Redbaldo

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Radbodo
Ricamo rappresentante la leggenda in cui il re dei Frisoni, Radbodo, è pronto per ricevere il battesimo da Wulfram (in questo ricamo rimpiazzato da san Villibrordo), ma all'ultimo momento lo rifiuta. Catharijneconvent Museum, Utrecht
Ricamo rappresentante la leggenda in cui il re dei Frisoni, Radbodo, è pronto per ricevere il battesimo da Wulfram (in questo ricamo rimpiazzato da san Villibrordo), ma all'ultimo momento lo rifiuta.

Catharijneconvent Museum, Utrecht

Duca (o re) dei Frisoni
In carica 680719
Predecessore Aldegiselo
Successore Poppo
Morte 719
Figli Teodesinda
un figlio maschio

Redbaldo o Redboldo o Radbodo (... – 719) fu duca (o re) dei Frisoni sino al 719, per circa quarant'anni.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di Radbodo non si hanno notizie circa gli ascendenti né sui suoi primi anni di governo del popolo dei Frisoni.

Secondo l'anonimo continuatore del cronista Fredegario, nel 690, Radbodo fu sconfitto da Pipino di Herstal[1][2][3] permettendo così a san Villibrordo, arrivato dalla Britannia di iniziare, con l'approvazione e l'appoggio di papa Sergio I[4], la sua opera di evangelizzazione della Frisia[3], dato che i Frisoni erano pagani[5].

Per permettere la continuazione dell'opera di san Villibrordo, secondo la cronaca di San Sigeberto, Radbodo venne ancora sconfitto da Pipino, nel 694[6][7].
Radbodo ed il suo popolo pagano furono raggiunti da san Villibrordo ed i suoi monaci che si prodigarono nell'opera di evangelizzazione, con buoni risultati. Radbodo non si convertì, ma trattò il santo con tutti gli onori[8].

Nel 710, secondo il Chronicon Mossiacense, Teodesinda, la figlia di Radbodo, sposò il figlio di Pipino di Herstal, Grimoaldo[9][10][11].

Nel 714, suo genero, Grimoaldo, venne ucciso da Rantgario un suo stretto collaboratore[9][12].
In quello stesso anno Pipino intervenne ancora una volta in Frisia e sconfisse Redboldo onde permettere a Villibrordo di continuare la sua opera di evangelizzazione[12].

Dopo la morte di Pipino, nel dicembre 714, e la rivolta della Neustria contro il nuovo maggiordomo di tutti i regni dei Franchi, Teodoaldo, Ragenfrido, eletto, nel 715, maggiordomo di Neustria si alleò con Radbodo[10][13], che combatté contro gli austrasiani di Plectrude e Teodebaldo[14]

Alla morte del re dei Franchi, Dagoberto III, sempre nel 715, il nobile Ragenfrido, maggiordomo di palazzo di Neustria[13][15]chiamò sul trono l’ormai ultra quarantenne monaco Daniele, che, dopo aver fatto ricrescere i capelli[16], salì al trono come Chilperico II[15][14], che confermò l'alleanza con Redboldo, che, dopo la liberazione di Carlo Martello[17], da quest'ultimo fu sconfitto[18].

Nel 716, Redboldo ed i Frisoni si unìrono a Chilperico II e Ragenfrido, e, dopo aver devastato la regione, arrivarono sino a Colonia, dove Plectrude si era rinchiusa col nipote Teodealdo, e la posero sotto assedio[19]. Carlo Martello dopo aver sconfitto e disperso i Frisoni[16], tentò di liberare Colonia, ma dopo aver subito ingenti perdite (Battaglia di Colonia) si dovette ritirare[19].

In quello stesso anno, dopo che Redboldo e Carlo Martello avevano iniziato a combattersi, molti evangelizzatori della Frisia, seguaci di San Villebrordo, furono costretti a lasciare la regione, per paura di una persecuzione a opera di Redboldo[20] e rientrarono in Frisia per continuare la loro opera solo dopo la morte di Redboldo[20], avvenuta, nel 719[17].
Secondo gli Annales Xantenses, Redboldo morì dopo aver rifiutato di essere battezzato, dopo aver, in un primo momento dato il suo consenso[21].

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Redboldo da una moglie di cui non si conosce né il nome né gli ascendenti ebbe due figli:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CI
  2. ^ (LA) Annales Marbacenses, pag 4 21-27
  3. ^ a b (LA) Annales Mettenses, pag 17
  4. ^ (LA) Annales Marbacenses, pag 4 30-31
  5. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico S. Benigni, pag 318 A
  6. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , pag 345 A
  7. ^ (LA) Annales Xantenses, pag 35
  8. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex vita S. Willebrordi , pag 642 A
  9. ^ a b c (LA) Cronicon Mossiacensis , Pag 290 9-13
  10. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CV
  11. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , pag 345 C
  12. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , pag 345 D
  13. ^ a b (LA) Cronicon Mossiacensis , Pag 290 18-24
  14. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Sigeberti monachi , pag 345 E
  15. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , Pag 697
  16. ^ a b (LA) Cronicon Mossiacensis , pag 290 25-27
  17. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Annales Francorum Ludovici Dufour , pag 698
  18. ^ (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex Chronico Hermanni contracti , pag 329 c
  19. ^ a b Fredegario, Fredegarii scholastici chronicum continuatum, Pars secunda, auctore anonymo austraso, CVI
  20. ^ a b (LA) Rerum Gallicarum et Francicarum Scriptores, tomus tertius: Ex vita S. Bonifacii episcopi maguntini , pag 664 D
  21. ^ (LA) Annales Xantense, p. 36

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Letteratura storiografica[modifica | modifica sorgente]

  • Christian Pfister, "La Gallia sotto i franchi merovingi: vicende storiche", cap. XXI, vol. I (La fine del mondo antico) della Storia del Mondo Medievale, pp. 688-711.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Duca (o re) dei Frisoni Successore
Aldegiselo 680-719 Poppo