Jalal al-Din Mankubirni

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Jalāl al-Dīn Mankūbirnī (... – Anatolia, 1231) è stato un sovrano corasmio.

Jalāl al-Dīn (o Ǧalāluddīn) Mankūbirnī, o Mengü Berti, Mankobirti, Mängübirti o Mangburni (in persiano), جلال الدين منكبرتي, Jalāl al-Dīn Mengubertī, in arabo: جلال الدين ﻣﻨﻜﻮﺑﺮﻧﻲ, Jalāl al-Dīn Mankūbirnī) è stato l'ultimo Scià in Khwārezm del potente Khwārazm-Shah, tra il 1220 e il 1231.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Alla morte del padre ʿAlāʾ al-Dīn Muhammad su un'isola del mar Caspio (dicembre 1220), Jalāl al-Dīn Mankubirni assunse il semplice titolo di Sultano e radunò le sue truppe a Ghazna (antico nome di Ghaznī), dove Genghis Khan lo raggiunse con le sue orde mongole.

L'anno seguente, Jalāl al-Dīn riuscì a sbaragliare alcuni reggimenti mongoli, comandati da Chigi-Kutuku Noyan, a Pervan (nord di Kabul). Ma i signori corasmi si divisero di nuovo. Jalāl al-Dīn abbandonò Ghazna, sua ultima roccaforte, e fu battuto il 24 novembre 1221 presso Nesawi. Dopo aver fatto sopprimere la propria sposa preferita e i propri figli, abbandonò il suo tesoro e fuggì verso l'Indo per mettersi sotto la protezione del Sultano di Delhi, Īltumish (dicembre 1221). Qui trascorse tre anni in esilio, prima di essere costretto a tornare in Persia.

La vittoria di Pervan, che aveva distrutto il mito dell'invincibilità dei Mongoli, fece esplodere la rivolta fra la popolazione di Herat (allora facente parte del Khorasan), che massacrò la guarnigione mongola (novembre 1221). La città sarà riconquistata da Aldjigidaï sulla via di ritorno dalle Indie, al termine d'un assedio protrattosi per sei mesi (14 giugno 1222).

Nel 1224, Jalāl al-Dīn, cacciato da Delhi per aver complottato contro il suo ospite, rientra in Iran dove riprende il possesso dell'eredità paterna combattendo verso ovest. Nel Khorasan e l'Afghanistan, il paese è spopolato dall'invasione mongola mentre questi ultimi non hanno installato guarnigioni nelle fortezze conquistate. Jalāl al-Dīn riesce a farsi riconoscere Sultano dai governatori selgiuchidi del Kirmān e del Fars, poi attacca l'Azerbaijan, prende Tabriz e detronizza il suo sovrano uzbeko. Jalāl al-Dīn, dopo essersi fatto proclamare sovrano dell'Azerbaijan, invade la Georgia e sconfigge a due riprese l'esercito georgiano (1225). Occupa Tiflis e fa distruggere le chiese cristiane e saccheggiare la città (1226).

Nel 1228 è padrone dell'Iraq, del Kirmān, del Fars, d'Isfahan e di Tabriz. Intraprende una guerra contro i paesi musulmani vicini (Califfato di Baghdad, Sultanato di Rum, Ayyubidi, cui strappa la città di Akhlat). È però infine sconfitto dal Sultano selgiuchide di Rūm Kayqubād I che nel 1230 si scontra con lui a Erzincan, sull'Alto Eufrate, nella Battaglia di Yassi Chemen.

Nell'inverno del 1231, Ögödei lancia tre tumen (30.000 uomini) comandati da Chormagan Noyan contro Jalāl al-Dīn. Questi attraversano rapidamente il Khorasan e marciano sull'Azerbaijan. Jalāl al-Dīn, indebolito dalla disfatta ad opera dei Selgiuchidi di Rūm, abbandona Tabriz (primavera) e fugge verso il territorio di Moghan e di Arran, alla foce del Kura e dell'Aras, poi a Diyarbakir. Il 15 agosto 1231 è ucciso da un contadino curdo. Chormagan s'insedia con le sue truppe alla foce del Kura e dell'Aras e vi resta fino alla morte (1241).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Juwayni, The history of the world-conqueror, transl. J. A. Boyle, 2 vols., Manchester, 1958 (trad. it. Juvaini: Gengiskhan, il conquistatore del mondo, a cura di G. R. Scarcia, Milano, Mondadori, 1962).
  • V. Minorsky, Studies in Caucasian history, London, 1953.
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