Donazione di Sutri
La donazione di Sutri è stata una cessione territoriale formale effettuata dal sovrano longobardo Liutprando a papa Gregorio II nel 728.
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[modifica] Contesto storico
Con l'elezione quale re dei Longobardi di Liutprando (712), il nuovo sovrano si trovò a fronteggiare una serie di problemi quali la generale disgregazione e perdita di identità nazionale dei sempre più romanizzati Longobardi. Per attuare questo scopo iniziò una politica di rafforzamento della sua monarchia che aveva innanzitutto come traguardo la conquista dei territori italiani a scapito dei bizantini. Dopo la guerra greco-gotica restavano ancora infatti nelle mani dell'Imperatore di Bisanzio la costa adriatica, compresa la capitale Ravenna, e tutto il territorio a sud della Toscana eccezion fatta per i ducati longobardi di Spoleto e di Benevento. Liutprando seppe cogliere il momento propizio quando nei territori italiani governati dai bizantini si diffuse lo sdegno per l'appoggio dell'Imperatore all'eresia iconoclasta. La sua campagna militare iniziò da quei territori che dividevano in due la Langobardia, cioè l'area del "ducato romano", ovvero quella circoscrizione territoriale contenente Roma che dipendeva dall'Impero. Il papa infatti, vescovo di Roma, grazie al "primato" morale conferitogli dal "primato" di San Pietro (e ribadito nei concili) era ormai a capo di un'organizzazione ecclesiastica alla quale si erano già sottomessi il regno dei franchi, i visigoti di Spagna, i burgundi, gli anglo-sassoni di Inghilterra e gli stessi Longobardi, ma non aveva alcun potere politico su alcun territorio.
[modifica] Il significato politico della donazione
Quando il papa capì le intenzioni dei Longobardi - i quali erano probabilmente intenzionati a conquistare la stessa Roma - si sentì minacciato, in quanto era preferibile l'autorità di un imperatore eretico ma lontano, piuttosto che quella di un energico sovrano vicino. Nel 728 quindi Liutprando conquistò la città di Sutri (nell'alto Lazio) ed il suo castello togliendola alle milizie bizantine. Papa Gregorio II chiese ed ottenne, con molto sforzo, di rinunciare ai territori già conquistati.
Liutprando, invece di rinunciare a favore dei Bizantini (ai quali, secondo diritto, dovevano essere restituiti in quanto legittimi possessori) donò ai «beatissimi apostoli Pietro e Paolo» solo il castello di Sutri. La donazione aveva ad oggetto il lascito alla Chiesa di Roma oltre che di Sutri, di altri castelli laziali (Bomarzo, Orte e Amelia).
Nel 739 il successore papa Gregorio III indirizzò una lettera a Carlo Martello, maestro di palazzo dei franchi, in cui comparve per la prima volta la locuzione populus peculiaris beati Petri, riferita alle popolazioni del Ducato Romano, del Ravennate e della Pentapoli (un’area sita fra la Romagna e le Marche, comprendente le cinque città di Rimini, Fano, Pesaro, Senigallia e Ancona), che vivono insieme in una respublica di cui san Pietro è il protettore e l’eroe eponimo.
Nel 742 re Liutprando aveva restituito al Pontefice (papa Zaccaria) per donationis titulo quattro città da lui occupate (tra cui Vetralla, Palestrina, Ninfa e Norma) e una parte dei patrimoni della Chiesa in Sabina, sottratti dai duchi di Spoleto (longobardi) oltre trent'anni prima. Liutprando dal canto suo, aveva temporaneamente sfumato le tensioni con gli altri ducati longobardi, soprattutto con i ducati periferici - e quindi più autonomi - di Spoleto e Benevento, evitando così una guerra civile.
La respublica di san Pietro dell'VIII secolo è da intendere non solo come "Patrimonio dei Papi", ma anche come entità politica autonoma, dotata di proprie strutture di governo e di un suo territorio. La donazione di Sutri è in realtà precedente al falso storico della Donazione di Costantino del 321, secondo cui l'imperatore romano Costantino I avrebbe ceduto alla Chiesa di Papa Silvestro I sovranità sullo Stato della Chiesa, donando il palazzo del Laterano, i simboli imperiali e la città di Roma. L'autenticità della donazione costantiniana difatti venne messa in discussione già nel XV secolo dall'umanista Lorenzo Valla, che ne dimostrò la falsità su base linguistica e filologica: essa sarebbe stata approntata oltre cinquecento anni dopo la morte dell'imperatore Costantino e sarebbe quindi da collocare tra l'VIII ed il IX secolo. Il primo vero atto formale per l'istituzione delle Terre di San Pietro è dunque costituito dalla Donazione di Sutri. La storiografia contemporanea ha ridimensionato il ruolo della donazione, non essendo più considerato l'atto formale della nascita del potere temporale papale; ma rispetto alle molteplici donazioni avvenute anche prima del 728 a favore della Chiesa romana, va sottolineato che la donazione di Sutri acquista un notevole valore simbolico, dato che segna il riconoscimento di una sovranità che fino ad allora il papato esercitava de facto sui territori romani, legalmente appartenenti al governatore bizantino. Va ricordato, infine, che grandi problemi e difficoltà investono le questioni storiografiche relative alla nascita di uno Stato della Chiesa e del potere temporale del papato; e spesso le interpretazioni degli storici sugli atti - come quello di Liutprando - hanno valutazioni divergenti nel corso degli anni.
[modifica] Bibliografia
- Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740