Nasir al-Din al-Tusi

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Nasīr al-Dīn al-Tūsī riprodotto su un francobollo persiano in occasione del 7º centenario della morte

Nasīr al-Dīn al-Tūsī, persiano نصير الدين الطوسي (trascritto anche Nassir Eddin al-Tusi), (Razavi Khorasan, febbraio 1201Baghdad, 26 giugno 1274) è stato un astronomo e matematico persiano. Fu anche fisico, chimico, biologo, filosofo, teologo, ma soprattutto uno studioso interdisciplinare al servizio di Hülegü (Hulag Kan).

Vita[modifica | modifica sorgente]

Nacque nella antica città di Tous, appartenente alla regione iranica nord-orientale del Razavi Khorasan, in una famiglia presumibilmente ismailita. Perdette il padre in giovane età e intraprese con impegno e serietà l'attività di studente e studioso. Da giovane si trasferì a Nishapur per studiare filosofia sotto la guida di Farid al-Din al-ʿAttār e matematica grazie agli insegnamenti di Muhammad Hasib.[1]
Successivamente si recò nel Quhistan per inserirsi nella comunità ismailita come novizio.[2]

Tusi fu coinvolto dall'invasione dei Mongoli e assistette al collasso del potere politico ismailita. In seguito a questo sconvolgimento politico, Tusi prestò il suo servizio del condottiero Hulag Khan; questo periodo fu molto fertile e produttivo dato che Tusi scrisse approssimativamente centosessantacinque opere di argomenti vari, occupanti tutto lo scibile umano.[1]

Lavori e ricerche[modifica | modifica sorgente]

Trattato di Tusi preso da Vat.Arabic ms 319

Dette la prima esposizione completa del sistema di trigonometria piana e sferica.

Astronomia e geometria[modifica | modifica sorgente]

Tusi convinse Hulegu a costruire un osservatorio astronomico per migliorare le conoscenze in materia. Iniziato nel 1259, il Rasad Khaneh Observatory fu costruito ad ovest di Maragheh, la capitale dell'Ilkhanato mongolo persiano. Grazie alle sue osservazioni, Tusi, realizzò tabelle delle posizioni e dei movimenti planetari molto accurate e dette nome ad alcune stelle.

Il suo lavoro si può considerare uno dei più completi svolti fino al suo tempo e si dovette attendere almeno quello di Niccolò Copernico, per assistere ad un ulteriore balzo in avanti nei modelli astronomici. Il lavoro e le teorie che elaborò Tusi possono essere paragonate a quelle dell'astronomo cinese Shen Kuo vissuto nel XI secolo.

Per i suoi modelli astronomici, inventò una tecnica geometrica che prese il suo nome, in grado di generare moti lineari dalla somma dei moti circolari; con questa tecnica fu capace di rimpiazzare le equazioni tolemaiche, di calcolare il valore della precessione degli equinozi; inoltre perfezionò la tecnica di calcolo delle declinazioni e contribuì alla costruzione di alcuni strumenti astronomici, tra i quali l'astrolabio.

Tusi fu anche il primo a presentare osservazioni empiriche evidenzianti la rotazione terrestre, usando come parametro di riferimento la posizione delle comete. Le argomentazioni addotte da Tusi furono simili a quelle usate da Niccolò Copernico nel 1543 per spiegare la rotazione della terra.[3]

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Tusi si occupò lungamente di biologia e fu uno dei pionieri di evoluzione biologica affrontata con un taglio scientifico.
La sua teoria dell'evoluzione si basò sulla convinzione che inizialmente l'universo fosse consistito di elementi piccoli ed eguali, definibili come particelle elementari. In una seconda fase, sostanze piccolissime iniziarono a svilupparsi rapidamente e a differenziarsi le une con le altre.
Con questo modello sull'evoluzione, Tusi, arrivò a spiegare come gli elementi si trasformino in minerali, in piante, in animali e infine in esseri umani.
Tusi riuscì a dissertare come la variabilità ereditaria sia stata un fattore importante per l'evoluzione biologica delle cose viventi.[4]
In seguito Tusi discusse sulla capacità di adattamento degli organismi all'ambiente;[4] e per ultimo come gli umani si siano evoluti e distinti dagli animali.[4]

Chimica e fisica[modifica | modifica sorgente]

Nelle discipline della chimica e della fisica, Tusi elaborò una versione anticipatrice della legge della conservazione della massa; scrisse che un corpo è abile a cambiare e a trasformarsi, ma non a scomparire.[4]

Matematica[modifica | modifica sorgente]

Tusi fu probabilmente il primo ad occuparsi di trigonometria come una disciplina separata dalla matematica, e nel suo trattato Trattato sui quadrilateri, fornì la prima esposizione completa di trigonometria sferica,[5] riuscendo ad essere il primo ad elencare i sei distinti casi di un triangolo retto nella trigonometria sferica.

Nel suo trattato On the Sector Figure, formulò la famosa legge dei seni per i triangoli piani:[6]

 \frac{a}{sin A} = \frac{b}{sin B} = \frac{c}{sin C}

I suoi studi matematici approfondirono le leggi dei seni e delle tangenti relative ai triangoli oltre al calcolo delle radici dei numeri interi.

A lui sono dedicati il cratere Nasireddin sulla Luna e l'asteroide 10269 Tusi.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

  • Tajrīd- al-ʿAqāʾid – il suo principale lavoro sul Kalam (filosofia islamica scolastica).
  • al-Tadhkīra fī ʿilm al-hayʾah – un memoriale riguardante le scienze astronomiche.
  • Akhlāq-i Naṣīrī – un'opera che si occupa di etica.
  • al-Risāla al-astūrlābiya – un trattato sull'astrolabio.
  • Zīj-i Īlkhānī ("Tavole ilkhaniche") – un importante trattato di astronomia, completato nel 1272.
  • Sharḥ al-ishārāt ("Commento alle ishārāt [di Avicenna]"); testo di critica sulle opere di Avicenna.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Siddiqi, Bakhtyar Husain, "Nasir al-Din Tusi", A History of Islamic Philosophy, Vol. 1. M. M. Sharif (ed.). Wiesbaden, Otto Harrossowitz, 1963, p. 565
  2. ^ http://www.iep.utm.edu/tusi.htm
  3. ^ F. Jamil Ragep (2001), "Tusi and Copernicus: The Earth's Motion in Context", Science in Context 14 (1-2), pp. 145–163. Cambridge University Press.
  4. ^ a b c d Farid Alakbarov (Summer 2001). A 13th-Century Darwin? Tusi's Views on Evolution, Azerbaijan International 9 (2).
  5. ^ trigonometry, Encyclopædia Britannica. URL consultato il 21 luglio 2008.
  6. ^ J. Lennart Berggren, Mathematics in Medieval Islam in The Mathematics of Egypt, Mesopotamia, China, India, and Islam: A Sourcebook, Princeton University Press, 2007, p. 518, ISBN 978-0-691-11485-9.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Madelung Wilferd, Ethics in Islam, Malibu CA, R.G. Hovannisian, 1985, pp. 85, 101.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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