Edessa (Mesopotamia)

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Coordinate: 37°09′N 38°48′E / 37.15°N 38.8°E37.15; 38.8

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Edessa (in in arabo: الروها, al-Rūhā, in greco Εδεσσα ) era un'antica città del settentrione anatolico-mesopotamico (Assiria). Attualmente rientra nel territorio di Şanlıurfa in Turchia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre romano-persiane e assedio di Edessa.
Carta politica degli Stati crociati nel 1135.

L'antica città di Ūrhāy (talora identificata come Uruk oppure come la biblica Ur dei Caldei), capitale della regione dell'Osroene, fu una provincia dello Stato dei Seleucidi, diventando poi un regno autonomo che assunse il titolo di Stato-cuscinetto fra Roma e il regno persiano dei Parti. Sotto il regno di Antioco IV venne anche chiamata, da parte degli esuli che vi si erano trasferiti da Antiochia come Antiochia Calliroe. Fu annessa per la prima volta al termine delle campagne partiche di Traiano nel 114-117 ed ancora sotto Lucio Vero (nel 166[1]), Settimio Severo. Divenne colonia romana sotto Caracalla.[2] Fu sede di importanti scontri tra Romani e Sasanidi per i secoli III-V secolo. Sappiamo che nel 249 fu privata dall'imperatore romano, Filippo l'Arabo, del suo regno, il re di Edessa, Abgar Severo.[1] Nel 260 nei suoi pressi fu combattuta una battaglia tra le armate romane e quelle sasanidi, al termine della quale, l'Imperatore romano Valeriano fu catturato dal "Re dei Re" Sapore I.[3]

Nel 503, durante la guerra romano-sasanide del 502-506, fu inutilmente assediata dall'esercito del sovrano sasanide Kavad I.[4]

Conquistata dagli Arabi all'epoca del secondo califfo 'Omar ibn al-Khattàb, Edessa perse la sua importanza in età califfale.

Almeno dal VI secolo vi si conservava la sacra immagine acheropita, cioè "non fatta da mano umana" chiamata Mandylion, su cui era impresso un volto attribuito a Gesù: essa rimase ad Edessa fino al 943, quando i Bizantini del domestikos Giovanni Curcuas Gurgen (nato verso il 900) la riscattarono in cambio di 200 prigionieri musulmani e la portarono a Costantinopoli.

L'eredità della Edessa romana sopravvive oggi in queste colonne nel sito del Castello di Urfa, che domina la moderna città di Şanlı Urfa.

Sottoposta a varie incursioni da parte degli Hamdanidi e delle truppe imperiali bizantine, Edessa fu possesso di ˁUtayr, capo dei Banu Numayr, fino al 1026, anno dopo il quale passò ai Marwanidi di Diyarbakir. Acquistata dal protospatario bizantino Giorgio Maniace per 20 000 darischi, Edessa fu governata dai suoi successori e, dopo un alternarsi di personaggi minori, a ridosso della prima crociata, dal kuropalates armeno Teodoro (T‘oros), figlio di Hetʿum. Questi volle adottare Baldovino delle Fiandre, fratello di Goffredo di Buglione, giunto da poco coi suoi guerrieri dopo essersi distaccato dal corpo principale di spedizione crociato.

Non è con certezza dimostrato che il complotto che rovesciò l'anziano Teodoro non fosse stato ispirato dall'ingrato Baldovino, ma il suo rapido subentrare alla guida di Edessa e del territorio che era sotto il suo controllo autorizza i più forti sospetti degli storici.

Edessa fu trasformata in contea e con Baldovino, suo primo conte, costituì il primo degli Stati crociati.

Cadde di nuovo sotto controllo islamico nel 1144 e la sua caduta provocò la Seconda crociata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Michele Siriano, Cronaca, V, 5.
  2. ^ C.B.Wells e altri, The escavations at Dura-Europos, "Final report V", The Parchments and Papyri, New Haven 1959, papiro 28, p.146.
  3. ^ Res Gestae Divi Saporis, riga 24-26.
  4. ^ Geoffrey Greatrex, Lieu, Samuel N. C., Justinian's First Persian War and the Eternal Peace in The Roman Eastern Frontier and the Persian Wars, Routledge, 2002, pp. 69-71, ISBN 0-415-14687-9.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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