Ahlat

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Ahlat
comune
Localizzazione
Stato Turchia Turchia
Regione Anatolia Orientale
Provincia Bitlis
Distretto Bitlis
Territorio
Coordinate 38°15′10″N 42°29′40″E / 38.252778°N 42.494444°E38.252778; 42.494444 (Ahlat)Coordinate: 38°15′10″N 42°29′40″E / 38.252778°N 42.494444°E38.252778; 42.494444 (Ahlat)
Abitanti
Altre informazioni
Fuso orario UTC+2
Cartografia
Mappa di localizzazione: Turchia
Ahlat

Ahlat (in armeno: Akhlat, Ախլաթ; in curdo: Xelat) è una città della Turchia, nella provincia di Bitlis, ai margini del lago di Van sulla costa di nord-ovest. Essa faceva parte della provincia di Van fra il 1919 e il 1936.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La regione del lago di Van faceva parte del regno di Urartu fino al VI secolo a.C. In seguito gli Sciti e i Parti e infine i Sasanidi occuparono la regione, integrata al regno d'Armenia.

Verso il 640, durante il regno del califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb, la città fu conquistata dagli Arabi musulmani, che la chiamarono Akhlat[1], Khelat o Khilat[2].

Nel 918 la città è attaccata dall'imperatore bizantino Giovanni I Zimisce. Nel 939, l'hamdanide ʿAlī Sayf al-Dawla penetra nella città nel corso delle sue contese militari con l'impero bizantino.

A partire dal 983, la regione è dominata dalla dinastia curda dei Marwanidi dell'Alta Mesopotamia[3]. La città è in seguito conquistata dal sultano selgiuchide Alp Arslan. È da qui che Alp Arslan parte per affrontare l'esercito bizantino di Romano IV Diogene. Questo esercito è messo in rotta dal sultano in occasione della battaglia di Manzikert (attualmente Malazgirt), a nord del lago di Van, il 19 agosto 1071.

Nel 1100, il governo di Akhlat è affidato all'emiro Sökmen al-Kutbî,[4] ai suoi discendenti e ai suoi successori, chiamati Shah Arman o Ahlat Shah (in turco Ermenşahlar o Ahlatşahlar). Nel 1185, il quarto sovrano a portare il titolo di Shah Arman muore senza eredi. La città cade allora nelle mani di una serie di comandanti d'origine servile. Gli Ayyubidi di Diyarbakir che bramavano da tempo la città, dopo un lungo periodo di tempo, ne approfittano per impadronirsene nel 1207[5]. Gli Ayyubidi di Akhlat cadono sotto la dominazione mongola degli Ilkhanidi nel 1259 e restano al potere, ma sotto l'autorità mongola, fino alla fine del XV secolo.[6]

La regione è in seguito occupata dagli Ak Koyunlu[7]. Gli Ak Koyunlu non amministrano in prima persona Akhlat e ne lasciano la cura ai principi di Bitlis. Una parte importante della popolazione emigra verso Biltis, meglio difesa.[8] Nel 1548, essa subisce un'incursione dei Safavidi[7]. La città passa infine sotto il controllo dell'Impero ottomano nel XVI secolo.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Akhlat (in arabo: أخلاط , Akhlāṭ, talvolta erroneamente trascritta Ahlāṭ in arabo: أهلاط.
  2. ^ Khilat, in arabo: خلاط).
  3. ^ Janine e Dominique Sourdel, Dictionnaire historique de l’islam, Parigi, PUF, coll. Quadrige, 2004. ISBN 978-2-13-054536-1. online=[1], "Ahlat, en arabe Akhlât ou Khilât".
  4. ^ Sökmen al-Kutbî non deve essere confuso con il suo omonimo e quasi contemporaneo l'Artuchide Soqman ibn Artuq morto nel 1105.
  5. ^ Clifford Edmund Bosworth, The New Islamic Dynasties: A Chronological and Genealogical Manual, Edinburgh University Press, 2004. ISBN 978-0-7486-2137-8. online=[2] e cap. "The Shah-i Armanids"
  6. ^ Clifford Edmund Bosworth, op. cit.. online=Cap. "The Ayyubids", pp. 72-73
  7. ^ a b Janine e Dominique Sourdel, op. cit..
  8. ^ Colin Imber, Keiko Kiyotaki, Rhoads Murphey, Frontiers of Ottoman Studies: State, Province, and the West, Londra, I.B. Tauris, 2005. ISBN 978-1-85043-631-7 online=[3] e Cap. "The Late Middle Ages", pp. 111-112.
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