Mahmud di Ghazna

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Mahmud di Ghazna

Mahmud di Ghazna (2 ottobre 9711030) fu un re afghano della dinastia Ghaznavide.

Sicuramente è stato il più importante tra i sultani della città afghana di Ghazna. Grazie alle sue conquiste il regno si espanse fino a diventare un impero che comprendeva gli attuali Afghanistan, Pakistan e India nordoccidentale.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il dominio islamico a cavallo del primo millennio era suddiviso in vari potentati, dei quali quello più orientale era costituito dalla dinastia dei Samanidi, che controllavano una vasta area compresa tra l'Iran orientale e la Giordania, con capitale Buchara. Come le altre dinastie islamiche, questi si erano avvalsi di mercenari turchi, i cui capi, come ricompensa, ricevevano dei territori conquistati. Tra questi vi era l'avo di Mahmud, Alptigin, che si era stabilito a Ghazna, nel Zabulistan afgano. Suo successore fu il genero Sebuktigin, che ampliò il piccolo dominio ghaznavide a danno degli stessi Samanidi, conquistando alcune zone del Belucistan e del Tukharistan. Suo figlio Mahmud avrebbe fatto molto di più, costituendo un impero che andava dal Mar Caspio fino al Gange.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Mahmud nacque il 2 ottobre del 971 (secondo altri nel 969) a Ghazna, figlio del signore della città, Sebuktigin. Fin dall'adolescenza accompagnò il padre nelle sue spedizioni militari: a 14 anni partecipò alla campagna oltre l'Indo, contro Jaipal, rajah di Lahore, e nel 994 ottenne il governatorato del Khorassan, con il titolo di "Spada dello Stato". Però nel 996, alla morte del padre, il trono andò al fratello di Mahmud ed erede designato, Ismail. Mahmud gli propose di spartire assieme il potere, e al suo rifiuto, nel 998 lo attaccò e lo sconfisse, cacciandolo in prigione e assumendo direttamente il potere. Il suo primo atto fu quello di svincolare Ghazna dal vassallaggio con i Samanidi, per cui nel 999 sconfisse i battaglia il sultano samanide Abd - al - Malik; con questa vittoria non solo rese il suo piccolo Stato di fatto indipendente, ma ricevette dal califfato abbaside di Baghdad il riconoscimento del suo possesso sul Khorassan, Afghanistan e Sistan, oltre alla nomina di "braccio destro della dinastia" e "fiduciario della comunità islamica". Questi due titoli dettero a Mahmud il ruolo di difensore dell'Islam contro i popoli infedeli del Punjab, che premevano ai confini orientali, autorizzandolo così ad espandere il suo dominio in quella direzione. Già nell'anno 1000 il sovrano musulmano iniziò la sua prima campagna oltre l'Indo, territorio ove si era spinto il condottiero macedone Alessandro Magno e dove, nel corso del VII secolo, si erano istituiti due potentati islamici nella regione del Sind, quelli di Mansura e di Multan. Nel corso di questa campagna, Mahmud arrivò fino alla zona montuosa a ridosso di Peshawar, colpendo il rajah di Seitan, Khalaf ibn Ahmad, da cui ottenne la sottomissione e un cospicuo tributo. Poco dopo, nel 1001, il sovrano ghaznavide invase con 15.000 cavalieri il territorio di Lahore, il cui rajah, Jaipal, aveva messo su un'armata di 12.000 cavalieri, 30.000 fanti e 300 elefanti. Tale massa di uomini però non resistette contro la carica dei cavalieri musulmani, che travolsero le file induiste con tanto impeto che i nemici si ritirarono, dopo aver lasciato sul campo 15.000 uomini. Jaipal stesso fu preso prigioniero, ma venne subito liberato, con l'intenzione di farne un vassallo di Ghazna; ma l'orgoglioso sovrano indù, piuttosto che accettare una prospettiva del genere, preferì suicidarsi, allestendo un rogo e dandosi la morte, non prima di aver abdicato in favore del figlio, Anang - pal. Questi decise di proseguire la resistenza ad oltranza già perseverata dal padre, ribellandosi al dominio ghaznavide: nel 1005 allora Mahmud arrivò con le sue armate fino a Bhera, sull'Idaspe (odierno Jehlum), costringendo il rajah a riparare nel Kashmir. Più a sud, nel 1006, il condottiero islamico intervenne anche contro regni già islamizzati, con il pretesto che il sultano di Multan, Dawud, fosse di fede sciita, cosa ritenuta eretica dall'ortodossia sunnita. A nord, nel frattempo, il territorio ghaznavide del Khorgstan era stato invaso dal khan Nasr I di Transoxiana, cognato di Mahmud, il quale, con un repentino dietro - front dall'India settentrionale, ricacciò oltre il Sir Darya gli invasori, che ritornarono però con forze più consistenti, con il risultato di essere nuovamente sconfitti a Balkh. Poco tempo dopo, nel 1009, dopo una breve campagna contro Multan, il sovrano di Ghazna intraprese un'ennesima guerra contro Anang - pal, il quale era riuscito a coinvolgere i sette principali rajah della regione nella rivolta contro il dominio musulmano. Alcuni di essi avevano condotto personalmente il proprio esercito, altri inviarono solo dei contingenti. Si trattava comunque di un'armata enorme, tanto che, si disse, le donne indiane avevano venduto i propri gioielli per costituirla. Le forze indù si schierarono tra Und e Peshawar per impedire a Mahmud l'entrata nella regione, ed erano talmente numerosi che il sultano non osò attaccare. I due eserciti si fronteggiarono pertanto per quaranta giorni, dopo di che i fanti indiani attaccarono, con un vigoroso attacco che, approfittando del loro fronte più esteso, si concentrò sui fianchi nemici. In grave difficoltà, Mahmud stava per ordinare la ritirata, quando gli elefanti indiani, spaventati dal lancio continuo di proiettili, si spaventarono e fuggirono, scompaginando i ranghi dell'esercito dei rajah e lasciandolo senza protezione. I soldati indù allora, nella più completa confusione, si diedero alla fuga, finendo preda della cavalleria musulmana, spedita dal comandante alle spalle dello schieramento nemico con una manovra aggirante. La vittoria ottenuta consentì dunque a Mahmud di avanzare verso la fortezza di Bhavan, espugnata con un solo assalto, e di depredare il ricco tempio di Kangra, che cedette dopo una settimana di assedio. Il sovrano islamico ritornò in India nel 1011, quando, dopo aver soffocato una ribellione guidata da Mohammed ibn Sur nel territorio afgano di Ghor, affrontò il rajah di Delhi, guadagnandosi l'ingente bottino del tempio di Thanesar. Un'altra significativa campagna bellica avvenne nel 1013, contro il dinasta di Peshawar, Bhim, detto "Senza paura", il quale fu sconfitto e si rifugiò nel Kashmir, dando così a Mahmud la possibilità di mettere le mani sulla ricca e fertile pianura del Gange. Il nuovo scacchiere operativo lo impegnò fino al 1015, periodo in cui saccheggiò la roccaforte induista di Thansar, tra il Sutlej e lo Jumna, meditando però di spingersi oltre, verso l'Indostan. Malgrado questo, negli anni successivi Mahmud di Ghazna fu costretto a guardare ad occidente, dove tra l'altro la fede sciita dei Bujidi, protettori del califfato abbaside, gli permetteva di far valere la sua ala protettrice di campione dell'ortodossia sunnita anche in quel settore. L'occasione venne con la ribellione di suo cognato Mamtin, sovrano del Khwarizm, a sud del lago d'Aral: tra il 1016 e il 1017 il condottiero operò contro il ribelle, il cui territorio sottrasse all'influenza di Baghdad insediandovi un nuovo governatore. Però, già nel 1018 la progettata spedizione nell'Indostan era già pronta. Nel corso di tale campagna Mahmud conquistò le città di Mathura, sullo Jumna, e Bindraban, quindi espugnò in un solo giorno la città di Kanauji sul Gange, il cui sistema difensivo era costituito da ben sette fortezze. Il frutti della spedizione furono, oltre ad un ingente bottino, ben 50.000 schiavi. Il sultano islamico ritornò nella regione nel 1019 e nel 1022, per tutelare il rajah di di Kanauji, che si era convertito all'Islam, divenendo suo vassallo, ed era divenuto preda delle mire espansionistiche dei vicini dinasti Shai, i rajah di Kalindjar e di Gwaliyar, che furono entrambi sconfitti sul campo. Un colpo durissimo all'induismo nell'India settentrionale tuttavia avvenne con la spedizione del 1025: Mahmud di Ghazna condusse il suo esercito da Multan attraverso il deserto di Rajputana, valendosi solo di cavalli e cammelli, raggiungendo in pochissimo tempo il tempio/fortezza di Somnath, lungo la costa occidentale della penisola indiana. Dato che i veri rajah indiani non erano riusciti ad arrivare in tempo, il caposaldo era difeso solamente da bramini, i sacerdoti indù, che furono tutti massacrati dopo che i guerrieri musulmani avevano scalato le mura con scale e funi. Oltre a racimolare un immenso bottino, il sultano musulmano, malgrado le suppliche e le preghiere dei rajah indù, distrusse con la sua spada le rappresentazioni degli idoli induisti e ne fece portare i cocci a Ghazna, dove, simbolicamente, li fece interrare sotto il pavimento della grande moschea, affinché i fedeli potessero calpestarli. L'ultima discesa in India avvenne nel 1027, dopo di che Mahmud si dedicò alle sue mire ad occidente. Nei tre anni che gli rimasero dai vivere, il sultano sottrasse ai Bujiidi vaste aree di controllo, impossessandosi di Raji e Esfahan in Persia, e di Hamadan in Media. Dovunque, nei territori musulmani, Mamhud era visto come il difensore della vera fede, fatto che provocò molto scontento nei confronti dei protettori del califfato, già in difficoltà di fronte all'espansione da sud dei Fatimidi sciiti d'Egitto. Morì però a Ghazna nel 1030, a soli 59 anni, prima di riuscire ad estendere la sua sfera di controllo su tutta la Mesopotamia. La sua opera fu proseguita dal figlio Mas'ud, che però dovette fronteggiare l'avanzata dei turchi selgiuchidi, la cui azione sottrasse ai Ghaznavidi gran parte dei territori iranici, spostandone il baricentro sull'India settentrionale, dove Lahore avrebbe sostituito Ghazna come fulcro del regno ghaznavide fino a che la dinastia non fu soppiantata nel 1187 dai Ghuridi.

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