Bisenti

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Bisenti
comune
Bisenti – Stemma
Bisenti – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Abruzzo – stemma Abruzzo
Provincia Teramo – stemma Teramo
Sindaco Guido De Luca (centrosinistra) dal 28/05/2007
Territorio
Coordinate 42°32′0″N 13°48′0″E / 42.53333°N 13.8°E / 42.53333; 13.8 (Bisenti)Coordinate: 42°32′0″N 13°48′0″E / 42.53333°N 13.8°E / 42.53333; 13.8 (Bisenti)
Altitudine 274 m s.l.m.
Superficie 30 km²
Abitanti 1 957[1] (31-12-2010)
Densità 65,23 ab./km²
Frazioni Acquadosso, Bivio Castelli, Campo di Pizzo, Campo Male, Case Cascignoli, Chioviano Alto, Chioviano Basso, Ciandò, Cipollone, Colle Ceci, Colle Marmo, Colle Paradiso, Piane Grande, Piano del Moro, Piedifinati, Rufiano, San Martino, San Nicola, San Pietro, San Savino, Scipione, Troiano, Villa Falone
Comuni confinanti Arsita, Castel Castagna, Castelli, Castiglione Messer Raimondo, Cellino Attanasio, Cermignano, Penne (PE)
Altre informazioni
Cod. postale 64033
Prefisso 0861
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 067007
Cod. catastale A885
Targa TE
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti bisentini
Patrono san Pasquale Baylon, Madonna degli Angeli
Giorno festivo 17 maggio, 2 agosto
Localizzazione
Bisenti è posizionata in Italia
Bisenti
Posizione del comune di Bisenti all'interno della provincia di Teramo
Posizione del comune di Bisenti all'interno della provincia di Teramo
Sito istituzionale

Bisenti è un comune italiano di 1.957 abitanti[2] della provincia di Teramo in Abruzzo. Situato nell'alta Valle del fiume Fino nell'antico territorio della Vestinia, fa parte della Comunità montana del Vomano, Fino e Piomba.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Il paese di Bisenti (in latino: Bisemptium, in dialetto bisentino: Bisìnde) è situato nell'alta valle del fiume Fino, in posizione collinare (274 m s.l.m.), a 35 km circa dal mare Adriatico e un po' meno dalle alte vette dell'imponente massiccio montuoso del Gran Sasso. Il Fino in questo punto termina la sua discesa dal territorio montano e pedemontano per cominciare il suo lento ed indefesso decorso verso la vallata che diventa sempre più dolce ed ampia fino a giungere, dopo la confluenza col fiume Tavo, al mare.

L'alta valle del Fino appartiene alla provincia di Teramo, ma la geografia e la storia l'ascrivono indubbiamente alla zona di Penne (provincia di Pescara). Infatti già anticamente il territorio apparteneva alla "Vestinia", mentre Teramo era la capitale del "Pretuzio" (che comprende il territorio tra il fiume Vomano e il Tronto). Inoltre i rapporti, i commerci e gli scambi erano più frequenti con gli altri paesi delle valli del Fino e del Tavo più che con quelli della Val Vomano. Si ricorda che Bisenti, prima della formazione della provincia di Pescara (1927), quando la secolare provincia di Teramo (o dell'"Abruzzo Ulteriore Secondo") si estendeva fino al fiume Pescara e si divideva nei circondari di Teramo e Penne, apparteneva a quest'ultimo ed era capoluogo del mandamento di Bisenti.

[modifica] Storia

[modifica] Origine

Bisenti è probabilmente di origine greca o italica, ma documenti e ritrovamenti archeologici di epoca pre-romana e romana sono talmente scarsi da non poter dare precise notizie in merito. Una leggenda vorrebbe che Bisenti abbia dato i natali a Ponzio Pilato, ma, anche in questo caso, non si hanno notizie storiche che possano provare la fondatezza di questa leggenda. La casa attribuita al console romano è di epoca relativamente recente, anche se al suo interno vi è un pozzo che risale a quel periodo (su di esso però non sono mai stati fatti studi sufficientemente accurati).

Le origini del nome

Il nome di "Bisenti"[3] compare per la prima volta nel 1084 quando il Duca di Spoleto cedette il contado al Monastero di Montecassino, quindi, in un elenco feudale del Regno di Napoli, risalente al XII secolo, in epoca Normanna. Da allora le sorti del paese seguirono quelle del Regno.

A quest'epoca risale forse la chiesa di San Pietro, nella contrada omonima, ad una navata e di aspetto semplice e modesto, ma posta in un punto panoramicissimo che le conferisce, insieme, una bellezza rustica e mistica. Il lunedi di Pasqua, come è tradizione, tutto il paese vi fa festa, con messa, processione solenne, banda musicale, fuochi d'artificio, vino Montònico (di produzione locale) e grigliate di carne.

[modifica] Medioevo e rinascimento

Nel Trecento nacque Bartolomeo da Bisenti, fisico, matematico e professore di medicina; fu ai servizi della corte angioina e venne insignito del titolo di "Miles". Il paese allora contava poche anime e non si estendeva oltre le mura di cinta del vecchio castello (ora quasi totalmente scomparse). Si presume che in questo periodo siano state innalzate le tre torri, simbolo del paese, di cui rimane in piedi solo la più grande (dimezzata rispetto alla sua altezza originaria).

Nel Quattrocento fu realizzata la chiesa di Santa Maria degli Angeli, poi ingrandita nel 1776 su progetto di mastro Giovanni Fontana da Penne, quando assunse la conformazione attuale. Alla fine del XV secolo risale la statua lignea di santa Maria degli Angeli, realizzata da Gianfrancesco Gagliardelli; la leggenda vuole che, tanti secoli fa, la statua della Madonna comparve sulla sponda del fiume Fino e venne portata dalla popolazione festosa nella chiesa.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa di Santa Maria degli Angeli in Bisenti.

Sempre dell'epoca è la chiesa di sant'Antonio Abate, sita presso la confluenza del Fossato col fiume Fino. La festa di sant'Antonio è molto sentita a Bisenti: la statua del santo il 16 gennaio viene trasportata dalla chiesetta a santa Maria degli Angeli e venerata dai fedeli; il giorno dopo, con solenne processione si riporta la statua nella chiesa di S. Antonio. Nel pomeriggio del 16 gruppi di ragazzi si mascherano da sant'Antonio e da demonio e vanno in giro per le case a fare la questua cantando lu Sand'Andonie.

[modifica] Seicento e Settecento

Tra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento Bisenti fu scossa da varie epidemie che decimarono la popolazione. Particolarmente devastante fu la peste del 1656, alla quale sopravvisse solo un terzo degli abitanti del paese.

Si può facilmente immaginare, passeggiando per le vie della parte più antica del paese, la vita e l'anima di Bisenti in questo periodo: contadini che lavorano la terra, donne che adempiono ai doveri domestici e accudiscono i piccoli, signore che preparano gli umili piatti locali per la famiglia che - a giornata finita - si riunisce a tavola, il fuoco scoppiettante nei camini che d'inverno riscaldano ed illuminano le case, le campane che scandiscono l'inizio e la fine della giornata e richiamano il paese alla messa, l'attesa e poi l'allegria dei giorni di festa. Particolarmente sentita è sempre stata la festa della Madonna degli Angeli (che si celebra il 2 agosto) quando "molte giovinette, con in capo canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna degli Angeli per l'offerta, cantando" (D'Annunzio, Novelle della Pescara).

[modifica] Le insorgenze antigiacobine e il risorgimento

Alla fine del Settecento, in piena Rivoluzione Francese, i giacobini invasero l'Italia. Dovunque diffusero gli ideali laici di "libertà, uguaglianza e fratellanza" ed in molti paesi piantarono i loro alberi della libertà in sostituzione degli emblemi religiosi. Gli italiani, nella quasi totalità cattolici osservanti, insorsero in massa in tutte le regioni della penisola. Anche Bisenti, con la sua gente fedele alla tradizione e al re, insorse: i francesi condannarono a morte varie persone, tra cui tal Nicola Liberati e Donato D'Agostino il quale fu impiccato in contrada Montagnola e lasciato appeso per svariati giorni.

Il 1816 fu l'anno senza estate; in conseguenza di quel clima e della conseguente carestia, scoppiò nel teramano un'epidemia di febbri tifoidi che tra quell'anno e il 1817 decimarono la popolazione bisentina: nel paese, che allora contava circa duemila abitanti, vi furono oltre 500 decessi.

Dopo il 1821 alcuni tra i personaggi bisentini aderirono alla Carboneria, tutti di estrazione sociale elevata come don Alessandro Barone e il medico Nicola Costantini. Essi, insieme ad altri e secondo le direttive delle alte sfere dei movimenti cospirativi, organizzarono sommosse quando a Roma fu instaurata la Repubblica romana (1849): i processi della Gran Corte Criminale conservati presso l'Archivio di Stato di Teramo narrano come in quell'anno in casa di Emidio di Pompilio De Carolis si riunissero una quarantina di persone con l'intento di organizzare rivolte per cambiare la forma di governo. Di contro, altri cittadini eminenti come don Achille Barone o don Aurelio Barone erano invece di tendenze più filoborboniche, avendo al proprio seguito un gran numero di compaesani.

L'Unità della patria (1861) fu salutata come un evento di giubilo dai cittadini filosabaudi; i sentimenti di stampo laico e liberale però spesso non venivano accolti dalla gente povera, fermamente attaccata ai re Borboni, alla religione e alla tradizione. Alcuni paesani inveirono pubblicamente contro il neonato governo, mentre altri furono sorpresi di notte con le armi in mano. La situazione era ancora più incandescente nei comuni limitrofi, tant'è che il governatore di Teramo Sigismondi chiese truppe al Comando di Napoli per contrastare la resistenza che aveva il completo dominio della zona di Penne.[4]

A cavallo tra il XIX e il XX secolo furono eseguiti vari lavori che hanno dato al paese l'odierna fisionomia. Tali lavori ebbero carattere totalmente innovativo e poco conservativo del nucleo medievale e rinascimentale. Tra essi, i maggiori furono: l'abbattimento dell'antica chiesa di San Pasquale, posta nell'attuale largo Regina Margherita, in prossimità della Porta da Piedi nell'anno 1883; i lavori di demolizione della Porta da Capo con la costruzione della Fonte Nuova e di un ponte atto a colmare il dislivello tra le strade entro le mura e la via per Teramo (l'odierna via Roma), avvenuto nel 1899; il rifacimento della circonvallazione di mezzogiorno (1906) in seguito ad una frana che aveva coinvolto varie abitazioni, tra cui l'antica casa Valente; l'abbattimento di alcune abitazioni antistanti alla Piazza del paese, che ha ampliato notevolmente la via Costantini. Nulla si sa invece dell'abbattimento delle due torri minori, situate presso la Porta da Capo, le quali nel 1770 erano ancora in piedi.

[modifica] Il Novecento

Da Bisenti molti giovani partirono al fronte per difendere i confini e gli interessi della neonata Italia. Numerosi combatterono nella campagna di Libia e nella Guerra del 1915-18. Durante la prima guerra mondiale vari bisentini morirono combattendo valorosamente sul Carso, mentre i ragazzi del '99 furono chiamati a battersi sul Piave, fino alla redenzione di Trento e Trieste (le vie intitolate alle due città, a Gorizia e a Fiume ricordano la riunione delle terre irredente all'Italia). In questo periodo nacque a Bisenti Pasqualino Canzii, mirabile esempio di religiosità, bontà e devozione. Morì all'età di quindici anni; recentemente è stato proclamato Servo di Dio.

Già dal Sette-Ottocento Bisenti aveva affermato la sua importanza e la sua centralità rispetto agli altri centri della valle del Fino; nel periodo tra le due guerre mondiali essa raggiunse il picco massimo. Il paese infatti, nonostante la guerra e soprattutto l'epidemia spagnola che aveva mietuto tante vittime, contava più di quattromila persone, aveva la pretura e varie piccole industrie nel ramo tessile ed agroalimentare. Nel 1932 l'AGIP installò un cantiere per la trivellazione del terreno, ma nel 1934 un incendio si propagò nell'impianto distruggendo gran parte delle attrezzature. Da segnalare la partecipazione di vari bisentini alle guerre d'Abissinia (alla quale fece seguito la proclamazione dell'Impero d'Italia) e di Spagna.

La seconda parte della Seconda guerra mondiale è stata vissuta dai bisentini come un momento altamente drammatico. Un bombardamento americano venne compiuto nel 1944 con l'intento di colpire il presidio tedesco, ma per fortuna le bombe caddero in località San Savino ed il paese ne uscì immune. Nei pressi di Piedifinati due cecchini partigiani ammazzarono dei soldati tedeschi in ritirata; si rischiò la rappresaglia, ma fortunatamente questa non avvenne, tuttavia vennero ammazzate alcune persone, tra cui una donna incinta.

Le votazioni del 1948 videro vincente in Italia la Democrazia Cristiana. La vittoria della DC a Bisenti fu schiacciante rispetto agli altri partiti. La realtà - in Italia come negli altri paesi occidentali - cominciava a cambiare radicalmente anche per i ceti più bassi della popolazione. Il progresso, l'emancipazione, il consumismo si radicarono progressivamente nell'italiano medio, che però perdeva sempre più il senso della tradizione e quei valori che erano stati vivi per secoli. Un piccolo paese come Bisenti non poteva dare ciò che la nuova società ormai richiedeva, mentre i vecchi mestieri venivano soppressi dalla meccanizzazione e soppiantati da nuove occupazioni che Bisenti non offriva. Così, a partire dagli anni cinquanta, un numero sempre crescente di persone abbandonava il paese, la cui realtà cominciava ad essere troppo piccola e poco promettente per il futuro. L'esodo di massa è dovuto anche alla lontananza del paese dai grandi centri abruzzesi, dal suo isolamento a causa di una viabilità non agevole, dal fatto che l'alta valle del Fino è tagliata fuori dalla provincia di Teramo, nonché dallo scarseggiare di industrie e di attività lavorative. Anche la progressiva soppressione delle carceri, della pretura, delle scuole superiori nonché la chiusura di punti di riferimento come le cantine, dove la gente del paese si riuniva per fare due chiacchiere o una partita a Tajacocce (Assopigliatutto), segnavano la continua decadenza del paese. Ad oggi la popolazione di Bisenti si aggira a circa 2100 persone, come i più piccoli paesi della provincia, mentre solo sessanta-settanta anni fa era considerato uno dei centri più importanti dell'entroterra teramano.

[modifica] Storia contemporanea

Il 6 aprile 2009 un violento terremoto ha scosso L'Aquila e l'Abruzzo. A Bisenti alcune case hanno riportato lievi danni, ma il paese ha pagato il tributo con una vittima, Serena Scipione di 24 anni, che si trovava in via Generale Francesco Rossi 22, vicino alla casa dello studente dell'Aquila al momento della scossa delle 3.32. L'edificio, nonostante sembrasse stabile, è immediatamente crollato causando circa 20 vittime, di cui 13 studenti. La bisentina Marta Valente, migliore amica di Serena, è stata estratta viva dalle macerie 23 ore dopo; la sua vicenda è diventata famosa in tutta Italia.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Nel 1827 vivevano a Bisenti 1359 persone e 797 risiedevano in campagna, di cui: n. 340 in Rampigno, n. 36 nel rione della Porta da capo, n.123 nel Supporto, n. 69 nel rione della Chiesa verso mezzogiorno, n. 34 nel rione della torre, n. 74 nel rione della Chiesa verso borea, n. 4 nel rione della Corte, n. 192 nel rione del piano di Russo, n. 153 nel rione del piano di Polzo, n. 156 nel rione del Codacchio, n, 62 nel rione del Forno vecchio, n. 57 nel rione del Purgatorio, n. 23 nel rione della Porta da piedi. A Chioviano vivevano 146 persone, a Campomale n. 19, a Campo di Jacovo n. 34, a Paradiso n. 13, a San Nicola n. 6, a Ripoli n. 14, a Colle della battaglia n. 2, a Cipollone n. 15, all'Acquaddosso n. 55, a Piedifinati n. 52, a Santa Margherita n. 8, a San Martino n. 15, a Troiano n. 121, a Cerquagrossa n. 14, a Penzolano n. 49, ai Colli n. 10, a San Magno n. 3, a Cartofano n. 11, a Colle Marmo n. 118, a Campo di Pizzoli n. 9, a Rufiano n. 49, a Spineta n. 4 e a Colle Ceci n. 7.

Di seguito l'andamento della popolazione del Comune dall'Unità d'Italia fino a oggi.

Abitanti censiti

[modifica] Etnie e minoranze straniere

A Bisenti l'unica etnia storica è quella italiana, con i tipici caratteri meridionali e abruzzesi. Tuttavia, il recente fenomeno dell'immigrazione in Italia ha fatto sì che nel paese si stabilissero alcune famiglie provenienti dall'Europa orientale o dall'Africa. Nel 2008 la popolazione straniera residente a Bisenti risulta essere il 2,37% del totale[5]. La comunità più numerosa è quella marocchina (0,97% del totale della popolazione residente); seguono, tra le più consistenti, quella rumena (0,53%) e quella polacca (0,33%) [6].

[modifica] Dialetto

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Dialetto di Bisenti.

Il dialetto di Bisenti, detto lu bisindòse, rientra nella categoria dei dialetti meridionali intermedi, facendo parte dell'abruzzese settentrionale.

[modifica] Abitanti

Gli abitanti di Bisenti si chiamano Bisentini (in dialetto Bisindòse o Bisindese). Coloro che non sono di Bisenti vengono appellati forastìre (tradotto letteralmente: "forestieri"). Un bisentino che torna a Bisenti da qualunque altro posto fuori dal Comune, è solito dire: "So 'rvinùte a l'Itàlie" (trad.: sono tornato in Italia, cioè a Bisenti).

È nota la rivalità con il paese di Castiglione Messer Raimondo i cui abitanti vengono definiti "matti" (dial.: li mìtte di Castiùne). Anche i teramani non godono di buona fama, se fino a pochi decenni fa era diffuso il seguente detto popolare:

"Terramàne schiuppacule

va a la Mèsse e 'nzi 'nghicule

nin 'zi lève lu berrette

Terramàno maledètte"

[modifica] Famiglie storiche e genealogie

Antiche famiglie bisentine erano: Baldassarre, Barone, Catitti, Ciccone, D'Amico, De Carolis, De Flaviis (un ramo però era oriundo di Ornano Grande), De Ovidiis, De Vincentiis, Di Donato, Di Marco, Di Pietro, Juliucci (divenuto poi "Iuliucci"), Lattanzi, Leone, Lucci, Marrone, Palusci, Profeta, Scipione, Valente, Viceré ecc. A queste, esistenti ancora oggi, se ne aggiungevano altre, estinte o trasferitesi altrove: Chirici, Cicerone, D'Annunzio (da cui probabilmente discende Gabriele D'Annunzio), Faranca, Ferzecca, Guerrieri, Piersanto, ecc.

Nella seconda metà del Seicento si trasferì in paese con la sua famiglia Giuseppe Volpe, oriundo di Castiglione della Valle: da lui discendono i Volpi di Bisenti. Nello stesso periodo da Atri giunse mastro Domenico Frattone, artigiano, antenato del fuochista Corinto soprannominato Musciurò. Alla prima metà del Settecento immigrarono altre famiglie, tra cui: De Sanctis da Cellino, Catulini da Penne, Di Berardino da Bacucco, Piccirilli da Tizzanella e De Baptistis da Forcella. Già nel 1750 Loreto De Sanctis fu Bartolomeo, nato a Cellino, eserciva il mestiere di fabbro ferraio.

Nel Settecento erano benestanti le famiglie Ravicini, D'Ambrosio, De Carolis (i fratelli Gianuario e Francesco erano rinomati sarti e attivi nella vita politica del paese), Valente e Catitti. La famiglia Valente diede parecchi sindaci (Angelantonio, Domenico, Francesco ecc.) e abitava in una "casa di molte stanze nel rione della piazza" (come recita il catasto onciario del 1753 conservato a Napoli). Tra i Catitti sono famosi i pittori Nemesio e Quintino, rispettivamente padre e figlio, nonché il maestro Giovenale, tra i primi direttori della banda del paese.

Tra la seconda metà del Settecento e l'Ottocento giunsero: Mattucci e Canzii da Atri, Ranalli da Ancarano, Degnitti da Penne, Trufolo da Notaresco, Piccari da Loreto, Massimi e Pensieri da Appignano (la benestante famiglia Pensieri si imparenterà più volte con i Barone), Crudeli da Isola, Torretta da Picciano, Brandimarte dalle Marche ecc. Da Serafino Mattucci di Atri nacque Celeste, nonno dell'oste e calzolaio Celeste Valente.

Agli inizi dell'Ottocento venne ad abitare a Bisenti Innocenzo Lucci figlio di Urbano, il quale fece Giovanni e Gaetano, fabbro, dai quali discende buona parte delle famiglie Lucci esistenti oggi. Verso il 1880 giunse da Castiglione Saverio Di Muzio, padre di Nicola, medaglia di bronzo per meriti durante la Grande Guerra.

La famiglia Panzone si trasferì da Penne alla fine dell'Ottocento; i Cardone provenivano invece da Atessa: tal Licinio Cardone agli inizi del Novecento venne dal lontano paese sangritano ad abitare con la sua famiglia a Bisenti. La famiglia Pomante (il cognome deriva da un nome diffuso nel Rinascimento) è oriunda pennese: infatti nel 1884 o nel 1885 Raffaelle Pomante fu Domenico si trasferì dalla città vestina abitando prima in contrada Colle Male e poi nel rione Rampigno.

I cognomi Basilii e Di Basilio, derivanti da una comune radice patronimica, sono oriundi bisentini (più persone nel Settecento avevano nome Basilio, tra cui il fabbro Basilio De Sanctis, a cui era affidata la manutenzione delle armi dei soldati in epoca napoleonica), così come Di Ludovico, il cui capostipite è tal Berardino Di Ludovico dimorante a Bisenti agli inizi del XVIII secolo. Lo stesso dicasi per il cognome Di Medoro, il quale ha origine probabilmente da Medoro Marrone, residente a Bisenti nel Settecento (Medori invece è oriundo castiglionese), mentre Troiani sembra anch'esso derivare o dal nome proprio Troiano (anticamente varie persone a Bisenti portavano questo nome) o dall'omonima località. Gli Olivieri hanno tutti origine da tal Vincenzo Olivieri, vissuto alla fine del Seicento, mentre i Fioravante discendono da Armigenio Fioravante, trasferitosi da Penna Sant'Andrea dopo aver sposato intorno al 1740 Elisabetta di Giovannalberto Juliucci.

La famiglia Barone (anticamente Baronio, poi Baroni) è attestata a Bisenti con più nuclei familiari già dalla prima metà del XVII secolo: il catasto onciario del 1753 riporta la composizione di sei famiglie con questo cognome; lo stesso dicasi dei Profeta. Riguardo invece ai De Carolis, essi sembrano avere tutti un unico capostipite, tal Giovangiacomo De Carolis, vissuto a Bisenti intorno alla metà del Seicento. Lamberto De Carolis cita nel suo libro il Gemmatus Pavo, opera scritta alla fine del XVI secolo da Giacomo Carli (o Giacomo De Carolis), che nella prefazione riporta le origini e le benemerenze della sua famiglia.

[modifica] Cultura

[modifica] Cucina

[modifica] Primi piatti

  • Maccheroni alla molinara (Maccarùne a la mulinère, Prodotto Agroalimentare Tradizionale abruzzese), antichissima ricetta bisentina che prevede una lavorazione a mano del singolo spaghetto;
  • Maccheroni alla chitarra (Maccarune a la chitàrre, lavorati con uno strumento apposito detto chitarra o maccarunère, possibilmente conditi con sugo con le pallottine di carne)
  • Maccheroni stretti alla mano (Maccarune stròtte a la mène), senza uova, lavorati con la chitarra (con la trama più spessa), così chiamati perché dopo essere stati passati alla chitarra, vengono stretti leggermente tra le mani infarinate;
  • Tagliatelle e fagioli (Tajarille e fasciùle, più buone se sono chi li còteche)
  • Virtù (li Virtù, minestrone di legumi e pasta che si mangia il primo maggio)
  • Taccunèlle, maltagliati a forma romboidale preparati col cosiddetto sugo finto (non con la carne)
  • Gnocchi al sugo di castrato di pecora (Surgètte chi lu sùche di castrète)
  • Pasta alla boscaiola

[modifica] Polente

[modifica] Brodi

  • Brodo col cardone (Brode chi lu cardòne, piatto di Natale)
  • Scrippèlle 'mbusse (crespelle bagnate nel brodo, si mangia nel periodo di carnevale)

[modifica] Secondi piatti

  • Pecora al guazzetto (Ciavarre a lu guazzètte)
  • Arrosticini di castrato di pecora (li Rustòlle o li Spitìlle)
  • Salsicce di fegato (Saggècce di fòteche, Prodotto Agroalimentare Tradizionale abruzzese)
  • Ciffe e ciàffe (antica colazione con carne di maiale per chi lavorava nei campi)
  • lu Feticatìlle (Fegatelli con uovo)
  • Pipindùne e ove (uova e peperoni, da mangiare semplici o nel pane)
  • Sardine e peperoni (Sàrde e pipindune)
  • Brodetto di pesce (Brudòtte di pòsce, che si mangia alla Vigilia di Natale, possibilmente facendo un pasto unico alle 6 del pomeriggio)

[modifica] Contorni

  • Fagiolini e patate (Fasciulètte e patène)
  • Timballe di chicòcce (lasagne di zucchine)
  • Fritti di baccalà e di sedano (Baccalà frètte e Làcce frètte, che si spizzicano nel periodo natalizio)
  • La 'mbanizzìte, pietanza realizzata col cavolo cappuccio nel quale vengono sbriciolate le frittelle di granturco precedentemente cotte nel coppo
  • Patate cotte al coppo (patène a lu còppe)

[modifica] Tavola calda

  • Caggione (lu Caggiòne, calzone bianco con ripieno di formaggio)
  • Frittelle bisentine semplici e farcite
  • Calzoni con mozzarella e alici
  • Pizza

[modifica] Dolci

  • Tatù (Tatù, antichissimo dolce bisentino in passato realizzato col miele, da qualche secolo con il cacao; tipico di Natale)
  • Sfogliatelle bisentine (Sfujatèlle, dolce di Natale, con ripieno di marmellata d'uva "condita")
  • Paste di mandorla bisentine (Paste di mànnele)
  • Bocconotti (Buccunùtte)
  • Calcionetti (Cagginètte)
  • Spumini
  • Neole
  • Uccelletti di Sant'Antonio (Cillètte di Sand'Andògne, si mangiano il 17 gennaio in occasione della festa omonima)
  • Tarallucci di San Biagio (si mangiano il 3 febbraio)
  • Pizza dolce (Pizza dòce), torta di pan di spagna ripiena di crema bianca e crema al cioccolato; in passato in campagna veniva realizzato anche un terzo strato con mandorle tritate e lavorate;
  • Torta di Pasqua o panettone casereccio (Pèzze di Pasque)

[modifica] Vini

  • Vino Montonico (lu Mundòneche, che si può gustare particolarmente nella "Festa dell'Uva" che si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre con sfilata di carri allegorici ed esibizione di costumi e musiche propri del folklore bisentino)
  • Cerbis, spumante dolce realizzato col vitigno Montonico.

[modifica] Le antiche cantine di Bisenti

Sulla strada per Teramo si incontra la vecchia cantina de l'Ugginiotte

Fino alla metà degli anni Ottanta a Bisenti esistevano le cosiddette "cantine": si trattava di alcuni locali, piccole osterie antesignane degli odierni bar dove la gente si riuniva per mangiare e bere. L'oste (lu candinère) vendeva le bevande: vino, birra, acqua, gassosa ecc. mentre i clienti portavano da mangiare da sé porchetta, tacchino alla canzanese, trippa, pasta e fagioli, che condividevano spesso con i propri amici. Le cantine erano luoghi di ritrovo per gli abitanti del paese che si riunivano per una chiacchierata o una partita a carte; era estremamente raro che clienti delle cantine fossero le donne, le quali invece rimanevano a casa a preparare i piatti ai propri mariti.

Agli inizi degli anni Ottanta le cantine di bisenti erano:

  • la cantina de l'Ugginijòtte, sita sulla strada per il cimitero;
  • la cantina di Variste vicino alla piazzetta della legna;
  • la cantina di Middijùcce di cuiète in via Rampigno;
  • la cantina di Brunette, esistente almeno dal 1915, vicino alla torre medievale;
  • la cantina de lu scarpère, nel rione del Supporto.

Le cantine scomparvero con l'introduzione dello scontrino fiscale e l'obbligatorietà delle casse negli esercizi pubblici: infatti molto spesso era difficile per gli osti dar conto della provenienza del vino che vendevano, che talvolta era di produzione propria, altre volte era regalato, così un pezzo di storia del paese si perse per sempre.

[modifica] Personalità legate a Bisenti

  • Ponzio Pilato, prefetto romano
  • Bartolomeo da Bisenti, medico e scienziato
  • Giovanni Antonio Fontana (1738-1803), architetto ticinese che progettò l'ampliamento della Chiesa madre
  • Quintino Catitti, pittore, pronipote di Giovanni Antonio Fontana
  • Luigi Pigliacelli (1820-1885), medico e scienziato
  • Achille Barone (1829-1903), politico locale e provinciale
  • Alberto De Carolis (1856-1904), notaio di fama
  • Ludovico De Petris (1863-1943), presidente della Banca di Teramo
  • Pasqualino Canzii (1915 - 1930), Servo di Dio
  • Lamberto De Carolis (... - 1978), scrittore e giornalista
  • Filippo Lucci, giornalista e presidente in carica del Co.Re.Com. Abruzzo
  • Ben Pastor (all'anagrafe italiana Maria Verbena Volpi, scrittrice naturalizzata statunitense ma bisentina per quanto riguarda la sua ascendenza paterna)
  • Soldato Bisenti, soldato della Pillar of Autumn.

[modifica] Geografia antropica

Bisenti, per la sua posizione geografica, storia e tradizione è sicuramente il paese più importante di tutta la vallata, della quale gli altri paesi hanno fatto capo, essendo troppo lontani dai grossi centri abruzzesi. Infatti Bisenti fu per secoli sede giudiziaria dei castelli limitrofi e divenne per un secolo e mezzo capo mandamento con una propria pretura, soppressa solo nel 1956. Anche la popolazione del paese era in passato consistente, annoverando negli anni Trenta cinquemila anime quando Teramo ne contava meno di trentamila, Penne circa dodicimila e Montesilvano aveva lo stesso numero di abitanti di Bisenti.

Il Comune di Bisenti, oltre al paese, non ha significativi agglomerati urbani, ma solo gruppi di case sparsi nelle varie Contrade dell'agro.

Le Contrade del bisentino sono: (in corsivo i nomi in dialetto bisentino): Acquadosso o Acquaddosso (Acquaddosse), Campo Pizzoli o Campo di Pizzo (Cambe di Pèzze), Chioviano Alto (Chiuviène Adde), Chioviano Basso (Chiuviène Bbasse), Ciandò (Ciandò), Colle Ceci (Colli cìce), Colle Marmo (Colli Marme), Colle Male (Colli Mèle), Colle Paradiso (Colli Paradèse), Penzolano (Pinzulène), Piane Grande (Pièni Grande), Piedifinati (Pitefinète), Rufiano (Rufiène), Saletti (Salètte), San Martino (Sande Martène), San Nicola (Sande Nicòle), San Savino (Sandi Savène) e San Pietro (Sande Pìtre).

Il più importante gruppo di case è il paesello di Troiano (Trjìne), posto lungo la Val Fino ai piedi di Colle Marmo; altri sono: Bivio Castelli (detto dialettalmente Cazzètti, in contrada Rufiano), Villa Falone, Villa Mongoni, Villa Turchi (sempre a Rufiano), Villa Scipione (sulla sommità del colle), Villa Zurritto, Villa Baggiutto (a Colle Marmo), San Nicola (nella contrada omonima), Villa Sarto e Villa Ciaricelli (a Chioviano Basso).

Il punto più alto del Comune di Bisenti è la cima di Colle Marmo (702 m). Sulle sommità dei colli maggiori (Colle Marmo, Rufiano, Chioviano Alto, San Pietro), immersi nei verdi colori della campagna abruzzese, si può godere un eccezionale panorama che apre i suoi orizzonti all'Adriatico, ai massicci del Gran Sasso, Majella, Monti della Laga e Monti Gemelli nonché all'umbro e marchigiano monte Vettore. I corsi d'acqua che attraversano il Comune sono: il fiume Fino (in dialetto: Fène), il Fossato (Fussète), il torrente Cerchiola (Circhiòle) e il fosso Petronico (Pitròneche), che delimita il confine meridionale con il comune di Penne.

Il Palazzo del Municipio

In passato il territorio comunale di Bisenti ha avuto vari ingrandimenti: dal 1806 al 1831 comprendeva anche l'odierno comune di Arsita (fino al secolo scorso denominata Bacucco) e, durante il periodo napoleonico, il paese e l'agro di Appignano; nel 1832 le frazioni Castagna e Colle furono staccate costituendo il nuovo comune di Castagna; nello stesso periodo vennero fatte manifestazioni per l'annessione al comune anche della Contrada Bèfaro (in dialetto: Bòfere), appartenente a Castelli, ma molto più facilmente raggiungibile da Bisenti.[7]

[modifica] Antichi rioni e contrade

Il centro storico del paese è attualmente diviso in tre rioni: Codacchio (Cudàcchie o Gudàcchie), Rampigno (Rampìgne), Supporto (Supporte).

Anticamente la suddivisione rionale era molto più fitta. Di seguito l'elenco completo dei rioni, tratto dai registri dello Stato civile del Comune di Bisenti dell'Ottocento:

Codacchio - Rione della Piazza - Rione della Chiesa - Supportico (poi Supporto) - Rione della Torre o del Castello - Rione del Forno (o del Forno vecchio) - Rione del Macello - Rione delle Coste - Piano di Polzo - Piano dei Rossi (o Pian del Russo) - Porta da Capo (o Rampigno)

Dai vecchi registri catastali si possono desumere i nomi delle antiche contrade del Comune, delle quali solo alcune hanno mantenuto invariata la toponomastica fino ad oggi:

Terre Zanelle - Intagliata - Pocafeccia - Li Paduli - Nuova Salamma - Li Morelle - Lame Melone - Colle Muormo (oggi Colle Marmo) - Cipollone - Ciambane - Colle Ceci - Piano del Moro - Le Vicenne - Campo Male - Chioviano - Campo di Jacovo - Paradiso - Colle della Battaglia - Ripoli - Acquaddosso - San Nicola - Santa Margherita - San Martino - San Pietro - San Savino - Cerquagrossa - Penzolano - Cartofano - Sante Vigne - Spineta - Saletto - Le Grotte - Sepicine - La Pietra - Mazzaccone ecc.

[modifica] Infrastrutture e trasporti

A Bisenti passa la ex SS 365, che collega il paese a Villa Vomano e allo svincolo di Basciano della A24. Il tracciato è molto tortuoso e di fatto isola il paese dal resto della provincia; nel contempo in più punti offre fantastici panorami che spaziano dai monti Sibillini fino alla Majella.

Da Bisenti inizia la strada provinciale che, seguendo il fondovalle del fiume Fino, giunge a Montesilvano. Da qui si raggiunge facilmente la città di Pescara.

[modifica] Opere incompiute o mai realizzate

  • La diga di Bisenti. Progetto risalente agli anni Sessanta, lungo il fondovalle del fiume Fino, nei pressi di Bisenti, si sarebbe dovuta costruire una diga che avrebbe formato un piccolo bacino acquifero, il lago di Bisenti. Il progetto, che ebbe diversi stanziamenti in denaro, nonostante la costituzione di una apposita società, non è mai partito.
  • Ferrovia Teramo-Penne. L'idea risale agli anni Venti; un asse ferroviario appenninico avrebbe dovuto collegare i capoluoghi di provincia marchigiani e abruzzesi. La provincia di Teramo sarebbe stata interessata dalla tratta Teramo-Penne, che, partendo dalla stazione di Teramo, avrebbe superato Villa Vomano e avrebbe raggiunto Penne passando per Bisenti. La catena collinare tra le valli del Vomano e del Fino sarebbe stata superata con una galleria sotto monte Giove. Bisenti sarebbe stata dotata di una propria stazione ferroviaria.
  • Strada Vomano-Fino. Dagli anni Sessanta si cominciò a pensare di migliorare i tortuosi collegamenti tra la vallata del Fino e il capoluogo di provincia con una strada a scorrimento veloce. Dopo quarant'anni e numerosi dibattiti sull'ubicazione del tracciato, sono stati aperti al momento due brevi tratti: il primo collega il fondovalle del Fino nei pressi della frazione Piedifinati a Villa Zurritto, mentre il secondo, partendo dalla SS 81 nei pressi di Cermignano, si ricollega alla strada per Poggio delle Rose.

La strada Vomano-Fino negli ultimi anni è entrata a far parte del progetto della Pedemontana Abruzzo-Marche di cui allo stato attuale sono stati realizzati solamente pochi tratti nelle due regioni interessate.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Guido De Luca (centrosinistra) dal 28/05/2007

[modifica] Curiosità

La vita media nel paese è alquanto lunga: negli ultimi trent'anni vi sono stati molti ultranovantenni e qualche ultracentenario. Negli anni Ottanta, quando l'Italia intera contava meno di tremila ultracentenari, Bisenti, che allora aveva tremila abitanti, ne vantava due: la signora Enrica Catitti (1880 - 1985), maestra d'asilo, detta gnora Richètte, nonché la cantiniera Camilla Lucci (1884 - 1989). Inoltre, in epoche diverse vari bambini sono nati con ancora i trisavoli in vita.

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Dato Istat al 31/12/2010.
  3. ^ Bisenti: geografia, storia e tradizioni
  4. ^ Fulvio D'Amore, Viva Francesco II! Morte a Vittorio Emanuele!, 2006
  5. ^ Dati Istat - Popolazione straniera residente per età e sesso al 1 gennaio 2008.
  6. ^ Dati Istat - Popolazione residente per sesso e cittadinanza al 31 dicembre 2007.
  7. ^ Lamberto De Carolis, Bisenti, 1970

[modifica] Bibliografia

  • Lamberto De Carolis, Bisenti, 1970
  • Lido Panzone, Lu quadernucce di lu mastre, 2005
  • Angelo Panzone, C'era una volta a Bisenti ..., 2007

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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