Jean Bodin

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Jean Bodin

Jean Bodin (Angers, 1529Laon, 1596) è stato un filosofo e giurista francese. Con maggior proprietà può dirsi che il Bodin si dedicò alla filosofia politica toccando tuttavia anche temi giuridici. E, proprio nell'opera giuridica, Bodin fu seguace dell'umanesimo giuridico (rifacendosi alla teoria di François Connan), impegnandosi a razionalizzare il diritto romano in modo che apparisse come un diritto universale positivamente attuato.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Avvocato del parlamento parigino, e consigliere alla corte di re Enrico III, visse nella travagliata epoca della riforma protestante e delle successive guerre di religione.

Fu tra i massimi teorici e sostenitori dell'assolutismo monarchico ed è ritenuto il teorico del concetto moderno di «sovranità».

Opera[modifica | modifica sorgente]

Methodus ad facilem historiarum cognitionem[modifica | modifica sorgente]

In quest'opera Bodin si rivela un precursore di Montesquieu su un tema come la ricerca nella storia dello spirito delle leggi e compone un abbozzo di quella teoria dei climi che sarà ripresa poi dal suo connazionale. Bodin richiede dagli storici del diritto una buona formazione storica e giudica la storia stessa come la migliore preparazione alla politica.[2]

Résponse à M. de Malestroit[modifica | modifica sorgente]

Bodin esamina il fenomeno inflazionistico che turbava il commercio di quei tempi, ne indica l'origine nella "abbondanza d'oro e d'argento" in circolazione (miniere di Potosì in America) e si dichiara a favore della libertà di commercio.[2]

Les Six Livres de la République[modifica | modifica sorgente]

Il 1576 è un anno estremamente fecondo per il giurista francese, sia sul piano pratico, con l'elezione a deputato del terzo stato di Vermandois agli Stati Generali di Blois, dove prende posizione per la riconciliazione e per la pace religiosa, che su quello teorico: pubblica infatti un'opera di teoria politica di straordinario valore: Les six livres de la République (I sei libri dello Stato). Quest'opera viene scritta in volgare francese, e non in latino, di modo che possa essere letta da un maggior numero di persone. A tal proposito, Bodin si esprime così: «Ho intrapreso questo mio discorso sullo Stato (...) in lingua volgare, sia perché la sorgente della lingua latina è ormai esaurita (...) sia per essere compreso meglio da quelli che sono veri Francesi». È un'opera che ricerca un consenso ampio e ha carattere d'urgenza: scrive infatti Bodin, usando l'antica similitudine tra lo Stato e l'imbarcazione, che «ora che la tempesta si è messa a tormentare il vascello del nostro Stato con tale violenza che i capitani e i piloti sono tutti ugualmente stanchi e sfiniti dalla diuturna fatica, è necessario che i passeggeri stessi intervengano a prestare soccorso. Per "salvare la barca" dello stato, non basta un discorso oratorio, semplicemente brillante, "poiché né le malattie degli uomini né quelle degli Stati si curano con lo splendore delle parole».

Occorre invece approfondire la questione generale del potere: a chi deve appartenere il massimo potere in una situazione in cui gli interessi privati e di fazione rischiano di travolgere tutto? Per rispondere a tale domanda, occorre un'opera di teoria politica. Questo intendono essere I sei libri dello Stato. Il trattato di Bodin affronta un concetto determinante, che fonda la gestione unificata del potere da parte dello Stato, in una società che si vuole coesa e ordinata: la sovranità. «Per sovranità - scrive Bodin - si intende quel potere assoluto e perpetuo ch'è proprio dello Stato».

Bodin in questo modo stabilisce il fondamento giuridico che garantisce la totale autonomia della dimensione pubblica rispetto a quella privata, giustifica perciò la necessità di una suprema autorità che si ponga al di sopra dei sudditi.

Per Bodin «la monarchia pura assoluta è lo stato più sicuro e, senza confronto, il migliore di tutti». La democrazia invece oltre a disperdere il potere è anche rischiosa per via del progetto egualitario che l'accompagna («non c'è odio più grande né vi sono inimicizie più radicali di quelle che si creano tra gli uguali»). «Lo Stato è il governo giusto di più famiglie e di ciò che è loro comune, con potere sovrano». La comunità politica è quindi un governo giusto, cioè ordinato, conforme a certi valori morali di ragione, giustizia; lo Stato si identifica nel governo, il governo giusto è quello che soddisfa il bene dei cittadini e contemporaneamente anche il bene dello Stato, bene comune e individuale convergono; la famiglia è il punto di partenza, la cellula madre e il modello della comunità politica ben ordinata, è una componente naturalistica, la prima istituzione. La sovranità è la forza coesiva, unificatrice della comunità politica, lo Stato non esiste se non c’è un potere sovrano la sovranità. Il potere sovrano è perpetuo, la sovranità cioè ha una durata ininterrotta e non limitata. Bodin, contrario a qualunque tipo di governo misto, distingue i vari tipi di governo ed esclude categoricamente la possibilità di dividere le prerogative della sovranità per costituire uno Stato aristocratico o popolare, le prerogative della sovranità sono indivisibili. La monarchia è il governo naturale, la forma di Stato in cui la sovranità assoluta risiede in un solo principe, è solo nella monarchia che la sovranità assoluta con le sue prerogative indivisibili trova una garanzia di durata e un appoggio vigoroso. Solo la monarchia infine assicura maggiori garanzie alla scelta delle competenze. La monarchia di Bodin non è però un sistema tirannico, al di sopra delle leggi del sovrano si trovano infatti le leggi di natura, riflesso della ragione divina. Il sovrano deve rispettare quindi la libertà naturale dei sudditi e la loro proprietà. Bodin si difende dall'accusa di assolutismo nella dedica dell'edizione latina della Rèpublique, ricordando di avere chiaramente evidenziato i Limiti del potere sovrano: Il diritto divino e naturale, le leggi fondamentali del regno concernenti la trasmissione del potere sovrano, il diritto di proprietà dei capi famiglia, le stesse leggi del sovrano laddove richiamino norme appartenenti ai due diritti superiori, le obbligazioni assunte con patti e giuramenti anche nei confronti dei propri sudditi e degli stranieri e il dovere di impartire giustizia guardando al modello supremo rappresentato dal governo divino del mondo. Non si tratta di una sovranità illimitata, senza leggi morali, è una monarchia assoluta ma non arbitraria, che permette anche un consiglio permanente, gli Stati generali e provinciali come organi di consultazione, ma anche corporazioni, comunità, forme di associazione intermedia tra lo Stato e i sudditi, che non devono sconfinare nella sfera dell’autorità del sovrano.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Oratio de instituenda in republica in juventute ad Senatum Populumque Tolosatem (1559).
  • Methodus ad facilem historiarum cognitionem (1566).
  • Paradoxes de M. de Malestroit touchant le fait des monnaies et l’enrichissement de toutes choses (1568).
  • Les Six Livres de la République (1576).
  • Juris universi distributio (1578).
  • Réponse aux paradoxes de M. de Malestroit touchant l’enrichissement de toutes choses et le moyen d’y remédier (1578).
  • La Démonomanie des Sorciers (1580, tradotto successivamente in latino).
  • Apologie de René Harpin [= Bodin] pour la République de Jean Bodin, (1581).
  • De republica libri sex (1586; traduzione latina della République).
  • Universæ Naturæ Theatrum (1596; tradotto in francese da François de Fougerolles nel 1597).
  • Paradoxon, quod nec virtus ulla in mediocritate, nec summum hominis bonium in virtutis actione consistere possit (1596).
  • Colloquium heptaplomeres de rerum sublimium arcanis abditis (1587; pubblicato postumo nel 1858, a Lipsia, da Ludwig Noack).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guido Fassò, Storia della filosofia del diritto. II: L'età moderna, cit. p. 54, Laterza 2001.
  2. ^ a b Enciclopedia Rizzoli Larousse, III, Milano, R.C.S. Libri S.p.A., 2003, p. 422.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bodin, Jean, I sei libri dello Stato, 3 voll., Torino, UTET, 1988-1997.
  • Bodin, Jean, Demonomania de gli stregoni, Storia e Letteratura, Roma, 2006. (Ristampa dell'edizione italiana del 1587 tradotta dal cavalier Ercole Cato e stampata a Venezia per i tipi di Aldo Manuzio).
  • Bodin, Jean, Paradosso sulla virtù, a cura di Andrea Suggi, Nino Aragno Editore, 2009.
  • Vari, La "République" di Jean Bodin. Atti del Convegno (Perugia, 14-15 novembre 1980), Firenze, Olschki, 1981.
  • Conti Odorisio, Ginevra, Famiglia e Stato nella «Republique» di Jean Bodin, Giappichelli, 1999.
  • Marocco Stuardi, Donatella, La République di Jean Bodin. Sovranità, governo, giustizia, FrancoAngeli, 2006.
  • Parinetto, Luciano, L'inquisitore libertino. Discorso sulla tolleranza religiosa e sull'ateismo, a proposito dell «Heptaplomeres» di Jean Bodin, Asefi Terziaria, 2002.
  • Vasoli, Cesare, Armonia e giustizia. Studi sulle idee filosofiche di Jean Bodin, Firenze. Olschki, 2008.

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