ne conferisce insieme una bellezza rustica e spirituale. Il lunedi di Pasqua, come è tradizione, tutto il paese fa festa qui, con messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d'artificio, vino Montònico (di produzione locale) e grigliate di carne.
Nel Trecento nacque Bartolomeo da Bisenti, fisico, matematico e professore di medicina; fu ai servizi della corte angioina e venne insignito del titolo di "Miles". Il paese allora contava poche anime e non si estendeva oltre le mura di cinta del vecchio castello (ora quasi totalmente scomparse). Si presume che in questo periodo siano state innalzate le tre torri, simbolo del paese, di cui rimane in piedi solo la più grande (dimezzata rispetto alla sua altezza originaria).
Nel Quattrocento fu realizzata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, poi ingrandita nel 1776 su progetto di mastro Giovanni Fontana da Penne, quando assunse la conformazione attuale. Alla fine del XV secolo risale la statua lignea di santa Maria degli Angeli, realizzata da Gianfrancesco Gagliardelli; la leggenda vuole che, tanti secoli fa, la statua della Madonna comparve sulla sponda del fiume Fino e venne portata dalla popolazione festosa nella chiesa.
| Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Maria degli Angeli in Bisenti. |
Sempre dell'epoca è la chiesa di sant'Antonio Abate, sita presso la confluenza del Fossato col fiume Fino. La festa di sant'Antonio è molto sentita a Bisenti: la statua del santo il 16 gennaio viene trasportata dalla chiesetta a santa Maria degli Angeli e venerata dai fedeli; il giorno dopo, con solenne processione si riporta la statua nella chiesa di S. Antonio. Nel pomeriggio del 16 gruppi di ragazzi si mascherano da sant'Antonio e da demonio e vanno in giro per le case a fare la questua cantando lu Sand'Andonie.
Tra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento Bisenti fu scossa da varie epidemie che decimarono la popolazione. Particolarmente devastante fu la peste del 1656, alla quale sopravvisse solo un terzo degli abitanti del paese.
Si può facilmente immaginare, passeggiando per le vie della parte più antica del paese, la vita e l'anima di Bisenti in questo periodo: contadini che lavorano la terra, donne che adempiono ai doveri domestici e accudiscono i piccoli, signore che preparano gli umili piatti locali per la famiglia che - a giornata finita - si riunisce a tavola, il fuoco scoppiettante nei camini che d'inverno riscaldano ed illuminano le case, le campane che scandiscono l'inizio e la fine della giornata e richiamano il paese alla messa, l'attesa e poi l'allegria dei giorni di festa. Particolarmente sentita è sempre stata la festa della Madonna degli Angeli (che si celebra il 2 agosto) quando "molte giovinette, con in capo canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna degli Angeli per l'offerta, cantando" (D'Annunzio, Novelle della Pescara).
Alla fine del Settecento, in piena Rivoluzione Francese, i giacobini invasero l'Italia. Dovunque diffusero gli ideali laici di "libertà, uguaglianza e fratellanza" ed in molti paesi piantarono i loro alberi della libertà in sostituzione degli emblemi religiosi. Gli italiani, nella quasi totalità cattolici osservanti, insorsero in massa in tutte le regioni della penisola. Anche Bisenti, con la sua gente fedele alla tradizione e al re, insorse: i francesi condannarono a morte varie persone, tra cui tal Nicola Liberati e Donato D'Agostino il quale fu impiccato in contrada Montagnola e lasciato appeso per svariati giorni. Nell'Ottocento alcuni tra i personaggi bisentini aderirono alla Carboneria, tutti di estrazione sociale elevata come don Alessandro Barone e il medico Nicola Costantini. Essi, insieme ad altri e secondo le direttive delle alte sfere dei movimenti cospirativi, organizzarono sommosse quando a Roma fu instaurata la Repubblica romana (1849). L'Unità della patria (1861) fu salutata come un evento di giubilo dalla parte della popolazione più altolocata e liberaldemocratica; i sentimenti di stampo laico e liberale però spesso non venivano accolti dalla gente povera, fermamente attaccata ai re Borboni, alla religione e alla tradizione. Si racconta come un certo Di Domenico si stesse organizzando con contadini armati di aste e di farciglie a recarsi nel Comune per spodestare le autorità filosabaude. La situazione era ancora più incandescente nei comuni limitrofi, tant'è che il governatore di Teramo Sigismondi chiese truppe al Comando di Napoli per contrastare la resistenza che aveva il completo dominio della zona di Penne.[3]
Bisenti non mancò di dare un notevole contributo di sangue e di fede per la Patria. Numerosi combatterono nella campagna di Libia e nella Guerra del 1915-18. Durante la prima guerra mondiale vari bisentini morirono combattendo valorosamente sul Carso, mentre i ragazzi del '99 furono chiamati a battersi sul Piave, fino alla redenzione di Trento e Trieste (le vie intitolate alle due città, a Gorizia e a Fiume ricordano la riunione delle terre irredente all'Italia). In questo periodo nacque a Bisenti Pasqualino Canzii, mirabile esempio di religiosità, bontà e devozione. Morì all'età di quindici anni; recentemente è stato proclamato Servo di Dio.
Già dal Sette-Ottocento Bisenti aveva affermato la sua importanza e la sua centralità rispetto agli altri centri della valle del Fino; nel periodo tra le due guerre mondiali essa raggiunse il picco massimo. Il paese infatti, nonostante la guerra e soprattutto l'epidemia spagnola che aveva mietuto tante vittime, contava più di quattromila persone, aveva la pretura e varie piccole industrie nel ramo tessile ed agroalimentare. Nel 1932 l'AGIP istallò un cantiere per la trivellazione del terreno, ma nel 1934 un incendio si propagò nell'impianto distruggendo gran parte delle attrezzature. Da segnalare la partecipazione di vari bisentini alle guerre d'Abissinia (alla quale fece seguito la proclamazione dell'Impero d'Italia) e di Spagna.
La seconda parte della Seconda guerra mondiale è stata vissuta dai bisentini come un momento altamente drammatico. Un bombardamento americano venne compiuto nel 1944 con l'intento di colpire il presidio tedesco, ma per fortuna le bombe caddero in località San Savino ed il paese ne uscì immune. Nei pressi di Piedifinati due cecchini partigiani ammazzarono dei soldati tedeschi in ritirata; si rischiò la rappresaglia, ma fortunatamente questa non avvenne, tuttavia vennero ammazzate alcune persone, tra cui una donna incinta.
Le votazioni del 1948 videro vincente in Italia la Democrazia Cristiana. La vittoria della DC a Bisenti fu schiacciante rispetto agli altri partiti. La realtà - in Italia come negli altri paesi occidentali - cominciava a cambiare radicalmente anche per i ceti più bassi della popolazione. Il progresso, l'emancipazione, il consumismo si radicarono progressivamente nell'italiano medio, che però perdeva sempre più il senso della tradizione e quei valori che erano stati vivi per secoli. Un piccolo paese come Bisenti non poteva dare ciò che la nuova società ormai richiedeva, mentre i vecchi mestieri venivano soppressi dalla meccanizzazione e soppiantati da nuove occupazioni che Bisenti non offriva. Così, a partire degli anni Cinquanta, un numero sempre crescente di persone abbandonava il paese, la cui realtà cominciava ad essere troppo piccola e poco promettente per il futuro. L'esodo di massa è dovuto anche alla lontananza del paese dai grandi centri abruzzesi, dal suo isolamento a causa di una viabilità non agevole, dal fatto che l'alta valle del Fino è tagliata fuori dalla provincia di Teramo, nonché dallo scarseggiare di industrie e di attività lavorative. Anche la progressiva soppressione delle carceri, della pretura, delle scuole superiori nonché la chiusura di punti di riferimento come le cantine, dove la gente del paese si riuniva per fare due chiacchiere o una partita a Tajacocce (Assopigliatutto), segnavano la continua decadenza del paese. Ad oggi la popolazione di Bisenti si aggira a circa 2100 persone, come i più piccoli paesi della provincia, mentre solo sessanta-settanta anni fa era considerato uno dei centri più importanti dell'entroterra teramano.
[modifica] Fatti recenti
Il 6 aprile 2009 un violento terremoto ha scosso L'Aquila e l'Abruzzo. A Bisenti alcune case hanno riportato lievi danni, ma il paese ha pagato il tributo con una vittima, Serena Scipione di 24 anni, che si trovava alla casa dello studente dell'Aquila al momento della scossa delle 3.32. L'edificio, nonostante che fosse stato costruito da poco tempo, è totalmente crollato causando decine di vittime tra gli studenti. La bisentina Marta Valente, amica di Serena, è stata estrata viva dalle macerie 23 ore dopo; la sua vicenda è diventata famosa in tutta Italia.
[modifica] Dialetto
Il dialetto di Bisenti, detto lu bisindòse, è particolare, essendo caratterizzato dalla trasformazione (di origine montoriese) in molte parole della "e" accentata nella penultima sillaba in "o" (es. la parola paese in dialetto teramano si dice paàse mentre in bisentino diventa paòse) e della "a" in "e" (es: "è stato" nel teramano si dice a stàte mentre a Bisenti diventa a stète).[4]
[modifica] Prodotti tipici e piatti della tradizione
- Maccheroni alla molinara (Maccarùne a la mulinère o Maccarùne strètte a la mène)
- Pecora al guazzetto (Ciavarre a lu guazzètte)
- Virtù (li Virtù, minestrone di legumi e pasta che si mangia il primo maggio)
- Brodo col cardone (Brode chi lu cardòne, piatto di Natale)
- Brodetto di pesce (Brudòtte di pòsce, che si mangia alla Vigilia di Natale, possibilmente facendo un pasto unico alle 6 del pomeriggio)
- Fritti di baccalà e di sedano (Baccalà frètte e Làcce frètte, che si spizzicano nel periodo natalizio)
- Scrippèlle 'mbusse (crespelle bagnate nel brodo, da mangiare a carnevale)
- Tagliatelle e fagioli (Tajarille e fasciùle, più buone se sono chi li còteche)
- Fracchiata (Polenta di cicerchia, in bisentino: Fracchiète)
- Polenta (la Pulènde, possibilmente spalmata sulla spianatoia e mangiata in comunità)
- Maccheroni alla chitarra (Maccarune a la chitàrre, fatti con uno strumento apposito detto chitarra o maccarunère, possibilmente conditi con sugo con le pallottine di carne)
- Caggione (lu Caggiòne, calzone bianco con ripieno di formaggio)
- Calzoni con mozzarella e alici
- Arrosticini di castrato di pecora (li Rustòlle o li Spitìlle)
- Salsicce di fegato (Saggècce di fòteche)
- Ciffe e ciàffe (antica colazione con carne di maiale per chi lavorava nei campi)
- lu Feticatìlle (Fegatelli con uovo)
- Pipindùne e ove (uova e peperoni, da mangiare semplici o nel pane)
- Sardine e uova (Sàrde e ove)
- Fagiolini e patate (Fasciulètte e patène)
- Timballe di chicòcce (lasagne di zucchine)
- Tatù (Tatù, si mangiano a Natale)
- Sfogliatelle bisentine (Sfujatèlle, dolce di Natale)
- Paste di mandorla bisentine (Paste di màndurle)
- Bocconotti (Buccunùtte)
- Calcionetti (Cagginètte)
- Spumini
- Uccelletti di Sant'Antonio (Cillètte di Sand'Andònie, si mangiano il 17 gennaio)
- Tarallucci di San Biagio (si mangiano il 3 febbraio)
- Torta ripiena (Pèzza dòce)
- Torta di Pasqua o panettone casereccio (Pèzze di Pasque)
- Vino e spumante Montonico (lu Mundòneche, che si può gustare particolarmente nella "Festa dell'Uva" che si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre con sfilata di carri allegorici ed esibizione di costumi e musiche propri del folklore bisentino).
[modifica] Abitanti
Gli abitanti di Bisenti si chiamano Bisentini (in dialetto Bisindòse). Coloro che non sono di Bisenti vengono appellati forastìre (tradotto letteralmente: "forestieri"). Un bisentino che torna a Bisenti da qualunque altro posto fuori dal Comune, è solito dire: "So 'rvinùte a l'Itàlie" (trad.: sono tornato in Italia, cioè a Bisenti).
È nota la rivalità con il paese di Castiglione Messer Raimondo i cui abitanti vengono definiti "matti" (dial.: li mìtte di Castiùne). Anche i teramani non godono di buona fama, se fino a pochi decenni fa era diffuso il seguente detto popolare:
"Terramàne schiuppacule
va a la Mèsse e 'nzi 'nghicule
nin 'zi lève lu cappelle
Terramàno maledètte"
[modifica] Famiglie storiche
Antiche famiglie bisentine erano: Baldassarre, Barone, Catitti, Ciccone, D'Amico, De Carolis, Di Donato, Di Marco, Di Pietro, Lattanzi, Vicerè, De Vincentiis, De Ovidiis, Leone, Lucci, Marrone, Palusci, Profeta, Scipione, Valente ecc. A queste, esistenti ancora oggi, se ne aggiungevano altre, estinte o trasferitesi altrove: Chirici, D'Annunzio (da cui probabilmente discende Gabriele D'Annunzio), Faranca, Ferzecca, Guerrieri, Piersanto, ecc.
Alla prima metà del Settecento immigrarono altre famiglie, tra cui: De Sanctis da Cellino, Catulini da Penne, Di Berardino da Bacucco, Piccirilli da Tizzanella e De Baptistis da Forcella.
Tra la seconda metà del Settecento e l'Ottocento si aggiunsero: Mattucci, Frattone e Canzii da Atri, Ranalli da Ancarano, Panzone e Degnitti da Penne, Trufolo da Notaresco, Piccari da Loreto, Massimi e Pensieri da Appignano, Crudeli da Isola, Torretta da Picciano, Brandimarte dalle Marche ecc.
[modifica] Evoluzione demografica
Nel 1827 vivevano a Bisenti 1359 persone e 797 risiedevano in campagna, di cui: n. 340 in Rampigno, n. 36 nel rione della Porta da capo, n.123 nel Supporto, n. 69 nel rione della Chiesa verso mezzogiorno, n. 34 nel rione della torre, n. 74 nel rione della Chiesa verso borea, n. 4 nel rione della Corte, n. 192 nel rione del piano di Russo, n. 153 nel rione del piano di Polzo, n. 156 nel rione del Codacchio, n, 62 nel rione del Forno vecchio, n. 57 nel rione del Purgatorio, n. 23 nel rione della Porta da piedi. A Chioviano vivevano 146 persone, a Campomale n. 19, a Campo di Jacovo n. 34, a Paradiso n. 13, a San Nicola n. 6, a Ripoli n. 14, a Colle della battaglia n. 2, a Cipollone n. 15, all'Acquaddosso n. 55, a Piedifinati n. 52, a Santa Margherita n. 8, a San Martino n. 15, a Troiano n. 121, a Cerquagrossa n. 14, a Penzolano n. 49, ai Colli n. 10, a San Magno n. 3, a Cartofano n. 11, a Colle Marmo n. 118, a Campo di Pizzoli n. 9, a Rufiano n. 49, a Spineta n. 4 e a Colle Ceci n. 7.
Di seguito l'andamento della popolazione del Comune dall'Unità d'Italia fino a oggi.
Abitanti censiti 
[modifica] Cittadini illustri
- Ponzio Pilato (prefetto romano)
- Bartolomeo da Bisenti (medico e scienziato)
- Pasqualino Canzii (servo di Dio, 1915 - 1930)
[modifica] Collegamenti
A Bisenti passa la ex SS 365, che collega il paese a Villa Vomano e allo svincolo di Basciano della A24. Attraverso il Fondovalle del fiume Fino invece si può raggiungere facilmente Pescara.
[modifica] Curiosità
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La vita media nel paese è alquanto lunga: negli ultimi trent'anni vi sono stati molti ultranovantenni e qualche ultracentenario. Negli anni Ottanta, quando l'Italia intera contava meno di tremila ultracentenari, Bisenti, che allora aveva tremila abitanti, ne vantava due: la signora Enrica Catitti (1880 - 1985), maestra d'asilo, detta gnora Richètte, nonché la cantiniera Camilla Lucci (1884 - 1989). Inoltre, in epoche diverse vari bambini sono nati con ancora i trisavoli in vita.
[modifica] Immagini varie
[modifica] Note
- ^ Lamberto De Carolis, Bisenti, 1970
- ^ http://www.irredentismo.it/Pagine%20web/bisenti.htm
- ^ Fulvio D'Amore, Viva Francesco II! Morte a Vittorio Emanuele!, 2006
- ^ Lido Panzone, Lu quadernucce di lu mastre, 2005
[modifica] Bibliografia
- Lamberto De Carolis, Bisenti, 1970
- Lido Panzone, Lu quadernucce di lu mastre, 2005
- Angelo Panzone, C'era una volta a Bisenti ..., 2007
[modifica] Voci correlate
- Circondario di Penne
- Mandamento di Bisenti
- Regno delle due Sicilie
- Chiesa di Santa Maria degli Angeli
- Ponzio Pilato
- Bartolomeo da Bisenti
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