Adoubement

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"La vestizione", opera di Edmund Blair Leighton

L'adoubement (in italiano addobbamento) o vestizione era la cerimonia ufficiale con cui nel basso medioevo si ammettevano al cavalierato i nuovi adepti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La cerimonia dell'adoubement in un'illustrazione di un codice manoscritto medievale.

Il termine deriva dal francone dubban, che significa "colpire" e designava l'usanza da parte del cavaliere anziano di colpire simbolicamente sulla gota o sulla nuca l'iniziato.

Secondo la definizione assegnata da Tabacco e Merlo, l'addobbamento era la "cerimonia di iniziazione attraverso il cui complesso rituale il novizio è accolto e armato tra i cavalieri". Questa pratica, assieme ai ludi cavallereschi (tornei, cacce e altre forme di divertimento) sono manifestazioni visibili e testimonianze di un nucleo sociale e militare che, già a partire dall'XI secolo (la cavalleria diventa la componente fondamentale degli eserciti), si definisce un forte ruolo nella cultura europea.

La cerimonia dell'adoubement assume una particolare rilevanza sacrale quando il ruolo del cavaliere acquisisce una funzione nel mantenimento della pace nella "societas christiana". Le masnade di aristocratici fuorilegge, molto spesso avvezzi a attività banditesche, vengono chiamati a una maggiore sensibilità cristiana e ad assumere un ruolo pacificatorio in un contesto in cui la dissoluzione del potere pubblico richiedeva a carico del cavalierato, nelle intenzioni della cultura ecclesiastica, l'affidamento di incarichi di protezione e di conferimento di funzioni di tutela della quiete pubblica. Di qui la divisione della società nei tre ordini in base alla ripartizione simbolica delle funzioni: bellatores (attività esercitata dai cavalieri), oratores e laboratores e la formulazione nel XII secolo da parte della Chiesa di un proprio modello di cavalleria attraverso la costituzione degli ordini di monaci guerrieri (Ordine dei Templari, Ordine degli Ospitalieri, Ordine dei Cavalieri Teutonici).[1]

Ciononostante non venne mai meno l'identità fortemente laica della cavalleria, in cui l'importanza della professionalità e dell'esercizio delle armi rappresentarono il collante in grado di far convergere in un gotha ristretto i vertici dei poteri locali e sovra-locali, nonché gli esponenti di ceti più o meno eminenti della società.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ *Giovanni Tabacco, Grado G. Merlo, Medioevo V-XV secolo, RCS Quotidiani SPA, Milano 2004, p. 286

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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