Restauratio Imperii

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L'Impero Bizantino prima di Giustiniano I in rosso (527) e l'Impero Bizantino dopo la morte di Giustiniano I in arancione (565).

Per Restauratio Imperii (o Renovatio Imperii) si intende il progetto espansionistico dell'Imperatore bizantino Giustiniano I, volto a riconquistare il territorio appartenente al crollato Impero Romano d'Occidente. Il suo sogno era di riportare l'Impero Romano al suo vecchio splendore, sotto la guida di un unico Imperatore, anche se la sua capitale sarebbe stata Costantinopoli e non più Roma o Ravenna o un'altra città dell'Occidente.

Tutto ciò poté solo in parte a realizzarsi, anche a causa dell'oggettiva difficoltà di un progetto che prevedeva la riconquista di un territorio enorme, in massima parte occupato da Regni romano-barbarici

Le guerre di Giustiniano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra vandalica e Guerra gotica (535-553).
La guerra vandalica del 533-534: movimenti degli eserciti.

Dopo aver ottenuto la pace con la Persia (Pace eterna del 532), Giustiniano I ebbe via libera, non essendo più impegnato nel fronte orientale, per dedicarsi alla riconquista dell'Occidente. Pensò per prima cosa di annettere al suo Impero il Regno dei Vandali in Africa, ma per dichiarare guerra a questa nazione germanica doveva trovare un casus belli. Lo trovò nella detronizzazione del re vandalo Ilderico ad opera del cugino Gelimero, che divenne il nuovo re dei Vandali; Giustiniano, che era in ottimi rapporti con Ilderico, intimò a Gelimero a restituire il trono al suo legittimo re ma al suo rifiuto, gli dichiarò guerra. La spedizione in Africa non aveva l'approvazione di alcuni consiglieri (tra cui il prefetto del pretorio d'Oriente Giovanni di Cappadocia), ancora memori della sconfitta subita contro i Vandali nel 468, ma ciò non bastò a far desistere l'Imperatore dai sogni di conquista.

Giustiniano affidò l'impresa di conquistare l'Africa al generalissimo Belisario, che già si era distinto contro i Persiani e che soprattutto aveva salvato il trono all'Imperatore sedando la rivolta di Nika. La spedizione partì nel 533 e nel giro di un anno (534) riuscì a distruggere il regno vandalico, che fu annesso all'Impero. I nuovi territori conquistati (Africa del Nord più Sardegna, Corsica e Isole Baleari) formarono una nuova prefettura del pretorio d'Africa, mentre Belisario ritornò a Costantinopoli portando con sé come prigioniero Gelimero. Ottenne dall'Imperatore gli onori di un trionfo, cosa che non capitava per un cittadino privato dal I secolo.

Guerra gotica, prima fase (535-540).

L'assassinio della reggente Amalasunta, attuato da suo cugino Teodato per impossessarsi del trono goto, fornì il pretesto a Giustiniano di dichiarare guerra agli Ostrogoti (535). Ancora la volta la spedizione venne affidata a Belisario, che conquistò la Sicilia (535), Napoli e Roma e con esse tutto il Sud Italia (536). Stanchi per la inazione di Teodato, i Goti lo detronizzarono e elessero re Vitige, che preparò la controffensiva gota che si manifestò nell'assedio di Roma durato un anno (537-538). L'assedio fallì e Belisario poté riprendere la campagna di riconquista, che sembrò finire con la presa di Ravenna (540) e la cattura del re Vitige e del tesoro dei Goti.

L'arrivo della peste (che indebolì sia militarmente che economicamente l'Impero, svantaggiandolo rispetto ai suoi nemici meno evoluti), il richiamo di Belisario in Oriente, l'invasione persiana della Siria, la scelta di mandare in Italia un esattore rapace (Alessandro detto Forficula o Forbicella), la disunione dell'esercito permise però ai Goti, ridotti ormai ad alcune fortezze nel Nord Italia, di riprendersi: essi elessero re un guerriero che si mostrò in seguito molto talentuoso, Totila, che in breve tempo riuscì a recuperare gran parte dell'Italia. Nemmeno il ritorno di Belisario in Italia (544) servì a molto: infatti Giustiniano gli aveva fornito un numero insufficiente di truppe e per quattro anni Belisario dovette stare sulla difensiva, riuscendo solo a riprendere ai Goti una Roma ormai spopolata e in rovina (547). Dopo il richiamo di Belisario (548), Totila espanse le sue conquiste riprendendo Roma (549) e conquistando la Sicilia, la Sardegna e la Corsica.

Giustiniano allora inviò in Italia come generalissimo Narsete, che completò la conquista dell'Italia (con Sicilia, Sardegna e Corsica), sconfiggendo gli ultimi re goti Totila e Teia, e contrastò i Franchi e gli Alamanni. La guerra gotica, pur essendo di fatto finita nel 555, durò fino al 562 perché i Goti e i Franchi erano ancora in possesso di alcune fortezze nell'estremo nord della Penisola. Solo nel 562, con la resa di Verona e Brescia, la guerra poteva dirsi veramente conclusa. Nel 554 i Bizantini conquistarono anche la Spagna meridionale.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Pur essendo vittoriose, le guerre in Occidente di Giustiniano portarono a devastazioni non solo in Occidente ma anche in Oriente, dove le frontiere sguarnite a causa del trasferimento delle truppe in Occidente permisero ai Barbari di saccheggiare i Balcani e ai Persiani di saccheggiare la Siria. Questo è quanto scrive Procopio sulle devastazioni provocate dalle guerre:

« [...]Nessuno, mi pare, se non Dio, potrebbe riferire con esattezza l'ammontare delle vittime sue: si conterebbe prima quanti granelli ha la sabbia, che non le vittime di questo imperatore. A una considerazione sommaria della terra ch'egli lasciò deserta d'abitanti, direi che siano morti milioni e milioni di persone. La sconfinata Libia si era svuotata a tal punto, che anche affrontando un lungo cammino era arduo imbattersi in anima viva. [...] Insomma, a stimar 5 milioni i morti in Libia, non si sarebbe ancora al livello dei fatti. [...] Incapace di lasciare le cose come stavano, era nato per rovesciare tutto nel caos. L'Italia, che è almeno tre volte la Libia, divenne ovunque un deserto, ancor peggio dell'altra. [...] Prima della guerra, il regno dei Goti andava dalla Gallia ai confini della Dacia, dove si trova la città di Sirmio; quando l'esercito romano giunse in Italia, erano i Germani a detenere la maggior parte e della Gallia e del territorio dei Veneti; quanto a Sirmio e ai suoi dintorni, è nelle mani dei Gepidi; ma tutto, a dirla in breve, è un assoluto deserto. Alcuni erano stati uccisi dalla guerra, altri dalla malattia e dalla fame, consueto corredo della guerra. Dacché Giustiniano ascese al trono, l'Illiria con la Tracia tutta subì pressoché annualmente le scorrerie di Unni, Sclaveni e Anti: alla popolazione furono inflitti scempi fatali. Ritengo che ad ogni loro invasione fossero più di duecentomila i Romani che finivano per morire, o in schiavitù. Il risultato fu che tutta quella regione divenne una vera desolazione scitica. Tali gli esiti della guerra in Libia e in Europa. In tutto questo periodo, i Saraceni compirono continue scorrerie contro i Romani in Oriente, dall'Egitto ai confini della Persia; scorrerie tanto devastanti che tutta quell'area ne restò pressoché spopolata. Né ritengo sia possibile, a chiunque indaghi, appurare il numero di quanti così persero la vita. I Persiani, con Cosroe, attaccarono per tre volte le altre zone dell'impero; distrussero le città e dei prigionieri catturati nelle città conquistate e nelle restanti aree, parte ne uccisero, parte ne portarono via con sé. In qualunque terra facessero irruzione, la lasciavano spopolata.[...] »
(Procopio, Storia Segreta, 18.)

Procopio, pur enfaticamente esagerando le devastazioni e il numero delle vittime, non andava molto lontano dalla realtà. La guerra gotica in Italia, che durò più di vent'anni, causò un enorme regresso economico e sociale della penisola: campagne e città erano state devastate dagli eserciti, e molte città prospere sotto il regno di Teodorico (come ad esempio Milano e Roma) erano dopo la fine del conflitto parzialmente in rovina. Le ricostruzioni ad opera degli ufficiali bizantini furono solo parziali, ad esempio a Roma è attestata (da un'epigrafe) solo la riparazione di un ponte distrutto dai Goti. Lo stesso senato romano conobbe dopo la guerra un irreversibile declino, che si concluse con lo scioglimento agli inizi del VII secolo.

Giustiniano morì lasciando vuote le casse dell'impero, pur riuscendo a coronare, in parte, i suoi sogni di riconquista. La maggior parte delle terre riconquistate furono perse fra la seconda metà del VI secolo e il secolo successivo: oltre metà del territorio italiano fu occupato stabilmente dai Longobardi pochi anni dopo la sua morte (568-575 circa), l'Africa cadde in mano araba meno di un secolo più tardi e così pure la Spagna bizantina, sotto i Visigoti appena convertitisi al cattolicesimo e supportati dal papa.

I successori al trono di Bisanzio, unici legittimi successori dei Cesari romani, rivendicarono, fino alla caduta di Costantinopoli (1453), il diritto di essere riconosciuti come tali, ma a partire dall'incoronazione di Carlo Magno persero in Occidente il riconoscimento del titolo di "Imperatori romani", divenendo agli occhi degli Occidentali "Imperatori dei Greci". A partire dall'VIII secolo il potere religioso, che aveva il suo fulcro nella città di Roma e nel suo vescovo, il Papa, si rese indipendente da Bisanzio ed appoggiò la formazione di un ricostituito Impero cristiano-occidentale, prima sotto l'egida franca, (Carlo Magno) poi sassone. Al contrario la "romanità" dell'Impero bizantino venne riconosciuta dai popoli islamici, che chiamavano i Bizantini "Rum", ovvero "Romani".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Percy Ernst Schramm, Kaiser, Rom und Renovatio, Darmstadt 1962 (Nachdruck 1929).