Dinastia Lodi

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Mausoleo Bara Gumbad nel Giardino di Lodi a Dellhi (1494)

La dinastia di Lodi, o di Lodhī (lingua hindi : लोधी, lingua urdu : ت لودھی, lingua pashtu : د لوديانو واکمني) è stata una dinastia musulmana sunnita di origine afgana che regnò sul sultanato di Delhi dal 1451 al 1526. Succedette alla dinastia Sayyid e venne soppiantata dall'impero Mogul. L'avvento al potere dei Lodi segnò l'emergere degli afghani nella politica indiana precedentemente dominata dai turchi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Bahlul Lodi, fondatore della dinastia, era un afgano la cui famiglia aveva costruito una roccaforte nella regione di Multan. Iniziò con il commercio dei cavalli e poi progressivamente esteso il suo territorio fino a controllare la maggior parte del Punjab[1]. Dopo aver rimosso da Delhi i Sayyid nel 1451, Bahlul Lodi iniziò una politica di conquista. Il trionfo del ricco e potente sultanato di Jaunpur nel 1479 gli permise di dominare la valle del Gange fino al Bengala e di togliere la sovranità dei Sharqi ai quali contestò il Sultanato[2]. Devoto musulmano ma tollerante, fu stimamato dai capi indù e afghani. Bahlul Lodi morì nel luglio del 1489.

Suo figlio e successore, Sikandar Lodi, perseguì la politica di conquista territoriale dopo aver sconfitto i suoi rivali. Fissò la sua capitale nella piccola Agra per combattere più efficacemente contro i sovrani rajput, ma non riuscì a conquistare Gwalior[2]. Con l'ampliamento dei suoi possedimenti instauro una politica amministrativa efficace iniziando ad accentrare il governo. Intensificò i controlli sulla contabilità ed obbligò le truppe mantenute dalla nobiltà ad obbedire al suo comando[3]. In questo modo permise al Sultanato di riconquistare la sua prosperità. Poeta e amante delle arti, si circondò di molti artisti alla sua corte. Tuttavia, spesso si mostrò intollerante e ordinò la distruzione di numerosi templi indù.[3] Morì nel novembre 1517.

Ibrahim Lodi, fratello maggiore, succedette al padre e nominò suo fratello, Jalal Khan, a capo di Jaunpur. Tuttavia, volendo riunire il sultanato, richiamò il fratello Ibrahim Lodi a Delhi, ma questi si rifiutò di obbedire. Ne seguì una guerra fratricida che si concluse con la vittoria del Sultano che uccise il fratello. Insospettito, Ibrahim Lodi imprigionò molti nobili ribelli reprimendo ferocemente una congiura, ma aumentando il malcontento crescente e le rivolte[4]. Le diverse parti in lotta fecero appello al re di Kabul, Babur, che dopo aver conquistato Lahore nel 1524, s'impadronì di Delhi nel 1526 facendosi incoronare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Louis Frédéric, 1996, p. 337
  2. ^ a b Marc Gaborieau, Les États indiens : les sultanats in Claude Markovits, 1996, p. 47
  3. ^ a b Louis Frédéric, 1996, p. 339
  4. ^ Marc Gaborieau, Les États indiens : les sultanats in Claude Markovits, 1996, p. 48

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