Impero corasmio

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Corasmia
Corasmia – Bandiera
Corasmia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Impero corasmio
Khwārazmshāhiyān
Nome ufficiale خوارزمشاهیان
Lingue ufficiali Persiano
Turco
Lingue parlate
Capitale Kunya-Urgench
Samarcanda
Politica
Forma di Stato Monarchia
Forma di governo
Nascita 1077 con Anushtegin Gharchai
Fine 1231 con Jalāl al-Dīn Mankubirnī
Territorio e popolazione
Bacino geografico Medio oriente
Massima estensione 3.600.000 km2 nel XII secolo
Religione e società
Religioni preminenti Islamismo
Evoluzione storica
Preceduto da Selgiuqflag.pngImpero selgiuchide
Succeduto da Flag of the Mongol Empire.svgImpero mongolo

L'Impero corasmio, o del Khwārezm-Shāh (persiano: خوارزمشا‎) fu un regno persiano musulmano (sunnita) di origine turco-mamelucca, che si estese su Corasmia (regione attorno al delta del fiume Oxus), Transoxiana e Persia.

La dinastia corasmia fu vassalla dei Selgiuchidi prima e dei Qara Khitāy poi, e controllò un vasto impero tra il 1077 e il 1231, corrispondente agli attuali Iran, Turkmenistan, parte dell'Afghanistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il fondatore di questa dinastia era uno schiavo turco di nome Anushtigīn, coppiere del sultano selgiuchide Malikshah (1072-1092). Sotto il sultano selgiuchide Barkiyaruq, il figlio di Anushtigīn, Qutb al-Din Muhammad, fu nominato wālī della Corasmia (Khwarizm) nel 1077, rivendicando il titolo di Khwārazm-shāh (Scià della Corasmia). I suoi successori, dopo la caduta dei Selgiuchidi orientali nel 1141, divennero vassalli dei Qara Khitāy popolo mongolo pagano, superstite della dinastia nomade Liao della Cina che, scacciati da quest'ultima per l'intervento di tribù rivali, avevano attraversato l'Asia Centrale fino a stabilizzarsi nelle regioni corasmie.

Il quinto rappresentante della dinastia Anushtiginide Khwārazm-shāh Tekish riuscì non solo ad invadere il Khorasan ma ad arrivare fino all'Iraq (nominalmente come emissario dei Khān Karakhitay), dando così origine ad un attrito con il governo del califfo abbaside. I Corasmi diventarono i suoi nuovi protettori. A Takish successe il figlio Muhammad, nel 1200 come nuovo Khwārazm-shāh. Egli decise di fare a meno dell'appoggio dei Kara Khitay e conquistò i loro territori, portando l'impero alla massima estensione, dalla Transoxiana e dall'Indo a est fino a Baghdad e al Mar Caspio a ovest. Le conquiste orientali vennero compiute da Muhammad ai danni della dinastia Ghuride che occupava le attuali regioni centrali dell'Afghanistan, dinastia che dalla morte di Tekish aveva pressato i confini orientali dell'impero, chiamata nel 1199 dal califfo abbaside al-Nāsir, il quale fu costretto a riconoscere la sovranità del Khwārazm-shāh nella parte di territorio iracheno occupata. Alla vigilia dell'invasione di Gengis Khan, l'Impero corasmio dominava così su tutti i territori islamici dell'Asia Centrale, arrivando alla sua massima espansione.

Mentre i mongoli premevano sui confini orientali dell'impero, ῾Alā al-Dīn Muḥammad nel 1218, valutato l'isolamento ormai completo del califfo, tentava l'avvicinamento a Baghdad in vista della sua sottomissione. Gli Ulema del Khwārazm emisero una fatwa che autorizzava la destituzione del califfo al-Nāsir, il quale sarebbe stato soppiantato da un nuovo califfo di nomina corasmia di fede sciita, ma la prossima avanzata mongola fermò il piano.

Nel 1219 il governatore della città di Otrar fece giustiziare come spie alcuni emissari inviati da Gengis Khan. La reazione del condottiero mongolo non si fece attendere e fu terribile: Samarcanda, Bukhara, Merv e Nīshāpūr furono saccheggiate e conquistate, e molti dei territori dell'Impero corasmio subirono lo stesso destino. Lo scià fuggì e morì poco più tardi su un'isola del Mar Caspio. Dal 1220 in poi i Corasmi costituirono bande armate mercenarie pronte a mettersi al servizio dei vari signori musulmani del Vicino Oriente.

Il figlio di ʿAlāʾ al-Dīn, Jalāl al-Dīn Mankubirnī, rinunciò al titolo di scià e si rifugiò nel Caucaso dove intendeva continuare la resistenza contro i mongoli. Dopo varie razzie e saccheggi lungo l'Indo e nei territori curdi fu però sconfitto dai Selgiuchidi di Rum e dagli Ayyubidi loro alleati. Con l'assassinio di Jalāl al-Dīn nel 1231 l'Impero corasmio giunge al termine.

I seguaci di Jalāl al-Dīn prestarono servizio come mercenari sotto gli Ayyubidi (nel 1227 furono chiamati dall'emiro ayyubide di Damasco, al-Mu῾azzam, contro il fratello, il sultano al-Malik al-Kāmil, il quale fu per questo costretto a ricercare l'alleanza di Federico II) e i Mamelucchi, e si resero protagonisti della presa e del sacco di Gerusalemme nel 1244, dopo essere stati chiamati dal sultano al-Ṣāliḥ Ayyūb, con la profanazione delle sepolture dei Re di Gerusalemme e la distruzione della basilica della Hagia Sion (tranne la sala del Cenacolo), episodio che innescò la settima crociata. Federico II infatti si impegnò a intraprendere la crociata, riconciliandosi brevemente con Innocenzo IV, in cambio del ritiro della scomunica, spedizione che tuttavia fu compiuta da Luigi IX.[1]

Elenco dei sovrani corasmi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ CORASMI Federiciana (2005) di Bruna Soravia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]