Incoronazione

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L'incoronazione è una cerimonia che segna l'investitura di un monarca e l'attribuzione del potere regale attraverso l'imposizione sul suo capo di una corona, unitamente ad altri atti simbolici.

Il rito assume valenza religiosa quando è accompagnato dall'unzione del sovrano.

Antichità[modifica | modifica sorgente]

L'origine di questa pratica si colloca in area greco-orientale ed è legata alle solenni cerimonie di consacrazione degli antichi monarchi asiatici. Particolarmente fastose quelle celebrate dai sovrani dell'impero achemenide (VII-IV secolo a.C.), che venivano incoronati con un diadema da un importante sacerdote zoroastriano. Affascinato dalla solennità di questi riti, Alessandro Magno li adottò dopo la conquista dell'Oriente (334-330 a.C.), facendone uno degli elementi caratteristici delle monarchie ellenistiche.

Imperatori romani[modifica | modifica sorgente]

Presso i Romani, l'incoronazione divenne una cerimonia prettamente civile con la quale la repubblica tributava i massimi onori ai generali vittoriosi. Durante i trionfi, i comandanti comparivano in pubblico col capo cinto da una corona d'ulivo, simbolo di vittoria e di virtù eroiche.

L'instaurazione del Principato non cambiò la percezione comune di questi riti: i tradizionali sentimenti repubblicani del popolo romano impedirono l'affermarsi di un rituale d'incoronazione del sovrano, soprattutto per l'eccessivo simbolismo delle insegne regali, come il diadema di stoffa o metallo prezioso impiegato dai monarchi ellenistici.

Tuttavia, sotto l'influenza di antichi riti orientali e per effetto della progressiva sacralizzazione della figura dell'imperatore, l'impiego della corona come simbolo dell'autorità cominciò ad affermarsi anche presso i Romani a partire da Diocleziano (III-IV secolo). Il diadema indossato dagli imperatori di quest'epoca, dotato di un forte senso di sacralità, era spesso di stoffa impreziosita da finissimi ornamenti. Le fonti storiche riportano la descrizione di Costantino che si affaccia in pubblico con un diadema tespestato di pietre preziose, due pendagli che gli coprono le orecchie e una parrucca multicolore arricciata da abili artigiani.

Siamo però ancora lontani dalla definizione di un vero e proprio cerimoniale d'incoronazione. Per gli imperatori romani, l'investitura avveniva di norma mediante il sollevamento sugli scudi da parte dell'esercito, in qualsiasi parte dell'Impero si trovasse il nuovo sovrano (Costantino ad esempio fu acclamato a York, allora Eboracum). A volte al sollevamento seguiva una sobria incoronazione sul campo, non di rado fatta con un collare portato dai soldati (il torques, in greco maniakis). In alcuni casi l'imperatore riceveva un'ulteriore incoronazione durante una cerimonia più solenne, considerata comunque un rito del tutto accessorio. Ancora da definire restavano inoltre i criteri in base ai quali stabilire a chi spettasse l'onore di incoronare il sovrano: nei primi tempi si ricorse in genere ad un personaggio che avesse avuto un qualche peso nella designazione dell'eletto. Nel IV secolo, ad esempio, il prefetto Sallustio Secondo incoronò l'imperatore Valentiniano proprio perché egli aveva avuto un ruolo di primo piano nella sua elezione. Ma l'imperatore stesso sembrò mostrare una certa esitazione nel ricevere le insegne del potere dalle mani di un suo suddito, senza contare le gelosie sorte in sede di selezione dell'incaricato al prestigioso ruolo. A chi spettasse tale compito e in che modo lo si dovesse svolgere era ancora da definire.

L'incoronazione a Bisanzio[modifica | modifica sorgente]

Il problema fu risolto nel V secolo facendo ricorso al prestigio delle massime autorità religiose. Alla corte di Bisanzio, l'onore dell'incoronazione imperiale fu assegnato al Patriarca di Costantinopoli - sicuramente in occasione dell'investitura di Leone I nel 457[1], ma forse già con quella del suo predecessore Marciano. Col tempo il rito fu sempre più caratterizzato da grande solennità e magnificenza ed ebbe come sua sede tradizionale la basilica di Santa Sofia. Secondo le fonti, Leone I depose sull'altare di Santa Sofia la corona ricevuta sul campo dai propri soldati e fu nuovamente incoronato dal patriarca, da quel momento unico depositario di questa altissima funzione. Fase conclusiva della cerimonia d'investitura era l'acclamazione da parte del popolo nell'Ippodromo di Costantinopoli.

Medioevo: dalla Corona ferrea al Sacro Romano Impero[modifica | modifica sorgente]

La centralità dell'incoronazione nella vita degli stati monarchici occidentali si affermò solo in età medievale, come diretta continuazione delle tradizioni romano-bizantine. Trait-d'union fra Oriente e Occidente fu la celebre Corona Ferrea, un diadema dalle origini leggendarie carico di significati religiosi e di simbolismi. Secondo la tradizione la lamina di ferro che la circonda al suo interno fu ricavata da un chiodo della Vera Croce di Cristo. La forte sacralità di questo diadema ne fece un segno potente di regalità, tale che il suo utilizzo nelle solenni incoronazioni dei re d'Italia si protrasse anche dopo la fondazione del Sacro Romano Impero. Con gli eredi di Carlo Magno, infatti, si affermò la tradizione della triplice incoronazione: per accedere alla dignità imperiale bisognava ricevere prima la corona di Germania, poi quella d'Italia – la Corona ferrea - e infine, a Roma, quella imperiale dalle mani del papa. L'incoronazione a re d'Italia, come narra Gavino Fiamma, aveva luogo a Milano, di fianco della basilica di Sant'Ambrogio: qui il sovrano riceveva la Corona ferrea dopo aver abbracciato una colonna di marmo.

Ma la diffusione in Occidente di riti d'incoronazione propri della monarchia bizantina non è legata soltanto alla Corona ferrea. Celebre fu il battesimo del re dei Franchi Clodoveo I, avvenuta nel 497 a Reims. Secondo la tradizione lo Spirito Santo o un angelo sotto forma di una colomba recò al vescovo san Remigio la santa Ampolla contenente l'olio crismale, con il quale il re fu battezzato. Da allora i re di Francia da Ludovico il Pio fino a Carlo X, furono incoronati a Reims e unti con l'olio della santa Ampolla.

L'incoronazione imperiale[modifica | modifica sorgente]

Incoronazione di Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell'800
Incoronazione di Maria de' Medici, regina di Francia, a Saint Denis, Parigi, (dettaglio) di Peter Paul Rubens, 1622-1625

La più famosa e significativa incoronazione della storia occidentale resta tuttavia quella di Carlo Magno, avvenuta a Roma la notte di Natale dell'800. Secondo Eginardo, biografo del re dei Franchi, Carlo era assorto in preghiera nella Basilica vaticana quando, inaspettatamente, il papa Leone III cinse il suo capo con una corona, mentre il popolo lo acclamò per tre volte con la formula "A Carlo augusto, coronato da Dio, grande e pacifico imperatore dei Romani, vita e vittoria!". Una svolta storica di portata eccezionale, visto che questa fu la prima incoronazione imperiale celebratasi in Occidente dalla deposizione di Romolo Augusto.

Si tratta di un episodio-chiave su cui gli studiosi ancora s'interrogano, perché è proprio dalle modalità di quel rito che derivarono i successivi conflitti fra l'autorità papale e quella imperiale. In ossequio a questo illustre precedente, le successive incoronazioni imperiali furono tradizionalmente celebrate a Roma secondo lo stesso rituale, il solo in grado di sancire in piena legittimità la consacrazione degli imperatori del Sacro Romano Impero. Esso rappresentò un fondamentale strumento di lotta nelle mani dei pontefici, che se ne servirono per arginare le mire dei sovrani troppo ambiziosi, e fu un costante terreno di trattativa politica fra le due massime autorità dell'Europa medievale.

Rifiutandosi di incoronare gli imperatori, i papi poterono spesso indebolire gli avversari più pericolosi. Ma talvolta, in aperto conflitto con la Santa Sede, i sovrani ricorsero ad altre forme di legittimazione: fu il caso, ad esempio, di Ludovico il Bavaro, che nel 1328 si fece incoronare imperatore in Campidoglio da Sciarra Colonna. La prerogativa dell'incoronazione imperiale fu sottratta ai pontefici proprio nel corso del XIV secolo. Con la definizione dei criteri per l'elezione a imperatore (la Bolla d’Oro di Carlo IV del 1356), l'incoronazione fu trasferita da Roma in Germania e attribuita ai tre Grandi Elettori ecclesiastici, ossia gli arcivescovi di Colonia, Magonza e Treviri.

Dall'ambito imperiale, il rito dell'incoronazione si diffuse anche presso le altre monarchie europee, diventando ben presto il momento di massima identificazione fra il sovrano e la nazione.

Il monarca incorona se stesso[modifica | modifica sorgente]

L'incoronazione di Napoleone in un quadro di Jacques-Louis David

Travolta dalla rivoluzione, la monarchia francese tornò ai fasti di un tempo con Napoleone Bonaparte, protagonista di una delle più spettacolari incoronazioni della storia europea. La sua consacrazione a Imperatore dei Francesi ebbe luogo nella cattedrale di Notre Dame, a Parigi, il 2 dicembre 1804, e fu segnata da un gesto clamoroso: Napoleone, dopo la benedizione di Pio VII, prese la corona e se la pose sul capo, dichiarando in tal modo che il suo potere non derivava da nessun'altra autorità. In questo senso, il suo gesto "rimediava" all'errore formale (o trappola, secondo altri) in cui incorse Carlo Magno.

Se nel caso di Napoleone fu un gesto quasi rivoluzionario, in altri ambiti il rituale del monarca che incorona se stesso fu una prassi consolidata: era questo il caso delle incoronazioni degli Scià di Persia e degli Zar di Russia.

Le incoronazioni oggi[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle monarchie tuttora esistenti, soprattutto europee, ha di fatto abolito la pratica dell'incoronazione dei nuovi sovrani.

In Norvegia tale consuetudine è stata abbandonata nel 1908, sostituita da un solenne giuramento pronunciato dal sovrano di fronte allo Storting (il parlamento norvegese). Nel 1958, alla sua ascesa al trono, Olav V ha voluto una cerimonia di benedizione del suo regno da parte delle autorità religiose, introducendo così tale pratica in luogo della vecchia incoronazione. Si tratta di una cerimonia molto più semplice, durante la quale la Corona di Norvegia viene esposta sull'altare maggiore anziché essere posta sul capo del sovrano. L'ultima benedizione secondo questo rituale si è celebrata nel 1991 per Harald V e la regina Sonja ed è probabile che si ripeterà ancora per i futuri sovrani.

Anche nei Paesi Bassi l'incoronazione è stata sostituita da un giuramento e da una cerimonia d'insediamento, come quella celebrata in onore nella regina Beatrice nel 1980. In Svezia, invece, l'ultima incoronazione risale al 1873, con Oscar II, mentre in Spagna la corona è solamente esposta durante il rito d'insediamento, ma non viene posta sul capo del sovrano. In Belgio la corona, simbolo dell'autorità regia, è addirittura assente: il monarca prende possesso del trono attraverso un solenne giuramento di fronte al Parlamento, a sottolineare le prerogative ristrette del sovrano secondo le prescrizioni della costituzione del 1831.

Fra le ultime grandi cerimonie d'incoronazione a cui il mondo ha assistito vanno ricordate quella dello Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi, nel 1967, e quella di Bokassa I, che nel 1977, da presidente della Repubblica Centrafricana, s'incoronò Imperatore del Centrafrica, replicando un rituale simile a quello napoleonico. Grandi e solenni incoronazioni avvengono ancora presso le monarchie del Sud-est asiatico, in particolar modo per il re di Thailandia, il sultano del Brunei e il re di Malesia.

A esercitare il fascino maggiore restano comunque le incoronazioni dei sovrani del Regno Unito, la cui sede tradizionale è l'Abbazia di Westminster a Londra. Celebrate in gran pompa e secondo rituali antichissimi, queste cerimonie saranno sicuramente replicate in futuro, come segno distintivo della monarchia britannica rispetto alle altre cosiddette monarchie borghesi d'Europa. L'ultima risale al 2 giugno 1953, durante la quale fu incoronata l'attuale regina Elisabetta II.

L'incoronazione papale[modifica | modifica sorgente]

L'incoronazione di Papa Paolo VI

Anche i papi della Chiesa cattolica sono stati incoronati per secoli come gli altri monarchi. La tradizione si è affermata a partire dal 1305 con Clemente V, ed è stata abbandonata solo nel 1963 per volere dell'ultimo papa incoronato, Paolo VI.

Il complesso rituale dell'incoronazione pontificia, molto solenne e ricco di simbolismi, prevedeva, fra le altre cose, che durante l'avvicinamento all'altare della basilica di San Pietro il corteo si fermasse tre volte: ciascuna volta si spegneva una stoppa posta su un'asta metallica, mentre il Cardinale protodiacono pronunciava la famosa formula Beatissime pater, sic transit gloria mundi (Beatissimo padre, così passa la gloria del mondo), a significare la provvisorietà di tutte le cose terrene.

Questo ricordo della morte durante una cerimonia solenne deriva dalla tradizione dei trionfi romani, quando al generale vittorioso veniva ricordata la sua ineluttabile condizione di mortale. Un gesto analogo fu adottato anche dal rituale bizantino, nel quale l'imperatore in solenne processione baciava un sacchetto contenente polvere di sepolcro.

La tiara papale

Nel corso del Concilio Vaticano II, papa Montini decise di non indossare più il triregno (o "tiara") nei pochi momenti liturgici in cui esso era ancora utilizzato, ma di venderlo e impiegarne il ricavato in opere di bene. Sul suo esempio, nessuno dei successori ha voluto più indossarlo. Attualmente, con le nuove disposizioni emanate da papa Benedetto XVI il 20 aprile 2005 nell'Ordo rituum pro ministerii petrini initio Romae episcopi è stata abolita la solenne incoronazione del nuovo Pontefice con la tiara.[2]

Modalità dei riti d'incoronazione[modifica | modifica sorgente]

Oggetto centrale dell'incoronazione è la corona, la quale tuttavia non è l'unico emblema regale impiegato durante il rito. L'assunzione dell'autorità sovrana è rappresentata anche dal globo crucigero – una sfera raffigurante il mondo sovrastato da una croce – e uno scettro. In alcuni casi è registrato anche l'impiego di altri solenni paramenti provenienti dai cosiddetti Gioielli della Corona.

Valenza religiosa della cerimonia[modifica | modifica sorgente]

Il carattere religioso delle cerimonie d'incoronazione scaturisce dall'antica credenza secondo cui il potere monarchico deriva direttamente da Dio, che sceglie il monarca e ne sancisce la legittimità. In un certo senso, è come se la corona fosse imposta sul capo del monarca da Dio stesso. Anche se tale principio di "diritto divino" è ormai caduto in disuso, vi sono ancora sovrani che vengono proclamati tali Per Grazia di Dio, anche se la loro autorità è sanzionata e limitata da una carta costituzionale. Dopo la Rivoluzione francese la formula fu in molti casi modificata in Per Grazia di Dio e per Volontà della Nazione.

Significato dell'incoronazione[modifica | modifica sorgente]

L'incoronazione è una mera rappresentazione figurata dell'assunzione della regia potestà da parte del sovrano, ma non è l'atto che ne sancisce l'ascesa al trono. Questo significa che un monarca che accede al trono per diritto (ad esempio, per ereditarietà) assume automaticamente le funzioni connesse alla carica, senza dover attendere l'incoronazione per prendere possesso del proprio ufficio.

È il caso ad esempio di re Edoardo VIII d'Inghilterra, il quale abdicò prima che fosse celebrata la sua incoronazione: anche se per meno di un anno, egli fu a tutti gli effetti sovrano del Regno Unito e degli altri domini inglesi. Le leggi britanniche, infatti, stabiliscono che un nuovo monarca accede al trono in maniera automatica nel momento stesso della morte del suo predecessore, per cui la carica non resta mai vacante. La proclamazione del nuovo sovrano avviene già poche ore dopo il decesso del predecessore, in una cerimonia all'aperto in St. James Palace.

In Francia, invece, l'ascesa al trono del nuovo re coincideva con la deposizione del feretro del predecessore nell'Abbazia di Saint-Denis, allorché il Duca di Uzès annunciava Le Roi est mort, vive le Roi, cioè Il (vecchio) Re è morto, Viva il (nuovo) Re.

Sedi tradizionali delle principali incoronazioni[modifica | modifica sorgente]

L'incoronazione ha luogo di solito nella principale cattedrale o basilica del Paese su cui si esercita l'autorità del sovrano, ma non necessariamente nella città capitale. La sede dell'evento è stabilita dalla tradizione:

Altri usi del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine incoronazione può essere usato anche in senso figurato o ironico, per indicare ad esempio l'elezione incontestata e plebiscitaria di un leader, soprattutto quando determinata già prima della elezione vera e propria. In altri casi, è usato per indicare l'acclamazione ricevuta da un personaggio in una occasione pubblica di rilievo.

E di incoronazione si parla anche a proposito della vittoria di una concorrente ad un concorso di bellezza – ad esempio Miss Italia – la quale generalmente viene premiata attraverso le tipiche insegne monarchiche in quanto reginetta di bellezza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bury, J.B. History of the Later Roman Empire (1923), Chap. 1—The Constitution of the Monarchy, accessed 2007-06-18.
  2. ^ Presentazione del Rituale sul sito del Vaticano.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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