Battaglia di Ancyra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Battaglia di Ancyra
parte dell'invasione di Tamerlano
La campagna timuriade in Anatolia (1400-1403).
La campagna timuriade in Anatolia (1400-1403).
Data 28 luglio 1402[1]
Luogo Nord di Ancyra (attuale Ankara)
Causa Conquista di quasi tutta l'Anatolia da parte di Bajazet I.
Esito Vittoria di Tamerlano
Modifiche territoriali Tutta l'Anatolia e parte dell'Asia Minore viene perduta dagli ottomani
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Timurid.svg 140.000 uomini[2] 85.000 uomini[2]
Perdite
15.000 - 25.000 uomini 15.000 - 45.000 uomini[3]
Voci di battaglie presenti su Wikipedia

La battaglia di Ancyra[4] o di Ankara[5] o di Angora[6] fu combattuta il 28 luglio 1402, a nord di Ancyra[7] (attuale Ankara), tra i Turchi ottomani guidati dal sultano Bajazet I (1389-1402) e i Timuridi guidati da Tamerlano (1369-1405). I Timuridi vinsero nettamente la battaglia durante la quale Bajazet I fu catturato.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Tamerlano, il cui vero nome era Timur i-lang, lo zoppo, veniva dalla Transoxiana, terra di cui era diventato emiro; fu il più grande sovrano dell'Asia centrale dopo Gengis Khan (1206-1227).[5] Attraverso molte guerre egli tentò di ricostruire l'impero mongolo di Gengis Khan. Negli anni '80 del XIV secolo sconfisse in Russia i Mongoli dell'Orda d'Oro, conquistò la Persia, l'Azerbaijan e la Georgia[8] e costrinse l'impero di Trebisonda al vassallaggio. Tamerlano rivendicò a sé i territori orientali dell'Anatolia, quindi obbligò i locali emirati turchi a promettergli fedeltà, minacciando l'invasione dei loro territori. Nel 1398 iniziò l'invasione dell'India.[9]

Il sultano ottomano Bajazet I attuò in Anatolia una politica aggressiva, nell'intento di schiacciare i principati turchi che potevano costituire una minaccia per il potere ottomano. Così, negli anni 1390-1391, Bajazet conquistò l'Anatolia occidentale: ne seguì un breve periodo di pace che si interruppe negli anni 1394-1395.[10] La guerra fu interrotta perché gli europei occidentali avevano organizzato una crociata.[11] Bajazet tornò quindi nei Balcani per combattere questa minaccia e sconfisse i crociati a Nicopoli nel 1396.[12] Nel 1397 Bajazet tornò in Anatolia dove sconfisse i principati rimasti, riunendo quasi tutta l'Anatolia sotto il dominio ottomano. Ciò però mise in cattiva luce Bajazet, perché questi aveva attaccato altri paesi musulmani, contravvenendo così alle tradizioni, essendo egli un ghazi, ossia un sovrano che doveva fare guerra agli infedeli.[13]

L'impero ottomano era diventato così grande che ora confinava con i territori di Tamerlano. I signori turchi, che avevano perso il potere in Anatolia, andarono da Tamerlano a chiedergli protezione.[14]

La situazione dei Balcani e dell'Anatolia, prima dell'invasione di Tamerlano (1389).

Gli occidentali erano molto preoccupati dall'avanzata ottomana nei Balcani, che stava erodendo l'impero bizantino e poteva minacciare tutti gli stati affacciati sul Mediterraneo. Essi iniziarono a pensare che i loro interessi potessero coincidere con quelli di Tamerlano, contrapponendosi congiuntamente all'avanzata ottomana. Gli europei vedevano in lui molte analogie con i Mongoli di un secolo e mezzo prima, anche se egli era ormai islamico, ed una nuova pax mongolica avrebbe aiutato molto le vicende dei mercanti occidentali. Il coimperatore Giovanni VII Paleologo (1390; 1399-1403) si accordò allora col podestà genovese di Galata per inviare ambasciatori dall'emiro. L'impero bizantino era ridotto ad avere solamente Costantinopoli, la Morea e poche isole; Costantinopoli era sotto il blocco ottomano dal 1394. Non facendo arrivare rifornimenti nella capitale, infatti Bajazet contava di prendere la città per la fame, perché le mura Teodosiane erano troppo forti per essere distrutte. I Bizantini proposero a Tamerlano di versare a lui dei tributi, in cambio di un'alleanza per annientare per sempre gli ottomani.[15] Tamerlano accettò la proposta dell'impero bizantino, sperando anche che tramite la repubblica di Venezia e la repubblica di Genova avrebbe potuto ottenere quella flotta che non possedeva, per invadere i territori ottomani nei Balcani.

Tamerlano iniziò allora ad applicare i patti presi con l'impero bizantino e col pretesto di difendere i signori musulmani dell'Anatolia, iniziò l'invasione dell'Anatolia orientale, penetrando dall'Armenia uccidendo immediatamente chiunque fosse Ottomano.[16] Quando l'avanzata timuride iniziò, i Genovesi sventolarono l'insegna mongola dalle mura di Galata in sostegno di Tamerlano. Nel mese di agosto del 1400, Tamerlano saccheggiò la città di Sebaste (odierna Sivas), poi scese in Siria e saccheggiò e bruciò Aleppo e Damasco.[17] Nella primavera del 1402 avanzò nell'Anatolia centrale, mandando su tutte le furie Bajazet, che radunò il suo esercito e si diresse verso le forze di Tamerlano, stanziate nei pressi di Ancyra.[18] Prima della battaglia di Ancyra, tra Bajazet e Tamerlano ci fu per diversi anni uno scambio di lettere piene di insulti.[19]

Forze[modifica | modifica sorgente]

Affresco rappresentante Stefano Lazaro nel monastero di Manasija.

Le armate schierate in battaglia vedevano la minoranza degli Ottomani. Anche se alcuni testimoni oculari riportano più di un milione di truppe per l'orda di Tamerlano, il numero reale è probabilmente intorno ai 140.000 uomini. In più nel suo esercito, Tamerlano aveva anche alcuni elefanti da guerra, presi dall'India,[20] a differenza dell'esercito ottomano, costituito da 65.000 Ottomani e 20.000 cavalieri serbi, guidati dal despota Stefano Lazaro (1389-1427), che era vassallo dell'Impero ottomano. Bajazet portò con sé cinque dei suoi sei figli, Mehmet I (1413-1421), Solimano, Musa, Isa e Mustafà.[21]

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il 23 luglio Bajazet fece erigere il campo militare nel nord di Ancyra in mezzo alla campagna, dove passava un fiume, in modo d'avere rifornimento idrico per le sue truppe.[22] Tamerlano era invece accampato con le sue truppe in un luogo arido e secco; la sua fortuna fu la stoltezza di Bajazet, che il giorno seguente con il suo esercito, andò a caccia di cervi.[23] Tamerlano quindi fece smontare il suo accampamento e lo fece rimontare sulle rive del fiume e ordinò di deviare il fiume verso la città di Cubuk, lasciando così l'accampamento ottomano senza acqua.[24] Il 27 luglio gli Ottomani tornarono dalla caccia e, non avendo più acqua, 5.000 soldati morirono; Bajazet allora ordinò di prepararsi alla battaglia, perché il giorno seguente avrebbero attaccato.[25] Tamerlano capì le intenzioni del sultano e quindi preparò il suo esercito alla battaglia ordinando che alla mattina tutti fossero in sella pronti a combattere, disse che Bajazet doveva essere preso vivo.[26]

Tamerlano si alzò all'alba e decise i comandanti della battaglia: l'ala destra dello schieramento sarebbe stata comandata dal suo figlio quartogenito Shah Rukh, l'ala sinistra sarebbe stata comandata da suo nipote Pir Muhammad, mentre il centro dello schieramento lo guidava lui in prima persona, nonostante i sessantasei anni. Davanti ai suoi uomini pronti a combattere, Tamerlano disse:

Il figlio di Bajazet I, Mehmet I futuro sultano ottomano.
« O compagni, che per tante province mi avete seguito per trovarvi a questa desiderata battaglia! O esercito invitto! O natura adamantina! O muro fermo! O generazione imprendibile! Avete inteso i fatti compiuti dai nostri antenati, non in Oriente perché quella è nostra patria, ma in Europa, in Libia, e per dir brevemente, in tutta la terra. Avete inteso i preclarissimi gesti di Serse e Artaserse contro i Greci, che furono eroi e semidei in questo mondo. Ma questi turchi mezzo barbari chi credete voi che siano? Sono come locuste con la faccia di leone. Io vi ricordo queste cose non per confortarvi, perché la preda è nelle nostre mani, ma perché questa maschera [Bajazet I] non fugga dalle nostre mani, ma rimanga sano e salvo, perché portandolo in Persia vivo lo possiamo mostrare ai nostri figli e ammaestrarlo per fare da scongiuro per le nostre mogli. Questo luogo grande e aperto, col monte che si presenta ai vostri occhi, voglio che sia circondato dal nostro esercito e il corno destro vada in formazione di mezzo cerchio falcato, e similmente il corno sinistro e l'uno con l'altro corno vadano a congiungersi, e dentro al centro i nostri nemici come fiere selvatiche rimangano serrate. »
(Tamerlano[26])

Anche Bajazet aveva preparato in mattinata il suo esercito; voleva che i segnali di battaglia facessero suoni orribili e che i soldati urlassero, in modo da intimorire il nemico.[27] La battaglia ebbe inizio con un attacco in forze degli Ottomani che combattevano con ardore: essi furono contrastati da sciami di frecce, scoccate dagli arcieri a cavallo timuridi.[28] Il grave errore commesso da Bajazet fu quello di schierare la cavalleria tartara in prima fila, la maggior parte di loro passò con Tamerlano, ciò fu imitato anche dagli spahi e dai soldati anatolici.[29] Bajazet, che si trovava al centro dello schieramento, si trovò circondato da tutti i disertori, perché le due ali dello schieramento ottomano erano andate distrutte.[30] Ciò che salvò l'esercito ottomano dal massacro fu la carica della cavalleria pesante del despota Stefano, che riuscì a rompere l'accerchiamento.[31] Le perdite furono alte da ambo le parti; il despota riuscì ad avvicinarsi a Bajazet e a proporgli di fuggire con lui, ma quest'ultimo non accettò.[32] Stefano allora prese con sé il figlio primogenito del sultano e con i suoi cavalieri ruppe nuovamente l'accerchiamento dei Timuridi, riuscendo a fuggire alla volta della Serbia.[33] Anche Mehmet e Isa fuggirono.[3]

L'esercito ottomano sia per sete sia per stanchezza fu pesantemente sconfitto, Musa fu catturato[15] e Mustafà fu dato per disperso, mentre Bajazet riuscì a fuggire tra le montagne del luogo, con qualche centinaio di cavalieri.[3] Ma non riuscì a fuggire per molto visto che Tamerlano aveva circondato le montagne con un gran numero di arcieri a cavallo, ben presto i soldati rimasti con Bajazet dovettero scontrarsi con i Timuridi, si arresero e Bajazet fu riconosciuto dai Timuridi che gli dissero:

« Signor Bajazet, smonta da cavallo perché Tamerlano, grande imperatore, ti chiama. »
(Soldati timuridi[34])

Bajazet fu fatto smontare dal suo cavallo, perché quest'ultimo era un arabo di razza troppo bello e fu fatto montare su un comune cavallo dei Timuridi. Tamerlano quando seppe che Bajazet era stato catturato iniziò a giocare a scacchi con suo figlio, per dare l'impressione che non gli importasse molto della cattura del sultano, anche se non era così.[35] Quando i suoi soldati arrivarono col prigioniero, urlarono:

« Gloria a te, Tamerlano, grande imperatore di Persia. Presentiamo al tuo impero Bajazet, principe dei turchi, vivo secondo il tuo comandamento. »
(Soldati timuridi[36])

Tamerlano non badò ai suoi soldati e non degnò di uno sguardo il sultano e continuò a giocare a scacchi, ma i suoi soldati urlarono ancor di più,[37] finché accadde che l'emiro si deconcentrò e il figlio gli dette scacco matto: per questo motivo da quel momento sarebbe stato chiamato Shah Rukh, ossia "scacco matto" in persiano.[38] Allora Tamerlano si alzò e disse a Bajazet:

« Sei tu quello che poco prima avrebbe separato da noi le nostre donne, se contro di te non venivamo a questa guerra?. »
(Tamerlano[38])

Bajazet gli rispose:

« Sì sono io. Ma per questo non è tanto onorevole schernire quelli che la fortuna ti ha sottomesso. Ricorda che essendo anche tu principe dovrai sapere ben conservare i confini del tuo principato. »
(Bajazet I[38])

Tamerlano nonostante la collera disse al sultano:

« Va, riposa, ed abbi cura del tuo corpo. E non pensar che sia fatto a te quello che avresti fatto tu. Che io giuro per l'alto Dio e per il suo profeta, che nessun altro separerà l'anima tua dal tuo corpo, che Dio la convinse a stare con te. »
(Tamerlano[39])

Allora Bajazet fu scortato fino al suo padiglione, che era protetto da un vallo e sotto stretta sorveglianza.[40]

Il saccheggio dell'Asia Minore[modifica | modifica sorgente]

Bajazet I imprigionato dentro la gabbia, mentre Tamerlano mangia servito dalla moglie semi nuda del sultano ottomano.

Tamerlano fece saccheggiare ai suoi soldati la città di Ancyra;[41] nel frattempo Mehmet tentò di liberare il padre, facendo scavare ai suoi uomini migliori un tunnel che arrivasse fino al padiglione del padre.[42] Ma le guardie timuridi scoprirono la galleria di Mehmet e subito scattò l'allarme in tutto il campo, così Mehmet e i suoi uomini fuggirono.[43] Tamerlano si adirò con Bajazet e ordinò che fosse incatenato e sorvegliato anche all'interno del padiglione.[44]

Il 5 agosto Tamerlano divise il suo esercito in molte parti, per depredare tutta l'Asia Minore,[45] prese Kütahya poi si diresse vero la capitale dell'impero ottomano, Bursa che fu bruciata e saccheggiata. Qui prese con sé anche l'harem di Bajazet, poi saccheggiò Nicea e Nicomedia.[44] Tamerlano faceva torturare le genti del luogo finché non dicevano dove erano i tesori e per questo commise anche enormi massacri.[46] In settembre le popolazioni europee iniziarono a temere che Tamerlano non volesse distruggere solo l'impero ottomano ma anche loro. Per questo motivo le navi genovesi e veneziane, traghettarono i resti dell'armata ottomana al sicuro in Tracia.

I timori degli occidentali furono confermati quando a dicembre Tamerlano assediò Smirne città dei cavalieri di San Giovanni, riuscì a conquistare la città dal mare, senza usare delle navi, ma ordinando ai suoi soldati di creare un ponte di sassi per passare con i soldati.[47] Gli Ospitalieri fuggirono con le navi a Rodi, lasciando i civili nelle mani dei Timuridi, che, senza risparmiare né donne né bambini, decapitarono 1.200 persone, e Tamerlano ordinò di usare le teste per costruire una torre fatta di mattoni e teste.[48]

Le cronache turche si lamentarono del fatto che i Timuridi, pur essendo musulmani devastarono l'Asia Minore come barbari.

Fortunatamente per la dinastia ottomana, nel 1403 Tamerlano tornò con il suo esercito a Samarcanda, perché voleva conquistare la Cina;[49] l'emiro prima di partire ridiede ai signori locali i loro territori, ma l'impero ottomano era comunque ridotto alla quasi estinzione in Asia Minore.[50]

Leggende e morte di Bajazet[modifica | modifica sorgente]

Stanisław Chlebowski, Bayezid prigioniero di Tamerlano, 1878, olio su tela, Leopoli, Galleria d'Arte.

Le cronache occidentali, considerate leggende, ci narrano della prigionia di Bajazet, dicendo che questi fu imprigionato in una gabbia per esporlo come un trofeo in tutta l'Anatolia; per umiliarlo ancor di più, Tamerlano usava la gabbia per salire sopra il suo cavallo e sedersi quando era stanco. Prese poi tutto l'harem di Bajazet e obbligò la sua prima moglie a servire da mangiare nuda alla sua corte. Sulla sua morte, alcuni dicono che si sia avvelenato, altri dicono che si sia volontariamente rotto la testa sulle sbarre della sua gabbia.[3]

Tuttavia, queste voci sono ritenute false: i cronisti timuridi narrano che Bajazet fu trattato bene e che Tamerlano aveva pensato di ristabilire Bajazet sul trono dell'impero ottomano, notizia verosimile se si guarda all'atteggiamento da lui tenuto nei confronti di altri capi sconfitti. Bajazet morì per apoplessia nel marzo 1403 e lo storico bizantino Ducas ci narra che Bajazet morente chiese a Tamerlano:

L'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, egli seppe trarre grandi vantaggi dalla battaglia di Ancyra, immischiandosi nella politica di successione dell'impero ottomano.
« O Tamerlano, ecco che io ho ormai cambiato la vita mia, cambia anche tu la tua mente verso di me, e begnignamente guarda il mio morire, e fammi seppellire nella sepoltura edificata per me. »
(Bajazet I[51])

Tamerlano acconsentì e quando Bajazet morì si dice che pianse, ordinò a cento servi ottomani di prendere il corpo del sultano e di seppellirlo a Bursa insieme ai suoi antenati.[51]

Postfatto[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Ancyra ha avuto un effetto temporaneo di ribaltamento nella politica balcanica, dove fino ad allora gli Ottomani avevano il predominio sulle popolazioni locali. A causa della vittoria ad Ancyra di Tamerlano il blocco di Costantinopoli, iniziato nel 1394, fu sospeso, visto che gli Ottomani erano impegnati nella guerra civile.[9]

Oltre ad aver perso molto potere l'impero ottomano entrò in un periodo di crisi, nominato dagli storici il periodo dell'interregno ottomano (1402-1413), periodo in cui i figli di Bajazet iniziarono a contendersi il trono, causando così lunghe guerre fratricide.[52] Questo temporaneo indebolimento degli ottomani fu colto dall'impero bizantino, che grazie all'astuzia diplomatica del suo imperatore, Manuele II Paleologo (1391-1425), che supportò prima Solimano[53] e poi Mehmet[54], riuscì a recuperare alcuni territori dell'impero bizantino e a mantenere per vent'anni la pace con l'impero ottomano.[53] Solo nel 1413 l'impero ottomano ritrovò la pace, perché Mehmet era riuscito a sconfiggere tutti gli altri fratelli e a diventare l'unico sultano e visto che Manuele l'aveva supportato egli mantenne ottimi rapporti con l'impero bizantino.[55] Mehmet riuscì a riconquistare i territori anatolici e a ridare forza all'Impero ottomano: questo fatto comportò l'incrinazione dei rapporti tra Bizantini e Ottomani e nel giro di un anno le ostilità ricominciarono[56] (Mehemet morì nel 1421[57]). La ripresa delle ostilità porterà alla caduta di Costantinopoli (e quindi dell'Impero romano d'Oriente), avvenuta il 29 maggio 1453.[58]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Sfranze, I.
  2. ^ a b Nicolle, p. 29.
  3. ^ a b c d Norwich, p. 395.
  4. ^ Treadgold, p. 277.
  5. ^ a b Herrin, p. 386.
  6. ^ Ravegnani, p. 182.
  7. ^ Norwich, p. 394.
  8. ^ Ostrogosky, p. 497.
  9. ^ a b Lilie, p. 456.
  10. ^ McCarthy, p. 52.
  11. ^ Norwich, p. 392.
  12. ^ Norwich, p. 393.
  13. ^ McCarthy, pp. 52-53.
  14. ^ McCarthy, p. 53.
  15. ^ a b Herrin, p. 387.
  16. ^ Ducas, XVII [2].
  17. ^ Ducas, XVII [3-8].
  18. ^ Ducas, XVII [11-12].
  19. ^ Ducas, XVI.
  20. ^ La battaglia di Ancyra. URL consultato il 18.05.2009.
  21. ^ Ducas, XX [2].
  22. ^ Ducas, XVII [12].
  23. ^ Ducas, XVII [13].
  24. ^ Ducas, XVII [14].
  25. ^ Ducas, XVII [15].
  26. ^ a b Ducas, XVIII [3].
  27. ^ Ducas, XVIII [4].
  28. ^ Ducas, XVIII [4-5].
  29. ^ McCarthy, p. 54.
  30. ^ Ducas, XVIII [7].
  31. ^ Ducas, XVIII [8].
  32. ^ Ducas, XVIII [9].
  33. ^ Ducas, XVIII [11].
  34. ^ Ducas, XIX [1].
  35. ^ Ducas, XIX [1-2].
  36. ^ Ducas, XIX [2].
  37. ^ Ducas, XIX [3].
  38. ^ a b c Ducas, XIX [4].
  39. ^ Ducas, XIX [5].
  40. ^ Ducas, XIX [6].
  41. ^ Ducas, XIX [8].
  42. ^ Ducas, XX [3].
  43. ^ Ducas, XX [4].
  44. ^ a b Ducas, XX [5].
  45. ^ Ducas, XIX [7].
  46. ^ Ducas, XX [6].
  47. ^ Ducas, XXI.
  48. ^ Ducas, XXII [1].
  49. ^ Ducas, XXII [6].
  50. ^ McCarthy, pp. 54.
  51. ^ a b Ducas, XXII [7].
  52. ^ McCarty, p. 54-55.
  53. ^ a b Ducas, XXI [11].
  54. ^ Ducas, XXVI. Visto che Solimano era stato ucciso da Musa nel 1412 e quest'ultimo voleva conquistare Costantinopoli.
  55. ^ Ducas, XXVII.
  56. ^ Ducas, XXXVII [11].
  57. ^ Ducas, XXXV.
  58. ^ Giorgio Sfranze, XXXV [9].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]