Impero selgiuchide

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Impero Selgiuchide
Impero Selgiuchide – Bandiera
Impero Selgiuchide - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo دولت سلجوقیان
Dawlat-i Saljūqiān
Grande Impero Selgiuchide
Büyük Selçuklu Devleti
Lingue ufficiali Persiano
Lingue parlate Turco
Arabo
Capitale Isfahan
Altre capitali Nishapur
Rey
Dipendenze Sultanato di Iconio
Sultanato di Damasco
Emirato di Mossul
Politica
Forma di Stato monarchia
Forma di governo
Shah o Gran Sultano elenco
Visir elenco
Nascita 1037 con Toghrul Beg
Fine 1194 con Ahmed Sanjar
Territorio e popolazione
Bacino geografico nel 1080 stimato a 3.900.000 km²
Religione e società
Religioni preminenti Islam
Religione di Stato Islam
Religioni minoritarie Cristianesimo, Zoroastrismo
Evoluzione storica
Preceduto da Abassidi
Ghaznavidi
Succeduto da Abassidi
Impero corasmio
Sultanato di Rum
Dinastia Ayyubide
Eldiguzidi
Dinastia Buride
Dinastia Zengide
Dinastia Danishmendide
Dinastia Artuqide
Dinastia Saltuklu
Zengidi

L'Impero selgiuchide (turco Büyük Selçuklu Devleti, persiano دولت سلجوقیان, arabo الدولة السلجوقية), o Grandi Selgiuchidi[1] fu un grande impero medievale Musulmano Sunnita originato dal ramo Qynyq dei Turchi Oghuz, dominato dalla dinastia selgiuchide, esteso dall'Hindu Kush all'Anatolia e dall'Asia centrale al Golfo Persico nei secoli XI e XII. Dalla loro terra natale presso il Lago d'Aral, i Selgiuchidi avanzarono prima sul Khorasan e poi sulla Persia prima di conquistare infine l'Anatolia orientale.

L'Impero Selgiuchide fu governato dapprima da Toghrul Beg dal 1037, dopo gli sforzi del fondatore della Dinastia Selgiuchide, Seljuk, nel primo quarto dell'XI secolo. Il padre di Seljuk aveva una posizione preminente nello Stato Oghuz Yagbu, e diede il suo nome sia all'impero che alla dinastia. I Selgiuchidi unirono il frammentato scenario politico del mondo Islamico orientale e giocarono un ruolo chiave nella Prima e Seconda Crociata. Fortemente persianizzati nella cultura e nella lingua, i Selgiuchidi ebbero un ruolo importante anche nello sviluppo della tradizione turco-persiana, esportando la cultura persiana in Anatolia. L'impero era governato come una sorta di confederazione di principi, gli atabeg, nominalmente sottomessi ai sultani e al Gran Sultano o Shah.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Selgiuchidi.

Fondatore della dinastia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seljuk.

L'antenato dei Selgiuchidi fu il loro Bey, Seljuk, che si pensa avesse prestato servizio nell'armata del Khazar, e circa nel 950 lui e i suoi uomini migrarono nella Corasmia, presso la città di Jend, ora chiamata Khujand, dove si convertirono all'Islam.

Tughrul e la fondazione dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Toghrul Beg.

I Selgiuchidi erano alleati con gli Shah Samanidi di Persia, contro i Karakhanidi. I Samanidi comunque persero contro i Karakhanidi e gli emergenti Ghaznavidi e vennero coinvolti in una lotta per il potere nella regione prima di poter stabilire la loro base indipendente.

Toghrul Beg era il nipote di Seljuk e Çağrı (Chahri) era suo fratello. Sotto di lui nel 1030 i Selgiuchidi si ribellarono ai Ghaznavidi, iniziando la conquista della Persia e del Khorasan. Inizialmente i Selgiuchidi furono respinti da Mahmud e si ritirarono in Corasmia, ma Toghrul e Çağrı li guidarono alla cattura di Merv e Nishapur (1028-1029). Successivamente continuarono a razziare e scambiare territori con il suo successore nella Corasmia ed arrivarono a saccheggiare Ghazni nel 1037. Nello stesso anno, a Nishapur, Toghrul Beg si proclamò sultano. Nel 1039 alla battaglia di Dandanaqan, sconfissero decisivamente Mas'ud I di Ghazni costringendolo ad abbandonare molti dei suoi territori occidentali a vantaggio dei Selgiuchidi, ma nel 1047 i Selgiuchidi vennero arrestati a nord dai Bizantini a Erzurum. Nonostante la sconfitta, i Turchi proseguirono le loro devastazioni in Georgia e riuscirono ugualmente a scacciare i Ghaznavidi, costringendoli a rifugiarsi nei loro possedimenti in India. Nel 1050 Toghrul entrò quindi in Isfahan, rendendola capitale del nuovo impero.

Mentre il potere selgiuchide si andava consolidando in Persia, i Turchi, guidati dai principi Asan e Ibrahim Inal, continuarono nelle loro razzie nell'Armenia bizantina, attaccando Kars nel 1052 e conducendo, nel 1054 una campagna di saccheggio guidata dallo stesso Toghrul attorno al lago di Van e alla fortezza di Manzicerta. Pochi anni dopo la conquista di Isfahan, nel 1055, fu lo stesso califfo abbaside a chiamare il sultano Toghrul a Baghdad perché lo liberasse dalla minaccia costituita dal visir Basasiri: Toghrul venne proclamato Shah, con il diritto di esercitare il potere su tutti coloro che dovevano obbedienza spirituale al califfo. Nel 1056 e nel 1057 vennero condotte nuove campagne in Armenia, che portarono al saccheggio di Melitene, mentre nel 1059 le forze selgiuchidi penetrarono in profondità, sino a Sebastea.

Il regno di Alp Arslan e la conquista dell'Armenia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Manzicerta e Alp Arslan.

Alp Arslan era il figlio di Çağrı Beg. Nel 1063, alla morte di Tughril, successe come Shah, e, desiderando proteggere la frontiera settentrionale dalla minaccia bizantina, decise di occupare l'Armenia e la Georgia. Nel 1064 distrusse Ani, antica capitale armena, attaccando l'anno successivo Edessa, che però, ben difesa, resistette. Non così accadde però nel 1066 a Cesarea in Cappadocia, che venne saccheggiata. Nel 1068 i Selgiuchidi giunsero fino a Neocesarea ed Amorio, arrivando l'anno successivo ad Iconio e a Khonae nel 1070, annettendo così quasi tutta l'Anatolia. Nel 1071 Arp Arslan, mentre si trovava in Siria, nei pressi di Aleppo, seppe che l'imperatore bizantino Romano IV Diogene stava marciando rapidamente sull'Armenia, con l'intenzione di liberarla dai Selgiuchidi. Lo scontro tra le due armate avvenne nella battaglia di Manzicerta, i Turchi attaccarono prima che i Bizantini potessero riunire i due tronconi in cui avevano suddiviso l'armata e, forti anche del tradimento dei mercenari franchi al servizio di Romano Diogene, ebbero la meglio, catturando lo stesso imperatore bizantino, che fu costretto a riconoscere il dominio selgiuchide sull'Armenia. Arslan autorizzò i suoi generali Turkmeni a stabilire i propri principati nell'Anatolia ex bizantina, come atabeg a lui leali. Nello stesso anno, il vassallo Atsiz ibn Abaq (o Uvaq), emiro di Damasco conquistò Gerusalemme, sottraendo ai Fatimidi d'Egitto l'intera Palestina. In due anni, i Turkmeni avevano esteso il loro controllo fino al Mar Egeo sotto numerosi "beghliks" (i successivi beylik turchi): il Saltuklu nell'Anatolia nordorientale, mengugek nell'Anatolia orientale, l'Artuqid nell'Anatolia sudorientale, il Danishmendide nell'Anatolia Centrale, il Sultanato di Rum nell'Anatolia occidentale e il beghlik di Chaka Bey a Smirne (Smyrna). Nel 1072, assicurato il proprio confine settentrionale, lo Shah rivolse la sua attenzione alla regione della Transoxiana, con l'intenzione di sottometterla, morendo però nel corso della campagna.

Il regno di Malik Shah I e la massima estensione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sultanato di Iconio e Malik Shah I.

Ad Alp Arslan succedette il figlio Malik Shah I, il quale, insieme ai suoi visir persiani, Nizām al-Mulk e Tāj al-Mulk, espanse lo Stato selgiuchide in varie direzioni, fino ai confini della Cina ad est e contro i Bizantini ad ovest. Spostò la capitale da Rey ad Isfahan. Nizām al-Mulk stabilì il sistema militare Iqta e l'Università Nizāmīyyah a Baghdad, e il regno di Malik Shah fu reputato l'età dell'oro dei "Grandi Selgiuchidi". Il Califfo abbaside lo intitolò "Sultano dell'Est e dell'Ovest" nel 1087.

Subito dopo la sconfitta dei bizantini a Manzicerta, Malik Shah mise gli occhi sull'Anatolia, che, trasformata in terra di pascoli dall'amministrazione della nobiltà bizantina, si offriva come terra ideale per la migrazione delle tribù di allevatori-guerrieri turkmeni al seguito dei Selgiuchidi.

Malik affidò il compito al cugino Suleyman ibn Qutulmish, che, tra il 1073 e il 1081 occupò gran parte dell'Anatolia, costituendovi l'autonomo Sultanato di Rum, vassallo dell'impero di Malik Shah. La capitale del nuovo stato venne posta a Nicea, conquistata nel 1077. Nel 1085 Suleyman ottenne anche la consegna di Antiochia e dell'intera Cilicia, seguite, nel 1086, dalla grande città di Edessa.

Allo stesso tempo Malik affidò al fratello Tutush I il compito di occupare la Siria, formandovi un sultanato. Tutush, per affermare il proprio potere, fece quindi assassinare nel 1079 l'emiro selgiuchide di Damasco Atsiz, divenendo l'unico signore delle terre comprese tra l'Egitto e Aleppo, sua vassalla.

Dopo la caduta di Antiochia ed Edessa, però, i due sultanati di Nicea e Damasco entrarono in conflitto: nella battaglia che ne seguì Suleyman, signore di Nicea, venne trucidato dal cugino Tutush, signore di Damasco. All'evento seguì un periodo di caos nel dominio selgiuchide d'Anatolia, sino a quando non intervenne nel 1092 lo stesso Malik Shah, nominando nuovo sultano di Nicea Qilij Arslan I, figlio di Suleiman. Questi, per liberarsi dalla minaccia rappresentata dal suocero Chaka, emiro di Smirne, lo fece immediatamente assassinare, liberando però in tal modo anche i Bizantini dalla minaccia rappresentata dal signore di Smirne.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte di Malik Shah, nel 1092, si aprì nell'impero un'aspra lotta di successione tra i suoi figli destinata a durare un decennio. Nel 1095, poi, morì anche Tutush, sultano di Damasco, il cui regno venne spartito tra i figli Duqaq, signore di Damasco, e Riḍwān, signore di Aleppo, che però faticavano a mantenere il controllo sui signori locali, mentre i Fatimidi riprendevano l'offensiva in Palestina, Tripoli si rendeva indipendente e l'atabeg di Mossul minacciava la stessa Aleppo.
I resti del breve sultanato di Siria vennero travolti in pochi anni dalle nuove dinastie emergenti degli Artuqidi e dei Buridi, in parte vassalle dei Selgiuchidi di Persia, in parte degli Abbasidi di Baghdad che, col declinare della potenza turca, cercavano di sottrarsi alla tutela dei Grandi Selgiuchidi.

Altra minaccia alla stabilità dell'impero era rappresentata poi dalla setta degli Ismailiti Nizariti, che, dopo essere stati al centro di numerose campagne militari di repressione durante il regno di Malik Shah, avviarono, sotto la guida di Ḥasan-i Ṣabbāḥ una campagna di esecuzioni terroristiche, mirate a colpire capi politici e militari selgiuchidi che essi ferocemente avversavano, anche perché sunniti. Ciò servì a renderli famosi come la Setta degli Assassini. Una delle prime vittime della setta era stato proprio il vizir di Malik Shah, Nizam al-Mulk, trucidato nel 1092.

La fine dell'impero[modifica | modifica sorgente]

Dopo essere emerso come Gran Sultano da una lunga serie di guerre dinastiche, nel 1141 lo shah Ahmed Sanjar, preoccupato per l'espansione dei mongoli Kara Khitay, che avevano appena occupato la Transoxiana, marciò contro di loro affrontandoli a Samarcanda: disastrosamente sconfitto, riuscì a stento a salvare la propria vita fuggendo. La battaglia provocò per i Selgiuchidi la perdita della Corasmia, che divenne stato vassallo dei Kara Khitai e iniziò una campagna di aggressione contro i propri precedenti signori.

Il sovrano corasmio Anushtigin, approfittando della debolezza dei Selgiuchidi nell'Iran, iniziò una rapida espansione ai loro danni, che portò nel 1153 alla cattura dello stesso Gran Sultano Ahmed. Liberato nel 1156, Ahmed cadde l'anno successivo e venne sepolto a Merv. La sua morte segnò la fine dell'unità per il grande sultanato selgiuchide e la perdita del Khorasan.

Destino degli ultimi domini selgiuchidi[modifica | modifica sorgente]

In Persia occidentale e meridionale e in Mesopotamia, signorie selgiuchide sopravvissero ancora per un certo tempo, raccolte attorno ai sovrani selgiuchidi di Hamadan e Kerman. Nel 1186, tuttavia, Muhammad-Shah ibn Bahram-Shah di Kerman venne sopraffatto dai Turchi Oghuz, fuggendo a oriente presso i Ghuridi. Mentre nel 1194, anche Tughrul III di Hamadan perse i suoi territori a vantaggio dei Corasmi.

Più a occidente, invece, l'anatolico Sultanato di Rum, sopravvisse ancora per circa un secolo, sino all'invasione dei Mongoli dell'Ilkhanato.

Governo[modifica | modifica sorgente]

Il potere selgiuchide giunse al suo culmine sotto Malik Shah I, e sia i Karakhanidi che i Ghaznavidi dovettero riconoscere la sovranità dei Selgiuchidi. Il dominio selgiuchide fu stabilito sugli antichi domini sassanidi, in Iran e Iraq e includeva l'Anatolia oltre a parti dell'Asia Centrale e del moderno Afghanistan. Il governo selgiuchide fu modellato sull'organizzazione tribale portata dai conquistatori nomadi e assomigliava ad una 'federazione familiare'. Sotto questa organizzazione il leader della famiglia più importante assegnava ai membri della famiglia porzioni del suo dominio come proprietà autonome.

Divisione dell'Impero[modifica | modifica sorgente]

Le torri gemelle di Kharāghān, costruite nel 1053 in Iran, sono le tombe dei principi Selgiuchidi.

Quando Malik Shah I morì nel 1092, l'impero si divise per i contrasti insorti tra suo fratello e i quattro figli circa le porzioni dell'impero da spartirsi. In Anatolia, a Malik Shah I succedette Qilij Arslan I, fondatore del Sultanato di Rum, e in Siria suo fratello Tutush I. In Persia gli succedette suo figlio Mahmud I il cui regno fu contestato dai tre fratelli: Barkiyaruq in Iraq, Muhammad I a Baghdad e Ahmad Sanjar in Khorasan.

Alla morte di Tutush I, i suoi figli Ridwan ibn Tutush e Duqaq I ereditarono rispettivamente Aleppo e Damasco e si combatterono fra di loro fino a dividere la Siria tra emiri in antagonismo gli uni con gli altri.

Nel 1118, il terzo figlio Ahmad Sanjar salì a capo dell'impero. Il suo nipote, figlio di Muhammad I, non riconobbe la sua ascesa al trono e Mahmud II si proclamò a sua volta sultano e stabilì la sua capitale a Baghdad, fino al 1131 quando fu ufficialmente deposto da Ahmad Sanjar.

Negli altri territori del nominale Impero selgiuchide c'erano gli Artuqidi, nella Siria nord-orientale e nella Mesopotamia settentrionale, che controllarono Gerusalemme fino al 1098. Nell'Anatolia orientale e Siria settentrionale fu fondata invece la dinastia Danishmendide che si contese territori con il Sultanato di Rum. Infine Kerbogha esercitava grande indipendenza, in veste di atabeg di Mossul.

La Prima Crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima Crociata.

Gli Stati fratturati dei selgiuchidi erano più concentrati a consolidare i loro territori e ottenere il controllo di quelli vicini che nel cooperare contro gli invasori della Prima Crociata. I selgiuchidi avevano facilmente sconfitto l'impreparata Crociata dei poveri arrivata nel 1096, ma non poterono fermare l'avanzata delle armate della successiva Prima Crociata, che prese importanti città come Nicea, Iconium, Kayseri ed Antiochia nella sua marcia verso Gerusalemme, e nel 1099 infine catturò la Terra Santa, creando i primi Stati Crociati. I selgiuchidi avevano già perso la Palestina a vantaggio dei Fatimidi, che l'avevano occupata appena prima dell'arrivo dei Crociati.

La Seconda Crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda Crociata.

Ahmed Sanjar dovette fronteggiare le rivolte dei Karakhanidi in Transoxiana, dei Ghuridi in Afghanistan e dei Qarluq nel moderno Kirghizistan, oltre all'invasione dei nomadi Kara Khitay ad est, i quali distrussero lo Stato vassallo selgiuchide dei Karakhanidi orientali. Alla battaglia di Qatwan contro i Kara Khitay, nel 1141, Sanjar perse tutte le sue province orientali fino al Syr Darya, incluso il vassallaggio dei Karakhanidi occidentali. In questo periodo il conflitto con gli Stati Crociati fu intermittente, e dopo la Prima Crociata sempre più spesso gli atabeg indipendenti si allearono con i Crociati contro altri atabeg gareggiando gli uni contro gli altri per territori. A Mossul, Zengi successe a Kerbogha come atabeg e cominciò con successo a consolidare gli atabeg della Siria. Nel 1144 Zengi catturò Edessa, sconfiggendo l'alleanza tra la Contea di Edessa e gli Artuqidi. Questo evento scatenò la Seconda Crociata. Nur ad-Din, uno dei figli di Zengi che lo successe come atabeg di Aleppo, creò un'alleanza nella regione in opposizione alla Seconda Crociata, che arrivò nel 1147.

Lasciti[modifica | modifica sorgente]

I Selgiuchidi erano educati al servizio delle corti Musulmane come schiavi o mercenari. La dinastia portò nuova vita, energie e unione alla civiltà Islamica, fino ad allora dominata da Arabi e Persiani. Secondo i Selgiuchidi, essi portarono ai Musulmani "spirito di combattimento ed aggressività fanatica".

I Selgiuchidi erano anche mecenati di arte e letteratura. Sotto il dominio selgiuchide furono fondate delle università. Il loro regno è stato caratterizzato da astronomi persiani come Omar Khayyám ed il filosofo persiano Al-Ghazali.

Conquista da parte di Corasmi e Ayyubidi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ayyubidi e Impero Corasmio.

Nel 1153, i Turchi Oghuz si ribellarono e catturarono Ahmad Sanjar. Questi riuscì a fuggire tre anni dopo ma morì l'anno successivo. Nonostante i molti tentativi di riunire l'impero da parte del suo successore, i Crociati gli impedirono di riconquistare l'antico impero. Gli atabeg come gli Zengidi e gli Artuqidi sottostavano solo nominalmente al sultano selgiuchide, e in pratica controllavano la Siria in modo indipendente. Quando Ahmad Sanjar morì, l'impero si fratturò ancora di più e gli atabeg si resero effettivamente indipendenti.

  1. Selgiuchidi Khorasani in Khorasan e Transoxiana. Capitale: Merv
  2. Selgiuchidi Kermani
  3. Sultanato di Rum (o Selgiuchidi di Turchia). Capitale: Iznik (Nicea), più tardi Konya (Iconium)
  4. Atabeghlik di Salgur in Iran
  5. Atabeghlik di Ildeniz in Iraq ed Azerbaigian. Capitale: Hamadan
  6. Atabeghlik dei Buridi in Siria. Capitale: Damasco
  7. Atabeghlik di Zangi ad Jazīra (Mesopotamia settentrionale). Capitale: Mossul
  8. Beghlik turcomanni: Danishmendidi, Artuqidi, Saltuqidi e Mengugekidi in Asia Minore
  9. Impero Corasmio in Transoxiana e Corasmia. Capitale: Urganch

Dopo la Seconda Crociata al generale di Nur al-Din, Shirkuh, che si era stabilito in Egitto, nella terra dei Fatimidi, di fatto ponendoli sotto stretto controllo, succedette il nipote Saladino. Questi avviò una politica di sostanziale autonomia da Nur al-Din (malgrado formalmente si dichiarasse sempre suo suddito), e alla sua morte sposò la sua vedova e conquistò gran parte della Siria creando la Dinastia Ayyubide.

Secondo altre fonti, il Regno di Georgia cominciò a diventare una potenza locale ed estese i suoi confini a spese dell'Impero selgiuchide. Lo stesso avvenne durante la rinascita del Regno armeno di Cilicia sotto Leone III d'Armenia in Anatolia. Il califfo abbaside al-Nasir li-din Allah a sua volta cominciò a riaffermare la sua autorità e si alleò con l'imperatore corasmio Takash.

Per un breve periodo, Togrul III fu sultano di tutti i Selgiuchidi ad eccezione dell'Anatolia. Nel 1194, comunque, Togrul fu sconfitto da Takash, Shah dell'Impero Corasmio e i Selgiuchidi infine crollarono. Del passato Impero selgiuchide, solo il Sultanato di Rum in Anatolia rimase. Al declino della dinastia nel 1260, i Mongoli invasero l'Anatolia e la divisero in piccoli emirati chiamati Beilikati turchi d'Anatolia. Infine uno di questi, quello Ottomano, salì al potere e conquistò gli altri.

Lista dei Grandi selgiuchidi[modifica | modifica sorgente]

Grandi Selgiuchidi
Toghrul Beg 1037-1063
Alp Arslan 1063-1072
Malik Shah I 1072-1092
Mahmud I 1092-1094
Barkiyaruq 1094-1105
Malik Shah II 1105
Mehmed I 1105-1118
Ahmed Sanjar 1118-1153

Dopo la morte di Ahmed Sanjar i domini selgiuchidi di Persia vennero divisi tra le signorie di Hamadan e Kerman.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Per distinguerli dal Sultanato di Rum e da quello dei Danishmendidi, ad esempio, che erano anch'essi entità politico-amministrative selgiuchidi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Steven Runciman, Storia delle Crociate, Torino, Einaudi, 1966 (4ª ed.). Trad. it. dell’originale A History of the Crusades, Londra, Cambridge University Press, 1951.