Magi (Bibbia)

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Santi Magi d'Oriente
I Magi con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio. Ravenna, Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, ca 600.
I Magi con i loro abiti tradizionali: brache, mantello e berretto frigio.


Ravenna, Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, ca 600.

Nascita in Persia
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principale Duomo di Colonia, Germania
Ricorrenza 24 luglio
Attributi Oro, Incenso e Mirra

Nella tradizione cristiana i Magi[1] sono alcuni astronomi e sacerdoti zoroastriani[2] che, secondo il Vangelo di Matteo (2,1-12), seguendo "il suo astro[3]" giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il "re dei Giudei" che era nato:

(GRC)
« Τοῦ δὲ Ἰησοῦ γεννηθέντος ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας ἐν ἡμέραις Ἡρῴδου τοῦ βασιλέως, ἰδοὺ μάγοι ἀπὸ ἀνατολῶν παρεγένοντο εἰς Ἱεροσόλυμα λέγοντες• Ποῦ ἐστιν ὁ τεχθεὶς βασιλεὺς τῶν Ἰουδαίων; εἴδομεν γὰρ αὐτοῦ τὸν ἀστέρα ἐν τῇ ἀνατολῇ καὶ ἤλθομεν προσκυνῆσαι αὐτῷ ἀκούσας δὲ Ἡρῴδης ὁ βασιλεὺς ἐταράχθη καὶ πᾶσα Ἱεροσόλυμα μετ’ αὐτοῦ, καὶ συναγαγὼν πάντας τοὺς ἀρχιερεῖς καὶ γραμματεῖς τοῦ λαοῦ ἐπυνθάνετο παρ’ αὐτῶν ποῦ ὁ Χριστὸς γεννᾶται οἱ δὲ εἶπον αὐτῷ• Ἐν Βηθλέεμ τῆς Ἰουδαίας• οὕτως γὰρ γέγραπται διὰ τοῦ προφήτου• Καὶ σύ Βηθλέεμ, γῆ Ἰούδα, οὐδαμῶς ἐλαχίστη εἶ ἐν τοῖς ἡγεμόσιν Ἰούδα• ἐκ σοῦ γὰρ ἐξελεύσεται ἡγούμενος, ὅστις ποιμανεῖ τὸν λαόν μου τὸν Ἰσραήλ Τότε Ἡρῴδης λάθρᾳ καλέσας τοὺς μάγους ἠκρίβωσεν παρ’ αὐτῶν τὸν χρόνον τοῦ φαινομένου ἀστέρος, καὶ πέμψας αὐτοὺς εἰς Βηθλέεμ εἶπε• Πορευθέντες ἐξετάσατε ἀκριβῶς περὶ τοῦ παιδίου• ἐπὰν δὲ εὕρητε ἀπαγγείλατέ μοι, ὅπως κἀγὼ ἐλθὼν προσκυνήσω αὐτῷ οἱ δὲ ἀκούσαντες τοῦ βασιλέως ἐπορεύθησαν• καὶ ἰδοὺ ὁ ἀστὴρ ὃν εἶδον ἐν τῇ ἀνατολῇ προῆγεν αὐτοὺς ἕως ἐλθὼν ἐστάθη ἐπάνω οὗ ἦν τὸ παιδίον• ἰδόντες δὲ τὸν ἀστέρα ἐχάρησαν χαρὰν μεγάλην σφόδρα καὶ ἐλθόντες εἰς τὴν οἰκίαν εἶδον τὸ παιδίον μετὰ Μαρίας τῆς μητρὸς αὐτοῦ, καὶ πεσόντες προσεκύνησαν αὐτῷ, καὶ ἀνοίξαντες τοὺς θησαυροὺς αὐτῶν προσήνεγκαν αὐτῷ δῶρα, χρυσὸν καὶ λίβανον καὶ σμύρναν• καὶ χρηματισθέντες κατ’ ὄναρ μὴ ἀνακάμψαι πρὸς Ἡρῴδην, δι’ ἄλλης ὁδοῦ ἀνεχώρησαν εἰς τὴν χώραν αὐτῶν Ἀναχωρησάντων δὲ αὐτῶν ἰδοὺ ἄγγελος Κυρίου φαίνεται κατ’ ὄναρ τῷ Ἰωσὴφ λέγων• Ἐγερθεὶς παράλαβε τὸ παιδίον καὶ τὴν μητέρα αὐτοῦ καὶ φεῦγε εἰς Αἴγυπτον, καὶ ἴσθι ἐκεῖ ἕως ἂν εἴπω σοι• μέλλει γὰρ Ἡρῴδης ζητεῖν τὸ παιδίον τοῦ ἀπολέσαι αὐτό ὁ δὲ ἐγερθεὶς παρέλαβεν τὸ παιδίον καὶ τὴν μητέρα αὐτοῦ νυκτὸς καὶ ἀνεχώρησεν εἰς Αἴγυπτον, καὶ ἦν ἐκεῖ ἕως τῆς τελευτῆς Ἡρῴδου• ἵνα πληρωθῇ τὸ ῥηθὲν ὑπὸ Κυρίου διὰ τοῦ προφήτου λέγοντος• Ἐξ Αἰγύπτου[4] »
(IT)
« Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:

“E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.”
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν prosekynēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro (χρυσὸν chryson), incenso (λίβανον libanon) e mirra (σμύρναν smyrnan). Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggì in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto »

(Vangelo di Matteo, II, 1-14)

Gli storici e alcuni biblisti cristiani interpretano questo racconto evangelico come un particolare leggendario[5], mentre altri biblisti cristiani e il Magistero della Chiesa cattolica ne sostengono la veridicità[6]. Il particolare ha comunque avuto una straordinaria fortuna artistica, in particolare nelle rappresentazioni della natività e del presepe.

Il racconto evangelico li descrive in maniera estremamente scarna e la successiva tradizione cristiana vi ha aggiunto alcuni particolari: erano tre (sulla base dei tre doni portati, oro, incenso e mirra), erano re e si chiamavano Melchiorre, Baldassarre e Gaspare[7].

Il racconto di Matteo[modifica | modifica sorgente]

L'Adorazione dei Magi di Bartolomé Esteban Murillo.

Il Vangelo secondo Matteo è l'unica fonte cristiana canonica a descrivere l'episodio. Secondo il racconto evangelico, i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa, fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, domandando dove fosse 'il re che era nato', in quanto avevano 'visto sorgere la sua stella'. Erode, mostrando di non conoscere la profezia dell'Antico Testamento (Michea 5,1), ne rimase turbato e chiese agli scribi quale fosse il luogo ove il Messia doveva nascere. Saputo che si trattava di Betlemme, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, 'affinché anche lui potesse adorarlo' (2,1-8). Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un'altra strada (2,9-11). Scoperto l'inganno, Erode s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli innocenti (2,16-18), ma Giuseppe, avvertito anticipatamente in sogno, fuggì in Egitto (2,13-14) con la famiglia.

Il passo di Matteo non fornisce il numero esatto dei Magi ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni, parla di tre uomini. In realtà, il testo greco non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di "Magi dall'Oriente" (μαγοι απο ανατολων, magoi apo anatolōn). Il testo non specifica neanche l'intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e l'arrivo a Betlemme dei Magi. Dal vangelo secondo Luca sappiamo che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme almeno 40 giorni, cioè sino alla Presentazione al Tempio. Secondo alcuni autori che hanno proposto l'armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli, la visita dei Magi e l'immediatamente successiva fuga in Egitto dovrebbero aver avuto luogo dopo questo evento (al termine del quale la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme), in contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni fra Natale ed Epifania[8]. È stato anche ipotizzato che la visita dei Magi sia avvenuta a Nazaret: essi si sarebbero recati a Betlemme, ma non vi avrebbero trovato Gesù, già ripartito con i suoi; usciti dalla città, sarebbero stati guidati dalla stella fino a Nazaret[9].

Storicità e significato teologico dell'avvenimento[modifica | modifica sorgente]

L’esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto dei criteri per distinguere i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli evangelisti stessi. In questa prospettiva, un gran numero di biblisti contemporanei sottolinea che, nel caso di Mt 2, non ci si trova di fronte ad una cronaca, ma ad una composizione didascalica, midrashica: una "costruzione" letteraria che è stata pensata per fornire un insegnamento. Chi avrebbe scritto e redatto la "novella teologica" dei Magi a Betlemme aveva alle spalle "storie" simili nelle letterature religiose del tempo, e soprattutto aveva alle spalle una evidenza inconfutabile: Gesù, considerato l'inviato di Dio, fu respinto dal potere sia politico sia religioso. E se i maestri del Giudaismo, in larga misura, avevano rifiutato Gesù, lo avevano accolto persone che, per lo più, erano marginali, senza "titoli" particolari. Con un procedimento letterario chiamato retroproiezione, dunque, l’evangelista avrebbe collocato all'inizio della vita di Gesù ciò che sarebbe poi successo durante tutti gli anni della sua esistenza: in Erode e nell’ambiente di Gerusalemme il racconto vede l'opposizione del potere politico e religioso, mentre i Magi che "vennero da lontano" sarebbero i rappresentanti di tutte quelle persone che "vengono da lontano", che a quel tempo erano guardate con sospetto. Il testo evangelico, infatti, mostra chiaramente che i Magi sono dei "gentili" (non ebrei): gli studiosi Raymond Brown e Ortensio da Spinetoli, tra gli altri, fanno notare come nel racconto i Magi si rivolgano agli Ebrei in veste di stranieri e non sembrino conoscere le Sacre Scritture ebraiche.

Gli studiosi più legati alla tradizione ritengono che l'avvenimento sia storicamente accaduto, tuttavia fanno notare che non si tratta di un aspetto centrale della fede cristiana, pertanto, anche se fosse un fatto leggendario con un significato teologico, per il credente non cambierebbe nulla[10].

Il significato del termine 'magi'[modifica | modifica sorgente]

Magi è la traslitterazione del termine greco magos (μαγος, plurale μαγοι). Si tratta di un titolo riferito specificamente ai sacerdoti dello Zoroastrismo tipici dell'Impero persiano.

L'Adorazione dei Magi del Beato Angelico e di Filippo Lippi
"I tre re pagani vennero chiamati Magi non perché fossero versati nelle arti magiche, ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia. Erano detti magi dai Persiani coloro che gli Ebrei chiamavano scribi, i Greci filosofi e i latini savi"Ludolfo di Sassonia (m. 1378), Vita Christi.

In alcune versioni meno recenti delle Scritture, ad esempio la Bibbia di re Giacomo, i Magi sono indicati come Uomini Saggi, un termine arcaico per indicare i maghi o magi, con il carattere di filosofi, scienziati e personaggi importanti. Nella Bibbia di re Giacomo, lo stesso termine greco magos che nel Vangelo secondo Matteo viene tradotto con "saggio", è reso con "stregone" negli Atti degli Apostoli (episodio di "Elimas il mago", Atti 13). Lo stesso termine greco identifica anche Simon Mago in Atti 8. Oggi il significato più profondo è ormai dimenticato e, quindi, tutte le traduzioni moderne usano il termine di derivazione greca, magi.

In Erodoto la parola magoi era associata a personaggi dell'aristocrazia della Media ed, in particolare, ai sacerdoti astronomi della religione zoroastriana, che erano anche ritenuti capaci di uccidere i demoni e ridurli in schiavitù. Poiché il passo di Matteo implica che fossero dediti all'osservazione delle stelle, la maggioranza dei commentatori ne conclude che il significato inteso fosse quello di "sacerdoti di Zoroastro", e che l'aggiunta "dall'Oriente" ne indicasse naturalmente l'origine persiana. Addirittura, la traduzione dei Vangeli di Wycliffe parla direttamente di "astrologi", non di "saggi". Nel XIV secolo la distinzione tra astronomia e astrologia non era ancora riconosciuta, e le due discipline cadevano entrambe sotto la seconda denominazione.

Anche se il sostantivo maschile magi (μαγοι) è stato usato un paio di volte in riferimento a una donna (nell'Antologia Palatina e in Luciano), l'appartenenza alla classe dei magi era riservata ai maschi adulti. Gli antichi magi erano persiani, e poiché i territori ad oriente della Palestina biblica coincidevano con l'impero persiano, ci sono pochi dubbi sull'origine etnica e sulla religione di appartenenza dei personaggi descritti nel vangelo di Matteo.

Si noti come il termine magi sia una traduzione artificiosa atta ad evitare il termine piuttosto sgradevole di maghi che indicava i ciarlatani e gli imbroglioni.

La regalità dei "magi"[modifica | modifica sorgente]

La regalità dei "magi" non è attestata nelle fonti canoniche cristiane, né dai Padri della Chiesa, tuttavia i "magi" divengono Re magi nella tradizione liturgica cristiana in quanto la festa della Epifania è collegata al Salmo LXXI (LXXII),10[11]:

(EL)
« βασιλεῖς θαρσις καὶ αἱ νῆσοι δῶρα προσοίσουσιν βασιλεῖς ἀράβων καὶ σαβα δῶρα προσάξουσιν[12] »
(IT)
« Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi. »
(Libro dei Salmi, LXXI (LXXII),10)

I Magi e il Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Se è vero che il brano evangelico non riporta il numero esatto dei Magi, la tradizione popolare cristiana li ha spesso identificati come i tre saggi[13] o i tre re e ha assegnato loro i nomi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare. Esistono comunque tradizioni alternative che portano i magi in visita a Gesù in numero minore (due) o maggiore (fino a dodici)[14].

Fin dai primi secoli del Cristianesimo ai Magi sono stati associati gli atteggiamenti positivi della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre: addirittura si riteneva che con la loro opera avessero contribuito a cacciare i demoni verso gli Inferi. E, poiché erano sacerdoti, sebbene zoroastriani, seguendo la stella e raggiungendo il neonato re di Israele, lo avrebbero anche riconosciuto come dio, anzi, come l'unico Dio venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Quindi i Magi sarebbero arrivati presso la mangiatoia di Betlemme con piena coscienza dell'importanza religiosa e cosmica della nascita del Cristo.

In effetti, per il Vangelo di Matteo i Magi sarebbero stati le prime autorità religiose ad adorare il Cristo e quindi, dei tre doni che essi portavano con sé, da questo punto di vista, il più importante era l'ultimo, la mirra. Si tratta di una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso: la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina.

Per tutte queste ragioni, il racconto dei Magi gode di un particolare rispetto presso le popolazioni cristiane. Nel calendario liturgico dei cattolici e di altre Chiese cristiane, la visita dei Magi a Gesù bambino viene commemorata nella festa dell'Epifania, il 6 gennaio. La Chiesa ortodossa e altre Chiese di rito orientale (che nell'Epifania ricordano il Battesimo di Cristo nel Giordano) commemorano la venuta dei Magi nel giorno stesso del Natale.

Il tema è ricorrente nelle rappresentazioni artistiche e letterarie di ispirazione cristiana sotto il nome di Adorazione dei Magi.

A partire dalle poche informazioni neotestamentarie, la tradizione cristiana ha arricchito la storia dei magi di molti dettagli. Una delle evoluzioni più rilevanti è il passaggio dalla condizione di astrologi a quella di re. L'opinione più accreditata è che si tratti di un richiamo alle profezie dell'Antico Testamento che parlano dell'adorazione del Messia da parte di alcuni re (Isaia 60:3, Salmi 72:10 e 68:29). I primi esegeti avrebbero, dunque, reinterpretato il passo di Matteo alla luce di queste profezie elevando i Magi al rango di re. Il biblista Mark Allan Powell rifiuta però questa interpretazione, sostenendo che l'idea di un'autorità regale dei Magi è di molto successiva, addirittura posteriore a Costantino, e strumentale alla giustificazione del ruolo dei monarchi cristiani. Già dal 500, comunque, tutti i commentatori adottarono la versione più diffusa che parlava di tre re, che non venne messa in discussione fino alla Riforma protestante. Un'ulteriore evoluzione vuole che i Magi provenissero da paesi lontani posti nei tre continenti allora noti (Europa, Asia e Africa), a significare che la missione redentrice di Gesù era rivolta a tutte le nazioni del mondo. Per questo motivo i tre re sono raffigurati in genere come un bianco, un arabo e un nero.

In un inno religioso del poeta iberico Prudenzio, della fine del IV secolo, si ritrova già l'interpretazione medievale dei doni come emblemi profetici dell'identità di Gesù, ripresa anche in canti popolari molto più tardi (ad es. "We Three Kings" di John Henry Hopkins, Jr., 1857). L'incenso, che veniva usato nel tempio, indica il sacerdozio di Gesù; l'oro ne indica la regalità; la mirra, usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indica l'espiazione dei peccati attraverso la morte. Nei primi secoli dell’èra cristiana furono scritti altri antichi testi significativi sui Magi: l’Opus imperfectum in Matthaeum (opera latina anteriore al secolo VII), La Vita di Adamo ed Eva, il Libro della rivelazione di Adamo al figlio Seth trovato nella biblioteca gnostica copta di Nag Hammadi nel 1945, Il Protocollo Etiopico di San Giacomo, Il Vangelo degli ebrei e Nazareth e La Caverna dei Tesori, quest‘ultimo un importante testo siriaco del VI secolo.[15] Il Libro della Caverna dei Tesori per la prima volta rappresenta i Magi come Caldei e li definisce "re e figli di re". Attorno ai Magi nasce poi anche il culto del Fuoco sacro di cui testimoniano un manoscritto uigurico di origine siriaca-nestoriana scoperto a Turfan, l' Evangelo arabo dell'Infanzia (capp. VII-VIII) che è un vangelo apocrifo, l'etiopico Liber Nativitatis Mariae Virginis ("Libro della Natività di Maria Vergine"), Il Milione di Marco Polo (capp. XXII-XXIII).[16][17]

Anche se non è citato nel Corano, il racconto dei Magi era ben conosciuto in Arabia. L'enciclopedista arabo al-Tabari, nel IX secolo, riferisce dei doni portati dai Magi attribuendo loro il simbolismo che ci è usuale e citando come fonte lo scrittore del VII secolo Wahb ibn Munabbih.

La stella di Betlemme[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stella di Betlemme.

La stella che attraversa il cielo, che la leggenda e l'iconografia indicano come Stella di Betlemme ed i contemporanei come "Stella della Profezia" (quella che Giuseppe Flavio riferisce al suo mecenate Vespasiano), viene spesso rappresentata come una cometa dotata di coda. Nel racconto evangelico, la stella non è l'unico segno a identificare la cittadina di Betlemme. Anche una interpretazione del Libro di Isaia, di cui Erode era a conoscenza, identificava Betlemme come il luogo dove sarebbe nato un re, il Messia dei Giudei, discendente o "figlio" di Davide (si veda anche il Libro di Michea).

I Magi nei vangeli apocrifi[modifica | modifica sorgente]

Diversamente dai vangeli canonici, sono molti i riferimenti ai Magi nei vangeli apocrifi, in alcuni dei quali possiamo trovare l’origine delle immagini che nel corso dei secoli hanno avuto una grande popolarità, fino a diventare parte integrante della cultura cristiana canonica.

Protovangelo di Giacomo[modifica | modifica sorgente]

In questo testo si narra che, mentre Giuseppe si prepara a partire per la Giudea, a Betlemme c'è una grande agitazione per l’arrivo dei Magi che chiedono dove sia il re dei giudei che era nato, poiché avevano visto la sua stella in oriente ed erano venuti per adorarlo. Erode, che aveva saputo dell’arrivo dei magi, manda dei messi da loro per farli venire al suo cospetto ed interrogarli. Chiede dunque ai Magi dove fosse scritto che sarebbe dovuto nascere il Cristo. I Magi rispondono che era scritto che sarebbe nato a Betlemme in Giudea:

« Ed egli allora li congedò. Ed interrogò i Magi, dicendo loro: - Che sogno avete visto circa il re che è nato?

Dissero i Magi: - Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo. I Magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. Ed i magi videro il bambino con sua madre Maria e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro, incenso e mirra. »

(Protovangelo di Giacomo, Cap XXI, par. 2 e 3, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

I Magi quindi prendono la strada del ritorno, essendo stati avvertiti dall’angelo di non entrare in Giudea.

Vangelo dello pseudo Matteo[modifica | modifica sorgente]

I Magi arrivano dopo il secondo anno dalla nascita del Cristo:

« Trascorso poi il secondo anno, dall’oriente vennero dei magi a Gerusalemme, portando doni. Essi interrogarono sollecitamente i Giudei, domandando: - dov’è il re che vi è nato? Infatti abbiamo visto in oriente la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. »
(Vangelo dello pseudo Matteo, Cap XVI, par. 1, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

Erode dopo essere venuto a sapere dell’arrivo dei Magi si spaventa e manda degli scribi dai farisei e dai rabbini del popolo per sapere da loro dove nelle sacre scritture i profeti avevano predetto la nascita del Cristo. Alla risposta che sarebbe dovuto nascere in Betlemme, il re chiama i Magi e domanda loro quando fosse apparsa la stella:

« Poi li mandò a Betlemme, dicendo: - Andate, e fate diligenti ricerche del bambino; e quando lo avrete trovato fatemelo sapere, perché venga anch’io ad adorarlo. Ora, mentre i Magi procedevano per la strada, apparve loro la stella e, quasi a far a loro da guida, li precedeva, finché giunsero dove era il bambino. Nel vedere la stella, i magi si rallegrarono di grande gioia , ed entrati nella casa trovarono il bambino che sedeva in grembo alla madre. »
(Vangelo dello pseudo Matteo , Cap XVI, par. 1 e 2, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)
« Al bambino poi offrirono ciascuno una moneta d’oro. Dopo di ciò uno offrì dell’oro, un altro dell’incenso e l’altro della mirra. »
(Vangelo dello pseudo Matteo, Cap XVI, par. 2, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

I Magi infine vengono ammoniti dall’angelo, in sogno, a non tornare da Erode e dopo l’adorazione del bambino tornano "al loro paese" per un’altra via.

Vangelo dell’infanzia arabo siriano[modifica | modifica sorgente]

In questo vangelo apocrifo è scritto che in seguito alla nascita di Gesù a Betlemme vennero dei magi dall’oriente:

« …come aveva predetto Zaratustra… »
(Vangelo dell’infanzia arabo siriano, Cap VII, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

Maria dona loro alcune delle fasce del bambino Gesù, che i magi accettano con grande riconoscenza. In quello stesso istante appare loro un angelo:

« …sotto forma di quella stella che prima era stata la loro guida nel viaggio: ed essi se ne andarono, seguendo l’indicazione della sua luce, finché giunsero alla loro patria. »
(Vangelo dell’infanzia arabo siriano, Cap VII, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

Nel capitolo successivo si racconta poi che:

« Si raccolsero allora intorno ad essi i loro re e principi, domandando che cosa mai avevano visto e avevano fatto, in che modo erano andati e ritornati, e che cosa avevano riportato con sé. »
(Vangelo dell’infanzia arabo siriano, Cap VIII, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

I Magi mostrano così la fascia a tutti e celebrano una festa: accendono un fuoco, "…seguendo la loro usanza…", lo adorano e vi gettano sopra la fascia. Il fuoco avvolge subito la fascia accartocciandola, ma una volta spentosi questa rimane integra:

« …come se il fuoco non l’avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: - Questo è senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il fuoco non ha potuto bruciarla né consumarla! – Quindi la presero e con grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori. »
(Vangelo dell’infanzia arabo siriano, Cap VIII, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi 1969)

Vangelo dell’infanzia Armeno[modifica | modifica sorgente]

In questo testo c'è la descrizione più dettagliata dei Magi tra tutti i testi della tradizione Cristiana.

« Quando l’angelo aveva portato la buona novella a Maria era il 15 di Nisān, cioè il 6 aprile, un mercoledì, alla terza ora.[18] Subito un angelo del signore si recò nel paese dei persiani, per avvertire i re Magi che andassero ad adorare il neonato. E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre.

In quel momento il regno dei persiani dominava per la sua potenza e le sue conquiste su tutti i re che esistevano nei paesi d’oriente, e quelli che erano i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani, e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi.[19] Essendosi uniti insieme per ordine di Dio, arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre. »

(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap V par. 9, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

Il racconto dei Magi continua, successivamente la nascita di Gesù, con Giuseppe e Maria che rimangono nella grotta per non farsi vedere "…perché nessuno ne sapesse niente".

« Ma tre giorni dopo, il 23 di Tēbēth, cioè il 9 gennaio, ecco che i Magi d’Oriente (…) arrivarono alla città di Gerusalemme, dopo nove mesi. Questi re dei magi erano tre fratelli (…). I comandanti del loro corteggio erano, investiti della suprema autorità, erano dodici. (…) I drappelli di cavalleria che li accompagnavano comprendevano dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno. »
(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap XI par. 1, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

Successivamente i Magi, con il loro seguito, si accampano presso Gerusalemme per tre giorni. Benché fossero fratelli, "…figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente."

« Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio.

Il secondo, il re degli indi, Balthasar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Gaspar, aveva oro, argento, pietre opreziose, zaffiri di gran valore e perle fini. Quando tutti furono giunti nella città di Gerusalemme l’astro che li precedeva celò momentaneamente la sua luce. Essi perciò si fermarono e posero le tende. Le numerose truppe di cavalieri si dissero l’un l’altro: - E adesso che facciamo? In quale direzione dobbiamo camminare? Noi lo ignoriamo, perché una stella ci ha preceduti fino ad oggi, ma ecco che è scomparsa e ci ha lasciati nelle difficoltà. »

(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap XI par. 3, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

Anche nel testo Armeno, come nel protovangelo di Giacomo e nello pseudo Matteo, i Magi non sanno dove cercare Gesù. Così vanno da Erode che desidera interrogarli. I tre Magi sono però consapevoli che la testimonianza che loro possiedono non proviene da nessun uomo, né altro essere vivente, essendo un ordine divino. Erode allora chiede loro del libro che contiene la profezia, ricevendo per risposta:

« -Nessun altro popolo lo conosce, né per sentito dire, né per conoscenza diretta. Solo il nostro popolo ne possiede la testimonianza scritta. Quando Adamo dovette lasciare il paradiso e Caino ebbe ucciso Abele, il Signore Dio diede ad Adamo, come figlio della consolazione, Seth, e con lui questo documento scritto, chiuso e sigillato dalle mani di Dio.[20] »
(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap XI par. 2 e 3, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

I Magi quindi elencano la genealogia che da Adamo a Seth, passando per Noè, Sem, il sommo sacerdote Melchisedec fino a Ciro, re di Persia, dove è stato custodito in una sala, facendo sì che la scrittura pervenisse fino a loro. Così hanno potuto conoscere in anticipo della profezia della nascita del figlio d’Israele. Erode furioso di rabbia, chiede quindi di vedere il documento ma in quel momento il palazzo viene scosso e l’edificio crolla. Erode quindi si convince a lasciare liberi i Magi che finalmente trovano il bambino Gesù al quale gli offrono i doni. Infine re Melkon, preso il libro del testamento, lo consegna in dono a Gesù dicendo:

« Ecco lo scritto, in forma di lettera, che tu hai lasciato in custodia, dopo averlo chiuso e sigillato. Prendi, e leggi il documento autentico che tu stesso hai scritto. »
(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap XI par. 22, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

Nel testo che Adamo aveva dato a suo figlio Seth, conservato in segreto, è scritto che:

« (…)come dapprima Adamo aveva voluto diventare un dio, Dio stabilì di diventare uomo, per l’abbondanza del suo amore ed in segno di misericordia verso il genere umano. Egli fece promessa al nostro primo padre che, tramite suo, avrebbe scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole: - Nell’anno 6000, il sesto giorno della settimana, io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella sua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai discernere il bene dal male. »
(Vangelo dell’infanzia Armeno, Cap XI par. 23, “I vangeli apocrifi”, a cura di M. Craveri, Einaudi, 1969)

Vangelo di Nicodemo[modifica | modifica sorgente]

Pilato rivolto alla folla degli giudei, ricorda loro come il Dio d’Israele abbia aiutato il loro popolo a fuggire dall’Egitto, affrancandosi dalla schiavitù, e come in cambio di ciò essi abbiano preferito adorare un vitello di metallo fuso. Solo grazie a Mosè Dio non ha sterminato il suo popolo. Poi alzatosi dal suo seggio dice:

« - Noi riconosciamo come imperatore Cesare, e non Gesù; ma invero i Magi gli hanno portato dall’oriente doni come a un re. Ed Erode udito dai Magi che era nato un re, voleva ucciderlo, ma venutone a conoscenza, suo padre Giuseppe prese lui e sua madre e fuggirono in Egitto (…) »
(Vangelo di Nicodemo, Cap IX par.3, “I vangeli apocrifi”, a cura di M.Craveri, Einaudi, 1969)

Le tombe dei Magi[modifica | modifica sorgente]

Marco Polo afferma di aver visitato le tombe dei Magi nella città di Saba[21], a sud di Teheran, intorno al 1270: "In Persia è la città ch'è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò più volte in quella cittade di quegli III re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano III re soppelliti anticamente." (Il Milione, cap. 30).

Quella di Marco Polo non è tuttavia l'unica testimonianza sul luogo di sepoltura dei Magi. Nel transetto della basilica romanica di Sant’Eustorgio a Milano si trova la “cappella dei Magi”, in cui è conservato un colossale sarcofago di pietra (vuoto), risalente al tardo Impero Romano: la tomba dei Magi. Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, vicino ai corpi dei Magi stessi. Per questo motivo, con l’approvazione dell’imperatore Costante avrebbe fatto giungere i loro resti dalla basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (dove erano stati portati alcuni decenni prima da sant'Elena, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa).

Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa di Sant'Eustorgio (come pure gran parte delle mura e degli edifici pubblici di Milano) e si impossessò delle reliquie dei Magi. Nel 1164 l'arcicancelliere imperiale Rainaldo di Dassel, arcivescovo di Colonia ne sottrasse i corpi e li trasferì, attraverso Lombardia, Piemonte, Borgogna e Renania, fino al duomo della città tedesca, dove ancora oggi sono conservate in un prezioso reliquiario.

Ai milanesi rimase solo la medaglia fatta, sembra, con parte dell'oro donato dai Magi al Signore, che da allora venne esposta il giorno dell'Epifania in Sant'Eustorgio accanto al sarcofago vuoto. Negli anni successivi Milano cercò ripetutamente di riavere le reliquie, invano. Né Ludovico il Moro nel 1494, né Papa Alessandro VI, né Filippo II di Spagna, né Papa Pio IV, né Gregorio XIII, né Federico Borromeo riuscirono a far tornare le spoglie in Italia.
Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì ad ottenere una parte di quello che le era stato tolto: il 3 gennaio del 1904,[22] infatti, il cardinal Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece solennemente ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall'Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant'Eustorgio. Furono posti in un'urna di bronzo accanto all'antico sacello vuoto con la scritta “Sepulcrum Trium Magorum” (tomba dei tre Magi)[23].

Ancora oggi molti luoghi in Italia, Francia, Svizzera e Germania si fregiano dell'onore di avere ospitato le reliquie durante il tragitto delle spoglie dei Magi da Milano a Colonia e in molte chiese si trovano ancora frammenti lasciati in dono. La testimonianza di questo passaggio si trova anche nelle insegne di alberghi e osterie tuttora esistenti, come «Ai tre Re», «Le tre corone» e «Alla stella».

L'arca di Colonia[modifica | modifica sorgente]

Nella cattedrale della città tedesca di Colonia è dunque conservata l'arca che conterrebbe, secondo la tradizione, le reliquie dei Magi, dopo che Federico Barbarossa ordinò al suo consigliere Reinald von Dassei, che era anche arcivescovo di Colonia, di portarle in Germania dopo la conquista di Milano nel 1164 al fine di rafforzare il prestigio della corona imperiale. Da allora le reliquie riposano a Colonia in un'arca preziosa d'argento dorato, fatta confezionare dal successore di Reinald, Filippo di Heinsberg, nella chiesa di San Pietro, trasformata successivamente nella cattedrale gotica di Colonia.

Tuttavia a Milano il culto dei Magi rimase vivo. Il cronista Galvano Fiamma racconta nel 1336 che si celebrava ancora un corteo dei Magi a cavallo attraverso la città. Una versione ben nota del dettagliato racconto è quella contenuta nella Historia Trium Regum (Storia dei tre re) del chierico del XIV secolo Giovanni di Hildesheim. Per spiegare la presenza a Colonia delle reliquie mummificate dei saggi orientali, inizia il racconto dal viaggio a Gerusalemme compiuto da Sant'Elena, madre di Costantino I, durante il quale ella recuperò la Vera Croce ed altre reliquie:

« La regina Elena [...] cominciò a pensare grandemente ai corpi di quei tre re, e si schierò e con un largo seguito si recò nella terra dell'Indo [...] quand'ebbe trovato i corpi di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, la regina Elena li mise in uno scrigno che ornò di grandi ricchezze, e li portò a Costantinopoli [...] e li pose in una chiesa chiamata Santa Sofia. »

I Magi nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adorazione dei Magi.
Una rappresentazione dei Magi a Natal (Brasile)

Le più antiche raffigurazioni dei Magi si trovano già nelle catacombe, come per esempio in quella di Priscilla (II-III secolo). Nelle prime rappresentazioni essi sono raffigurati come i Persiani, o in genere gli orientali, con una corta tunica, pantaloni aderenti (anassiridi) e berretto frigio. Sarà nell'arte bizantina che essi verranno poi abbigliati come nobili della corte imperiale.

I Magi sono di solito rappresentati nell'arte europea nella scena dell'Adorazione dei Magi; un altro topos piuttosto diffuso è quello del Viaggio dei Magi. Più in generale, appaiono nelle diffuse rappresentazioni della Natività ed in altre decorazioni natalizie che hanno origine nel presepe napoletano. Appaiono ad esempio nell'opera di Gian Carlo Menotti Amahl e gli ospiti notturni ed in molte carole natalizie, tra cui, nel mondo anglosassone, è molto nota We Three Kings, scritta dal reverendo statunitense John Henry Hopkins Jr. (1820 - 1891).

Gli artisti hanno sfruttato spesso questo tema per rappresentare le tre età dell'uomo e anche, nell'epoca delle scoperte, come allegoria dei diversi mondi conosciuti: Baldassarre è raffigurato come un giovane africano (un Moro), Gaspare spesso ha una fisionomia chiaramente orientale e Melchiorre i tratti europei.

Alcuni esempi contemporanei:

Nel film Donovan's Reef, nella scena della Recita di Natale che si tiene nella Polinesia francese, al posto della tradizionale corrispondenza con i continenti, i Magi sono 'adattati' a impersonare il re della Polinesia, il re delle Americhe e il re della Cina.

Un altro dettaglio narrativo di carattere sentimentale è stato aggiunto prima nel romanzo, poi nel film Ben Hur, in cui il personaggio di Baldassarre è un uomo ormai anziano che torna in Palestina per incontrare Gesù ormai adulto.

Nomi tradizionali dei Re Magi[modifica | modifica sorgente]

I Re Magi in viaggio scolpiti nella facciata del Duomo di Fidenza; sopra al bassorilievo i tre nomi: Caspar, Baltasar e Melchior.

Le Chiese orientali assegnano vari nomi ai Magi, ma nella tradizione occidentale si sono affermati i nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. In altre culture i nomi sono ancora diversi, ad esempio la Chiesa cattolica etiope li chiama Hor, Basanater e Karsudan.

Nessuno dei nomi accreditati è di chiara origine persiana, né si può dire che abbia un significato specifico; tuttavia, Gaspare può essere una variante della parola persiana Jasper - "Signore del Tesoro" - da cui deriva anche il nome del diaspro. In Siria la comunità cristiana chiama i Magi Larvandad, Hormisdas e Gushnasaph. Questi ultimi nomi sono, probabilmente, di origine persiana, il che naturalmente non è sufficiente a garantire la loro autenticità.

Il primo nome, Larvandad, è una combinazione di Lar, una regione nei pressi di Teheran, e vand o vandad, un suffisso comune in medio-persiano che significa "collegato con" o "situato in". Lo stesso suffisso si ritrova anche nei toponimi iraniani come Damavand, Nahavand e Alvand e in alcuni nomi e titoli quali Varjavand e Vandidad.

In alternativa, potrebbe essere una combinazione di Larvand (ovvero la regione di Lar) e Dad ("dato da"). Quest'ultimo suffisso si ritrova anche nei nomi iraniani "Tirdad", "Mehrdad", "Bamdad" e in toponimi come "Bagdad" ("Data da Dio"), un tempo in Iran, ora Baghdad in Iraq. Il nome vorrebbe, quindi, dire 'nato nella', o 'dato dalla' regione di Lar.

Il secondo nome, Hormisdas, è una variante del nome persiano Hormoz, in Medio Persiano Hormazd e Hormazda. Il nome si riferiva all'angelo del primo giorno di ciascun mese, il cui nome era stato dato dal Dio supremo, il cui nome era "Ahura Mazda" o "Ormazd" in Antico persiano.

Il terzo nome, Gushnasaph, era un nome di persona diffuso nell'antico e nel medio-persiano, corrispondente all'attuale Gushnasp o Gushtasp. È formato dalla radice Gushn, "pieno di qualità virili" o "pieno di desiderio o di energia" per qualcosa, e dalla parola Asp (in persiano moderno: Asb), cavallo. L'animale era di grande importanza per le genti iraniche, e il relativo suffisso si ritrova in molti nomi usati nella regione, tra cui gli attuali Lohrasp, Jamasp, Garshasp e Gushtasp. Il nome potrebbe, quindi, tradursi "persona con l'energia e la virilità di un cavallo" o "desideroso di avere dei cavalli". In alternativa, poiché Gushn risulta anche usato per indicare "molti", potrebbe essere più semplicemente "possessore di molti cavalli".

Giuseppe Tucci e Mario Bussagli, orientalisti, hanno ipotizzato di riconoscere in Gaspare un sovrano indoiranico di stirpe kushana, Gundophar, vissuto nel I secolo d.C., che sembra aver appoggiato la missione in India dell'apostolo San Tommaso[24].

L'Epifania[modifica | modifica sorgente]

Il mondo cristiano ricorda i Magi nel giorno dell'Epifania, il 6 gennaio, ultimo dei "dodici giorni di Natale".

Tradizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

A Milano, la mattina dell’Epifania, un imponente corteo in costume accompagna tre figuranti, che impersonano i Magi, dalla Basilica di Sant'Eustorgio al Duomo, dove l’arcivescovo presiede la messa solenne.

Un corteo in costume meno imponente si svolge a Legnano nel pomeriggio dell'Epifania e termina alla chiesa parrocchiale dei SS. Magi. Il luogo od i luoghi di partenza possono cambiare da un anno all'altro.

In alta Valtellina è diffusa una tradizione che prescrive, la mattina dell'Epifania, di salutarsi scherzosamente con il termine dialettale "Gabinàt" (o Ghibinet a Livigno). Probabilmente questa parola è una storpiatura del tedesco Gaben-nacht, "notte di doni", a ricordo dei doni portati dai Magi. Chi non risponde prontamente all'insolito saluto deve pagare il pegno e offrire un piccolo dono (era anticamente diffusa anche nella vicina medio-alta Val Camonica - vedi Prestine).

Gruppo statuario in terracotta policroma al Santuario della SS.Trinità - Casnigo

A Casnigo in provincia di Bergamo, la tradizione dei Magi è fortemente sentita, tant’è che presso la Chiesa della Santissima Trinità (Casnigo) è presente, oltre che alle reliquie, il gruppo statuario dei Magi in terracotta policroma, collocato in un locale esterno all'aula quattrocentesca, può essere visto attraverso una larga finestra con inferriata che si apre sul lato nord dell'aula stessa. Ancora oggi la notte dell'Epifania parte dal Santuario un corteo in costume che si dirige in paese a portare i doni ai bambini. Almeno sino alla Seconda Guerra Mondiale, a Casnigo i doni li hanno sempre portati solo ed esclusivamente i Re Magi, non esistevano doni in occasione del Natale. Partivano dalla Chiesa della Santissima Trinità (Casnigo) cavalcando ognuno un cavallo di diverso colore: bianco per Melchiorre, nero per Baldassarre, baio per Gaspare e, scendendo lungo un ripido sentiero giungevano col buio in paese. I bambini non dovevano assolutamente vederli per cui andavano a letto molto presto, ma tenevano, finché non sopravveniva il sonno, le orecchie tese ad ascoltare ogni rumore che potesse rivelare l’arrivo dei Magi. In certe annate particolarmente brutte, dove i soldi erano pochi, i Re Magi non lasciavano il Santuario per la strada impraticabile. Il mattino del 6 gennaio, festa dell’Epifania, la gente si recava al Santuario per le funzioni dove vi accorrevano anche persone provenienti dai paesi limitrofi i quali univano alla devozione il piacere di fare una gita e godersi il primo tiepido sole seduti sul muro del terrapieno. Era consuetudine consumare i doni, che solitamente erano un’arancia e un po’ di frutta secca. Mentre al mattino salivano verso il santuario i bambini cercavano in alcuni posti ben precisi in cui, secondo la tradizione, i Re Magi si fermavano durante la discesa e frugavano nei cespugli alla ricerca di qualche piccolo dono perso dai Re Magi.

In Veneto e Friuli è diffusa l'usanza di accendere grandi fuochi nelle piazze dei paesi alla vigilia dell'Epifania (panevìn). Sicuramente si tratta di una tradizione che affonda le radici nelle credenze pre-cristiane legate al solstizio d'inverno (a seconda della direzione delle scintille si indovina come sarà l'anno che sta cominciando: "Se' e faive va al garbin, parecia 'l caro pa' ndar al muin. Se 'e faive va a matina, ciol su 'l sac e va a farina", "Se le faville vanno a sud-ovest, prepara il carro per andare al mulino. Se le faville si dirigono a oriente, prendi il sacco e vai a cercare farina"). Tuttavia la spiegazione popolare che viene data riferisce che questi fuochi servirebbero per far luce ai Magi nel loro viaggio alla ricerca della grotta della Natività. Intorno al fuoco si beve vin brulè (ottenuto dal vino bollito con chiodi di garofano e cannella) e si mangiano dolci tipici tra cui la pinza.

Un'altra leggenda lombarda, di origine varesina, vuole che durante il trasporto da Milano a Colonia i corpi dei Magi siano transitati da Busto Arsizio, attraverso il borgo di via Savigo. Qui i bustocchi dedicarono loro una porta, abbattuta nel 1880. Ancora oggi, alla vigilia dell'Epifania, questi fatti sono ricordati a Busto Arsizio con una festa nel corso della quale viene acceso un falò nei pressi del borgo di via Savigo. Il giorno seguente prende il via un corteo in costume che commemora sia il viaggio dei Magi verso Betlemme che il trasferimento dei corpi a Colonia.

A Bellano, in Provincia di Lecco, I Re Magi sono protagonisti il 5 gennaio di ogni anno della Festa della "Pesa Vegia", una ricorrenza che dal 1606 viene messa in scena dopo aver ottenuto il mantenimento di antiche unità di misura. I re Magi percorrono le vie del paese donando a tutti caramelle e nella giornata vengono ricreati in luoghi caratteristici del paese il Presepe Vivente, il castello di Re Erode e presso il molo medievale l'arrivo della delegazione spagnola dal lago, il tutto con oltre 200 comparse.

Ad Esino Lario in provincia di Lecco, nel Parco Regionale della Grigna Settentrionale, in base ad un'antica tradizione ambrosiana, l'Epifania viene celebrata con un corteo che i Re Magi a cavallo per le vie del paese.

In Calabria, a Castrovillari, dopo anni di dimenticanza, è tornata in auge una vecchia tradizione: la Messa della Stella. Nella notte precedente la solennità dell'Epifania viene portata in processione una stella seguita da tre persone a cavallo travestite da Magi e dagli altri fedeli. Giunto il corteo presso la Basilica minore di San Giuliano, prima della celebrazione della messa, la stella viene posta su un cavo collegato a due carrucole che conducono la stella sul presepe. Finito questo rito, ha inizio la celebrazione liturgica, alla cui conclusione, nel piazzale antistante la chiesa, i casari del luogo, che durante la messa hanno prodotto la ricotta, provvedono alla sua distribuzione gratuita, come i pastori che accorsero presso la grotta della Natività si incaricarono di offrire i loro doni al Salvatore.

Tradizioni spagnole[modifica | modifica sorgente]

In Spagna e in paesi di lingua spagnola i tre re (in spagnolo "los Reyes Magos" o '"Los Tres Reyes Magos") ricevono letterine dai bambini e portano loro dei doni, per magia, la notte precedente l'Epifania.

I Saggi vengono dall'oriente sui loro cammelli e fanno visita alle case di tutti i bambini; come il più nordico Babbo Natale e le sue renne, essi fanno visita a tutti i bambini nella stessa notte. In alcune zone i bambini preparano una bevanda per ciascuno dei tre re. È tradizione preparare anche cibo e acqua per i cammelli.

Secondo la tradizione, Melchiorre (Melchor) è un personaggio di carnagione chiara che porta ai bambini dei gingilli; è vestito come un sovrano medioevale e, nonostante sia il più giovane dei tre, è bianco di barba e di capelli, per la punizione ricevuta da Gesù per aver dato eccessivo risalto alla sua forza e giovinezza. Gaspare (Gaspar) è anche lui di carnagione chiara, con un costume simile ma ha i capelli castani e porta con sé i giocattoli. Baldassarre (Baltasar) è invece di carnagione scura ed è vestito come un arabo o un moro. Il suo compito è quello di lasciare un pezzo di carbone ai bambini che sono stati cattivi.

Le città di tradizione spagnola organizzano parate notturne a cavallo, i cui i re e i loro servitori percorrono le vie della città lanciando dolciumi ai bambini (e ai grandi) che fanno ala alla manifestazione.

La parata dei re ad Alcoy (nella regione di Alicante della comunità autonoma di Valencia) è ritenuta da alcuni la più antica del mondo; i partecipanti che rappresentano i re e i loro paggi attraversano la folla a piedi, offrendo i loro doni direttamente.

In Catalogna sono vive molte tradizioni specificamente legate ai Magi, alcune delle quali del tutto locali, altre più diffuse. Nella maggior parte della Catalogna, il Paggio Gregorio prepara la strada ai re informandoli su chi sia stato buono o cattivo; nel paese di Cornellà de Llobregat, invece, questo ruolo è svolto da Mag Maginet, mentre a Terrassa il paggio si chiama Xiu-Xiu (tranne per Gaspare, il cui servitore è Hassim Jezzabel).

In tempi recenti questa tradizione, come quella del Presepe e dell'Albero di Natale, in molte regioni si trova a coesistere con Papá Noel (Babbo Natale), nei Paese Basco con Olentzero e in Catalogna con il Tió de Nadal.

Tradizioni nei paesi di lingua tedesca[modifica | modifica sorgente]

In molte zone di lingua tedesca, soprattutto in Baviera, nei cantoni cattolici della Svizzera e nell’Alto Adige, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio i ragazzi girano per le strade dei paesi e segnano con il gesso, sulle porte delle case, le cifre dell’anno in corso e la sigla C+M+B (Christus mansionem benedicat): viene simboleggiata una beneaugurate visita dei Magi (Caspar/Kaspar, Melchior e Balthasar) alla casa, per portarvi prosperità per l’anno in corso.

In Francia (Gallette de Roi) ed in Svizzera (Corona dei Re Magi), durante il pranzo del 6 gennaio, le famiglie sono solite dividere un dolce al cui interno è nascosta una statuina raffigurante uno dei Magi. Colui che trova la statuina può vantare il titolo di Re per l'intera giornata ed indossare la corona di carta dorata fornita con il dolce.

Tradizioni italo-francesi[modifica | modifica sorgente]

La tradizione vuole che la famiglia provenzale del Balzo, in latino de Baucio, in francese de Baux, in occitano moderno del Bauç e in occitano arcaico dels Baus, sovrani di Les Baux-de-Provence derivasse dal Re Baldassarre, da cui la stella di Betlemme, in campo rosso, che compare nello stemma della casata.[25]

La Basilica della Natività[modifica | modifica sorgente]

Nell'anno 614, la Palestina fu occupata dai Persiani guidati dal re Cosroe II. Essi distrussero quasi tutte le chiese cristiane, ma risparmiarono la Basilica della Natività di Betlemme. Si racconta che fecero questo poiché sulla facciata della basilica vi era un mosaico che raffigurava i Magi vestiti con l'abito tradizionale persiano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Greco antico μάγοι magoi, derivato dall'antico persiano magu.
  2. ^ Cfr. la descrizione di Erodoto in Historìai: clan medo (I,101); interpreti dei sogni (tra gli altri: I, 107-8); cantano la "teogonia" durante i sacrifici a cui devono essere sempre presenti (I, 132); non considerano "impuro" uccidere animali tranne l'uomo e il cane, usano esporre agli uccelli i loro cadaveri anziché arderli (I,140). Anche la versione greca del Libro di Daniele (cfr. (I.,20; II2; IV,4; V,7) assegna loro poteri occulti e divinatori.
  3. ^ Il suo è inteso come lo indicava
  4. ^
    « tou de iēsou gennēthentos en bēthleem tēs ioudaias en ēmerais ērōdou tou basileōs idou magoi apo anatolōn paregenonto eis ierosoluma legontes pou estin o techtheis basileus tōn ioudaiōn eidomen gar autou ton astera en tē anatolē kai ēlthomen proskunēsai autō akousas de ērōdēs o basileus etarachthē kai pasa ierosoluma met autou kai sunagagōn pantas tous archiereis kai grammateis tou laou epunthaneto par autōn pou o christos gennatai oi de eipon autō en bēthleem tēs ioudaias outōs gar gegraptai dia tou prophētou kai su bēthleem gē iouda oudamōs elachistē ei en tois ēgemosin iouda ek sou gar exeleusetai ēgoumenos ostis poimanei ton laon mou ton israēl tote ērōdēs lathra kalesas tous magous ēkribōsen par autōn ton chronon tou phainomenou asteros kai pempsas autous eis bēthleem eipen poreuthentes akribōs exetasate peri tou paidiou epan de eurēte apangeilate moi opōs kagō elthōn proskunēsō autō oi de akousantes tou basileōs eporeuthēsan kai idou o astēr on eidon en tē anatolē proēgen autous eōs elthōn estē epanō ou ēn to paidion idontes de ton astera echarēsan charan megalēn sphodra kai elthontes eis tēn oikian euron to paidion meta marias tēs mētros autou kai pesontes prosekunēsan autō kai anoixantes tous thēsaurous autōn prosēnenkan autō dōra chruson kai libanon kai smurnan kai chrēmatisthentes kat onar mē anakampsai pros ērōdēn di allēs odou anechōrēsan eis tēn chōran autōn anachōrēsantōn de autōn idou angelos kuriou phainetai kat onar tō iōsēph legōn egertheis paralabe to paidion kai tēn mētera autou kai pheuge eis aigupton kai isthi ekei eōs an eipō soi mellei gar ērōdēs zētein to paidion tou apolesai auto o de egertheis parelaben to paidion kai tēn mētera autou nuktos kai anechōrēsen eis aigupton »
  5. ^ Mauro Pesce in Augias-Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006.
  6. ^ Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962. Più recente Carsten Peter Thiede, Jesus, Edizioni Messaggero Padova, 2009.
  7. ^ Una delle fonti più antiche a riportare questi tre nomi è l'Excerpta Latina Barbari, 51B, vedi [1] (in inglese). Stessi nomi si ritrovano, con alcune varianti, anche nel Vangelo armeno dell'infanzia. Esistono comunque anche tradizioni diverse, vedi Nomi tradizionali dei Re Magi.
  8. ^ Steven L. Cox, Kendell H. Easley, Harmony of the Gospels, 2007
  9. ^ Jeffrey A. Gibbs, Concordia Commentary: Matthew 1:1-11:1, 2006
  10. ^ Jean Daniélou, Les Évangiles de l'Enfance, Editions du Seuil, 1967
  11. ^ The New Catholic Encyclopedia 2ed., vol.9. NY, Gale, 2003, pag. 34
  12. ^
    « basileis tharsis kai ai nēsoi dōra prosoisousin basileis arabōn kai saba dōra prosaxousin »
  13. ^ Il numero tre è stato probabilmente suggerito dal numero di doni che portarono (cfr. Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962), mentre il termine saggi è verosimilmente una traduzione di magi (cfr. Mauro Pesce in Augias-Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006, che riconduce il termine all'uso fattone da Erodoto)
  14. ^ Anche su questo, vedi Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962.
  15. ^ Luciano Pelliccioni di Poli, L’albero di Natale ed altri miti arborei, Libri del Graal, Libreria romana, 1993, pag. 100.
  16. ^ Enciclopedia delle religioni, Vallecchi, vol. 3, p. 1816-1822
  17. ^ Alfredo Cattabiani, Calendario, Oscar Mondadori, 2008, cap. II
  18. ^ In base a questo computo la nascita di Gesù verrebbe a cadere il 6 gennaio. Fino al IV secolo d. C. le date più comunemente proposte per il natale erano il 28 marzo, il 18 aprile, o il 29 maggio. Poi si fece un calcolo: nella convinzione che Gesù fosse vissuto trenta anni (dall’incarnazione non dalla nascita) si partiva dalla data di morte, ritenuta il 6 aprile, e gli si assegnavano ventinove anni e tre mesi di vita reale (gli altri nove mesi essendo quelli della gestazione). Cosicché la nascita veniva a cadere il 6 gennaio, che le chiese orientali commemoravano con il nome di Epifania (“apparizione”, venuta in terra della divinità). L’autore dell’apocrifo armeno arriva alla stessa conclusione con un diverso calcolo. La data attualmente accettata del 25 dicembre si impose in Occidente con Costantino, nel 321 d. C., per sostituire il Dies Natalis Solis Invicti, il cui culto era molto diffuso tra i pagani e venerato dallo stesso Costantino prima di convertirsi.
  19. ^ Appare qui per la prima volta nella tradizione cristiana la credenza che i Magi fossero in numero di tre e che fossero re.
  20. ^ La leggenda di un messaggio segreto trasmesso da Adamo al figlio Seth, ebbe molto credito presso gli gnostici. Nella letteratura neotestamentaria greco-latina, la notizia appare per la prima volta nel V secolo, nell’apocrifo “discesa all’Inferno”, cap. III.
  21. ^ Da non confondere con la biblica Saba. Franco Cardini la chiama Sawa.
  22. ^ Hofmann, Hans, "Die Rückführung von Teilen der Dreikönigsreliquien von Köln nach Mailand 1903-1904", in: Jahrbuch des Kölnischen Geschichtsvereins, 46 (1975), pp. 51-72 (con molti documenti).
  23. ^ Francesca Belotti e Gian Luca Margheriti, Corriere della Sera-ViviMilano).
  24. ^ Franco Cardini, “Sulle tracce dei tre Maghi”, Liberal, 3 gennaio 2009.
  25. ^ Antonello del Balzo di Presenzano, A l'asar Bautezar! I del Balzo ed il loro tempo, Napoli 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni di Hildesheim, Storia dei Re Magi - Libro delle gesta e delle traslazioni dei tre Re , a cura di Massimo Oldoini, Francesco Ciolfi editore, Cassino ottobre 2009
  • Giuseppe Segalla, Una storia annunciata, Morcelliana, Brescia, 1986

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