Medioevo

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Carcassonne, Rossiglione, Francia. Sebbene pesantemente restaurate, le mura della città sono uno dei migliori esempi in Europa di fortificazione medievale.
Tallinn, capitale dell'Estonia ed esempio di città europea medievale fortificata, conservata per il 75%. Particolare della porta della Città Vecchia.

Il Medioevo è una delle quattro grandi epoche (antica, medievale, moderna e contemporanea) in cui viene tradizionalmente suddivisa la storia dell'Europa. Comprende il periodo dal V secolo al XV secolo. Segue la Caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 e precede l'Età moderna. Il termine "Medioevo" compare per la prima volta nel XV secolo in Latino e riflette l'opinione dei contemporanei che tale periodo aveva rappresentato una deviazione dalla cultura classica, in opposizione al Rinascimento.

Dal punto di vista sociale, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, si assistette ad una prima fase con la lotta tra le popolazioni del nord e dell'est europeo per la ricostruzione a livello locale dell'organizzazione amministrativa, militare, economica e giuridica; questa fase fu poi seguita, verso la fine del Medioevo, da una nuova fase di accentramento dei poteri a livello nazionale. Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità grazie all'organizzazione continentale del sistema, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così poterono gestire la transizione tra l'uniformità dell'Impero romano e la nascita degli stati nazionali. Contemporaneamente allo sforzo per la creazione di stati nazionali, nell'Italia centrosettentrionale e in alcuni centri commerciali d'Europa si assiste invece all'emancipazione dall'Impero romano tramite i Comuni, città o paesi indipendenti, a regime repubblicano, che si contrappongono al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia, in signorie cittadine e poi in stati regionali, ambienti in cui nascerà il Rinascimento.

Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la comune radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata dall'ultimo periodo romano e proseguita fino all'XI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054. Questa radice comune portò da un lato ad una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei momenti di identità come nel caso delle crociate e proseguì, non senza conflitti, anche nella Riforma protestante.

Filosoficamente, il Medioevo si caratterizza per una grande fiducia nella ragione umana, che si esprime nella corrente della scolastica, il cui maggior esponente è Tommaso d'Aquino. La crisi di questa corrente filosofica, nel XIV secolo con autori come Duns Scoto e soprattutto Guglielmo di Ockham, fu segnata da un crollo di fiducia nella ragione e da un conseguente crescente fideismo, portò alla fine del pensiero medievale ed alla nascita del pensiero moderno. L'Umanesimo ed il Rinascimento furono dei poderosi tentativi di rispondere a tale crisi, proponendo dei modelli, gli "antichi", come risposta al crollo di fiducia nella ragione umana. Come è stato ben spiegato da storici, come Régine Pernoud, gli Umanisti finirono per attribuire all'intero Medioevo quei caratteri di debolezza della ragione e di fideismo che ne caratterizzarono, al contrario, proprio la crisi.

Indice

[modifica] Periodizzazione

[modifica] Sviluppo del concetto

Tale termine fu usato in senso di periodo storico per la prima volta nell'opera Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades, dell'umanista Flavio Biondo, scritta verso il 1450 e pubblicata nel 1483. Secondo Flavio Biondo, in polemica con la cultura del XIV secolo (che oggi consideriamo la crisi del Medioevo), l'epoca è come una lunga parentesi storica, caratterizzata da una stasi culturale che si colloca tra la grandezza dell'età classica e la rinascita umanistico-rinascimentale della civiltà che ad essa si ispira. Questa visione negativa del Medioevo è poi stata superata (anche se ancora oggi permane una visione negativa di questa età).

[modifica] Date di inizio e di fine

Resti del Castello di Cimbergo dei conti Lodrone distrutto da Bernabò Visconti

I pareri sull'inizio e sulla fine del Medioevo sono discordanti. Convenzionalmente l'inizio del Medioevo si colloca nel 476, cioè nell'anno che vide la deposizione dell'ultimo imperatore romano (Romolo Augusto) con la conseguente fine dell'Impero romano d'Occidente; è altresì utilizzata la data del 410, anno del Sacco di Roma o, più genericamente, si fa riferimento alla fine della tarda antichità (seconda metà del VI secolo). Alcuni storici danno come inizio del Medioevo la fine dell'unità cristiana d'Europa, cioè l'arrivo degli Arabi e la loro conquista (VII secolo). Altri danno come inizio la calata dei Longobardi e l'effettiva fine dei domini imperiali in occidente (nel 568). Altri ancora danno l'anno mille come inizio, visto che la società europea cominciò a dare segni di rinascita in tutti i campi. Per alcuni studiosi inglesi è questo l'inizio del Medioevo, etichettando l'epoca che va dalla fine dell'impero romano d'occidente all'anno mille come "secoli bui".

La conclusione dell'età medievale ha invece date diverse da paese a paese, corrispondenti alla nascita delle rispettive monarchie nazionali e al periodo rinascimentale. Le più comunemente utilizzate sono:

Secondo l'impostazione della storiografia marxista, condivisa anche da alcuni storici non marxisti, il Medioevo si concluderebbe con la fine del feudalesimo e l'avvento dell'industrializzazione nel XVIII secolo.

[modifica] Suddivisioni

Una suddivisione comunemente utilizzata del Medioevo è tra:

  • "Alto Medioevo" (detto anche, impropriamente, "secoli bui"), che va dal V al X secolo ed è caratterizzato da condizioni economiche disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Normanni e Magiari;
  • "Basso Medioevo" o "tardo Medioevo", un periodo intermedio, che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio, con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città; poi un crescente potere reale e la rinascita di interessi commerciali, specie dopo la peste del XIV secolo.

Tra questi due periodi la più recente storiografia ha inserito il periodo del medio Medioevo o secoli centrali del Medioevo (XI-XII sec).[1]

In Europa si segue in genere la stessa periodizzazione tranne che in Germania dove si individua un Frühmittelalter (V-VIII), un Hochmittelalter (IX-XI) e un Spätmittelalter (XII-XV).[2]

Una suddivisione usata nel campo degli studi storici medievali è anche quella in quattro periodi:[3]

  1. Dal IV al VI secolo: tarda antichità. In questo periodo sopravvive un'autorità imperiale forte, fino alla morte di Giustiniano I di Bisanzio
  2. Dal VII al X secolo: Alto Medioevo. In questo periodo le popolazioni barbariche si organizzano in regni ed ha inizio la presenza islamica nel bacino del Mediterraneo che, secondo una famosa tesi dello storico Henri Pirenne, portò al definitivo tramonto degli equilibri del mondo antico, con uno spostamento verso nord del baricentro politico europeo.
  3. Dall'XI al XIII secolo: pieno Medioevo. Si ha la piena e completa fioritura del sistema dei Comuni medievali e delle monarchie nazionali europee.
  4. Dal XIV (dopo la peste nera) al XV secolo: Basso o tardo Medioevo. Si assiste alla crisi del sistema feudale.

Esistono inoltre altri periodi chiamati "Medioevo", applicati per esempio alla storia greca (il "Medioevo ellenico") o giapponese.

[modifica] Tarda antichità

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tarda antichità.

Sebbene il termine tarda antichità implichi, tradizionalmente, una valenza negativa e tra i secoli dal III al V l'area europea e del bacino del Mediterraneo subirono senz'altro un periodo di crisi, le trasformazioni in quest'epoca furono alla base per la nascita dell'identità europea. Si registrò in quest'epoca il definitivo tramonto del sistema romano, con rivoluzioni sociali, economiche, culturali e religiose in larga scala.

Si diffuse il Cristianesimo, inizialmente perseguitato e poi religione di Stato dal 380 (editto di Tessalonica). Un altro grande stravolgimento fu quello delle cosiddette invasioni barbariche (nella storiografia di matrice tedesca più prudentemente chiamate migrazioni di popoli), che portarono una serie di popolazioni asiatiche e nord-europee a premere verso occidente e verso sud, arrivando gradualmente ad occupare aree sempre più vaste dell'Impero Romano d'Occidente, fino a decretarne anche la fine formale con la deposizione dell'imperatore Romolo Augusto da parte di Odoacre Re degli Eruli nel 476.

[modifica] Alto Medioevo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Alto Medioevo.

[modifica] I Regni romano-barbarici

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Regni romano-barbarici.

In realtà il Medioevo non ebbe inizio con una data, anche se convenzionalmente è il 476, ma si avviò nell'arco di tre secoli, dal IV al VII. Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore non si risolse, come è convinzione diffusa, nella fine di una civiltà, ma nella sua fusione con quella di altre popolazioni, che determinò il sorgere di una nuova civiltà latino-germanica. I regni romano-barbarici in tutta l'Europa occidentale venivano via via riconosciuti da Bisanzio, dall'unico imperatore rimasto, il quale non era interessato al governo sostanziale di quell'area ormai impoverita e decentrata che era l'Occidente, ma gli era sufficiente che i nuovi re si sottomettessero formalmente al suo comando, in cambio della legittimazione. Fecero così i regni dei visigoti, degli ostrogoti, degli eruli, ecc.

[modifica] Il monachesimo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Monachesimo.
San Benedetto da Norcia, affresco nell'abbazia di Subiaco

Nel VI secolo in Europa si diffuse il monachesimo, un'istituzione dai tratti originali, che si presentò come una novità rispetto alla tradizionale società cristiana fondata sul dualismo tra il clero e i fedeli. Fondamentale fu l'attività di Benedetto da Norcia, che nel 529 si stabilì a Montecassino ed istituì una Regola comune di vita cenobitica che nel corso dei secoli venne impiegata in tutto l'Occidente. I monasteri si diffusero in Europa e divennero non solo centri religiosi, ma anche economici e di diffusione e conservazione della cultura. Infatti, nelle biblioteche dei monasteri furono raccolti, conservati e copiati moltissimi testi classici che, in tal modo, si salvarono dalla distruzione.

[modifica] L'Impero bizantino

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Impero bizantino.
L'evoluzione dell'estensione dell'Impero Bizantino

L'Impero romano d'Oriente, noto come Impero Bizantino (denominazione apparsa successivamente alla Caduta di Costantinopoli, per rimarcarne la distinzione con l'Impero Romano classico), è la pars orientis dell'Impero Romano; essa sopravvisse alla pars occidentis che, travolta dalle invasioni barbariche, cessò ufficialmente d'esistere nel 476 con la deposizione di Romolo Augusto.

La storiografia è incerta sulla data di nascita dell'Impero Bizantino, e diversi sono gli eventi considerati determinanti per la nascita dell'Impero Bizantino:

  1. Ascesa al trono di Arcadio come Augusto d'Oriente (395);
  2. Caduta dell'Impero d'Occidente (476);
  3. Rifondazione di Bisanzio come Costantinopoli (330);
  4. Morte di Giustiniano I e fine del sogno politico di ricostituzione dell'Impero Romano sotto l'egida dei monarchi costantinopolitani (Restauratio Imperii);
  5. Incoronazione di Eraclio I il Grande (610), è l'evento considerato dalla maggior parte degli storici come quello fondamentale per la nascita dello stato bizantino.[senza fonte]

Al contrario è unanime il giudizio secondo il quale è la Caduta di Costantinopoli l'evento che segna la caduta dell'Impero Bizantino.

La millenaria storia dell'Impero d'Oriente è molto travagliata; ad un'iniziale supremazia in ambito mediterraneo, testimoniata dalla Restauratio Imperii giustiniana, si assiste un sempre maggiore arretramento dell'Impero, dal punto di vista militare con l'erosione costante e irreversibile dei confini (eccezion fatta per l'età degli imperatori macedoni), e un suo ripiegamento su se stesso dal punto di vista culturale: con lo smarcamento dal controllo culturale e religioso dei Basileus[4] dell'Europa occidentale e la conseguente frattura fra Europa latina (cioè, per dirla in termini moderni, cattolica e nata dall'incontro-fusione tra mondo romano preesistente e mondo germanico) ed Europa bizantina. Naturalmente non va dimenticato l'affacciarsi sul panorama politico e culturale del Mediterraneo degli Arabi, che conquistarono le terre imperiali comprese tra il litorale siro-palestinese e l'Africa romanizzata nel VII secolo. Proprio con i popoli musulmani, prima i Persiani, poi i Turchi, l'Impero combatté una plurisecolare battaglia che si concluse con la già citata Presa di Costantinopoli.

Tuttavia l'Impero Bizantino ha lasciato un'importante eredità culturale, testimoniata non soltanto dalle vestigia degli edifici bizantini giunti fino a noi, o dai frutti dell'arte bizantina (soprattutto sacra), ma anche dalla forte impronta culturale-religiosa lasciata ad alcuni popoli slavi e non (vedi i Bulgari) dell'Est europeo (si pensi, a titolo d'esempio, al mito della Terza Roma perseguito dagli zar russi), e dalla stessa Chiesa ortodossa.[5]

[modifica] Nascita ed espansione dell'Islam

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Islam, Espansione islamica, Conquista islamica della penisola iberica e Storia dell'Islam nell'Italia medievale.
L'Europa intorno al 650

Nel VI secolo, la Penisola arabica era abitata, nelle sue aree centrali e settentrionali, da tribù nomadi indipendenti mentre in quelle meridionali erano attive culture sedentarie dedite al commercio. I beduini, abitanti della steppe arabe, erano invece dediti al piccolo e grande nomadismo a causa del loro speciale modo di sussistenza che si basava strettamente sull'allevamento e sull'assalto di altri gruppi nomadi e delle carovane dei mercanti. Gli Arabi erano politeisti e il santuario di Mecca era forse il più importante centro di incontro sia religioso sia commerciale, quanto meno nella regione del Hijāz.

All'inizio del VII secolo, Maometto riuscì a fare degli arabi una nazione, fondando uno Stato teocratico. I successori politici di Maometto, i califfi, avviarono una fortunata e rapida espansione territoriale, che seppe sfruttare le debolezze dei due colossi dell'Impero bizantino e persiano sasanide, i quali guardavano ai beduini come a una minaccia tradizionalmente innocua. Per un trentennio il califfato fu elettivo, prima di diventare ereditario con la dinastia degli Omayyadi che trasferirono nel 661 la capitale da Medina a Damasco.

Nel 637 veniva conquistata Ctesifonte, capitale dell'Impero Persiano. All'impero bizantino vennero strappare Siria (637), Egitto, Cirenaica e Tripolitania (642-645). Durante l'epoca omayyade si continuarono le conquiste: intorno al 670 gli Arabi conquistarono l'Ifriqiya, ossia l'antica provincia omana dell'Africa proconsularis.

Nel 710/711, dopo aver concluso la conquista del Maghreb, un corpo di spedizione arabo-berbero guidato da Tariq ibn Ziyad, governatore di Tangeri, superò il breve braccio di mare che divide l'Africa e la Penisola iberica. Il regno visigoto, che all'epoca occupava la penisola e parte della odierna Francia meridionale, fu nel giro di pochi mesi travolto dagli invasori musulmani. La Penisola iberica sottomessa ai maomettani divenne una provincia dell'impero arabo: al-Andalus. Mentre gli Arabi organizzavano questo loro dominio occidentale, i cristiani, per conto loro, diedero vita a organismi politico-statuali; il maggiore, e più importante storicamente, fu il Regno delle Asturie.

Al 717, sul fronte orientale, i musulmani avevano posto l'assedio a Costantinopoli, ma la distruzione della flotta araba grazie al "fuoco greco" impedì temporaneamente l'espansione verso la Penisola balcanica. L'importante vittoria di Leone III di Bisanzio venne ridimensionata in Occidente nella storiografia successiva, perché l'imperatore era un eretico iconoclasta: il mito di aver fermato gli arabi venne tributato invece a un fatto secondario, la battaglia di Poitiers che ebbe come protagonista Carlo Martello, personaggio del nascente astro della dinastia carolingia. Secondo una tradizione molto radicata i musulmani vennero fermati con la battaglia di Poitiers del 732 (o 733) dal merovingio Carlo Martello. In realtà tale avvenimento ebbe un mito che probabilmente oltrepassò la sua reale importanza storica, grazie alla propaganda della dinastia carolingia, che si sarebbe affermata da lì a poco. Le razzie infatti non terminarono negli anni successivi e si assistette piuttosto a un graduale esaurirsi della spinta araba che forse era la naturale conclusione del processo di espansione.

Gli Omayyadi avevano trasformato le conquiste in un impero ereditario, con un'amministrazione fiscale sempre più preoccupata a drenare risorse per forze armate pletoriche e relativamente efficienti e disciplinate. Grande preoccupazioni causavano gli sciiti e i kharigiti, quando nacque un forte contrasto tra la dinastia al potere e la famiglia degli abbasidi, che sconfissero l'ultimo califfo omayyade nel 750. Un membro della casa omayyade però riuscì a fuggire nella Penisola iberica e a fondare il nuovo emirato di al-Andalus, con capitale Cordova, che riuscì a imporre la propria egemonia su buona parte della Penisola, tanto che nel 929 ‘Abd al-Rahman III assunse il titolo di califfo.

[modifica] Il regno dei Franchi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Regno dei Franchi, Merovingi e Pipinidi.

Il regno dei Franchi, con la dinastia dei Merovingi, fu il primo a riconoscere l'autorità, invece che del basileus bizantino, del papato romano, che in quell'epoca stava cercando di far valere il suo primato sulle altre Chiese in base proprio al primato di san Pietro tra gli apostoli. Il regno dei Franchi fu quindi il "figlio primogenito della Chiesa romana", ed al suo esempio si adeguarono gradualmente anche altri stati romano barbarici, come quello anglosassone o quello longobardo.

Già alla morte di Clodoveo il regno dei Franchi si spaccò. Si formarono in seguito i regni di Austrasia e Neustria, governati per tre secoli da esponenti della dinastia merovingia. Le varie branche della famiglia merovingia si resero spesso protagoniste di conflitti interni. I re Merovingi, per la loro debolezza cronica, vennero infatti chiamati re fannulloni, forse proprio per il fatto che il loro potere ben presto si affievolì a favore dei cosiddetti maestri di palazzo, che presero il potere de facto durante il VII secolo, fra cui spiccarono i Pipinidi, poi detti Carolingi.

La dinastia prende il suo nome da Pipino di Landen, maestro di palazzo di Austrasia. I suoi discendenti, come Pipino di Heristal, conservarono la carica di maestro di palazzo. Il potere della dinastia si rinsaldò con la leggendaria vittoria di Carlo Martello alla battaglia di Poitiers sui Mori, evento considerato dalla storiografia tradizionale come il freno all'avanzata musulmana in Europa. La dinastia pipinide prese ufficialmente il potere con Pipino il Breve, che fu incoronato da Papa Stefano II. In questo periodo nacque la definizione di "re fannulloni" per i Merovingi, frutto della propaganda pipinide.

[modifica] L'Impero Carolingio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Carlo Magno, Impero carolingio e Rinascita carolingia.
Incoronazione di Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell'800

Alla morte di Pipino il Breve nel 768, i suoi due figli Carlo Magno e Carlomanno si spartirono l'eredità. Quando Carlomanno morì per cause naturali, Carlo Magno si ritrovò a governare il regno dei franchi unificato. Sotto Carlo Magno i Franchi unirono la maggior parte dei territori dell'attuale Francia, la Germania occidentale e l'Italia settentrionale nell'Impero carolingio. L'incoronazione imperiale di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800 è considerata un punto di svolta nella storia medievale. Il controllo sul territorio fu rafforzato con un sistema di emissari, i missi dominici, che si occupavano del controllo dei funzionari pubblici e della diffusione dei capitolari.

Carlo Magno dette impulso a una vera e propria riforma nei vari ambiti culturali (in architettura, nelle arti filosofiche, nella letteratura, nella poesia) che è stata definita dagli storici novecenteschi "Rinascita carolingia". Istituì la schola palatina presso il palazzo reale di Aquisgrana, diretta da Alcuino di York, e favorì l'insegnamento delle arti secondo la divisione nel trivium, e nel quadrivium, in un rinnovato interesse per gli studi classici. n generale ripresero vigore le scuole presso le sedi vescovili, le scuole cattedrali, e nei monasteri. È nel periodo carolingio che venne elaborata una nuova forma di scrittura, la minuscola carolina, per facilitare il lavoro di copia degli amanuensi e la lettura dei testi essenziali, costituendo la base di ogni successiva corsiva minuscola.

Nell'843 il trattato di Verdun sancì la divisione dell'Impero, a cui seguì un nuovo ciclo di invasioni barbariche, prima di Normanni e poi di Ungari.

[modifica] Il sistema curtense

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Corte (storia) e Rotazione triennale delle colture.
Lavoro servile nella curtis

L'economia curtense rappresentò una fase di passaggio nel mondo rurale tra l'economia della Villa romana e quella della signoria fondiaria del feudalesimo. L'economia curtense era diffusa soprattutto nel regno dei Franchi e in particolare tra la Loira e la Senna, che con alcune varianti si radicò un po' in tutta l'Europa cristiana.

Tale sistema aveva al centro la curtis, articolata in base ad una distinzione tra la terra direttamente gestita dal proprietario fondiario attraverso manodopera servile direttamente alle sue dipendenze, la pars dominica (terra del dominus), e la terra data in concessione ai coloni, la pars massaricia. Quest'ultima era composta da piccoli poderi, detti mansi, sufficienti al sostentamento di una famiglia (5-30 ettari), concessi in affitto a famiglie di massari liberi in cambio di un censo in denaro o in natura oppure affidati al lavoro dei servi casati. I censuarii si impegnavano inoltre ad effettuare nella pare dominica un certo numero di servizi per il signore, detti corvées.

Nell'IX incominciarono a comparire diverse innovazioni nella coltivazione. In questo periodo si passò dalla rotazione biennale alla rotazione triennale. Precedentemente si coltivava con i cereali metà del campo e non si seminava l'altra metà. Con la rotazione triennale i contadini ridussero la superficie lasciata a riposo (maggese) dalla metà a un terzo, coltivando nelle due parti rimanenti, prodotti diversi: in una grano (semina autunnale) e nell'altra avena e legumi (semina primaverile). Ciò ridusse il pericolo di carestie in caso di raccolti andati a male. Inoltre creava un surplus di avena che poteva esser utilizzata per sfamare i cavalli. Contemporaneamente si diffuse l'aratro pesante, a vomere asimmetrico, dotato di avantreno mobile su ruote e necessitava di essere trasportato da buoi o talvolta cavalli. Il suo utilizzo portò a una rapida crescita del valore delle bestie da traino che, solo in questo periodo, valevano più del podere stesso e portò a un susseguirsi di invenzioni per facilitare il compito dell'animale quale il giogo frontale per i buoi e il collare da spalla per i cavalli. Si avviò così un processo che lentamente condusse ad un aumento, seppur modesto, delle rese agricole.

[modifica] Il rapporto vassallatico-beneficiario

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Feudalesimo.

Alla disgregazione del potere centrale ed al pericolo delle incursioni esterne la società europea rispose colmando "spontaneamente" i vuoti di potere tramite la rete vassallatico-beneficiaria, più conosciuta come sistema feudale. Il "benificium" (altro nome del feudo) veniva dato in dono ai vassalli del signore che, prestando servizio a quest'ultimo, ricevevano in cambio protezione e una frazione territoriale da coltivare. Bisogna anche sottolineare che il feudo, inteso come oggetto del beneficio, era un terreno nell'impostazione più tipica del sistema: ma a volte poteva anche trattarsi di beni mobili o di somme di denaro corrisposte come salario.

È importante sottolineare come all'inizio il terreno del quale beneficiavano i sottoposti fosse concesso solo a titolo di "comodato": essi ne erano possessori, ma non godevano della piena proprietà. Per questo alla loro morte il possesso ritornava al signore e non si tramandava agli eredi. Analogamente non poteva essere fatto oggetto di transazione, né venduto né alienato in alcun modo. Ciò lo rendeva precario e presto il ceto feudale, già dalla seconda metà del IX secolo, si mosse per appropriarsi dei feudi in maniera completa.

[modifica] Le seconde invasioni e le signorie di banno

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ungari, Normanni, Saraceni, Incastellamento, Signoria di banno e Bannalità.

Se tra il V e l'VIII secolo le incursioni di popolazioni "barbare" erano state pressoché ininterrotte, esse erano venute prevalentemente da est, con popolazioni di ceppo uro altaico, quali àvari e bulgari. Una nuova ondata si registrò nel IX secolo, con gruppi non numerosi ma molto agguerriti e affamati di preda, provenienti sia da est (gli ungari), ma anche, e questa fu una novità nel panorama europeo, da sud (saraceni) e da nord (normanni). Per la prima volta dal tempo dei vandali le incursioni provenivano dal mare e ciò comportò gravi conseguenze per tutti gli insediamenti costieri, che andò dallo spopolamento alla vera e propria rifondazione in zone interne più al riparo.

Il potere carolingio del periodo era ormai in piena crisi ed i sovrani si dimostrarono del tutto incapaci di fronteggiare questi nemici. I feudatari, così, cominciarono a fortificare i propri possedimenti e ad organizzare una difesa indipendente, dando inizio al fenomeno dell'incastellamento. Il termine "castello" deriva dal latino castellum o castrum (fortezza, accampamento militare), ma nel Medioevo viene ad indicare una fortificazione permanente, che i grandi signori fondiari, sia laici che ecclesiastici, iniziano ad erigere per proteggere e delineare i propri possedimenti. È probabile che l’incastellamento di certi insediamenti abbia talvolta incontrato il consenso del sovrano, ma è altrettanto probabile che molti di questi castelli siano stati edificati su iniziativa dei signori del luogo senza alcuna preventiva autorizzazione. Inizialmente i castelli si presentano come veri e propri villaggi fortificati dalla struttura ancora abbastanza primitiva: collocati su un'altura, recintati da palizzate in legno e circondati da fossati. Solo nel Basso Medioevo la pietra sostituì il legno nelle fortificazioni.

La conseguenza principale del fenomeno dell’incastellamento nell'XI secolo è la nascita delle cosiddette signorie di banno, che progressivamente si sovrappongono e si sostituiscono alle precedenti signorie fondiarie. Una volta fortificati i propri possedimenti infatti, i signori iniziano ad esercitare la loro autorità su tutti coloro che abitano nelle vicinanze del castello, sia che si trattasse di uomini liberi, servi, piccoli proprietari o affittuari. È in questa degenerazione delle vecchie clientele vassallatiche che si manifesta con più evidenza la disgregazione del potere regio centrale, le cui prerogative vengono completamente usurpate dai signori territoriali.

Carlo il Calvo concedette nell'877 con il capitolare di Quierzy la possibilità di trasmettere i feudi in eredità, seppur provvisoriamente, in casi eccezionali, come la partenza del re per una spedizione militare.[6] Soltanto dal 1037 ci fu la vera ereditarietà, quando i feudatari ottennero l'irrevocabilità e trasmittibilità ereditaria dei beneficia con la Constitutio de feudis dell'imperatore Corrado II,[6] che diede ufficialità ai poteri di fatto nati durante il secolo precedente.

I signori d'epoca post-carolingia, a differenza dei feudatari del tradizionale rapporto vassallatico-beneficiario, godevano delle cosiddette bannalità, ossia il potere di imporre monopoli a scapito dei loro censuari, legate ai diritti di uso delle risorse del territorio, come lo sfruttamento dei boschi e l'uso del mulino del signore per macinare.

[modifica] Pieno Medioevo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Pieno Medioevo e Rinascita dell'anno Mille.

[modifica] La riforma della chiesa e i nuovi movimenti religiosi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lotta per le investiture e Riforma gregoriana.

Tra X e XI secolo la Chiesa occidentale viveva un periodo problematico, causato da molteplici fattori. Le funzioni amministrative affidate a vescovi e abati, fin dall'epoca di Carlo Magno, avevano attratto le aristocrazie locali che ormai controllavano queste cariche. Erano diffuse le chiese fondate dai grandi signori feudali (ecclesiae propriae). In questo contesto erano frequenti pratiche come la simonia (vendita delle cariche), nicolaismo (concubinato) e il nepotismo (trasmissione delle cariche a parenti prossimi) o, soprattutto tra i vescovi, pratiche come la mondanità, la superficialità religiosa e l'uso di considerare l'investitura episcopale come una lucrosa rendita; non mancavano frequenti episodi di concubinato, anche se il celibato del clero non era ancora stato rigorosamente disciplinato.

Nacquero allora le prime perplessità circa le ingerenze laiche nella Chiesa, la cosiddetta questione della libertas Ecclesiae. In tale contesto fu fondato il monastero di Cluny a Mâcon nel 909/910 da Guglielmo I di Aquitania, era stato liberato fin dall'inizio dalle influenze laiche e secolari, grazie alla rinuncia del patronato del fondatore ed all'espediente di affidarla direttamente alle dipendenze della santa Sede, onde evitare un possibile controllo da parte dei vescovi della zona. Inoltre a Cluny fu affidato alla preghiera un ruolo di primo piano, mentre il lavoro veniva delegato in larga parte a laici. Cluny fece da modello in Europa per numerosi monasteri, che aderirono al suo esempio affidandosi direttamente alla Santa Sede (la cosiddetta congregazione cluniacense).

Mentre si diffondevano i monasteri cluniacensi, anche la chiesa secolare vide dei grossi cambiamenti. Niccolò II nel 1059 mise per iscritto uno statuto che fu alla base della Chiesa riformata, il Decretum in electione papae: l'elezione pontificia da allora si sarebbe svolta durante un sinodo dei preti delle chiese di Roma e dintorni, i cosiddetti cardinali. Ildebrando di Soana, salito al soglio come Gregorio VII (1073), nel 1075 ribadì il divieto per i laici di investire gli ecclesiastici e nel 1075 formulò il dictatus papae, 27 proposizioni che dichiaravano il pontefice detentore di un potere assoluto sulla terra che gli dava anche la facoltà di deporre i sovrani laici. Iniziava così la cosiddetta lotta per le investiture. Il contrattacco dell'imperatore Enrico IV fu la deposizione di Gregorio VII nel sinodo di Worms (1076). A sua volta Gregorio scomunicò e depose l'Imperatore sciogliendo i suoi sudditi dall'obbedirgli. Lo scontro culminò con l'occupazione di Roma da parte di Enrico IV nel 1085 e con la morte del papa alcuni mesi dopo. I problemi rimasero irrisolti fino al 1122, quando papa Callisto II e il nuovo imperatore Enrico V firmarono il concordato di Worms.

Il Basso Medioevo vide la nascita di molti movimenti religiosi. Gruppi di contadini e laici abbandonarono i loro averi per vivere come gli Apostoli, e formularono idee religiose che furono ritenute eretica. Nonostante il potere del papato nel XII secolo si rafforzò sempre più, continuarono a nascere movimenti lontani dall'ortodossia cattolica. Gruppi come i Valdesi e i Catari furono perseguitati dalla Chiesa, accusati di un crimine equiparato al delitto di lesa maestà. In molti aspetti, comunque, erano molto somiglianti ai Francescani e i Domenicani, ordini religiosi approvati dal papato nel primo XIII secolo.

[modifica] Le crociate

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Crociata.

Storicamente, le Crociate furono una serie di campagne militari, bandite e avallate dal Papato, che si svolsero dall'XI al XIII secolo. In origine furono tentativi da parte della Chiesa Cattolica Romana di riconquistare la Terra Santa ai musulmani. Alcune vennero dirette contro altri cristiani, come la quarta crociata contro Costantinopoli e la crociata albigense contro i Catari della Francia Meridionale.

La crociata, quando viene rivolta contro i musulmani di Spagna, i pagani dell'Europa nord-orientale (Crociate del Nord), gli eretici della Linguadoca e gli avversari politici del Papato in Italia, è una semplice guerra investita di sacralità, per la quale il papato si serve appunto di un concetto che risulta efficace al fine di mobilitare grandi masse di fedeli, ma che porta anche alla degenerazione dello stesso concetto.

Nel tempo i crociati poterono beneficiare di una commutatio del loro voto fatto quando presero la croce, ossia anziché partire per la Terra Santa, essi poterono partecipare alle spedizioni militari che furono investite dei privilegi previsti per le Crociate nel Levante.

Dopo la definitiva conquista degli Stati crociati, il movimento crociato e l'ideologia religiosa che lo sosteneva non scemò immediatamente (ancora oggi è in uso il termine crociata per indicare una battaglia fatta in nome d'una ideologia o credo religioso). Al contrario, il movimento crociato sopravvisse per tutta l'Età Moderna (si pensi alle guerre contro i Turchi o alle guerre di religione che si combatterono dopo la Riforma protestante), ma fu un'estinzione lenta e non fu dovuta al fallimento delle spedizioni "De recuperatione Terrae Sanctae" o al sorgere degli stati nazionali; esso scemò perché la teologia morale che lo sosteneva cominciò pian piano a metter in dubbio la liceità del ricorso della violenza. Inoltre, dal tardo XVI secolo al XVII secolo all'idea di guerra santa si sostituì quello di guerra giusta. Contemporaneamente, e sempre molto lentamente ma in maniera irreversibile, all'idea del Cristo schierato politicamente e quindi all'idea che si combatteva "perché lo vuole Dio", si sostituì un'idea di una divinità neutrale e disinteressata ai conflitti politici tra gli uomini. Nel XVIII secolo, con l'Illuminismo, si arrivò a considerare le Crociate come il frutto di un'epoca fanatica e superstiziosa.[7]

[modifica] La Reconquista

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Reconquista e al-Andalus.
Evoluzione della situazione politico-militare della Penisola iberica durante il Medioevo.

Il Regno delle Asturie si accollò, di fatto, il peso maggiore della lotta contro i musulmani. I suoi regnanti ben presto assunsero l'onere e l'onore di raccogliere l'eredità visigota, in virtù della loro discendenza da don Pelayo, eroe di Covadonga e, pare, parente dei monarchi visigoti.

Lentamente, con alterne fortune, l'opera di riconquista procedette tra VIII e XI secolo (importanti, in tal senso, sono i regni di Ferdinando I e Alfonso VI di Castiglia). La Battaglia di Las Navas de Tolosa (1212) segna uno spartiacque nella storia della Reconquista: dopo questa brillante vittoria l'impero Almohade si disgregò in nuove taifas; le principali città more (Cordova, Siviglia e in genere tutta la valle del Guadalquivir) furono conquistate dai cristiani. Ciò che rimaneva del Bilad al-Andalus si riorganizzò attorno alla taifa di Granada.

Il Trecento iberico si caratterizzò da una battuta d'arresto del processo di riconquista cristiana. I motivi di ciò sono molteplici: con il Trattato d'Almizra (1244), solo la Castiglia restò l'unico regno interessato ad una espansione territoriale ai danni dei musulmani; questo regno è sconvolto da una guerra dinastica che portò al trono Enrico II di Trastamara (1369). La macchia d'illegittimità dei Trastamara pesò sui re di questo casato finché Enrico III l'Infermo sposò Eleonora di Lancaster nipote di Pietro il Crudele (fratellastro sconfitto da Enrico di Trastamara).

Sotto Enrico l'Infermo riprese la guerra con i musulmani battendoli a Collejares; i successori del sovrano si dimostrarono troppo deboli e poco interessati alla Reconquista. Il primo Quattrocento castigliano da questo punto di vista non segnò grandi novità, anzi per la debolezza politica dei re si assistette a frequenti atti d'insubordinazione dei nobili Castigliani.

Per una decisa ripresa della secolare guerra all'occupazione islamica si dovette attendere la salita al trono d'Isabella la Cattolica. Le sue armate, congiuntamente con quelle del marito Ferdinando il Cattolico, il 2 gennaio 1492 entrarono a Granada dopo un lungo assedio. Questo atto segnò la fine della Reconquista ma anche l'inizio di un'epoca caratterizzata dall'intolleranza religiosa (nello stesso giorno in cui entrarono a Granada i Re Cattolici firmarono il decreto d'espulsione degli Ebrei dalla Spagna).[8]

[modifica] Le città e la rivoluzione politica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Comune medievale.

La vita cittadina in Europa raggiunse il suo apogeo tra il XIII e la prima metà del XIV secolo. In particolare le città italiane riuscirono ad avere il primato nel settore manifatturiero e in particolare nel commercio. Il grande slancio economico si tradusse anche nella reintroduzione in Europa della moneta aurea.

L'Italia fu una delle zone di maggiore fioritura economica, culturale ed artistica, sebbene da un punto di vista politico ci fu un continuo stato di lotta, interna ed esterna. I problemi tra papato e impero al tempo di Federico I e soprattutto di Federico II divisero i comuni italiani in guelfi e ghibellini, due fazioni nelle quali confluivano tutta una serie di scelte politiche locali (spesso si diventava guelfi o ghibellini in funzione di lotta ai propri avversari che appartenevano alla fazione opposta) che solo a livello teorico venivano ricollegati alle lotte sovranazionali tra papato e impero. Molti storici hanno sottolineato come dietro l'alibi di "guelfismo" e "ghibellinismo" si nascondesse un'insanabile spirale di violenza e vendetta.

A causa di questa elevata conflittualità si diffuse il sistema podestarile al posto di quello consolare, con la differenza che il podestà era un forestiero, quindi al di fuori delle lotte interne cittadine e teoricamente in grado di mediare tra le fazioni. Nel corso del secolo XII si erano andati formando nuovi ceti, che inizialmente venivano tenuti fuori dalla vita politica in quanto non "aristocratici". La "gente nova" (per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri) erano signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta di derrate alimentari causata dalla crescita demografica, i banchieri, i mercanti, i professionisti di arti liberali (giuristi e medici), gli artigiani e, nelle città di mare, gli armatori che si erano arricchiti con i commerci con gli stati crociati.

La nuova carrucola di sollevamento carichi

Questi ceti emergenti si riunirono in corporazioni di arti e mestieri che tutelavano i loro interessi, controllavano la qualità dei prodotti, i prezzi e la formazione dei nuovi addetti. Queste "Arti" già a partire dalla prima metà del XIII secolo iniziarono ad avere un potere politico sempre più rilevante, con la costituzione dei cosiddetti "Popoli" (dal nome del ceto populares in antitesi a quello dei potentes, gli aristocratici di origine feudale), con a capo il capitano del Popolo. Verso la fine del XIII secolo un po' dappertutto il ceto dei magnati venne cacciato, almeno formalmente, dal governo cittadino, talvolta con vere e proprie leggi antimagnatizie. I rapporti tra magnati e popolani furono spesso conflittuali, ma si assisteva anche ad alleanze reciproche, spesso matrimoniali, che fondevano le famiglie più ricche a quelle più nobili, portando vantaggi reciproci e permettendo di eludere la legislazione anti-popolana (prima) ed anti-magnatizia (poi).

A partire dal Trecento infatti la distinzione tra Popolo e nobili divenne sempre meno rintracciabile, per la fusione dei due ceti, nascendo così un "Popolo Grasso", di cittadini abbienti e potenti, contrapposto al "Popolo Magro", un ceto medio di attività soprattutto artigianali. Esisteva poi il ceto più basso il "Popolo minuto", dei salariati e dei piccolissimi commercianti che non aveva nessuna rappresentanza politica e che iniziò a farsi sentire solo dopo il brusco peggioramento delle condizioni di vita dopo la crisi del XIV secolo. Durante i periodi di crisi si iniziò ad appoggiarsi su un unico personaggio, magari esterno alla città, che tenesse la "balìa", ovvero il potere assoluto, in un momento di difficoltà. Questi "signori" permisero di superare alcune impasse politiche, ma spesso essi cercarono di consolidare il loro potere e magari trasformarlo in ereditario: fu la nascita delle signorie dal 1240 in poi (Torriani e poi Visconti a Milano, Gonzaga a Mantova, Este a Ferrara, Scaligeri a Verona, da Carrara a Padova, Ordelaffi a Forlì, Malatesta a Rimini, da Polenta a Ravenna, da Montefeltro a Urbino, Da Varano a Camerino, ecc.). Questo accadde con tempi molto più lunghi o non accadde mai nelle città marinare o in Toscana, dove i ceti imprenditoriali erano più attivi e forti e riuscirono a impedire che un gruppo primeggiasse.

[modifica] La cultura bassomedievale

[modifica] La nascita della logica e della scolastica

Abelardo ed Eloisa in una miniatura del XIV secolo
« Siamo come nani sulle spalle dei giganti, sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l'acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti »

A Chartres nacque nel XII secolo una scuola cattedrale dove per la prima volta si iniziò a guardare allo studio della natura, delle scienze (fino ad allora considerate secondarie, se non dannose) e, senza tralasciare lo studio delle Scritture e il culto per le auctoritates, ci si ispirava alla tradizione neoplatonica. Questo rinnovamento, dovuto a varie ragioni tra cui i rinnovati contatti col colto Oriente e lo slancio della vita cittadina che poneva nuove esigenze e problemi, fu alla base della convinzione che la scienza moderna potesse superare quella antica, non tanto perché migliore, ma perché suscettibile di ampliarsi ed approfondirsi, mediante la critica, e quindi di procedere, anziché cristallizzarsi nei tradizionali commenti sterili.

Andava nascendo un nuovo approccio allo studio, quello della logica, che offriva un metodo innovativo con in quale affrontare lo scibile: invece di commentare letteralmente le Sacre Scritture si andava alla ricerca dei criteri per poter comprendere, al di là della fede, quello che era giusto e quello che non lo era. Il fondatore di questa scuola di pensiero viene considerato Pietro Abelardo, con il suo Sic et Non, che venne tuttavia duramente avversato dai tradizionalisti. Ma la sua eredità fu raccolta dal monaco camaldolese Graziano, che redasse una raccolta completa di diritto canonico (il Decretum), servendosi proprio della logica abelardiana; da allora la logica fu alla base del rinnovamento nella teologia e filosofia che va sotto il nome di scolastica. I grandi maestri della scolastica furono Alberto Magno, Tommaso d'Aquino e Duns Scoto, che applicarono il metodo abelardiano, arricchito anche dalle traduzioni di Averroè che permise la riscoperta di Aristotele in Occidente, alla ricerca teologica, indagata come una vera e propria scienza, usando quindi le facoltà intellettuali umane.

[modifica] Le università

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Università nel Medioevo.
Rappresentazione di una lezione universitaria verso il 1350

Il rinnovamento culturale dei secoli XII e XIII non si può comprendere appieno senza ricordare le modifiche apportate al sistema educativo. Nelle città fu possibile aumentare il livello di istruzione generale, con le necessità di leggere, scrivere e far di conto ormai imprescindibili per le attività mercantili. Si sviluppò così una sorta di scuola primaria privata, alla quale poteva seguire la scuola d'abaco, dove si insegnavano ai ragazzi più grandi nozioni di matematica e di ragioneria.

Per quanto riguarda il livello superiore di istruzione, nel XIII secolo alle scuole cattedrali si affiancarono le università, che nacquero come associazioni private di studenti, che subito mirarono a un riconoscimento ufficiale e alla concessione di benefici di carattere giuridico e economico. Un precedente per le università fu la scuola medica salernitana, dove si studiavano la medicina e la filosofia, traducendo testi dal greco e dall'arabo. Le prime sedi universitarie nacquero collegate alle scuole cattedrali o in maniera autonoma in un po' tutta Europa. La prima fu Bologna, alla fine del XII secolo, seguita da Parigi all'inizio del XIII secolo e diverse altre nel corso del secolo. Il centro di maggior fervore culturale era Parigi, ma la più antica documentazione di un'università si ha per Bologna (1088), dove si istituzionalizzò una scuola di diritto gestita da laici già esistente. Seguirono a breve distanza Padova (1222), Napoli (1224) e, al di fuori dell'Italia Oxford, Cambridge, Salamanca (1218) e la stessa Parigi. Nel XIV secolo le istituzioni universitarie fecero la loro comparsa in Germania e nell'Europa centro-orientale con Praga (1348), Vienna (1365), Heidelberg (1382) e Colonia (1388). Dovettero attendere il secolo successivo i paesi scandinavi (Uppsala nel 1477 e Copenaghen nel 1479).

Le università posero la richiesta di testi per lo studio a buon prezzo, cosa impensabile per i preziosi e lunghi da realizzare codici in pergamena. Per questo si diffusero le peciae, ovvero dei fascicoli venduti da appositi librai (gli stationarii), dove comparì la carta, materiale più economico, la cui tecnica di produzione fu portata in Occidente dagli arabi, che l'avevano appresa dai cinesi.

[modifica] La rinascita scientifica

Una pagina del Liber abaci (MS Biblioteca Nazionale di Firenze, Codice Magliabechiano cs cI 2616, fol. 124r)

Grazie ai rinnovati contatti col mondo bizantino e islamico si ebbe un rifiorire del sapere scientifico in Europa, che era caduto nell'oblio. A metà del XII secolo una équipe di dotti guidati da Pietro il Venerabile, abate di Cluny tradusse il Corano. Verso il 1187 iniziò a circolare Aristotele, grazie alla singolare figura di Gerardo da Cremona, che aveva imparato l'arabo a Toledo per poter tradurre una grande quantità di trattati là presenti. I testi latini e greci, filtrati dal mondo arabo, contenevano anche cognizioni provenienti da Persia, India e perfino (in maniera mediata) Cina, soprattutto riguardo alla medicina, all'astronomia ed alla matematica.

Arrivarono anche discipline orientali che, sebbene avessero interessato il mondo ellenistico e tardo-antico, erano ormai sconosciute in occidente, come l'astrologia, che studiava le intelligenze spirituali che soprintendevano agli astri e, per analogia, ai componenti dell'essere umano, e la magia, che ebbe un più tardo sviluppo nel Rinascimento. La Chiesa condannava queste pseudo-scienze poiché esse investigavano le intelligenze cosmiche che venivano assimilate agli angeli ribelli, cioè ai demoni.

La conquista più duratura di quel periodo storico fu l'introduzione dei numeri arabi posizionali e dello zero, entrambe scoperte di origine indiana. Questo nuovo sistema di numerazione fu introdotto in Occidente dal pisano Leonardo Fibonacci, con il Liber abaci del 1202. Il suo però non poteva ancora essere un interesse scientifico puro: era un figlio del suo tempo e piegava le conquiste matematiche e geometriche a situazioni pratiche, del commercio, del cambio, della compravendita.

[modifica] La rivoluzione culturale

Una pagina del Il Tesoretto di Brunetto Latini, libro I

Nelle città del tardo Medioevo si andava sviluppando una cultura "laica", determinata dalla grande sete di risposte a questioni pratiche e concrete, in campo sociale, economico e politico. Senza metter in discussione la fede o l'importanza della teologia o del latino, i ceti dirigenti cittadini amavano la cultura detta "cortese", con i poemi epici, le poesie finemente erotiche, i romanzi cavallereschi. In zone come la Toscana, le signorie venete e romagnole o le corti sicule di Federico II o catalane di Alfonso X il Saggio si erano creati dei circoli poetici, derivati dalle composizioni provenzali dei trovatori, dove nacquero talvolta anche forme espressive nuove, come il dolce stil novo.

Nel corso del Duecento inoltre si diffuse in Italia l'uso del volgare, adoperato in poesia sin dal Cantico delle creature di san Francesco, datato 1224. Il volgare era l'espressione di un ceto emergente di banchieri, mercanti, imprenditori, ecc., che guardavano con diffidenza ai lunghi tempi necessari per apprendere il latino ed alle materie più astratte.

La richiesta di sapere scientifico alla portata del cittadino medio fece nascere i sunti o le "volgarizzazioni" di opere e trattati di scienze e altro, come il Trésor di Brunetto Latini, le Composizioni dal mondo di Ristoro d'Arezzo, l'Acerba di Cecco d'Ascoli, i Documenti d'Amore di Francesco da Barberino o il Convivio di Dante Alighieri.

Nel XII secolo nacque anche l'uso di registrare cronache cittadine e anche familiari, che fissavano la memoria storica in maniera più agevole e più snella dell'antica cronachistica ecumenica in latino.

Tra Duecento e Quattrocento si arrivò quindi, almeno in Italia, ad avere un ceto medio largamente alfabetizzato, capace di scrivere e talvolta anche comporre opere letterarie. Per riottenere un condizione simile si dovrà aspettare fino alla fine del XVIII o l'inizio del XIX secolo.

[modifica] L'economia bassomedievale

[modifica] La rivoluzione commerciale

Fiorino del 1332-1348

Dal Duecento la bilancia commerciale tra Oriente o Occidente divenne positiva per il secondo dopo secoli di assoluto predominio commerciale dell'Europa sud-orientale. La larga circolazione di merci anche non preziose permise un vorticoso impennarsi degli scambi economici e l'aumento di ricchezza. Merci orientali e occidentali, nordiche e mediterranee circolavano velocemente via mare e via terre, ed assieme ad esse si spostavano gli uomini e i capitali. I mercanti seppero presto dotarsi di strumenti giuridici e tecnologici in grado di soddisfare la domanda crescente di loro: nacquero nuovi tipi di contratto commerciale, più flessibili e omologati dappertutto; nacquero le società di persone e di capitali, le compagnie commerciali (a scadenza annuale, rinnovabili) e le commende (tra imprenditori con capitali e commercianti che li facevano fruttare). Nacquero le prime banche in senso moderno (in grado di far fruttare i capitali) e le prime forme di assicurazione. Per evitare di trasportare fisicamente il denaro nacquero strumenti creditizi che permettevano la riscossione di somme precedentemente versate in altre città mostrando lettere bollate della banca. L'attività bancaria prosperò nonostante i divieti ecclesiastici di guadagnare denaro "dal denaro".

Dal XII secolo alcune città italiane avevano ricevuto l'autorizzazione imperiale di battere il "denaro", la moneta argentea carolingia (Pavia, Cremona, Piacenza, Milano, Lucca e Pisa), anche questa valuta tendeva a svalutarsi col tempo. Il miglioramento economico stimolò il conio di monete più pregiate, con un maggiore contenuto argenteo, detti "grossi" o "bianchi". La moneta aurea fece la sua ricomparsa in Europa occidentale nella seconda metà del Duecento in alcune città italiane, se si escludono alcune coniazioni di breve durata come l'augustale di Federico II, l'écu di Luigi IX di Francia o il genoino di Genova.

Nel 1252 Firenze coniò il fiorino e nel 1284 Venezia il ducato o zecchino: queste due monete, dal quantitativo aureo straordinariamente stabile, divennero i mezzi principali dei grandi scambi internazionali.

Un'altra novità del Medioevo fu la nascita delle "compagnie", società mercantili-imprenditoriali che sostituirono il commercio un tempo basato sui mercanti itineranti. Le compagnie avevano succursali nelle più importanti piazzeforti ed erano organizzate in maniera tale da poter far muovere merci e capitali senza bisogno di far muovere i suoi dirigenti (che così non dovevano vagare, ma anzi restavano ben ancorati alle città dove iniziavano ad avere un peso anche politico, oltre che economico) né il denaro, che grazie alle lettere di cambio si poteva riscuotere in qualsiasi filiale della compagnia. Un esempio tardo ma efficace di come funzionassero queste specie di "holding" può essere offerto dalla compagnia fiorentina dei Bardi, che nel 1336 ricevette dalla filiale di Avignone l'incarico da parte di papa Benedetto XII di inviare agli armeni, assaliti dalle popolazioni turche, il corrispettivo di diecimila fiorini d'oro in grano: detto fatto, il 10 aprile, arrivò l'ordine, poche settimane dopo gli agenti italiani dei Bardi comprarono il grano sulle piazze di Napoli e Bari tramite le loro filiali e prima della fine del mese navi cariche delle vettovaglie erano già salpate verso il Mar Nero.[9]

Le merci che attraversavano le vie del Medioevo erano essenzialmente divise in "sottili", più pregiate e costose come metalli preziosi, spezie e tessuti di lusso, o "grosse" (legname, sale, allume, ecc.).

Oltre all'Italia, l'altra grande zona commerciale europea era l'area del Mar Baltico e il Mare del Nord, con le attivissime città portuali anseatiche. Il punto di incontro tra le merci italiane e nordiche era soprattutto il porto di Bruges. Altre zone, come l'Inghilterra o il regno di Napoli, ebbero un ruolo più passivo nello sviluppo economico, venendo monopolizzate da mercanti stranieri che le spogliavano delle materie prime sottocosto e vi rivendevano a prezzi molto alti i prodotti finiti.

[modifica] Le novità nella produzione

Telaio a pedale

Ma anche il settore produttivo venne rivoluzionato, con una passaggio da un sistema artigianale (dove si produceva su richiesta) a un sistema manifatturiero (dove si produceva per vendere) che ebbe luogo tra l'XI e il XIII secolo, con variazioni da luogo a luogo e da merce a merce. La filiera di produzione dei tessuti e del cuoio produsse la necessità di ricorrere ai ceti subalterni per alcune procedure particolarmente malsane, creando per la prima volta il problema dei rapporti con questi ceti e dell'inquinamento. Spesso nelle città si creò un sistema di manifattura diffusa, con le varie fasi della lavorazione delle stoffe affidate a vari lavoratori specializzati. Tra questi i tintori emersero perché lavoravano strumenti complessi e materie prime costose.

Notevoli furono le innovazioni tecnologiche, tra le quali il filatoio a mano, il telaio orizzontale e la gualchiera, ma anche la riscoperta del vetro e la rinnovata produzione ceramica grazie alla ruota a pedale.

La produzione di armi raggiunse l'apice in zone minerarie come la Germania renana, ma anche la Lombardia, mentre nel mondo musulmano si importavano sia spade "franche", che metalli grezzi lavorati poi in Spagna o in Siria. La lavorazione dei metalli fece grandi progressi, con forni più efficienti che permisero la lavorazione dell'acciaio e le opere di grandi dimensioni quali le campane o le canne d'organo.

[modifica] Dall'arte romanica all'arte gotica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Architettura romanica e Architettura gotica.
« Allora il mondo si scosse la polvere dalle sue vecchie vesti e la terra si ricoprì di un candido manto di chiese »
(Rodolfo il Glabro, monaco di Saint-Bénigne a Digione, a proposito dell'arrivo del nuovo millennio.)

Il progresso nella società si accompagnò anche a un rinnovamento artistico ed a un rinnovato slancio architettonico verso edifici di grandi dimensioni, soprattutto edifici religiosi: era infatti dall'epoca romana che in Europa occidentale non si costruivano opere monumentali su larga scala e diffusamente.

Tra XI e XII secolo si diffuse lo stile "romanico" (termine coniato solo nel XIX secolo), caratterizzato da una ritrovata monumentalità e da una maggiore complessità negli edifici. Esso assorbì, da regione a regione, le più svariate influenze (arabe, paleocristiane, classiche, bizantine...), con alcune caratteristiche comuni come l'uso diffuso (ma non esclusivo, perché restò a lungo l'alternativa delle capriate) di volte a botte e volte a crociera, le spesse murature, le complesse forme, l'uso di apparati scultorei per decorare.

L'edificio simbolo di questa epoca fu la cattedrale, che iniziò a simboleggiare la ricchezza e il prestigio dell'intera comunità cittadina, con gare tra città vicine per avere l'edificio più grande, bello e maestoso. Già dalla metà del XII secolo si diffuse in Francia un nuovo stile, detto poi gotico (un termine coniato nel Rinascimento con risvolti negativi), che gradualmente conquistò tutta l'Europa. L'architettura gotica fu rivoluzionaria per il modo innovativo di concepire la struttura degli edifici: il peso non veniva più sorretto dalle pesanti pareti, ma da una serie di elementi (colonne, archi, volte, contrafforti, pinnacoli, ecc.) che permettevano di svuotare le pareti riempiendole di grandi e luminose vetrate, e di raggiungere altezze in verticale inimmaginabili.

Grandi diffusori del gotico furono i cistercensi, che lo portarono in Italia dove però non ebbe mai una forte presa, almeno secondo le forme transalpine, che vennero mediate in edifici più legati alla tradizione romanica. Durante il XIII secolo gli ordini mendicanti furono responsabili del rinnovamento artistico. Davanti alle loro chiese nacquero vaste piazze per accogliere la popolazione che attendeva con trepidazione gli infuocati sermoni; inoltre iniziò l'uso di dare cappelle a famiglie e personalità, affinché con la creazione di abbellimenti essi potessero espiare i propri peccati.

Ma l'edilizia non riguardò solo le chiese, anzi con l'affermazione dei Comuni i ceti dirigenti locali spesso si affidarono all'architettura per dimostrare, anche visualmente, il loro potere e prestigio. I vari palazzi comunali o del podestà erano nelle città italiane il polo laico, complementare a quello religioso; questi palazzi dovevano superare in altezza e in bellezza tutte le altre architetture laiche della città. Entro il XIV secolo molte città avevano provveduto a cingersi di almeno una nuova cerchia di mura (rispetto alle mura romane che spesso erano state continuativamente usate) che inglobasse le zone esterne ormai densamente popolate per l'arrivo ingente di immigrati dalle campagne.

Da un punto di vista urbanistico gli ampliamenti delle città e le nuove fondazioni seguivano un andamento casuale[senza fonte], ben riconoscibile tutt'oggi nelle piante di molte città, anche perché opposto al reticolo regolare di quei nuclei più antichi di epoca romana. Una delle eccezioni[senza fonte] fu Firenze, dove ad Arnolfo di Cambio è tradizionalmente attribuito un progetto urbanistico con la riorganizzazione delle piazze e il tracciato di nuove strade rettilinee che vennero inglobate nella nuova cinta muraria, triplicata rispetto alla precedente in area racchiusa.

[modifica] Tardo Medioevo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tardo Medioevo e Europa nei secoli XIV e XV.

[modifica] Crisi del Trecento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Crisi del XIV secolo.
Diffusione della peste nera dal 1347 (marroncino) al 1351 (giallo)

Dopo due secoli di grande sviluppo e prosperità nel continente europeo, il Trecento fu un secolo di rottura, con l'interruzione di fenomeni in crescita come lo sviluppo demografico, l'ampliamento e la creazione di nuove città, lo straordinario aumento dei traffici in quantità e in qualità.

Oggi si inizia a considerare che il regresso possa essere stato causato innanzitutto da una variazione del clima, con la fine del cosiddetto periodo caldo medievale, che aveva permesso lo scioglimento dei ghiacci (si pensi alla navigazione dei Vichinghi), la coltivazione della vite fin sopra Londra, abbondanti raccolti facilitati dalla piogge scarse e regolari e le tiepide primavere.

Gli aspetti più gravi riguardarono la carestia del 1315-1317, il ristagno economico, la peste nera e le conseguenti rivolte popolari.

Grandi porzioni di terra furono abbandonate e lasciate incolte, mentre, a causa del declino del numero di lavoratori, i salari aumentavano progressivamente.

[modifica] La guerra dei cent'anni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Guerra dei cent'anni.

La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il Regno di Francia che durò, non continuativamente, 116 anni - dal 1337 al 1453 - e che si concluse con l'espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali, fatta eccezione per la cittadina di Calais.

Il conflitto fu costellato da tregue molto brevi e interrotto da due veri e propri periodi di pace della durata rispettivamente di 9 e 26 anni, che lo dividono in tre fasi principali, la guerra edoardiana (1337-1360), la guerra carolina (1369-1389) e la guerra dei Lancaster (1415-1429), alle quali deve essere aggiunta la fase conclusiva della guerra (1429-1453). Tale suddivisione è tipica della storiografia anglosassone, mentre altre periodizzazioni prevedono una divisione in una prima (1337-1389) ed in una seconda fase (1415-1453).

Militarmente, la guerra vide la nascita di nuove armi e nuove tattiche, le quali segnarono l'abbandono degli eserciti organizzati su base feudale e incentrati sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi dell'Europa Occidentale videro la luce eserciti professionali, per la prima volta dai tempi dell'Impero Romano. Si trattò, d'altra parte, del primo conflitto in cui si usarono le armi da fuoco. In particolare, le bombarde fecero la loro prima comparsa su suolo francese nel corso della battaglia di Crécy, tra le file inglesi.

[modifica] La cattività avignonese e il grande scisma d'Occidente

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cattività avignonese e Scisma d'Occidente.

Il tredicesimo secolo vide sia la cattività avignonese del 1305-1378 sia lo Scisma d'Occidente che durò dal 1378 al 1418. I papi avignonesi furono tutti francesi, ma solo nei primi anni essi furono effettivamente soggetti al re di Francia; con l'inizio della Guerra dei Cent'Anni la monarchia francese entrò in un periodo di grave crisi, che sollevò il papato dalla sua influenza effettiva. Il prestigio dei papi avignonesi fu anzi molto forte e seppe irradiare in tutta Europa le sue decisioni politiche, teologiche e fiscali. Lo Stato della Chiesa fu amministrato da energici legati pontifici, mentre ad Avignone convergevano artisti di fama internazionale grazie al cospicuo mecenatismo del papato, assieme i maggiori banchieri del tempo. La tendenza generale del tempo, riscontrabile in tutta la società, era però una crisi dei cosiddetti poteri universali (il papato stesso e l'Impero): ormai tra essi e i cittadini si erano definitivamente interposte le monarchie nazionali, che volevano ormai controllare anche gli ecclesiastici. Dall'altro la Chiesa perdeva anche rilievo morale, con una decadenza spirituale che avrebbe portato nei secoli successivi a gravi conseguenze (come la riforma protestante).

Facciata del palazzo dei Papi ad Avignone

Nel 1378, dopo il ritorno del papato a Roma, si giunse al grande scisma d’Occidente. C'erano due pontefici, uno romano ed uno avignonese, ciascuno con il suo collegio cardinalizio, che si lottavano scomunicandosi a vicenda e cercando di far valere la propria posizione sulla cristianità. Una soluzione al problema sembrò il ricorso a un nuovo strumento, il conciliarismo, cioè la convocazione di un'assemblea di vescovi frequente, indispensabile per la scelta di questioni teologiche e disciplinari più importanti e addirittura superiore alla volontà del singolo pontefice nei casi più decisi. Nel 1414 il re di Germania Sigismondo di Lussemburgo-Boemia convocò un concilio a Costanza, per discutere la ricomposizione dello scisma, che portò nel 1417 alla deposizione dei tre papi e l'elezione di Martino V, un nobile cardinale romano. Con il documento dell'Haec Santa si stabilì inoltre che un concilio sarebbe dovuto essere indetto ogni 5 anni e fu stabilita la superiorità del concilio sul papa stesso. Il conciliarismo, che toglieva potere al pontefice, non era ben visto dai prelati più vicini alla curia romana, né dal nuovo papa stesso, anche se il peso del successo di Costanza impediva qualsiasi deroga al nuovo principio, nonostante anche le difficoltà obiettive che tali grandi riunioni comportavano, considerando anche le vie di comunicazione e le condizioni di viaggio dell'epoca, sommate alla lunghezza dei lavori conciliari che mancavano della tempestività necessaria per certe decisioni.

[modifica] I contatti tra Asia e Europa nel Medioevo

Spezie indiane

Fino al XIII secolo l'Asia "profonda", ovvero tutto ciò che stava al di là del Vicino e di gran parte del Medio Oriente, fu per l'Europa un oggetto sconosciuto, trattato solo nelle leggende geografiche, nonostante i numerosi e secolari traffici di lungo raggio che da India, Cina e persino Giappone facevano giungere in Europa merci preziose e ricercatissime. Le rotte carovaniere della "via dell'incenso" o della "via della seta" si basavano infatti sugli scambi da carovaniere a carovaniere su brevi tratte, con numerosi passaggi prima di arrivare a destinazione: i convogli viaggiavano poco, ma le merci, e con esse le idee e i culti, facevano invece lunghi tragitti. Fondamentale era la mediazione dei musulmani, in particolare delle metropoli arabo-iraniche (Shiraz, Isfahan, Baghdad) e delle oasi turkmene. Inoltre molte merci arrivavano via mare alla penisola arabica tramite il Golfo Persico, grazie ai venti periodici dei monsoni.

Dalla Malesia, da Sumatra e dalla Corea provenivano oro e argento; da Ceylon e dall'India arrivavano le preziose spezie (pepe, chiodi di garofano, noce moscata e cinnamomo), indispensabili per la cucina e la conservazione degli alimenti, il sandalo, il bambù, l'albero della canfora, le essenze profumate (muschio, incenso, ecc.) e infine le pietre preziose; da Cina e Giappone arrivavano stoffe preziose e suppellettili in porcellana; altre derrate di minor pregio, ma scambiate in maggiori quantità, erano il riso, lo zucchero di canna e i cereali, le quali viaggiavano di solito per mare,

Tra le leggende medievali sui luoghi di origine delle merci più pregiate, circolavano quelle che parlavano di un Paradiso terrestre in estremo oriente oltre leggende arabe o bizantine, molte delle quali sono confluite in raccolte come le Mille e una notte. Tra i luoghi più prodigiosi descritti c'era il Monte della Calamita, che attirava nell'Oceano Indiano tutti i metalli, per cui rendeva necessario per quelle misteriose popolazioni costruire navi senza chiodi; oppure si descrivevano popolazioni fantastiche come i cinocefali (dalla testa canina), gli sciapodi (con un unico piede), i blemmi (con la faccia sul ventre), eccetera. Un esempio della fascinazione esercitata da queste zone fu la misteriosa lettera del Prete Gianni, che arrivò a metà del Duecento a papa Alessandro III tramite l'imperatore bizantino, nella quale si descriveva un favoloso regno cristiano, con alcuni spunti storici reali, quali la presenza di comunità nestoriane, che effettivamente esistevano sulla "via della seta" tra Iran e Cina, o la realtà di regni turco-mongoli in Asia centrale.

[modifica] Note

  1. ^ Piccinni, op. cit. in bibliografia.
  2. ^ Sergi. op. cit.in bibliografia, pag. 7
  3. ^ Franco Cardini, Marina Montesano, Storia medievale, Le Monnier Università, Firenze, 2006
  4. ^ Così furono definiti gl'imperatori bizantini da Eraclio I (610-641)in poi.
  5. ^ Testo ormai datato, ma sempre valido per la conoscenza dell'Impero Bizantino è: Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Torino, Einaudi, 1993.
  6. ^ a b Bordone; Sergi, 2009, op. cit., p. 107-108
  7. ^ J. Riley-Smith, Breve storia delle crociate, Mondadori, 1994, pp.329-331
  8. ^ A. Vanoli, Alle origini della Reconquista, Torino 2003 e Id, La Spagna delle tre culture, ebrei, cristiani e musulmani tra storia e mito, Roma, 2006; H. Schreiber, Gli Arabi in Spagna, Milano 1980; M.Marín, Storia della « Spagna musulmana » e dei suoi abitanti, Milano, 2001
  9. ^ Marcello Vannucci, Le grandi famiglie di Firenze, Newton Compton Editori, 2006.

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