Tommaso da Modena

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Alberto Magno, serie dei Quaranta domenicani illustri, ex convento di San Niccolò, Sala del Capitolo, Treviso, 1352 (altezza di ciascun ritratto 150 cm circa)

Tommaso Barisini, meglio conosciuto come Tommaso da Modena (Modena, 13261379), è stato un pittore e miniatore italiano.

Storie di sant'Orsola nella chiesa di Santa Caterina a Treviso

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Scarse sono le notizie sulla sua attività giovanile, cui appartengono alcuni affreschi nel Duomo di Modena e due notevoli tavolette a Modena presso la Galleria Estense ed a Bologna presso la Pinacoteca. A Bologna, Tommaso recepì il naturalismo della scuola locale, ma non fu influenzato dalle esperienze più originali come l'espressionismo di Vitale da Bologna.

Molto importante è la successiva attività a Treviso realizzatasi in varie riprese; a una prima fase (1352) risalgono i 40 ritratti di domenicani nella Sala capitolare del Convento di San Nicolò; successivi sono gli affreschi sui pilastri dell'attigua chiesa, come San Gerolamo, Sant'Agnese e San Romualdo.

Soprattutto nella serie dei Ritratti di Domenicani dimostrò una pittura realisticamente concreta, che non trova riscontro in artisti coevi. A differenza, infatti, dei complessi motivi allegorici usati per esempio per una commissione simile da Andrea Bonaiuti nel Cappellone degli Spagnoli a Santa Maria Novella a Firenze, Tommaso ritrasse quaranta membri illustri dell'ordine, ciascuno seduto al suo scranno, in pose reali e così espressivamente caratterizzate da far pensare che si sia servito di modelli, magari gli stessi frati del convento. Negli affreschi sono dispiegati uomini giovani e meno giovani, ognuno occupato in un'azione diversa con gesti eloquenti e peculiari. Il realismo arriva a tal punto da raffigurare qualcuno malsano, qualcuno con la barba incolta, tanto da avere un campionario di personaggi dove, per la prima volta, viene tentato uno studio psicologico.

Nel 1355 Tommaso dipinse delle tavolette per la moglie dell'imperatore Carlo IV, a testimoniare l'altissima fama della quale godeva, opere che tutt'oggi si trovano al Castello di Karlštein.

La migliore vena narrativa venne espressa anche nel Ciclo di Sant'Orsola nella chiesa di Santa Margherita degli Eremitani, del 1360-66, oggi conservato nella chiesa di Santa Caterina, sede dei Musei civici di Treviso. La forma è vivace ed immediata, la mimica varia ed efficace, la varietà dei personaggi e dei costumi è amplissima.

Altre opere sono conservate a Baltimora, Treviso, Verona e Modena.

Come miniatore, gli sono state anche attribuite alcune pagine del cosiddetto Offiziolo dei Mesi, un Officium Beatae Mariae Virginis conservato nella Biblioteca Comunale di Forlì[1].

La sua lezione fu uno degli stimoli più incisivi nella formazione di Altichiero.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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