Chanson de Roland

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La morte di Orlando a Roncisvalle in una miniatura di Jean Fouquet (metà del XV secolo).

La Chanson de Roland (o Canzone di Rolando o Orlando), scritta intorno alla seconda metà dell'XI secolo, è una chanson de geste appartenente al ciclo carolingio, considerata tra le più belle opere della letteratura medievale francese.

Essa racconta la battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, quando la retroguardia di Carlo Magno, comandata dal paladino Rolando prefetto della Marca di Bretagna e dagli altri paladini, di ritorno da una spedizione in Spagna fu attaccata e distrutta dai saraceni.

Indice

[modifica] Testo

La Chanson de Roland è scritta in 4004 décasyllabes, equivalente francese degli endecasillabi italiani, raggruppati in 291 lasse assonanzate da un certo Turoldo. Essa ci è tramandata da nove manoscritti, dei quali il più importante, conservato a Oxford, è in lingua anglo-normanna: il testo originale era invece scritto in lingua d'oïl (o antico francese). Il notevole numero di manoscritti rimastoci è testimonianza della grande fortuna del testo; inoltre, il fatto che il testimone più autorevole e antico, quello di Oxford, sia un codice non pregiato o prezioso (tale da farci pensare che fosse un sorta di canovaccio per le esibizioni di un giullare) potrebbe suggerirci che la Chanson de Roland abbia avuto una diffusione orale prima di essere rielaborata e stesa in scrittura (fatto testimoniato anche dalla nota emilianense, un breve testo proveniente da un monastero di San Millán de la Cogolla che sembrerebbe attestare la conoscenza della materia del poema già prima della realizzazione del manoscritto di Oxford). Da notare, infine, che la Chanson de Roland narra di una battaglia combattuta quasi tre secoli prima e che si caratterizza, come quasi tutta l'epica medievale, per la celebrazione della fede e del valore militare.

[modifica] I temi

La chanson de Roland è raffigurata nella Cattedrale d'Angoulême

I valori che caratterizzano la Chanson de Roland sono: la fedeltà al proprio signore in questo caso Carlo Magno, la fede cristiana, in opposizione alla fede islamica (che tra l'altro nel testo risulta essere politeista); l'onore, da tutelare a ogni costo e con ogni mezzo; l'eroismo in battaglia. Infine l'amore non viene mai citato e dunque non ha spazio. Solo alla fine del poema, Carlo Magno tornerà nella sua corte e comunicherà a Aude (la promessa di Roland) che egli è morto. La Chanson de Roland è la prima chanson de geste che citi una donna.

In quest'ottica le imprese di Carlo Magno e dei suoi paladini contro gli Arabi (o più precisamente Saraceni) sono celebrate come delle vere e proprie guerre sante; i paladini sono eroi, votati all'ideale della patria, della fede e dell'onore, descritti come coraggiosi, fedeli a Dio e al loro signore, abili con la spada e potenti, che salvaguardano i più deboli e li difendono onorevolmente.

I francesi di ritorno in patria superano il passo di Roncisvalle mentre i Saraceni si preparano a sorprendere la retroguardia con a capo Orlando, pur avendo promesso la neutralità. Questo è il frutto del tradimento di Gano di Maganza, patrigno di Orlando, che vuole la morte del cavaliere e gli ha esplicitamente giurato vendetta. Infatti Orlando ha esortato Carlo a nominare Gano come capo dell'ambasceria che deve trattare con i Saraceni, compito pericoloso, ma che Orlando ritiene di proporgli "per fargli onore". Gano fraintende, e, a sua volta, chiede a Carlo di nominare Orlando capo della retroguardia. Tutti comprendono il tradimento che Gano ha tramato con il nemico, ma per lo stesso senso di onore (che è "dismisura") Orlando non può rifiutare. Il paladino, circondato dai più nobili cavalieri, combatte prima a cavallo con la lancia e poi a terra con la spada. Qui, resosi conto dell'attacco imminente, Oliviero, detto il "saggio", consiglia all'amico di suonare l'olifante (il suo corno) il cui suono richiamerebbe l'attenzione del resto dell'esercito. Il prode paladino rifiuta, pur nella consapevolezza della sconfitta, perché non vuole che la Francia subisca onta per causa sua. Dopo un lungo combattimento la situazione si fa tragica per i cristiani e finalmente Orlando si decide a suonare l'Olifante, solo per essere vendicato. Il suono del corno risuona tre volte sulle rocce di Roncisvalle. Gano, animato dal risentimento per Rolando, tenta di dissuadere il re Carlo che tuttavia inverte subito la marcia dell'esercito.

Nel frattempo la retroguardia francese ridotta a soli tre uomini viene sopraffatta. Orlando colpito a morte tenta di spezzare la sua spada Durendala, perché al suo interno risiedono le reliquie di santi, ragione per cui non deve cadere nelle mani dei pagani. Non riuscendoci ed estenuato si accascia sul terreno con le mani conserte al petto. Giunto Carlo, sbaraglia gli avversari i quali inseguiti si danno alla fuga e annegano nel fiume Ebro.

Marsilio, rifugiato presso l'emiro Baligante, si suiciderà in seguito alla sconfitta di quest'ultimo nello scontro decisivo contro il re Carlo. Saragozza è conquistata e i Mori convertiti. Il re torna ad Aquisgrana dove ha fretta di processare Gano per tradimento. Ricusati i giudici Gano si difende con l'appoggio dei suoi nobili parenti tra cui il potente Pinabel, che sfidato dallo scudiero Teodorico verrà ucciso insieme a tutti i suoi. Gano sarà squartato.

Orlando sentendo che la sua morte si avvicina, corre sotto un pino, porge la faccia a terra, ruota la testa e guarda verso la Spagna. Prima di morire però metterà la sua spada sotto di lui prenderà con la sinistra l'olifante e in segno di riconoscenza e fede donerà il suo guanto a Dio. Poco dopo gli angeli discenderanno su di lui per portarlo nel regno dei cieli.

Carlo, in seguito all'apparizione in sogno dell'Arcangelo Gabriele parte per dare aiuto al re Viviano in Infa dove hanno posto l'assedio i Saraceni. «Qui finisce la storia che Turoldo mette in poesia»..

L' epopea racconta della campagna di Spagna condotta da Carlo Magno e della resistenza eroica della retroguardia. La maggior parte degli storici concorda però nel dire che i cavalieri affrontarono, in realtà, non i saraceni ma i vasconi (baschi): il cambiamento si spiega per il clima culturale dell'epoca in cui fu scritta l'opera, nell'XI secolo, in piena epoca di reconquista dell'Europa dagli arabi e di crociate.

È stata anche formulata l'ipotesi (Joseph Bédier) che la Chanson de Roland sia stata composta sulle strade di pellegrinaggio che portano a Santiago di Compostela, passando appunto dal valico di Roncisvalle, e recitata dai giullari durante le soste. In ogni caso si possono notare parallelismi con il Poema del mio Cid, scritto forse prima della Chanson de Roland, e influenze della poesia araba di al-Andalus.

Una terza ipotesi è che il califfo di Cordova abbia chiamato Carlo Magno in suo soccorso nelle lotte tra principi saraceni, e che, una volta giunto l'esercito franco, abbia fatto il doppio gioco chiudendogli la porta in faccia. Per questo motivo, i franchi avrebbero espugnato la città e fatto prigioniero il califfo traditore. Durante la via del ritorno in Francia, i figli del califfo, aiutati da un gruppo di baschi, avrebbero attaccato a Roncisvalle il convoglio di Carlo Magno, liberando il padre ed uccidendo vari franchi, tra cui il maniscalco del re. Il fatto che questi avvenimenti vengano taciuti o sminuiti nei tempi immediatamente successivi viene visto come prova d'una disfatta maggiore di quanto i franchi non volessero ammettere, e si ritiene che il fiorire della tradizione successivamente sia il risultato di una pressione dal basso, poiché la storia di Roncisvalle si era ormai largamente diffusa tra la popolazione, rendendo inutili i giochi di propaganda.

[modifica] La datazione

Riscontri validi per la datazione del poema ci arrivano da diverse fonti medievali. Per esempio nella Gesta regum anglorum di Guglielmo di Malmesbury si legge che le truppe di Guglielmo il Conquistatore intonassero sul campo di battaglia una canzone di Orlando. Questo ci permette di dire che la canzone fu senz'altro composta prima del 1125, data di composizione delle Gesta anglorum. La datazione del poema può essere protratta prima del 1100 grazie al riscontro di numerose registrazioni anagrafiche di coppie di fratelli chiamati Orlando e Oliviero intorno al 1090.

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