Crociata albigese

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L'Occitania nel 1209.

La crociata contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229 contro i catari e fu bandita da papa Innocenzo III nel 1208 per estirpare il catarismo dai territori della Linguadoca. Causò un milione di morti[1].

Il catarismo fu un movimento cristiano diffusosi poco dopo l'anno 1000 e soprattutto tra il 1100 e il 1200, nell'Europa meridionale, nei Balcani, in Italia e in Francia, nella Linguadoca, prevalentemente nella regione di Albi (da cui originò il nome albigesi), dove i signori di Provenza ed il conte di Tolosa (ed anche alcuni ecclesiastici come i vescovi di Tolosa e Carcassonne e l'arcivescovo di Narbona), verso la fine del XII secolo, permisero che i catari predicassero nei villaggi e ricevessero lasciti anche cospicui, accettando che catari fossero messi anche a capo dei conventi. Conseguenza ultima della crociata fu anche l'inizio del lungo declino della cultura e della lingua occitana in tutto il sud della Francia.

Lotta al Catarismo[modifica | modifica sorgente]

I catari espulsi da Carcassonne nel 1209
San Domenico di Guzmán presiede a un autodafé. Dipinto di Pedro Berruguete, (1475)

Sino al 1204, papa Innocenzo III cercò di combattere la crescita di questo movimento attraverso gruppi di missionari cistercensi, guidati da Pietro di Castelnuovo (noto anche come Pierre de Castelnau)[2] (?-1208). Accortosi che i missionari non ottenevano il risultato sperato, Innocenzo III, su suggerimento di Arnaud Amaury, abate di Cîteaux, confratello di Pietro di Castelnuovo, alla fine del 1204, invitò i suoi legati a fare pressione sui vari signori locali affinché i catari fossero espulsi da tutti i loro territori, mentre ai legati fu concessa l'autorità di deporre gli ecclesiastici sospetti (cosa che riuscirono a fare tra il 1204 ed il 1206).

In quegli anni arrivò in Linguadoca come missionario anche Domenico di Guzmán[3], che si applicò subito in dispute e contraddittori con i catari, ma si convinse anche immediatamente che bisognava dare l'esempio e vivere in umiltà e povertà come gli albigesi, che lo portò dieci anni dopo alla fondazione dell'Ordine dei Frati Predicatori.

Impresa più ardua invece si dimostrò imporre il rispetto del provvedimento di espulsione ai signori feudali, in modo particolare al conte di Tolosa, Raimondo VI. Per costringere Raimondo VI, Pietro di Castelnuovo promosse una lega di vassalli del conte di Tolosa disposti a ottemperare alle disposizioni papali e invitò Raimondo ad aderirvi. Al suo rifiuto Pietro scomunicò Raimondo VI, colpì con l'interdetto i suoi territori e lo minacciò di attacco da parte della lega dei suoi vassalli. Raimondo allora decise di sottomettersi e, nel 1207, promise di aderire alla lega.

Nel gennaio del 1208, però Pietro di Castelnuovo venne assassinato da sconosciuti e Arnaud Amaury, molto abilmente, fece ricadere la colpa su Raimondo VI conte di Tolosa[4]. Contemporaneamente alla pressione sui signori feudali, il papa, già dal 1204 e poi nel 1205, aveva richiesto al re di Francia Filippo Augusto di aiutarlo ad estirpare l'eresia nel Sud. Essendo le richieste cadute nel vuoto, Innocenzo III nel novembre del 1207 propose a Filippo Augusto una crociata, offrendo le stesse indulgenze concesse ai crociati della Terra Santa.

La Corona di Francia non aveva inizialmente alcun interesse a farsi coinvolgere direttamente nella crociata pontificia.[5] Re Filippo II Augusto era troppo occupato a combattere il re d'Inghilterra, Giovanni Senza Terra, che si era alleato con suo nipote l'Imperatore Ottone IV, ma aveva comunque permesso ai suoi vassalli di partecipare alla crociata a titolo personale, senza coinvolgervi le truppe mercenarie che dovevano rimanere al servizio della Corona. Il monarca francese aveva però rivendicato con costanza i propri diritti su quelle terre, fino a che Filippo Augusto, sotto la pressione papale, non autorizzò suo figlio, Luigi, ad andare crociato, prima nel 1215, e poi nel 1219[6], e poi convocando gli stati generali per approvare la crociata, nel 1222, poco prima di morire, avendo anche compreso l'utilità economica che un'annessione dei ricchi territori del Sud avrebbe comportato.

Dopo la morte di Pietro di Castelnuovo, Innocenzo III scomunicò il conte di Tolosa, sciolse i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà al proprio signore e fece diffondere il bando di chiamata alle armi in tutte le regioni del Nord della Francia, predicò la crociata facendo un ultimo, vano, tentativo con Filippo Augusto.

La crociata dei baroni e conquista dell'Occitania[modifica | modifica sorgente]

Furono molti i signori e non pochi i prelati dell'Île-de-France, dell'Orleanese e della Piccardia che risposero all'appello, e intorno alla metà del 1209 circa 10.000 armati (50.000 secondo il cronista Pietro di les Vaux-de-Cernay) si erano radunati e accampati di fronte a Carcassonne, mentre altri soldati erano stati radunati a Lione dal capo della crociata, Arnaud Amaury, ed iniziarono a marciare verso Sud, verso la Linguadoca. In giugno Raimondo di Tolosa, riconoscendo l'impossibilità di dare vita ad una coalizione in grado di contrastare i crociati, avviò trattative con Roma e accettò di schierarsi con i crociati contro i catari, vedendo così ritirata la sua scomunica[7].

Le truppe crociate, oltrepassata la città di Montpellier, mossero contro le comunità catare riunitesi intorno ad Albi e Carcassonne per debellarle. Raimondo Ruggero di Trencavel, visconte di Béziers e Carcassonne, così come già in precedenza Raimondo di Tolosa, cercò la via delle trattative, che però trovò sbarrata, e fu costretto a ritirarsi a Carcassonne per preparare le difese. In luglio i crociati assalirono il piccolo villaggio di Servian e mossero quindi verso Béziers, che raggiunsero il 21 luglio 1209. Dopo aver circondato la città, i crociati chiesero che i càtari venissero banditi oltre le mura cittadine, ma ricevettero un deciso rifiuto. La città cadde il giorno successivo, quando un fallito tentativo di sortita da parte degli assediati permise alle truppe crociate di penetrare nella città. Sebbene Béziers non contasse una cifra superiore alle 500 persone appartenenti alla religione càtara, l'intera popolazione venne massacrata;[8] secondo lo stesso Amaury i morti furono circa ventimila.[9]

La Battaglia di Muret da una miniatura del XIV secolo

La notizia del massacro di Béziers si diffuse rapidamente, mettendo in allerta tutte le restanti comunità catare, e alcune città, come Narbona, si arresero. Il successivo obiettivo dei crociati fu la città di Carcassonne, che era sì ben fortificata, ma rimaneva tuttavia molto vulnerabile e sovraffollata di rifugiati. I crociati arrivarono sotto le mura cittadine il 1 agosto 1209, ma l'assedio non durò molto tempo, poiché il 7 agosto le truppe assedianti avevano tagliato ogni risorsa idrica alla città. Raimondo Ruggero di Trencavel cercò di trattare ma venne fatto prigioniero e la città fu costretta ad arrendersi il 15 agosto 1209; questa volta i suoi abitanti vennero risparmiati, ma furono costretti a lasciare la città, completamente nudi, secondo Pietro di les Vaux-de-Cernay, o solo con le braghe, secondo altre fonti.

Nel frattempo nell'agosto 1209, dopo il rifiuto del duca di Borgogna e dei conti di Nevers e Saint-Pol, Simone di Montfort fu nominato capitano generale dell'esercito Crociato contro gli albigesi e, dopo aver preso il comando delle truppe crociate, cercò di assicurarsi il controllo dell'area circostante Carcassonne, Albi e Béziers. Dopo Carcassonne molte altre città furono costrette alla resa senza opporre resistenza, tra le quali Albi, Castelnaudary, Castres, Fanjeaux, Limoux, Lombers e Montréal, che caddero rapidamente una dopo l'altra in autunno. Tuttavia alcune delle città recentemente conquistate presto si ribellarono nuovamente, anche perché i crociati prestavano servizio solo quaranta giorni.

Lo sforzo successivo ebbe luogo verso il villaggio di Cabaret ed il sovrastante Castello di Lastours. Attaccato nel dicembre 1209, il castellano Pierre-Roger de Cabaret respinse gli assalitori. L'assedio subì un arresto durante l'inverno, ma nel frattempo i crociati ricevettero nuovi rinforzi. Nel marzo del 1210 venne catturata la cittadina di Bram dopo un breve assedio, e in giugno venne presa d'assalto la ben fortificata città di Minerve; dopo un pesante assalto alle sue mura, la città cadde il 22 giugno e i suoi cittadini furono costretti ad arrendersi. Ai càtari venne offerta la possibilità di convertirsi e i 140 che la rifiutarono furono messi al rogo. Quando, nel 1212, cadde anche Lavaur, i crociati erano giunti a circondare la contea di Tolosa, il cui conte Raimondo VI da oltre un anno non partecipava più alle operazioni della crociata. Allora Simone di Montfort e Arnaud Amaury, che operavano in buona armonia, gli chiesero di ottemperare alle promesse fatte a Saint-Gilles, cioè consegnare ai crociati alcuni tolosani sospetti di eresia; al suo rifiuto, Raimondo VI fu scomunicato, sulle sue terre cadde l'interdetto e cominciò l'invasione dei suoi territori.

Raimondo VI ricorse allora al papa che, pur riconoscendone la mancanza, non se la sentì di spodestarlo, per cui fermò l'avanzata dei crociati e decise di sottoporre Raimondo ad un giudizio di una corte di tre membri (tra cui due legati pontifici). Nel frattempo intervenne nella contesa il cognato di Raimondo, il re d'Aragona Pietro II[10] (già preoccupato che la crociata si stava interessando ai suoi sudditi, i conti di Foix e di Comminges) a perorare la causa del conte di Tolosa, per le usurpazioni che aveva dovuto subire.

I legati convocarono a Lavaur un sinodo, dove Raimondo dovette discolparsi dell'omicidio di Pietro di Castelnuovo. Respinte tutte le giustificazioni di Raimondo, nonostante le proteste di Pietro d'Aragona e l'ordine di Innocenzo III ad Arnaud Amaury (divenuto vescovo di Narbona) di interrompere la crociata e dirottarla contro i Mori di al-Andalus, la conquista non poté essere fermata. Allora il re d'Aragona, Pietro II[11], minacciato di scomunica dai legati pontifici per aver difeso Raimondo VI a Lavaur, decise, dopo aver invano rivolto un appello a Papa Innocenzo III, di scendere in campo contro i Crociati, a capo di una coalizione formata dai conti di Tolosa di Foix e di Comminges e dal visconte di Béarn; il re d'Aragona dichiarò guerra a Simone di Montfort, ma il 12 settembre 1213, nella battaglia di Muret, non solo venne sconfitto, ma perse anche la vita. Non solo Tolosa fu conquistata da Simone, ma anche parte della Provenza. Il re di Francia Filippo Augusto intervenne per salvaguardare gli interessi, inclusa la signoria di Montpellier, dell'erede di Pietro II, Giacomo I d'Aragona, un bambino prigioniero di Simone. Di fatto, con il 1214 le operazioni militari di questa prima fase avevano avuto termine.

Il Concilio Lateranense[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 1215 Raimondo VI di Tolosa fu a Roma a perorare la propria causa davanti al Concilio Lateranense IV, che condannò l'eresia dei catari (inerente alla Trinità, alla malvagità del creato "prigione dello spirito" e sessualità e procreazione ritenute condizioni di immersione nell'impurità) ed appoggiò incondizionatamente la crociata. Simone di Montfort fu riconosciuto conte di Tolosa, mentre le pretese del re di Francia di rendere sua vassalla la contea di Tolosa andarono deluse. Inoltre, al Concilio Lateranense furono tolti a Raimondo VI anche i territori che egli possedeva entro i confini dell'Impero, che furono assegnati a colui che aveva guidato la crociata, Simone di Montfort, senza consultare l'Imperatore Ottone IV, che, dopo il disastro di Bouvines dell'anno prima, si era ritirato nei suoi feudi. L'Impero in Provenza subì un duro colpo, perché i feudi imperiali perduti da Raimondo VI nel 1215 vennero poi ceduti definitivamente alla Francia con il trattato di Parigi del 1229 fra la Corona francese e il nuovo conte di Tolosa Raimondo VII.

Comunque a Raimondo VI, privato dei suoi possedimenti, fu assegnata una rendita annua di 400 marchi d'argento ed i territori non ancora conquistati dai crociati, sarebbero stati conservati dalla Chiesa e consegnati al figlio di Raimondo VI, anche lui di nome Raimondo, al raggiungimento della maggior età. Lo stesso trattamento fu riservato ai conti di Foix e di Comminges.

La rivolta occitana[modifica | modifica sorgente]

Le terre conquistate in questo periodo furono perse ampiamente tra il 1215 e il 1225 in una serie di rivolte. Nel 1216 Raimondo VI di Tolosa rientrò nella Linguadoca-Rossiglione, fomentando una nuova rivolta contro le forze occupanti dei baroni crociati. Nel 1217 Raimondo VI rioccupò Tolosa, prontamente rimessa sotto assedio da Simone IV di Montfort, il quale però morì l'anno seguente sotto le mura della città, colpito da un proiettile lanciato da un mangano. A Simone succedette il giovane figlio, Amalrico (1195-1241), che non si dimostrò un avversario all'altezza del conte di Tolosa, Raimondo VI.
Il fronte crociato cominciò a sfaldarsi e nel 1221 Fanjeaux e Montréal furono riprese, con molti cattolici costretti all'esilio. Raimondo VI morì l'anno seguente e nel 1223 anche il suo antagonista Filippo II scese nella tomba, così per un paio d'anni la situazione rimase stabile.

L'intervento reale e fine dell'indipendenza dalla contea di Tolosa[modifica | modifica sorgente]

L'assedio di Avignone

La situazione mutò nuovamente a seguito della disponibilità all'intervento nella crociata, data, nel 1223, dal nuovo re di Francia, Luigi VIII, e che, dopo i grandi concili di Parigi e di Bourges, ottenne la scomunica del nuovo conte, Raimondo VII, figlio di Raimondo VI, e lanciò la crociata nel 1226, radunando l'esercito a Lione, si diresse a Tolosa passando da Avignone (assediata e conquistata), Béziers e Carcassonne e le aree prima perdute vennero riconquistate e tutta la regione fu ai suoi piedi. In ottobre a Pamiers, Luigi VIII dichiarò che tutte le terre conquistate agli eretici appartenevano di diritto alla corona di Francia e organizzò la Linguadoca come un dominio della Francia.

Monumento in memoria dei duecento catari bruciati durante l'assedio di Montségur (16 marzo 1244)

A trarne però i frutti fu Luigi IX, succeduto al padre, morto prematuramente, nel 1226; Luigi VIII morì infatti nel novembre di quell'anno ed i suoi sforzi contro gli albigesi vennero proseguiti dal successivo sovrano, il figlio Luigi IX il Santo, che difese gli interessi della Francia nella contesa con la chiesa ed il conte di Tolosa. Nel 1228 vi fu l'ennesimo assedio di Tolosa, che si concluse con la presa della città e la distruzione delle sue fortificazioni. Nel 1229 i principali antagonisti giunsero ad un compromesso. La contea di Tolosa ed il marchesato di Provenza, privata dei territori del ducato di Narbona e della viscontea di Nimes, rimasero al conte Raimondo VII, però vassallo della Francia, con l'impegno di maritare la sua unica erede, Giovanna al fratello del re Luigi IX, Alfonso[12].

Raimondo VII rimase neutrale quando Raimondo Trencavel, figlio del defunto visconte di Béziers e Carcassonne Raimondo Ruggero Trencavel, rifugiato in Aragona e scomunicato dal 1227, passati i Pirenei con una banda di Catalani, cercò di sollevare la Linguadoca contro il re di Francia, occupò Carcassonne, ma non conquistò la cittadella, che resistette ai suoi attacchi dal 17 settembre al 10 ottobre 1240, per poi fuggire alla notizia dell'arrivo dell'esercito reale. La reazione contro gli insorti anche cattolici fu molto dura. Quando invece, il 12 maggio 1242, Il re d'Inghilterra Enrico III sbarcò a Royan, Raimondo VII si affrettò ad occupare Narbona e Bèziers, ma dopo la ritirata di Enrico III da Saintes, i rivoltosi si demoralizzarono: il conte di Foix abbandonò la coalizione antifrancese e Raimondo, minacciato di scomunica, supplicò il re Luigi IX che gli concesse il perdono in cambio della promessa di combattere l'eresia e attenersi al trattato di Parigi del 1229. I nobili della provincia erano ridotti in miseria e di conseguenza il catarismo che da loro traeva risorse a poco a poco si spense. Ai baroni del Sud e ai càtari rimanevano due fortezze: l'imprendibile Montségur e Queribus. Successive operazioni portarono nelle mani regie la prima nel 1244 e la seconda nell'agosto del 1255, ponendo fine al catarismo e all'indipendenza dei baroni meridionali.

L'Inquisizione[modifica | modifica sorgente]

Papa Gregorio IX, per sopprimere il catarismo, instaurò nella città l'Inquisizione[13], che operò fino al 1255 e, nel 1230, creò un'università (Studium Generale[14]), sempre a Tolosa, come manovra per combattere l'eresia. Nel 1237, Gregorio IX conferì il diritto a chi avesse conseguito la laurea allo Studium Generale di Tolosa ad insegnare ovunque, senza altri esami.

Il conte Raimondo VII di Tolosa era personalmente favorevole ad una politica di tolleranza, ma i legati papali e i vescovi lo minacciavano di scomunica a ogni accenno di tiepidezza nelle questioni religiose e lo obbligavano a emanare editti contro l'eresia, obbligandolo ad accettare l'Inquisizione all'interno dei suoi stati; l'Inquisizione fu implacabile non solo con i Catari ma anche con i cattolici tolleranti. Gli abitanti del Sud della Francia oltre all'Inquisizione dovettero subire le angherie dei siniscalchi e dei loro vicari, soprattutto nelle zone di Beaucaire e Carcassonne.

Gli albigesi in Italia[modifica | modifica sorgente]

In Italia il movimento fu decapitato più tardi, nel 1277.

Dopo alcune violenze da ambo le parti, come l'uccisione di predicatori domenicani (il primo fu Pietro da Verona), si arrivò all'atto conclusivo nel 1277. Furono catturati a Sirmione circa 170 fra vescovi, preti e perfetti catari che furono imprigionati e posti al rogo a Verona. L'azione fu compiuta dagli Scaligeri in concerto con Corradino di Svevia. I veronesi, ghibellini, assediarono e catturarono i catari, anche loro ghibellini, al fine di far ritirare la scomunica del 1267 da parte di papa Clemente IV, preoccupato dell'alleanza fra Scaligeri e Corradino.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.newworldencyclopedia.org/entry/Albigensian_Crusade
  2. ^ Pietro di Castelnuovo (o di Castelnau), nel 1203, era stato inviato nella contea di Tolosa ed in altre contee e viscontee del sud della Francia da papa Innocenzo III, a capo di una delegazione di missionari, muniti di poteri legatizi, cioè erano Legati pontifici, ovvero rappresentanti del papa presso i conti ed i visconti e presso i vescovi delle varie città interessate (Tolosa, Narbona, ecc..).
  3. ^ Domenico di Guzmán rimase nel paese dei Catari per oltre dieci anni (1205-1216), collaborando con il vescovo di Tolosa, Folchetto di Marsiglia e come legato papale cercò sempre di convertire i catari, con semplici riconciliazioni. Solo una volta Domenico è citato tra coloro che assistevano al rogo dei catari.
  4. ^ La morte di Pietro fu un caso simile a quello di Tommaso Becket, molto probabilmente fu opera di qualche subalterno di Raimondo, che pensava di liberare il suo signore dal principale nemico.
  5. ^ Il re di Francia, Castelnuovo, aveva rifiutato di impegnarsi in quanto non intendeva interferire con nobili che non erano suoi vassalli, anche se il conte di Tolosa, Raimondo VI gli aveva procurato dei guai. Solo se il conte di Tolosa fosse stato riconosciuto eretico, Filippo disse «Allora saprò come comportarmi».
  6. ^ Luigi, invece avrebbe voluto intervenire direttamente alla crociata, ma in entrambi i casi egli dovette accontentarsi di un pellegrinaggio militare di durata limitata, quaranta giorni; nel 1219 partecipò allo spaventoso massacro di Marmande, ma ad agosto era già rientrato in patria.
  7. ^ La sua assoluzione Raimondo la ricevette davanti al portico di Saint-Gilles il 17 giugno 1209 e il 20 giugno prese la croce.
  8. ^ Secondo il cronachista cistercense Cesario di Heisterbach, quando al legato pontificio (Arnaud Amaury abate di Cîteaux) si chiese come distinguere chi, delle persone rifugiate in una chiesa, dovesse essere riconosciuto eretico e quindi bruciato sul rogo, ordinò di uccidere tutti indiscriminatamente, dicendo:
    (LA)
    « Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius »
    (IT)
    « Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi »
    (Arnaud Amaury)
  9. ^ Rapporto di Amaury al papa, lettera dell'agosto 1209 (col.139).
  10. ^ Pietro II era cognato di Raimondo VI, che nel 1203 aveva sposato la sorella di Pietro, Eleonora d'Aragona (1182-1226), figlia del re Alfonso II d'Aragona (1157-1196), ponendo fine ai dissidi tra la casa d'Aragona e la contea di Tolosa.
  11. ^ Pietro II, il 16 luglio del 1212, era stato uno dei re cristiani vincitori della Battaglia di Las Navas de Tolosa, contro i Mori di al-Andalus.
  12. ^ Il matrimonio tra Giovanna e Alfonso fu celebrato, nel 1241.
  13. ^ Praticamente, dal 1223, gli sforzi dell'Inquisizione furono fondamentali per soffocare il movimento càtaro, ma la resistenza e le rivolte continuarono fino ad un nuovo intervento armato che ebbe termine soltanto nel 1255, quando le sorti del catarismo avevano ormai i giorni contati.
  14. ^ Lo Studium Generale era una scuola che era riconosciuta da una delle due autorità di quel periodo storico e attirava un notevole numero di studenti da tutta Europa, ed era organizzata con corsi che prevedevano una forma di esame.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Nel 2014 la band heavy metal Iron Fist cita il massacro di Bezièrs nella canzone Caedite Eos.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Crema Giuliana, I Catari nel territorio veronese ed il loro rifugio di Sirmione, tesi di laurea Università Cattolica S. Cuore, Milano, anno accademico 1972-1973.
  • Dante Domenico, Il tempo interrotto. Breve storia dei catari in Occidente, Palomar, Bari 2009.
  • Duvernoy Jean, Le Catharisme. La religion, 1976.
  • Duvernoy Jean, Le Catharisme. L'histoire, 1979.
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  • Nelli René, La vie quotidienne des Cathares du Languedoc au XIII siècle, Paris: Hachette, 1969.
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