Dinastia alawide

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La dinastia alawide è una dinastia che regna in Marocco dalla morte dell'ultimo sovrano saadiano nel 1659. Originari di Tafilalet, i suoi membri reclamano un'ascendenza che risale fino a Maometto. La transizione fra Sa'didi e Alawiti sembra aver preso le mosse da Mulay Ali Sharif, che divenne Sultano di Tafilalet nel 1631. Suo figlio, Mulay Rashid, fu posto alla testa del Sultanato del Marocco ed espresse il suo potere dal 1666 al 1672, segnando in tal modo l'avvio della dinastia alawide del Marocco, che è ancor oggi alla testa del Regno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la leggenda, gli Alawidi (al-Alawiyyūn) discenderebbero da Muhammad al-Nafs al-Zakiyya («Anima Pura»), figlio di Abd Allah ibn al-Hasan ibn al-Hasan e discendente di al-Hasan ibn Ali, primogenito di Ali ibn Abi Talib e di Fāṭima al-Zahrāʾ, figlia del Profeta dell'Islam, Maometto.
Muḥammad ibn ʿAbd Allāh, detto "al-Nafs al-Zakiyya", che il padre avrebbe voluto come futuro Califfo una volta abbattuta la dinastia omayyade, morì in seguito alla sconfitta patita a Medina dal Califfo abbaside al-Manṣūr.

Gli Sceriffi alawidi, o hasanidi, si dicono originari di Yanbuʿ, nella penisola Arabica. Invitato da pellegrini berberi di Tafilalet nel XIII secolo, Ḥasan al-Dākhil (l'Immigrato), che si proclamava 21º discendente di Maometto e 17º discendente di Muḥammad al-Nafs al-Zakiyya, si insediò nel 1266 a Sijilmassa. Il suo quinto discendente, Mulay Ali Sharif del Marocco, fu il padre del primo Sultano (Mulay Rashīd ben Sharif) della dinastia alawide.

Gli Alawidi hanno avuto come loro più famoso esponente Mulay Isma'il, che governò il Paese nel corso di 55 anni (1672-1727). Egli riorganizzò il Marocco e ne garantì la pacificazione dopo aver condotto una serie di spedizioni militari contro le tribù ribelli, i Turchi ottomani e i cristiani. Fece in tal modo prevalere il dominio del potere centrale, il cosiddetto makhzen (arabo: مخزن‎, che significa «magazzino», «granaio», vale a dire il Tesoro reale e gli approvvigionamenti: metonimia per indicare il territorio sottomesso a imposte percepite e quindi controllate dallo Stato) in contrapposizione a bilād al-Siba, «paesi del disordine», in cui la facevano da padroni i poteri locali delle tribù, gelose della loro indipendenza ma incapaci di concepire qualcosa più del più angusto campanilismo (aṣabiyya). Sovrano costruttore, egli fondò Meknès e la elesse a propria capitale. La sua morte contrassegna l'ingresso del Marocco in un'epoca agitata: rivolte dei berberi insediati sulle montagne, opposizione religiosa delle confraternite sufi, anni di siccità e di carestia, epidemie (specialmente la peste nel periodo 1797-1800) che provocò un crollo demografico, l'ascesa dei qa'id (capi locali) e il ripiegamento del Marocco su se stesso.

Il regno di Muhammad III (1757-1790) vede l'avvio di scambi commerciali meno episodici con l'Europa. Nel XIX secolo, l'economia entra in crisi e il disordine regna. Il Sultano, che aveva delle mire sull'ovest algerino, corre in soccorso dell'Emiro Abd el-Kader che lottava contro i francesi impegnati all'epoca nella conquista dell'Algeria, realizzata nel 1830. Il Sultano perde nel 1844 la battaglia d'Isly mentre gli spagnoli s'impadroniscono di Tetouan nel 1860. Ḥasan I (1873-1894) riesce tuttavia a mantenere l'indipendenza politica del Paese, ma l'indebolimento del potere centrale, il dissidio con numerose tribù e gli effetti della crisi finanziaria obbligano lo Stato marocchino a contrarre prestiti sempre più onerosi; quello del 1904 comporta l'installazione nei porti marocchini di Ispettori francesi.

Gli Alawidi, chiamati anche Yalawi, Lalawi o ancora Alawi, sono anche originari dell'Algeria occidentale.

Elenco dei monarchi alawidi[modifica | modifica sorgente]

Dinastia alawide a Tafilalet[modifica | modifica sorgente]

Sultani del Marocco (1666-1957)[modifica | modifica sorgente]

Re del Marocco[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J. Brignon, A. Amine, B. Boutaleb, G. Martinet, B. Rosenberger, M. Terrasse, Histoire du Maroc, Hatier, Paris, Librairie Nationale, Casablanca, 1967
  • Henri Terrasse, Histoire du Maroc des origines à l’établissement du Protectorat français, Éditions Atlantides, Casablanca, 1949; réédition Éditions Frontispice, Casablanca, 2005
  • Jacques Benoist-Méchin, Histoire des Alaouites (1268-1971), Perrin, 1994.
  • Ahmad ibn Khalid al-Nasiri, Kitāb al-istiqsāʾ li-akhbār duwal al-Maghrib al-Aqṣā, trad. E. Fumey: Histoire du Maroc, Quatrième partie, Chronique de la dynastie alaouie au Maroc, Archives marocaines, Vol. 9, 1906 [1] Vol. 10, 1907 [2]