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Mehmet V (محمد الخامس in arabo, detto Reşad o Reşat o Reshid Effendi; Istanbul, 2 novembre 1844 – Istanbul, 3 luglio 1918) fu il trentacinquesimo sultano dell'Impero ottomano e il novantanovesimo califfo dell'Islam (sebbene alcuni storici sostengano che i sultani ottomani non abbiamo mai assunto il titolo di califfi)[senza fonte]. Regnò dal 1909 alla sua morte.
Era un figlio del sultano Abd-ul-Mejid I e, come tutti gli altri potenziali eredi al trono, fu tenuto segregato dai successori del padre nell'harem del Palazzo per 30 anni, nove dei quali passati in completa solitudine. Durante questo periodo si dedicò allo studio dell'antica poesia persiana: fu anche autore di versi.
Ascese al trono il 27 aprile 1909, ma il suo ruolo era privo di potere effettivo: le decisioni venivano in realtà prese da vari membri del governo ottomano e, durante la prima guerra mondiale, dai cosiddetti "Tre Pascià", Ismail Enver, Mehmed Talat e Ahmed Djemal.
L'unico atto significativo compiuto da Mehmet V fu dichiarare formalmente la Jihad[senza fonte] contro la Gran Bretagna nel novembre 1914, entrando in guerra a fianco di Germania e Austria: questa fu, in effetti, l'ultima proclamazione della guerra santa "legale", poiché il califfato venne abolito poco tempo dopo la morte di Mehmet (ciò nonostante, molti leader islamici hanno proclamato la jihad da allora). La dichiarazione non ebbe praticamente effetti pratici sull'andamento della guerra, ma fu sfruttata dalla propaganda tedesca, che la fece stampare in più copie e distribuire.
Mehmet V morì nel 1918 all'età di 73 anni: trascorse tutta la vita nel Palazzo Yildiz ad Istanbul. La sua tomba si trova nel distretto di Eyup della metropoli turca. Ebbe due figli: i principi Mehmet Ziyaeddin (1873-1938) ed Omer Hilmi (1888-1935).
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