Impero ottomano

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Impero ottomano
Impero ottomano – Bandiera Impero ottomano - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: دولت ابد مدت

"Devlet-i Ebed müddet" (Lo Stato Eterno)

Impero ottomano - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Sublime Stato Ottomano
Nome ufficiale Osmanlı İmparatorluğu
دولت عالیه عثمانیه
Devlet-i Aliye-i Osmaniye
Lingue ufficiali Turco ottomano
Lingue parlate arabo, greco, armeno, serbo, ebraico, bulgaro, curdo.
Inno Inno Imperiale ottomano
Capitale Istanbul (dopo il 1453)
Altre capitali Söğüt (1299–1326)
Bursa (1326–1365)
Edirne (1365–1453)
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta di carattere islamico; senza Costituzione (fino al 1909, con la deposizione del sovrano Abdul-Hamid II), con Costituzione (fino al 1922, anno dell'abolizione del Sultanato il 1º novembre, subito dopo la conclusione dell'Armistizio di Mudanya dell'11 ottobre 1922).[1])
Sultano Dinastia ottomana
Nascita 1299 con Osman I
Causa assorbimento del Sultanato selgiuchide di Rūm e di altri beilicati turchi d'Anatolia
Fine 29 ottobre 1923 con Mehmet VI
Causa Abolizione dell'Impero e nascita della Repubblica di Turchia
Territorio e popolazione
Bacino geografico Vicino Oriente, Medio Oriente, Balcani, Egitto, parte del Nordafrica
Territorio originale Anatolia
Massima estensione 5.000.000 km² ca. nel 1590 ca.
Popolazione 35.350.000 nel 1856;
20.884.000 nel 1906;
18.520.000 nel 1914;
14.629.000 nel 1919
Economia
Valuta Akçe

Kuruş

Religione e società
Religione di Stato Islam sunnita
Religioni minoritarie Chiesa ortodossa

Cattolicesimo Ebraismo

Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino
Sultanato selgiuchide di Rūm
Sultanato danishmendide
Karamanid Dynasty flag.svg Beilicato di Karaman Beilicato di Osman
Succeduto da Turchia Turchia
Flag of Albanian Provisional Government (1912-1914).svg Governo provvisorio albanese
Flag of Kingdom of Syria (1920-03-08 to 1920-07-24).svg Regno Arabo di Siria
Flag of the United Kingdom.svg Mandato britannico della Mesopotamia
Flag of Greece (1822-1978).svg Regno di Grecia
Flag of Palestine.svg Regno hascemita dell'Hegiaz
Flag of the Mutawakkilite Kingdom of Yemen.svg Regno dello Yemen

L'Impero ottomano o Sublime Stato Ottomano, noto anche come Sublime Porta (turco ottomano: دَوْلَتِ عَلِيّهٔ عُثمَانِیّه Devlet-i ʿAliyye-yi ʿOsmâniyye, turco moderno: Osmanlı Devleti o Osmanlı İmparatorluğu), fu un impero turco che durò dal 1299 al 1922 (623 anni).

Venne detto "ottomano" poiché venne costituito originariamente dai successori di Osman Gazi, un guerriero turco capostipite della dinastia ottomana che assunse il titolo di imperatore con il nome di Osman I. L'Impero nacque praticamente in continuità col Sultanato selgiuchide di Rum e durò sino all'istituzione dell'odierna Repubblica di Turchia.

L'Impero ottomano fu uno dei più estesi e duraturi imperi della storia: infatti durante il XVI e il XVII secolo, al suo apogeo, sotto il regno di Solimano il Magnifico, esso era uno dei più potenti Stati del mondo, un Impero multinazionale e plurilingue che si estendeva dai confini meridionali del Sacro Romano Impero, alle periferie di Vienna e della Polonia da nord fino allo Yemen e l'Eritrea a sud; dall'Algeria ad ovest fino all'Azerbaigian ad est, controllando gran parte dei Balcani, del Vicino Oriente e del Nordafrica.

Avendo Costantinopoli come capitale e un vasto controllo sulle coste del Mediterraneo, l'Impero fu al centro dei rapporti tra Oriente ed Occidente per circa sei secoli.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'ascesa dell'Impero ottomano (1299-1453)[modifica | modifica sorgente]

Con la fine del Sultanato selgiuchide di Rum (1300 circa), l'Anatolia fu divisa in una moltitudine di Stati indipendenti, i beilicati turchi d'Anatolia. In quell'epoca, l'Impero bizantino, indebolito, aveva perso molte delle sue province anatoliche a vantaggio dei Beilikati. Uno di essi era governato da Osman I (da cui deriva la parola "ottomano"), figlio di Ertuğrul, e si trovava nella zona di Eskişehir, nell'Anatolia occidentale. Nel mito della fondazione conosciuto come Sogno di Osman, narrato nella storia medievale turca, si racconta di un giovane Osman ispirato alla conquista dal sogno premonitore di un grande impero; nel suo sogno, l'Impero è rappresentato con un grande albero le cui radici si espandono attraverso tre continenti e i cui rami coprono il cielo, e dalle radici si diramano quattro fiumi: il Tigri, l'Eufrate, il Nilo ed il Danubio, mentre l'albero fa ombra a quattro catene montuose: il Caucaso, il Tauro, l'Atlante e i Balcani. Durante il suo regno come Sultano, Osman I estese le frontiere dei domini del suo impero fino ai margini di quello bizantino.

In questo periodo, fu creato un governo ottomano formale, le cui istituzioni sarebbero cambiate molto nel corso della vita dell’impero. Il governo utilizzò il sistema dei Millet, sotto il quale le minoranze religiose ed etniche avevano il permesso di gestire i propri affari con margini di sostanziale autonomia.

Nel secolo successivo alla morte di Osman I, il dominio ottomano cominciò a estendersi sul Mediterraneo orientale e sui Balcani. Il figlio di Osman, Orhan I, conquistò la città di Bursa nel 1324 e la rese nuova capitale dello Stato ottomano. La caduta di Bursa implicò la perdita del controllo bizantino sull’Anatolia nordoccidentale. Dopo Bursa, nel 1337, fu conquistata Nicomedia. Nel 1354 Gli Ottomani superarono lo stretto dei Dardanelli, e si espansero quindi in Rumelia, conquistando Adrianopoli (1361), Sofia (1386) e Salonicco ai veneziani nel 1387. La vittoria ottomana in Kosovo nella battaglia della Piana dei Merli segnò il declino dell’Impero serbo e la fine del suo controllo sulla regione, aprendo la strada all’espansione ottomana in Europa. Ad essa seguì la conquista del regno di Bulgaria nel 1393, grazie alla quale gli Ottomani arrivarono a minacciare l’Ungheria. Il re ungherese Sigismondo tentò di fermarli ma fu sconfitto nella battaglia di Nicopoli, nel 1396, ritenuta l’ultima Crociata su larga scala del Medioevo, anche se non combattuta in Terra Santa. Con l’espansione del dominio turco sui Balcani, la conquista di Costantinopoli divenne un obiettivo cruciale. L’Impero ottomano controllava quasi tutte le terre un tempo bizantine, circondando la sua capitale, ma gli assalti furono temporaneamente sospesi quando Tamerlano invase l’Anatolia con la Battaglia di Ancyra nel 1402 e prese il sultano Bayezid I Yildirim (la Folgore) suo prigioniero. La sua cattura lasciò i turchi disorganizzati, e lo Stato fu preda di in una guerra civile che durò fino al 1413, con gli scontri tra i figli di Bayezid per la successione. Terminò quando Mehmet I conquistò il titolo di sultano e ripristinò il potere ottomano, mettendo fine all’interregno.

Parte dei territori ottomani nei Balcani (come Salonicco, la Macedonia ed il Kosovo), furono temporaneamente persi dopo il 1402, ma poi Murad II li riconquistò fra il 1430 ed il 1450. Il 10 novembre 1444, alla battaglia di Varna, Murad II sconfisse un’armata congiunta polacca e ungherese, guidata da Ladislao III di Polonia, re di entrambi gli Stati, e János Hunyadi. Fu la battaglia finale della Crociata di Varna. Quattro anni dopo, János Hunyadi preparò un’altra armata (composta da forze ungheresi e valacche) per attaccare i turchi, ma fu sconfitto di nuovo da Murād II nella seconda battaglia del Kosovo, nel 1448.

Il figlio di Murād II, Maometto II, detto poi Fātiḥ (conquistatore), riorganizzò lo Stato e l’esercito, e dimostrò la sua abilità bellica catturando Costantinopoli il 29 maggio 1453, all’età di 21 anni. Questo segnò il crollo definitivo dell’Impero romano d’Oriente.

Espansione ed apogeo (1453-1566)[modifica | modifica sorgente]

La conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453 da parte di Maometto II cementò la posizione dell’Impero come principale potenza dell’Europa sudorientale e del Mediterraneo orientale. Maometto II permise alla Chiesa Ortodossa di mantenere la sua autonomia e le sue terre in cambio della sua accettazione dell’autorità ottomana. A causa delle cattive relazioni esistenti tra l’Impero bizantino nei suoi ultimi periodi e gli Stati dell’Europa occidentale, la maggioranza della popolazione ortodossa accettò il dominio ottomano, preferendolo a quello veneziano.

Nel periodo compreso tra il XV e il XVI secolo, l’Impero Ottomano visse complessivamente un lungo periodo di conquiste ed espansione. L’Impero prosperò sotto una lunga dinastia di sultani. L’economia dello stato inoltre fiorì grazie al suo controllo delle sue rotte commerciali di terra tra l’Europa e l’Asia.

Dopo la presa di Costantinopoli, soltanto la resistenza degli Ungheresi nell'assedio di Belgrado del 1456 e quindi la prigionia in Francia e in Italia del principe Cem, fratello di Bayezid II, permise una pausa di circa 70 anni nell'espansione verso i regni d'Europa. Tuttavia, ciò non impedì a Maometto II di annettere all'Impero la Grecia (1456), la Morea( 1460), la parte dell'Anatolia non ancora sottomessa(1472), le colonie genovesi del Mar Nero (1475) e l'Albania (1481)[2].

L'ampliamento del Sultanato Ottomano in direzione dell'Europa conseguì un nuovo risultato con l'assedio dell'isola di Rodi e la sanguinosa conquista di Otranto nel 1480. Soltanto la morte di Maometto II - seguita da un conflitto dinastico fra i due figli - permise di scacciare i turchi dalla città pugliese e di sottrarre Rodi all'accerchiamento.

In seguito gli Ottomani spostarono la loro attenzione a oriente, espandendo i loro domini in diverse regioni dell'Asia e del Nordafrica, guidati da grandi sultani, come Bayazid II e Selim I – che abbatté il Sultanato mamelucco di Siria ed Egitto e conquistò tutti i paesi arabi del Vicino Oriente, acquisendo, fra l'altro, il titolo di Protettore dei Luoghi Santi di Mecca e Medina, e quindi di Califfo.

Selim sconfisse inoltre lo Shah Isma'il I della Persia safavide nella battaglia di Cialdiran e creò una presenza navale nel mar Rosso. Dopo questa espansione, gli Ottomani entrarono in competizione con l’Impero portoghese per diventare la potenza dominante nella regione.

Il successore di Selim, Solimano il Magnifico (1520-1566) ritentò la strada di un’espansione nei Balcani. Gli Ottomani entrarono così nuovamente in contrasto con i regni europei per il predominio sul Mar Mediterraneo. Nel 1521 conquistarono Belgrado, nel 1522 Rodi, nel 1526 nella battaglia di Mohács sconfissero il re d'Ungheria e Boemia Luigi II, che morì in combattimento. La vittoria nelle guerre ottomano-ungheresi portò allo stabilimento del dominio turco nelle parti meridionali e centrali del Regno di Ungheria.

Successivamente gli ottomani proseguirono su Vienna, assediando la città nel 1529, ma non riuscirono a prenderla. Nel 1532 Solimano lanciò un altro attacco a Vienna, ma fu respinto nell’assedio di Güns. Cadde invece in mano turca la capitale ungherese di Buda (1541), dopo lungo e sanguinoso assedio.

Dopo la caduta delle maggiori città ungheresi e slave in mano turca (tra cui Belgrado, Pécs, Buda), molti Stati danubiani patteggiarono la sottomissione formale alla Porta (impegnandosi al pagamento di una tassa), in cambio di una pressoché completa libertà di azione. Così fecero, tra gli altri, la Repubblica di Ragusa, il Montenegro, il Principato di Transilvania (indipendente dopo la caduta del regno d'Ungheria), la Moldavia e la Valacchia.

Sulla via dei suoi predecessori, Solimano espanse l'Impero anche verso l'Asia e l'Africa, impossessandosi di Baghdad, di Tunisi e dell'Algeria (1534), dello Yemen (1547), di Tripoli (1551)[2]. Una volta strappata Baghdad ai persiani, in particolare, gli ottomani ottennero il controllo della Mesopotamia e l’accesso navale al Golfo Persico.

L’Impero Ottomano e la Francia, uniti dall’opposizione al dominio Asburgo, divennero potenti alleati. La conquista francese di Nizza (1543) e della Corsica (1553) fu un’impresa comune delle forze del re francese Francesco I e di Solimano, e fu comandata dagli ammiragli ottomani Khayr al-Din Barbarossa e Dragut. Un mese prima dell’assedio di Nizza, la Francia sostenne gli ottomani con l’artiglieria durante l’assedio di Esztergom del 1543. Dopo la successiva avanzata dei turchi, Ferdinando I d’Asburgo riconobbe ufficialmente il dominio Ottomano dell’Ungheria, nel 1547.

Alla fine del regno di Solimano, la popolazione dell’Impero ammontava a 15 milioni di abitanti. L’Impero fu anche una potenza navale, e controllò gran parte del Mar Mediterraneo. In questo periodo, l’Impero Ottomano era una parte significativa ed accettata della sfera politica europea.

Rivolte e ripresa (1566-1683)[modifica | modifica sorgente]

Le strutture burocratiche e militari del precedente secolo risultarono sotto sforzo, nel corso di un protratto periodo di cattivo governo da parte di sultani deboli. Gradualmente gli ottomani rimasero indietro rispetto agli europei in termini di tecnologia militare, mentre l'innovazione, che aveva rinvigorito l'espansione dell'Impero, veniva soffocata da un crescente conservatorismo religioso ed intellettuale. Comunque, a dispetto di queste difficoltà, l'Impero rimase una delle principali potenze del continente fino alla battaglia di Vienna del 1683, che segnò la fine dell'espansione ottomana in Europa.

La scoperta di nuove rotte commerciali marittime da parte degli stati dell'Europa occidentale permise ad essi di aggirare il monopolio commerciale ottomano. Il superamento del Capo di Buona Speranza da parte dei portoghesi nel 1488 diede inizio ad una serie di guerre navali tra ottomani e portoghesi nell'Oceano Indiano che durarono per tutto il XVI secolo. Economicamente, l'enorme afflusso di argento spagnolo dal Nuovo Mondo provocò una netta svalutazione della valuta ottomana ed una violenta inflazione.

Sotto Ivan IV (1547-1584), il Regno russo si espanse nelle regioni del Volga e del Mar Caspio a spese dei khanati tatari. Nel 1571, il khan di Crimea Devlet-i Giray, supportato dagli ottomani, bruciò la città di Mosca. L'anno successivo, l’invasione fu ripetuta, ma respinta alla battaglia di Molodi. Il Khanato di Crimea continuò ad invadere l’Europa orientale in una serie di scorrerie e rimase una potenza significativa di quella regione fino alla fine del XVII secolo.

Nell'estate del 1566 Solimano il Magnifico, ormai 72enne, tentò ancora l'attacco alla Monarchia asburgica, ora rappresentata dall'imperatore Massimiliano II, dirigendo su Vienna con un esercito di 150.000 uomini, ma si fermò alla fortezza di Szigetvár, il cui assedio gli costò un mese di fermata e perdite stimate fra i 20.000 ed i 30.000 uomini. Ad assedio quasi concluso morì. La vicinanza della brutta stagione e la vacanza del potere ad Istanbul convinsero il suo Gran Visir a rientrare nella capitale ottomana. Questo risparmiò all'Austria un altro pericoloso attacco e il successivo Trattato di Adrianopoli, del febbraio 1568, sancì una tregua fra i due avversari che doveva durare otto anni e ne durò circa 25.

Nell'Europa meridionale, nel 1570, sotto il sultano Selim II, diretto successole di Solimano il Magnifico, i turchi conquistarono Cipro, possedimento veneziano, provocando la reazione del mondo cristiano. L'anno successivo fu formata una coalizione cattolica il cui nerbo era costituito dalla flotta di Venezia al comando del suo futuro doge Sebastiano Venier, da quella imperiale spagnola di don Giovanni d'Austria (comandante supremo delle flotte partecipanti), dalle navi di Genova, guidate da Gianandrea Doria, da quelle dei Cavalieri di Rodi, con il loro Gran Maestro, da quelle del Ducato di Savoia, condotte da Andrea Provana di Leinì e dalla flotta pontificia, affidata a Marcantonio Colonna.

La flotta europea si scontrò con quella ottomana a Lepanto nel 1571 e gli europei ottennero un’importante vittoria. Fu un sorprendente colpo all’immagine dell’invincibilità ottomana. La battaglia danneggiò gli ottomani più in termini di perdita di uomini esperti che non di navi, le quali furono rapidamente rimpiazzate. Comunque la flotta ottomana si ristabilì in fretta, tanto da persuadere Venezia a firmare un trattato di pace nel 1573, il quale permise agli ottomani di espandersi e consolidare la propria posizione in Nord Africa.

Per contro, il confine con gli Asburgo era rimasto stazionario, uno stallo causato dall’irrigidimento delle difese asburgiche. La Lunga Guerra contro l’Austria degli Asburgo (1593-1606) rese necessario un maggior numero di truppe di fanteria equipaggiate con armi da fuoco, e quindi un inasprimento della politica di reclutamento. Questo causò irrimediabili problemi di indisciplina e ribellione tra i corpi. Furono reclutate anche truppe irregolari di tiratori scelti (Sekban), ed una volta smobilizzate queste si diedero al brigantaggio, giungendo infine alla rivolta dei Celali (1595-1610), che provocò diffusi fenomeni anarchici in Anatolia tra il XVI ed il XVII secolo. Con la popolazione dell’Impero che raggiunse i 30 milioni di abitanti attorno al 1600, la mancanza di terre fece ulteriori pressioni sul governo.

Murad IV (1612-1640) riconquistò Erevan (1635) e Baghdad (1639) dai Safavidi e riaffermò l’autorità centrale, nonostante la brevità del suo regno. Il Sultanato delle donne (1648-1656) fu un periodo in cui le madri dei giovani sultani esercitarono il potere in nome dei loro figli. Le più importanti donne di questo periodo furono la Sultana Kösem e sua nuora Turhan Hadice, la cui rivalità politica culminò nell’assassinio di Kösem nel 1651. Durante il periodo dei Köprülü (1656-1703), il controllo effettivo dell’Impero fu esercitato da una serie di gran visir provenienti dall’omonima famiglia. Il Visirato Köprülü vide un rinnovato successo militare, con il ripristino dell’autorità in Transilvania, la conquista di Creta completata nel 1669 e l’espansione nell’Ucraina meridionale polacca, con la cessione agli ottomani delle roccaforti di Chotyn e Kam'janec'-Podil's'kyj e della Podolia nel 1676.

Questo periodo di rinnovata affermazione finì tragicamente quando, nel maggio del 1683, il Gran Visir Kara Mustafa condusse un’enorme armata verso il secondo assedio Ottomano di Vienna, nella guerra austro-turca. Prima dell’assalto finale, le forze ottomane furono spazzate via dagli alleati degli Asburgo, forze tedesche e polacche comandate dal re polacco Giovanni Sobieski alla Battaglia di Vienna. L’alleanza della Lega Santa uscì così vittoriosa dalla guerra, e si giunse infine alla Pace di Carlowitz (26 gennaio 1699); a seguito di essa, gli ottomani persero il controllo di importanti territori. Mustafa II (1695-1703) lanciò il contrattacco del 1695-96 contro gli Asburgo in Ungheria, ma fu duramente sconfitto a Zenta (11 settembre 1697). Fu l’inizio del periodo di decadenza del Sultanato.

Stagnazione e riforme (1683-1827)[modifica | modifica sorgente]

In questo periodo l'espansione della Russia ha rappresentato una minaccia grande e crescente. Di conseguenza, re Carlo XII di Svezia fu un alleato benvenuto nell'Impero Ottomano a seguito della sua disfatta contro i russi nella battaglia di Poltava del 1709, episodio della Grande guerra del nord del 1700-1721.) Carlo XII persuase il sultano ottomano Ahmed III a dichiarare guerra alla Russia, la quale si concluse con la vittoria ottomana alla battaglia del Prut, nel 1710-1711. La successiva Pace di Passarowitz, firmata il 21 luglio 1718, portò un periodo di momentanea tranquillità. Comunque, il trattato mostrava anche che l'Impero Ottomano era sulla difensiva, riluttante a portare avanti ulteriori aggressioni all'Europa.

La guerra austro-russo-turca del 1735-1739, che terminò con il Trattato di Belgrado nel 1739 segnò la cessione della Serbia e della "Piccola Valacchia" all'Austria e del porto di Azov alla Russia. Dopo questo trattato l'Impero Ottomano poté godere di una generazione di pace, in quanto Austria e Russia erano impegnate a fronteggiare l'ascesa della Prussia.

Furono fatte riforme nell'educazione e nella tecnologia, incluso lo stabilimento di istituti di istruzione superiore come l'Università Tecnica di Istanbul. Nel 1734 nacque una scuola di artiglieria per impartire l'apprendimento dei metodi di artiglieria occidentali, ma il clero islamico ne ottenne la chiusura presentando argomentazioni di teodicea. Nel 1754 la scuola fu riaperta in segreto. Nel 1726, Ibrahim Muteferrika convinse il Gran Visir Nevşehirli Damad Ibrahim Pasha, il Gran Mufti ed il clero dell'efficienza del metodo della stampa, e a Muteferrika fu più tardi garantito dal sultano Ahmed III il permesso di pubblicare libri non religiosi (nonostante l'opposizione di alcuni calligrafi e leader religiosi). La stampa di Muteferrika ha pubblicato il suo primo libro nel 1729, ed entro il 1743 aveva prodotto 17 lavori in 23 volumi, ciascuno avente un numero di copie tra 500 e 1.000.

Con il pretesto di inseguire i rivoluzionari polacchi fuggitivi, le truppe russe entrarono a Balta, una città controllata dagli Ottomani ai confini della Bessarabia e massacrarono i cittadini radendo al suolo la città. Quest’azione provocò la Guerra russo-turca del 1768-1774. Il Trattato di Küçük Kaynarca del 1774 concluse la guerra e diede la libertà di culto ai cittadini cristiani delle province controllate dagli ottomani di Valacchia e Moldavia. Nel tardo XVIII secolo, una serie di sconfitte in diverse guerre contro la Russia portò una parte della popolazione ottomana a pensare che le riforme di “Deli Petro” (‘’Pietro il Pazzo’’, nome con cui Pietro il Grande era conosciuto in Turchia) avevano avvantaggiato i Russi, e gli Ottomani avrebbero fatto bene a mettersi in pari con la tecnologia occidentale per evitare successive sconfitte.

Selim III (1789-1807) fece i primi importanti tentativi di modernizzazione delle forze armate, ma le riforme furono ostacolate dai leader religiosi e dai corpi Giannizzeri. Gelosi dei loro privilegi e fermamente avversi ai cambiamenti, i Giannizzeri si ribellarono. Gli sforzi di Selim gli costarono il trono e la vita, ma furono portati avanti in modo spettacolare e sanguinoso dal suo successore Mahmud II, che eliminò il corpo dei Giannizzeri nel 1826.

La rivoluzione serba (1804-1815) segnò l’inizio di un’era di risveglio dei nazionalismi nei Balcani nel tema della Questione Orientale. La sovranità della Serbia come monarchia ereditaria fu riconosciuta de jure nel 1830. Nel 1821, i Greci dichiararono guerra al Sultano. Una ribellione che ebbe origine in Moldavia come diversivo fu seguita dalla maggiore rivoluzione nel Peloponneso che, insieme alla parte settentrionale del Golfo di Corinto, divenne la prima regione dell’Impero Ottomano ad ottenere l’indipendenza (nel 1829). Verso la metà del XIX secolo, l’Impero Ottomano fu chiamato “il malato d’Europa”. Gli stati nascenti di Serbia, Valacchia, Moldavia e Montenegro si mossero verso l’indipendenza de jure negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

L'espansione ed il declino dell'Impero Ottomano.

Nel 1699, i Turchi abbandonarono l'Ungheria e la Transilvania, che cedettero di nuovo davanti alla pressione austriaca (pace di Passarowitz del 1718); nel 1739, gli ottomani ripresero Belgrado e tutti i territori perduti in precedenza (trattato di Belgrado), ma questo fu il loro ultimo successo. La potenza emergente della Russia divenne un problema, non solo per l'Impero ottomano, ma per tutta l'Europa: la sua ascesa pose fine all'egemonia turca nei Balcani. Nel XVIII secolo, i Russi avevano già conquistato il Caucaso, la Bessarabia, la Moldavia, la Valacchia, e con il Trattato di Iași, in seguito alla guerra russo-turca (1787-1792), anche la Crimea divenne definitivamente territorio russo. Ormai, nel Mar nero le flotte dello zar navigavano indisturbate.

Nel 1821 l'Impero dovette affrontare la volontà d'indipendenza della Grecia. Arrivarono aiuti da quasi tutte le nazioni europee e, alla fine, con la pace di Adrianopoli del 1829, i turchi dovettero capitolare e riconoscere l'indipendenza della Grecia. Nel 1830 il grande Impero islamico subì un altro colpo con l'occupazione di Algeri da parte della Francia.

Nel 1839 il sultano promosse le Tanzimat, "riforme" atte a riorganizzare e a rendere più efficiente il vasto impero.

Nel corso del XIX secolo l'Impero vide poi ridursi progressivamente i propri domini europei con l'indipendenza della Serbia, della Romania con l'unificazione di Moldavia e Valacchia, del Montenegro e della Bulgaria e l'espandersi di questi Stati e della Grecia ai danni degli Ottomani. I continui ingrandimenti territoriali dei nuovi Stati balcanici furono sanzionati, in particolare, dalla Pace di Santo Stefano e dal Congresso di Berlino del 1878.

Nel 1908 l'impero, oramai in crisi, subì la cosiddetta rivoluzione dei "Giovani Turchi". Il movimento era composto da intellettuali e ufficiali che volevano trasformare l'impero, molto arretrato dal punto di vista economico, in una moderna monarchia costituzionale. Nell'estate di quell'anno alcuni ufficiali marciarono col loro esercito contro Istanbul, costringendo il sultano a concedere una costituzione.

Il nuovo regime tentò di modernizzare il paese, ma non riuscì a risolvere il problema dei rapporti con i popoli europei che erano ancora sottomessi agli Ottomani e che si coalizzarono rapidamente contro di loro. Nel 1911 l'Impero dovette combattere contro l'Italia una guerra per il possesso della Tripolitania e della Cirenaica. L'Italia, governata all'epoca da Giovanni Giolitti, inviò un contingente di 100.000 uomini e nel 1912 i turchi furono costretti a firmare la pace di Losanna con la quale cedevano il territorio libico all'Italia, mantenendo però una "equivoca" sovranità religiosa sulle popolazioni musulmane del luogo.[3]

Nello stesso 1912, gli Ottomani dovettero affrontare una coalizione formata da Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria, in quella che fu definita la Prima guerra balcanica. L'Impero fu sconfitto in pochi mesi, e perse tutti i territori che conservava in Europa, ad eccezione di una piccola striscia della Tracia orientale. L'anno dopo però, con la Seconda guerra balcanica, i turchi entrarono in guerra insieme a Grecia, Serbia e Romania contro la Bulgaria, e dopo la vittoria riottennero un'altra parte della Tracia, con la quale potevano controllare gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.

La Grande Guerra e il genocidio armeno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro del Medio Oriente della prima guerra mondiale, Genocidio armeno e Rivolta Araba.

Nella prima guerra mondiale l'Impero si alleò con gli Imperi Centrali e con essi fu pesantemente sconfitto. Durante la guerra - in cui esplose la Rivolta Araba - il governo dei "Giovani turchi", timoroso che gli Armeni che vivevano nell'Impero potessero allearsi coi russi, procedette ad una serie di massacri e deportazioni, ricordata oggi col nome di "genocidio armeno", e che ancora oggi le autorità turche non riconoscono appieno, nei termini proposti dagli storici.

Nel 1923 l'ultimo sultano Mehmed VI fu deposto, a seguito dei disastri che la guerra aveva causato e l'Impero divenne l'attuale Repubblica turca.

Dall'Impero Ottomano alla Turchia moderna[modifica | modifica sorgente]

La Turchia secondo il Trattato di Sèvres del 1922.

Dopo la sconfitta l'Impero, già notevolmente ridotto territorialmente dal Trattato di Sèvres, dovette subire anche l'occupazione straniera, con la Grecia che prese la zona di Smirne e gli eserciti anglo-italo-francesi che presidiavano le regioni costiere. A guidare il movimento di indipendenza nazionale fu un generale dell'esercito ottomano, Mustafà Kemal Pascià, detto in seguito Atatürk (padre dei Turchi), che si era messo in mostra nella vittoriosa battaglia di Gallipoli e che aveva anche partecipato alla rivoluzione dei "Giovani Turchi". Nella guerra greco-turca del 1919-1922, britannici, italiani e francesi preferirono andarsene, e i Greci dovettero vedersela da soli contro la riscossa turca. In poco più di due anni i Greci furono ripetutamente sconfitti e costretti a lasciare Smirne. Nel novembre del 1922 fu abolito il Sultanato e nel 1923 fu proclamata la Repubblica Turca, di cui Atatürk fu il primo Presidente. Sopravvisse per poco la dignità califfale nella persona di Abdul Mejid II ma nel 1924 un'Assemblea Nazionale convocata da Atatürk dichiarò conclusa tale esperienza califfale, almeno nella linea dinastica del casato ottomano.

Struttura e organizzazione amministrativa[modifica | modifica sorgente]

La struttura amministrativa all'interno del grande Impero era dominata dal sultano, che aveva come primo ministro un gran visir. Il sultano era coadiuvato nelle funzioni di governo da un personale amministrativo e militare ben addestrato e, soprattutto, da lui direttamente dipendente. Spesso, infatti, i funzionari venivano reclutati tra gli schiavi del sultano: si trattava di giovani cristiani catturati nel corso delle conquiste o delle razzie, convertiti alla fede islamica e poi arruolati nell'esercito o inseriti nei quadri amministrativi. Dopo la conquista di Costantinopoli, la residenza ufficiale dei sultani turchi fu il grandioso palazzo del Topkapi ad Istanbul. Alla sfarzosa corte ottomana erano presenti molti eunuchi, che erano per lo più nordafricani. L'Impero Ottomano era frazionato in 21 regioni, governate da 21 Pascià, che avevano a disposizione 250 Bey. Importanti funzionari dell'Impero erano i Giannizzeri, una fanteria d'élite che ebbe come suo punto di forza il precoce uso dell'artiglieria e che sindacò talora pesantemente la vita politica dell'impero.

L'Impero fino al XX secolo era suddiviso nei tre grandi territori di Europa, Asia e Africa, governati da un 'Beylerbeyg' d'Europa e uno d'Asia; questi erano suddivisi in Province (Eyalet) a sua volta distinte in governi dei Pascià (Pascialati, in turco Pashalik) e dei Sangiaccati (Sangiak in Europa e Liwa in Asia). I sangiacchi erano governatori militari con diritto di bandiera (sanjak) che ricevevano dal sultano. La capitale Istanbul era un distretto separato.

Suddivisione in province[modifica | modifica sorgente]

    • Eyalet d’Abissinia (turco ottomano: ایالت حبش Eyālet-i Ḥabeš; turco: Habeş Eyaleti);
    • Eyalet dell'Abkhazia (turco: Abhaz Eyaleti);
    • Eyalet di Adana (turco ottomano: ایالت آطنه Eyālet-i Āṭanâ; turco: Adana Eyaleti);
    • Eyalet d'Algeria (turco ottomano: ایالت جزایر غرب Eyālet-i Jezāyir-i Ġarb; turco: Cezayir-i Garb Eyaleti);
    • Eyalet di Aleppo (turco ottomano: ایالت حلب Eyālet-i Ḥaleb; turco: Halep Eyaleti);
    • Eyalt di Akhaltsikhe (turco: Ahıska Eyaleti);
    • Eyalet dell'Anatolia (turco ottomano: ایالت آناطولی Eyālet-i Ānāṭōlī; turco: Anadolu Eyaleti);
    • Eyalet di Ankara (turco ottomano: ایالت آنقره Eyālet-i Ānqarâ; turco: Ankara Eyaleti);
    • Eyalet dell'Arcipelago (turco ottomano: ایالت جزایر بحر سفید Eyālet-i Jezāyir-i Baḥr-i Sefīd; turco: Cezayir-i Bahr-i Sefid Eyaleti);
    • Eyalet di Aydın (turco ottomano: ایالت آیدین Eyālet-i Āydīn; turco: Aydın Eyaleti);
    • Eyalet di Baghdad (turco ottomano: ایالت بغداد Eyālet-i Baġdād; turco: Bağdat Eyaleti);
    • Eyalet di Bassora (turco ottomano: ایالت بصره Eyālet-i Baṣrâ; turco: Basra Eyaleti);
    • Eyalet della Bosnia (turco ottomano: ایالت بوسنه Eyālet-i Bōsnâ; turco: Bosna Eyaleti);
    • Eyalet di Buda (turco ottomano: ایالت بودین Eyālet-i Būdīn; turco: Budin Eyaleti);
    • Eyalet di Caffa (turco ottomano: ایالت کفه Eyālet-i Kefê; turco: Kefe Eyaleti);
    • Eyalet di Childir (turco ottomano: ایالت چلدر Eyālet-i Čildir; turco: Çıldır Eyaleti);
    • Eyalet di Cipro (turco ottomano: ایالت قبرص Eyālet-i Qibriṣ; turco: Kıbrıs Eyaleti);
    • Eyalet di Creta (turco ottomano: ایالت گریت Eyālet-i Girīt; turco: Girit Eyaleti);
    • Eyalet del Daghestan (turco: Dağıstan Eyaleti);
    • Eyalet di Dmanisi (turco: Tumanis Eyaleti);
    • Eyalet di Damasco (turco ottomano: ایالت شام Eyālet-i Šām; turco: Şam Eyaleti);
    • Eyalet di Diyarbekir (turco ottomano: ایالت دیاربکر Eyālet-i Diyār-i Bekr; turco: Diyâr-ı Bekr Eyaleti);
    • Eyalet di Dulkadir (turco ottomano: ایالت ذو القادریه / دولقادر Eyālet-i Ẕū l-Qādirīyê / Dūlqādir; turco: Zûlkâdiriyye / Dülkadir Eyaleti);
    • Eyalet di Edirne (turco ottomano: ایالت ادرنه Eyālet-i Edirnê; turco: Edirne Eyaleti);
    • Eyalet di Eger (turco: Eğri Eyaleti);
    • Eyalet d'Egitto (turco ottomano: ایالت مصر Eyālet-i Miṣir; turco: Mısır Eyaleti);
    • Eyalet d'Erzegovina (turco ottomano: ایالت هرسک Eyālet-i Hersek; turco: Hersek Eyaleti);
    • Eyalet di Erzurum (turco ottomano: ایالت گریت Eyālet-i Erżurūm; turco: Erzurum Eyaleti);
    • Eyalet di Ganja (turco: Gence Eyaleti);
    • Eyalet di Gori (turco: Gori Eyaleti);
    • Eyalet di Győr (turco: Yanik Eyaleti);
    • Eyalet di Giannina (turco ottomano: ایالت یانیه Eyālet-i Yānyâ; turco: Yanya Eyaleti);
    • Eyalet di Hasa (turco ottomano: ایالت لحسا Eyālet-i Laḥsā; turco: Lahsa Eyaleti);
    • Eyalet dello Higiaz (turco ottomano: ایالت حجاز Eyālet-i Ḥijāz; turco: Hicaz Eyaleti);
    • Eyalet di Hüdavendigâr (turco ottomano: ایالت خداوندگار Eyālet-i Ḥüdāvendigār; turco: Hüdavendigâr Eyaleti);
    • Eyalet di Istanbul (turco ottomano: ایالت استانبول Eyālet-i Istānbūl; turco: İstanbul Eyaleti);
    • Eyalet di Kakheti (turco: Kaheti Eyaleti);
    • Eyalet di Kanizsa (turco ottomano: ایالت کانیژه Eyālet-i Kānīžê; turco: Kanije Eyaleti);
    • Eyalet di Karaman (turco ottomano: ایالت قره‌مان Eyālet-i Qarâmān; turco: Karaman Eyaleti);
    • Eyalet di Karesi (turco ottomano: ایالت کره‌سی Eyālet-i Karêsī; turco: Karesi Eyaleti);
    • Eyalet di Kars (turco ottomano: ایالت قارص Eyālet-i Qārṣ; turco: Kars Eyaleti);
    • Eyalet di Kastamonu (turco ottomano: ایالت قسطمونی Eyālet-i Qasṭamōnī; turco: Kastamonu Eyaleti);
    • Eyalet del Kurdistan (turco ottomano: ايالت كردستان Eyâlet-i Kurdistân; turco: Kürdistan Eyaleti);
    • Eyalet del Lazistan (turco ottomano: ایالت لازستان ه Eyâlet-i Lazona; turco: Lazistan Eyaleti);
    • Eyalet di Lori (turco: Lori Eyaleti);
    • Eyalet della Moldavia (turco: Boğdan Eyaleti);
    • Eyalet di Monastir (turco ottomano: ایالت مناستر Eyālet-i Manāstir; turco: Manastır Eyaleti);
    • Eyalet della Morea (turco ottomano: ایالت موره Eyālet-i Mōrâ; turco: Mora Eyaleti);
    • Eyalet di Mossul (turco ottomano: ایالت موصل Eyālet-i Mūṣul; turco: Musul Eyaleti);
    • Eyalet di Nakhchivan (turco: Nahçivan Eyaleti);
    • Eyalet di Niš (turco: Niş Eyaleti);
    • Eyalet di Nogai (turco: Nogay Eyaleti);
    • Eyalet di Özü (turco ottomano: ایالت نیش Eyālet-i Ȫzī; turco: Özü Eyaleti);
    • Eyalet della Podolia (turco ottomano: ایالت پودولیا Eyālet-i Pōdōlyā; turco: Podolya Eyaleti);
    • Eyalet di Poti (turco: Faş Eyaleti);
    • Eyalet di Rakka (turco ottomano: ایالت رقه Eyālet-i Raqqâ; turco: Rakka Eyaleti);
    • Eyalet di Rum (turco ottomano: ایالت روم Eyālet-i Rūm; turco: Rum Eyaleti);
    • Eyalet della Rumelia (turco ottomano: ایالت روم ایلی Eyālet-i Rūmēlī; turco: Rumeli Eyaleti);
    • Eyalet di Salonicco (turco ottomano: ایالت سلانیک Eyālet-i Selānīk; turco: Selanik Eyaleti);
    • Eyalet di San’a’ (turco: San'a Eyaleti);
    • Eyalet di Shamakhi (turco: Şamahı Eyaleti);
    • Eyalet di Sharazor (turco ottomano: ایالت شهر زور Eyālet-i Šehr-i Zōr; turco: Şehrizor Eyaleti);
    • Eyalet di Shirvan (turco: Şirvan Eyaleti);
    • Eyalet di Sidone (turco ottomano: ایالت صیدا Eyālet-i Ṣaydā; turco: Sayda Eyaleti);
    • Eyalet di Silistra (turco ottomano: ایالت سیلیستره Eyālet-i Sīlīstrê; turco: Silistre Eyaleti);
    • Eyalet di Sivas (turco ottomano: ایالت سیواس Eyālet-i Sīvās; turco: Sivas Eyaleti);
    • Eyalet di Szigetvár (turco: Sigetvar Eyaleti);
    • Eyalet di Tabriz (turco: Tebriz Eyaleti);
    • Eyalet di Tbilisi (turco: Tiflis Eyaleti);
    • Eyalet di Temesvar (turco ottomano: ایالت تمشوار Eyālet-i Temešvār; turco: Temeşvar Eyaleti);
    • Eyalet di Trebisonda (turco ottomano: ایالت طربزون Eyālet-i Ṭrabzōn; turco: Trabzon Eyaleti);
    • Eyalet di Tripoli (turco ottomano: ایالت طرابلس شام Eyālet-i Ṭrāblus-i Šām; turco: Trablusşam Eyaleti);
    • Eyalet della Tripolitania (turco ottomano: ایالت طرابلس غرب Eyālet-i Ṭrāblus-i Ġarb; turco: Trablusgarp Eyaleti);
    • Eyalet di Tunisi (turco ottomano: ایالت تونس Eyālet-i Tūnus; turco: Tunus Eyaleti);
    • Eyalet di Uyvar (turco ottomano: ایالت اویوار Eyālet-i Ūyvār; turco: Uyvar Eyaleti);
    • Eyalet della Valacchia (turco ottomano: ايالت افلاق Eyālet-i Eflâk; turco: Eflak Eyaleti);
    • Eyalet di Van (turco ottomano: ایالت وان Eyālet-i Vān; turco: Van Eyaleti);
    • Eyalet di Várad (turco ottomano: ایالت وارد Eyālet-i Vārad; turco: Varat Eyaleti);
    • Eyalet di Vidin (turco ottomano: ایالت ویدین Eyālet-i Vīdīn; turco: Vidin Eyaleti);
    • Eyalet dello Yemen (turco ottomano: ایالت یمن Eyālet-i Yemen; turco: Yemen Eyaleti);
    • Eyalet di Yerevan (turco: Erivan Eyaleti);
    • Eyalet di Zabid (turco: Zebit Eyaleti);
    • Eyalet di Zigetvar (turco ottomano: ایالت زیگتوار Eyālet-i Zīgetvār; turco: Zigetvar Eyaleti);

Stati vassalli[modifica | modifica sorgente]

Vi erano inoltre una serie di stati semi-indipendenti e vassalli:

Province ecclesiastiche cattoliche[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il secolare stato di guerra verso la Cristianità i sultani tolleravano la presenza di alcuni patriarchi e vescovi della chiesa cattolica, per i quali la Chiesa di Roma istituiva sedi arcivescovili e diocesi. Molte di queste erano solo titolari, cioè i prelati a cui erano attribuite ne assumevano solamente il titolo senza averne un'effettiva amministrazione o presenza nel luogo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. il lemma «Atatürk» (Robert Mantran), su: The Encyclopaedia of Islam.
  2. ^ a b Grande Enciclopedia DeAgostini vol. 16.
  3. ^ Le autorità italiane infatti - denunciando la propria grossolana ignoranza circa le caratteristiche del "Califfo" malgrado gli oltre 13 secoli di storica comune - pensarono di autorizzare la khutba in nome del Sultano ottomano nelle moschee tripolitane e cirenaiche, senza accorgersi che il "Califfo ottomano" nulla aveva a che fare con un inesistente "Papa" dei musulmani, contribuendo così, loro malgrado, a mantenere vivo uno spirito irredentista che causerà gravi danni a Roma e alla sua poco consapevole politica colonialistica nelle regioni nordafricane conquistate. In merito si veda C. A. Nallino, "Appunti sulla natura del «Califfato» in genere e sul presunto «Califfato ottomano»", in: (a cura di M. Nallino), Scritti editi e inediti, 6 voll., Roma, Istituto per l'Oriente, III, pp. 234-569.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emrah Safa Gürkan, Christian Allies of the Ottoman Empire, European History Online, Institute of European History, Magonza 2011, consultato in data 1º marzo 2013.
  • C. Imber, The Ottoman Empire. The Structure of Power, Palgrave MacMillan, Basingstoke-New York 2002.
  • R. Mantran (a cura di), Storia dell'Impero ottomano, Argo, Lecce 20113 (I edizione 2009)
  • J. McCharty, I turchi ottomani. Dalle origini al 1923, Ecig, Genova 2005
  • Donald Quataert, L'Impero Ottomano, Salerno, Roma 2008
  • S. Faroqhi, L'Impero ottomano, "Universale Paperbacks", Il Mulino, Bologna 2008
  • H. İnalcık, The Ottoman Empire. The Classical Age. 1300-1600, 2nd ed., Phoenix, London 1995
  • S. J. Shaw, History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2 voll., C.U.P., Cambridge 1976 (traduz. italiana parziale in A. Bombaci- Stanford J. Shaw, L'Impero ottomano, Utet, Torino 1980)
  • N. Itzkowitz, Ottoman Empire and Islamic Tradition, The University of Chicago Press, London-Chocago 1972

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Impero ottomano in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. Impero ottomano in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.