Prima battaglia della Marna

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Prima battaglia della Marna
Battle of the Marne - Map.jpg

Data 5 - 12 settembre 1914
Luogo Dipartimento della Marna, Francia
Esito Decisiva vittoria strategica anglo-francese
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
~1.000.000 francesi
~100.000 britannici[1]
~1.275.000[1]
Perdite
~250.000 francesi
~13.000 britannici
~250.000
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La prima battaglia della Marna (nota anche come "Miracolo della Marna") fu una decisiva battaglia avvenuta nella regione del fiume Marna attorno a Parigi, quando le forze tedesche, durante l'avanzata iniziale in Francia nelle prime fasi del fronte occidentale della prima guerra mondiale, dovettero scontrarsi con le ingenti forze anglo-francesi poste a difesa della capitale. La battaglia avvenne tra il 5 e il 9 settembre 1914 quando la vittoria anglo-francese ricacciò i tedeschi guidati da Helmuth von Moltke oltre la Marna e poi sull'Aisne. Oltre che decretare la fine del piano Schlieffen e cancellare per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale, la battaglia decretò l'inizio della guerra di trincea sul fronte occidentale, che nei successivi quattro anni di guerra non permise mai ai tedeschi di avvicinarsi così tanto alla capitale francese.

Indice

Premesse [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi piano Schlieffen e piano XVII.

Il conflitto mondiale, che si aprì il 2 agosto con l'occupazione tedesca del Lussemburgo, iniziò come una guerra di movimento in cui ognuno dei contendenti cercò la vittoria a livello operativo. In una guerra di questo tipo di tattica, il cui obiettivo era vincere le battaglie, era molto meno importante della condotta operativa che mirava a vincere le campagne. La perdita di una battaglia, la sconfitta di un reggimento e perfino la disfatta di una divisione erano considerate dagli esperti dello stato maggiore generale, che dirigevano i movimenti di armate composte da milioni di soldati, come irrilevanti se comparate alle considerazioni inerenti la campagna nella sua totalità[2].

Nel 1914, l'obiettivo della campagna tedesca in Francia era la distruzione sul campo dell'esercito nemico, attraverso il compimento del piano Schlieffen, dove la manovra di cinque armate tedesche attraverso il nord della Francia e il Belgio avrebbero dovuto annientare l'esercito francese. In questo piano la 6ª e la 7ª armata tedesca avrebbero dovuto impegnare le forze francesi lungo il confine tra i due paesi, mentre la manovra avvolgente delle altre armate avrebbero aggirato l'area della campagna in modo da trovarsi in una posizione tale da poter o attaccare alle spalle o spingere i francesi tanto avanti che un'eventuale vittoria locale francese non avrebbe avuto alcun significato[3]. I francesi cooperarono al piano senza rendersene conto, inviando le loro forze contro la e la 7ª armata, in ottemperanza al vecchio piano XVII che si prefissava lo scopo principale di riconquista dell'Alsazia e della Lorena, strappate ai francesi nella campagna tedesca del 1870. Dal punto di vista operativo questo spostamento non aveva senso in quanto si opponeva forza a forza, lontano da quello che era il centro di gravità delle armate tedesche ad occidente[3].

A metà agosto i francesi avevano già perso circa 300.000 uomini e si stavano ritirando dall'Alsazia e dalla Lorena; ogni singolo soldato sarebbe stato indispensabile per respingere l'attacco di cinque armate tedesche che calavano dal nord della Francia e dal Belgio. Questa ascesa fu però ostacolata più da problemi logistici che dall'azione del nemico. Le ferrovie che servivano i territori conquistati non erano all'altezza del compito di trasportare le ingenti quantità di rifornimenti indispensabili all'avanzata delle armate tedesche; né potevano sollevare il soldato dalla fatica di marciare 50 o 60 km al giorno[4]. I rifornimenti che raggiungevano i posti di smistamento ferroviario tendevano a rimanervi bloccati, e nonostante l'apertura di nuove strade i veicoli a disposizione non riuscivano a soddisfare le esigenze di cinque armate. Dal punto di vista operativo, ogni giorno che passava portava il fronte sempre più vicino a Parigi: quest'area ospitava invece una fitta rete di ferrovie che dava ai francesi la possibilità di muovere le proprie truppe molto rapidamente[5].

I prodromi della battaglia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi battaglia di Liegi e battaglia delle frontiere.

L'avanzata tedesca in Belgio fu travolgente anche se le armate tedesche si trovarono dinanzi una forte resistenza. Il 20 agosto i tedeschi entrarono a Bruxelles e il giorno seguente a Namur aprendosi la via per la valle della Mosa. Nel frattempo il 7 agosto i francesi aprirono l'offensiva verso l'Alsazia, che il 19 li portò a raggiungere il Reno, per poi iniziare la ritirata a causa della pressione e delle disfatte che i francesi stavano subendo negli altri settori. Questa offensiva francese, nonostante risultò fallimentare sul piano tattico, ebbe comunque una ripercussione indiretta sul piano tedesco; von Moltke raddoppiò, rispetto a quanto previsto dal piano Schlieffen, gli effettivi dell'ala sinistra dell'avanzata tedesca che secondo l'ideatore del piano, Alfred von Schlieffen, avrebbe dovuto fungere solo da "esca" per avere, al contrario, una netta superiorità sull'ala destra impegnata nella manovra di accerchiamento[6]. Altro fattore che giocò indirettamente a favore dei francesi, fu l'incauta decisione del principe ereditario Rupprecht di Baviera, comandante della 5ª armata, di sferrare un'offensiva contro le truppe francesi situate sulla linea Morhange-Sarrebourg. Ma i tedeschi non avevano né la superiorità numerica né il vantaggio strategico necessari perché l'attacco risultasse vincente. L'attacco, sferrato il 20 agosto, fallì, e ricacciò i francesi su una barriera fortificata che aumentò la capacità di resistenza dell'esercito francese, mettendoli nella condizione di inviare truppe a rinforzo del fianco occidentale, cosa che ebbe grande importanza nella battaglia decisiva sulla Marna[7].

A nord, l'attacco tedesco su Liegi convinse il comandante supremo Joseph Joffre che la natura dell'attacco tedesco aveva portata più ampia, ma non sull'ampiezza dell'attacco aggirante; e la tenace resistenza di Liegi rafforzò il suo convincimento che l'ala destra tedesca sarebbe passata a sud della città, tra la Mosa e le Ardenne. Il piano XVII prevedeva anche tale opzione, così, aggrappandosi ancora una volta alla speranza, il comando francese inviò la 3ª e la 4ª armata rispettivamente di Ruffey e de Langle de Cary a nord-ovest tra Givet e Charleroi. Con il corpo di spedizione inglese che stava sopraggiungendo alla sua sinistra, gli Alleati si trovarono inconsapevolmente a chiudere in una tenaglia gli ignari tedeschi, che dal canto loro stavano avanzando in una manovra analoga[8].

Il punto debole di tale mossa consisteva nel fatto che i tedeschi avevano messo in campo in quel settore il doppio delle truppe calcolate dal servizio informazioni francese. Le due armate francesi furono ricacciate indietro con gravi perdite, fortunatamente per i francesi, anche i tedeschi erano all'oscuro della situazione per sfruttare pienamente l'occasione favorevole che era venuta a crearsi. Solo il generale Charles Lanrezac intuì la minaccia incombente, fin dall'iniziò sospettò che la manovra fosse in realtà di più ampio raggio, così l'armata affidatagli era stata autorizzata a spostarsi ulteriormente a nord-ovest. Fu la sua cautela che lo indusse a non penetrare al di là della Sambre, l'arrivo inaspettato dei britannici sulla sua sinistra, e il prematuro attacco della 2ª armata tedesca, che le forze Alleate fecero in tempo a ritirarsi, sfuggendo alla trappola[9].

La ritirata sulla Marna [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi grande ritirata.

Dopo essersi raggruppate vicino a Maubeuge, le prime quattro divisioni britanniche avevano raggiunto Mons il 22 agosto, pronte ad avanzare ulteriormente in territorio belga per svolgere il loro compito nell'offensiva dell'ala sinistra Alleata. Tuttavia, appena arrivato, il comandante del British Expeditionary Force (BEF) Sir John French, venne a sapere che il giorno prima Lanzerac si era ritirato dai ponti sulla Sambre, ed accettò di attestarsi a Mons per coprire la sinistra di Lanzerac. Il 23 il generale francese fu informato dello sfondamento tedesco a Namur e della comparsa della 3ª armata di Hausen vicino Dinant, sulla Mosa; il suo fianco destro era completamente scoperto, di conseguenza ordinò la ritirata la notte stessa, e il giorno seguente i britannici fecero altrettanto, appena in tempo prima, dato che la 1ª armata li stava aggirando più a ovest[10].

Solo ora Joffre si rese conto del fallimento del piano XVII, così decise di far ruotare indietro, attorno al perno di Verdun, i settori centrale e di sinistra del suo schieramento, e di ritirare le truppe dell'ala destra operanti in Alsazia per formare una nuova 6ª armata che, schierata sulla sinistra, consentisse alle truppe in ritirata di ripassare all'offensiva[11]. A fine agosto, la resistenza del 2º corpo d'armata britannico di Smith-Dorrien a Le Cateau e il contrattacco di Lanzerac a Guise, contribuirono a tenere in scacco l'ala destra accerchiante tedesca, e allo stesso tempo convinse Alexander von Kluck (1ª armata) della possibilità di spazzare via l'esercito britannico, mentre il contrattacco a Guise indusse Karl von Bülow (2ª armata) a chiamare in aiuto von Kluck, che quindi piegò verso l'interno pensando di accerchiare l'ala sinistra francese. Questa prematura conversione verso l'interno, prima che Parigi fosse stata raggiunta costituì un allontanamento dal piano Schlieffen ed espose l'ala destra tedesca al pericolo di una contromanovra francese di accerchiamento[12]. Parallelamente a questa mossa maldestra, von Moltke sacrificò il piano Schlieffen in un altro settore. Il centro e l'ala sinistra ricevettero l'ordine di stringere a tenaglia sui due lati di Verdun, mentre l'ala destra doveva schierarsi verso l'esterno e schierarsi di fronte a Parigi, fingendo da scudo protettivo per il movimento a tenaglia. Questo improvviso rovesciamento di direttrici e di compiti, unito al logorio delle truppe tedesche che paralizzava la capacità di combattimento delle truppe ormai esauste, contribuì decisamente alla debacle che subirono sulla Marna[13].

Alle 23 del 1º settembre l'alto comando frances ricevette dallo spionaggio militare un'indicazione molto precisa sulla direzione che avrebbe preso la 1ª armata tedesca. Si scoprì che i tedeschi non puntavano verso sud, in direzione della 6ª armata di Michel Joseph Maunoury e di Parigi, ma verso sud-est in direzione del corpo di spedizione britannico sulla Marna. La linea tedesca a sud-ovest aveva la sua punta nel villaggio di Longpoint, che si trovava in una zona indifesa nella linea di giunzione fra il BEF e la 5ª armata di Lanzerac. Ma gli Alleati sapevano con esattezza cosa aspettarsi, così la 4ª armata fu attestata in quel punto invece che a protezione di Parigi[14]. Il BEF raggiunse la Marna il 2 settembre e il giorno seguente lo attraversò, facendo saltare i ponti; in tredici giorni erano arretrati di quasi 250 chilomentri combattendo tenacemente compiendo decine e decine di azioni di retroguardia[14]. Dell'occasione favorevole non si accorse Joffre, che aveva ordinato la continuazione della ritirata, bensì Galliéni, il governatore militare di Parigi, dove era stata concentrata la 6ª armata appena costituita. Il 3 settembre, dopo aver ordinato a Maunoury di perlustrare l'area intorno a Parigi con aerei e cavalleria, Galliéni si recò in automobile a Melun per illustrare la situazione a Frech e convincerlo a cooperare. Il generale britannico era assente per cui Galliéni comunicò con il suo capo di stato maggiore Murray. A questi gli fu comunicato che era indispensabile sfruttare l'occasione favorevole che i tedeschi stessi offrivano presentando loro il fianco destro, gli disse che l'"armata di Parigi" era già in marcia contro il fianco tedesco e chiese che i britannici arrestassero la ritirata e si affiancassero alle sue forze passando all'offensiva il giorno seguente. Murray era riluttante, e dichiarò di non poter fare nulla senza il suo comandante, ma French, di ritorno tre ore dopo, in ottemperanza agli ordini precedenti di Joffre decise di continuare la ritirata e di ingaggiare battaglia solo dopo aver superato la Senna[15].

La battaglia [modifica]

Fanteria francese mentre si apprestano a combattere il nemico in avanzata sulla marna.

In quello stesso momento i tedeschi si trovarono ad appena 40 chilometri da Parigi, reparti di cavalleria arrivarono fino a 13 chilometri dalla capitale, i cui abitanti si preparavano ad affrontare i nemici, nonostante il governo nazionale evacuò gli uffici diretto a Bordeaux. I parigini temevano che la loro città venisse abbandonata al proprio destino come era accaduto a Bruxelles due settimane prima[16]. Ma il 3 settembre il governatore della città emanò un solenne proclama:

« I membri del Governo hanno creduto opportuno allontanarsi da Parigi per poter meglio organizzare la difesa della Patria. Io ho avuto l'incarico di difendere la città e adempierò a quest'incarico fino all'estremo. »
(Il Governatore militare di Parigi, Comandante in capo dell'armata di Parigi, Galliéni[17])

L'armata di Maunoury si schierò nelle trincee lungo il perimetro della città. I tedeschi erano tuttavia caduti nella trappola che i francesi gli avevano teso, lasciandosi trascinare a est di Parigi e a sud della Marna, dilatando oltremisura le proprie linee di rifornimento e di comunicazione. Inseguendo gli anglo-francesi in ritirata non fino a Parigi ma oltre la Marna, gli invasori persero l'occasione di espugnare la capitale. Era proprio a sud della Marna che gli Alleati si preparavano a ingaggiare battaglia il 4 settembre[16]. Problemi logistici, di comunicazione e di rifornimento stavano indebolendo i tedeschi; il fervore bellico degli invasori cominciava a scemare, ma il sospetto di una controffensiva imminente non li sfiorava neppure, si dava per certo che la ritirata francese sarebbe proseguita[18]. Galliéni aveva compreso la manovra di von Kluck verso l'interno, così ordinò alla 6ª armata di Maunoury di tenersi pronta ad attaccare lo scoperto fianco destro tedesco, assicurandosi l'approvazione di Joffre[19] che avvenne solo dopo una telefonata avvenuta con il comandante supremo nella tarda serata del 4 settembre[20].

Iniziano i combattimenti sulla Marna [modifica]

Pezzi d'artiglieria britannici in azione a Signy-Signets durante la battaglia della Marna, 8 settembre 1914.
« Nel momento in cui sta per cominciare la battaglia che deciderà le sorti della Francia, ognuno ricordi che non è più tempo di pensare al passato, che tutte le energie devono essere concentrate nell'attaccare e cacciare il nemico, a tenere a ogni costo le posizioni conquistate e a morire piuttosto che cedere. »
(Proclama di Joseph Joffre alle truppe, 5 settembre 1914[21])

La mattina del 5 settembre, mentre le truppe di Maunoury avanzavano verso est in direzione del nemico conformemente agli ordini ricevuti, i britannici e le truppe di Franchet d'Esperey stavano marciando verso sud, allontanandosi così dal nemico. La "sparizione" dei britannici non solo consentì, ma incoraggiò von Kluck - colto alla sprovvista - a ritirare metà del grosso delle sue forze (II e IV corpo d'armata) dal settore precedentemente presidiato dai britannici per rinforzare il suo fianco che, con difficoltà, stava cercando di arginare l'avanzata di Maunoury contro le retrovie tedesche. Il 7 l'arrivo di queste forze fresche cominciò a contenere Maunoury, e Galliéni mandò avanti tutte le riserve che riuscì a racimolare[22]. Fu in questo momento che si verificò il famoso episodio dei taxi di Parigi; una divisione fresca era appena scesa dai treni a Parigi, ma si trovava a oltre 60 chilometri dal fronte di battaglia. Se si fosse messa in marcia sarebbe arrivata troppo tardi, e i vagoni disponibili bastavano solo per metà degli effettivi. Quel pomeriggio la polizia bloccò i taxi nelle strade, e dopo aver radunato circa 600 taxi, li inviò al sobborgo di Cagny dove vennero caricati i soldati. Facendo due viaggi, trasportarono 3000 soldati per volta, e nonostante l'utilità di tale mossa, si creò moltissima confusione al fronte, tanto che la mattina dell'8 occorsero parecchie ore per riorganizzare la divisione e metterla in condizione di attaccare[23].

Il giorno dopo French e Franchet d'Esperey dovettero invertire la marcia, arrivando solo il 7 nella zona degli scontri. La pressione esercitata sulle forze tedesche era molto forte, tanto che von Kluck alle 22 del 6 richiamò altri due corpi d'armata, aprendo in tal modo un varco di 50 chilomentri tra sé e l'armata di von Bülow. Le conseguenze di tale mossa furono fatali. Anche se egli riuscì a respingere le truppe di Maunoury, il varco aperto nel fronte meridionale aveva reso vulnerabile il fianco di von Bülow. Il 7, sebbene non ancora attaccato dalle forze di Franchet d'Esperey, von Bülow preoccupato per il fianco scoperto, ritirò l'ala destra sulla riva settentrionale del Petit Morin, e quando la notizia che i britannici stavano avanzando nel centro del varco, per i tedeschi essa rappresentò il segnale della ritirata[24].

L'operazione ebbe inizio il 9 settembre, se la ritirata del 5 settembre dei britannici aveva fatto svanire la possibilità di una vittoria schiacciante, fu indubbiamente quella ritirata che rese possibile la vittoria poi effettivamente acquisita. Intanto la 9ª armata di Foch bloccò lo sbocco meridionale della paludi di Saint Gond ai tedeschi, che dopo una serie di contrattacchi che quasi consentirono agli invasori di penetrare nell'ala destra di Foch. Ma poco prima delle 14 del 9 settembre l'avanzata fu arrestata dall'ordine di von Bülow di ritirata generale[25]. I tedeschi ripiegarono indisturbati senza quasi dare nell'occhio, tanto che la 42ª divisione trasferita da Foch sull'ala sinistra, ebbe soltanto il tempo di aprire il fuoco dei suoi cannoni contro un nemico ormai scomparso. Durante tutto lo svolgimento della battaglia, nel settore centrale ambedue le parti avevano continuato a "barcollare" avanti e indietro con la cecità e l'instabilità di due ubriachi[25].

L'ordine di ritirata [modifica]

Per tutta la durata del periodo cruciale della battaglia, dal 7 al 9 settembre, dal fronte non arrivò neppure un rapporto degno di tale nome. Dal Lussemburgo, il comando supremo tedesco non riusciva a comunicare in modo rapido con il fronte, non era stato organizzato un servizio regolare per l'invio dei dispacci, e per contro le comunicazioni radio risentivano del tempo di decodifica dei messaggi e dell'interferenza della trasmittente in cima alla torre Eiffel. Addirittura ancora il 12 settembre von Moltke non sapeva nulla di quanto accaduto all'armata di von Kluck e della zona ove in quel momento si trovava[26]. Forse questa ignoranza ebbe poco peso se già il 5 settembre Erich von Falkenhayn, in quel momento ministro della guerra, scrisse nel suo diario:

« Solo una cosa è certa: il nostro stato maggiore generale ha completamente perso la testa. Gli appunti di Schlieffen non servono più, e così l'ingegno di Moltke sembra essersi esaurito[27]»

L'8 settembre il nuovo comandante della 5ª armata, Franchet d'Esperey, era deciso ad affrettare lo scontro con von Bülow, così allo scopo di affrontare il generale francese, von Bülow abbandonò Montmirail per attestarsi su una linea di fronte a Parigi, che però lasciava aperto un varco attraverso cui si inserirono i francesi per puntare verso la Marna[28]. Quello stesso giorno partì dal quartier generale tedesco in Lussemburgo, sotto ordine di von Moltke, il tenente colonnello Hentsch con il compito di visitare i quartier generali delle armate schierate a ovest di Verdun. I comandi della 3ª, 4ª e 5ª armata nonostante l'atmosfera depressa, non avevano ancora attuato la ritirata; la goccia che fece traboccare il vaso ci fu quando alcuni rapporti di ricognizione aerea informarono von Bülow che sei colonne nemiche (cinque britanniche e una di cavalleria francese) si avvicinavano alla Marna entrando così all'imboccatura del varco. Entro le 11 egli diramò le disposizioni affinché la sua armata si ritirasse, e ne aveva informato von Kluck[27].

Fra gli anglo-francesi cresceva la fiducia; quello stesso giorno in un messaggio privato, un ufficiale dello stato maggiore di French scrisse ai familiari a Londra:

« La marea dell'invasione sembra rifluire senza che ci sia stato un vero scontro. Viene da pensare che abbiano sparato tutte le loro cartucce e che abbiano esaurito le forze in prossimità della meta[29] »

Ma proprio la sera dell'8 settembre i tedeschi sferrarono un attacco contro la 9ª armata di Foch che indietreggiò lasciando il villaggio di Fère-Champenoise in mano tedesca. Questi non avanzarono ulteriormente in quanto l'attacco era solo una mossa per facilitare la ritirata, così Foch contrattaccò seminando il panico fra i tedeschi i quali si ritirarono in tutta fretta[29][30]. Quella stessa sera mancò poco che il generale von Kluck non venisse catturato da uno squadrone di cavalleggeri francesi, i quali dopo aver attaccato la base aerea tedesca a sud di La Ferté-Milon, erano penetrati dietro le linee tedesche avanzando verso il quartier generale nemico, prima di essere respinti da una linea di fuoco creata da tutti gli ufficiali componenti dello stato maggiore[28].

Si conclude lo scontro [modifica]

Il 9 settembre i tedeschi furono ricacciati oltre la Marna, disorganizzati dalla manovra, spossati dalle precedenti avanzate, leggermente inferiori di numero, essi furono costretti a ripiegare sul fiume Aisne il 13 settembre. Da quando era cominciata la battaglia gli attaccanti si erano ritirati di oltre 100 chilometri[31]. La susseguente battaglia sull'Aisne, fatta di attacchi e contrattacchi reciproci, chiarì ad entrambi i contendenti l'impossibilità di uno sfondamento frontale d'impeto, avendo davanti un sistema trincerato anche solo abbozzato. Quel giorno calò il sipario sulla battaglia, ciò fu quello che i francesi denominarono il "miracolo della Marna", l'ultimo atto che salvò l'esercito francese dalla distruzione, forse, perché nessuno può dire con certezza cosa sarebbe avvenuto se la battaglia fosse continuata[32]. La mattina del 9 settembre l'attacco dell'estrema sinistra delle truppe comandate da Maurouny era terminato e Galliéni si recò in automobile alle fortificazioni di Parigi in attesa di un possibile scontro. Ma ormai la 1ª e la 2ª armata tedesca erano divise completamente e a Parigi giunsero notizie che le armate tedesche erano sparite. Galliéni tentò di contattare Maunoury, ma questi si era recato in prima linea per rendersi esattamente conto della situazione. Alle tre del pomeriggio finalmente Maunoury comunica con Galliéni; «le truppe di Parigi non hanno più nessun nemico davanti» di fronte a questa affermazione il generale a capo delle difese della capitale francese rispose: «Questo è il miracolo della Marna!»[33].

Il colpo d'arresto portato alle due più possenti armate tedesche segnò la fine del piano Schlieffen. Le armate franco-britanniche riuscirono nello scopo di arrestare l'avanzata tedesca e anzi di respingerla, ma non furono in grado di sfruttare il vantaggio conseguito, sospingendo il nemico al di fuori del territorio francese, ma solo a qualche decina di chilometri verso nord. Mentre il governo francese si preparava a rientrare a Parigi, l'esercito tedesco che aveva provato una gigantesca manovra di aggiramento, venne a sua volta aggirato. Le forze anglo-francesi puntando in direzione della costa settentrionale, lottarono contro i tedeschi per impedirgli di avanzare verso occidente e di tagliare le linee di rifornimento delle truppe britanniche che attraversavano la Manica[34].

Analisi della battaglia [modifica]

La battaglia della Marna decretò la fine del piano Schlieffen e cancellò per sempre la possibilità di una rapida vittoria tedesca sul fronte occidentale. In quella battaglia la Germania perse la guerra e allo stesso tempo la Francia perse una grande occasione per infliggere ai tedeschi il colpo decisivo che avrebbe ribaltato gli esiti della guerra. L'errore forse decisivo da parte tedesca, che permise ai francesi di colpire il fianco di von Kluck, fu il dirottamento del II e del IV corpo d'armata di von Kluck, che coprivano il settore precedentemente occupato dalle forze del BEF, contro l'armata di Maunoury che stava attaccando le retrovie tedesche. Questa mossa creò un enorme voragine tra la 1ª e la 2ª armata tedesca rispettivamente di von Kluck e von Bülow, e quando questo buco fu attaccato da reparti anglo-francesi appoggiati dalle armate di Esperey (5ª armata francese), French (BEF) e Maunoury (6ª armata), per i tedeschi fu la fine. Il panico si diffuse tra le file tedesche e fu ordinata la ritirata generale su posizione difendibili sull'Aisne[35].

I francesi dal canto loro non seppero sfruttare l'occasione che gli si creò davanti con la ritirata tedesca. Proprio Galliéni, colui che intuì i movimenti tedeschi e ne informò Joffre, il 4 settembre fu allontanato dal comando dell'armata di Maunoury, e lo stesso Joffre ne prese posto. Galliéni fin dall'inizio premette affinché tutte le riserve fossero spostate a nord per colpire le retrovie tedesche e chiudere von Kluck in una sacca, ma l'indecisione di Joffre fu decisiva. Solo il 17 settembre il comandante francese aprì gli occhi e ripensò alla possibilità di concentrare, mediante spostamenti di ferrovia, una massa fresca di manovra dietro il fianco tedesco. Il risultato fu la cosiddetta corsa al mare, e poi la guerra di posizione che si sarebbe prolungata per i successivi quattro anni[36]. Ma non solo Joffre si dimostrò incapace di sfruttare il vantaggio e il caos che regnava nelle linee tedesche. A questo proposito è significativo la spiegazione dello storico ufficiale britannico, generale Edmonds, il quale imputò il non sfruttamento del successo al fatto che troppe poche forze furono sbarcate oltre la Manica. Se parte delle 14 divisioni territoriali britanniche e delle 14 brigate di cavalleria, insieme alla 6ª divisione che si trovava ancora nei porti della Manica, fossero state lanciate contro le retrovie tedesche, sarebbe stato possibile raggiungere un netto successo tattico e in tal modo anche la fine della guerra a favore degli Alleati[37].

Note [modifica]

  1. ^ a b Gilbert, op. cit., p. 97.
  2. ^ Gundmundsson, op. cit., p. 81.
  3. ^ a b Gundmundsson, op. cit., pp. 81, 82.
  4. ^ Gundmundsson, op. cit., p. 82.
  5. ^ Gundmundsson, op. cit., p. 83.
  6. ^ Hart, op. cit., pp. 84, 85.
  7. ^ Hart, op. cit., p. 86.
  8. ^ Hart, op. cit., p. 87.
  9. ^ Hart, op. cit., p. 90.
  10. ^ Hart, op. cit., pp. 90, 91.
  11. ^ Hart, op. cit., p. 92.
  12. ^ Hart, op. cit., p. 93.
  13. ^ Hart, op. cit., pp. 93, 94.
  14. ^ a b Gilbert, op. cit., p. 91.
  15. ^ Hart, op. cit., p. 130.
  16. ^ a b Gilbert, op. cit., p. 93.
  17. ^ Wehrt, op. cit., p. 95.
  18. ^ Gilbert, op. cit., p. 95.
  19. ^ Hart, op. cit., p. 94.
  20. ^ Hart, op. cit., p. 132.
  21. ^ Gilbert, op. cit., p. 95.
  22. ^ Hart, op. cit., pp. 132, 133.
  23. ^ Hart, op. cit., p. 133.
  24. ^ Hart, op. cit., p. 134.
  25. ^ a b Hart, op. cit., p. 138.
  26. ^ Hart, op. cit., pp. 138, 139.
  27. ^ a b Hart, op. cit., p. 139.
  28. ^ a b Gilbert, op. cit., p. 100.
  29. ^ a b Gilbert, op. cit., p. 99.
  30. ^ Foch capì che la mossa tedesca era mirata a facilitarne la ritirata solo la sera dell'8 settembre e solo allora ordinò il contrattacco, dopo aver comunicato a Joffre con queste parole:
    « La situazione è dunque eccellente, l'attacco lanciato contro la 9ª armata sembra soltanto un diversivo per permettere all'ala destra tedesca di ritirarsi. »
    Questa frase, abbellita, fu poi trasformata nella frase leggendaria e solenne:
    « La mia ala destra è stata sfondata, il centro sta cedendo, la situazione è eccellente, vado all'attacco!. »
    Vedi: Gilbert, op. cit., pp. 99, 100.
  31. ^ Gilbert, op. cit., p. 101.
  32. ^ Wehrt, op. cit., p. 143.
  33. ^ Wehrt, op. cit., p. 144.
  34. ^ Gilbert, op. cit., p. 101.
  35. ^ Hart, op. cit., pp. 120-122.
  36. ^ Hart, op. cit., p. 143.
  37. ^ Hart, op. cit., p. 144.

Bibliografia [modifica]

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Collegamenti esterni [modifica]