Papa Pio V

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Papa Pio V
Pio V
San Pio V ritratto da El Greco
225º papa della Chiesa cattolica
C o a Pio V.svg
Elezione 7 gennaio 1566
Incoronazione 17 gennaio 1566
Fine pontificato 1º maggio 1572
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Pio IV
Successore papa Gregorio XIII
Nome Antonio (Michele) Ghislieri
Nascita Bosco Marengo, 17 gennaio 1504
Morte Roma, 1º maggio 1572
Sepoltura Basilica di Santa Maria Maggiore
San Pio V
Saint Pope Pius V.jpg

Romano Pontefice

Nascita Bosco Marengo, 17 gennaio 1504
Morte Roma, 1º maggio 1572
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 27 aprile 1672 da papa Clemente X
Canonizzazione 22 maggio 1712 da papa Clemente XI
Ricorrenza 30 aprile

San Pio V, nato Antonio (in religione Michele) Ghislieri (Bosco Marengo, 17 gennaio 1504Roma, 1º maggio 1572), fu il 225º papa della Chiesa cattolica e 133º sovrano dello Stato Pontificio (1566 - 1572). Apparteneva all'Ordine dei Frati Predicatori (domenicani). Venne canonizzato da Clemente XI il 22 maggio 1712. La sua memoria liturgica è il 30 aprile.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Bosco (oggi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria), appartenente all'epoca alla diocesi di Tortona e quindi al ducato di Milano, dalla nobile ma decaduta famiglia Ghislieri (anche se è lecito dubitare che la famiglia Ghislieri di Bosco Marengo fosse realmente imparentata a quella di Bologna; inoltre anche quella bolognese fu scacciata dalla città ben prima della serrata aristocratica, quando cioè l'aristocrazia urbana era a tutti gli effetti borghesia). All'età di quattordici anni entrò nell'Ordine dei Frati Predicatori a Voghera. Nel 1519 professò i voti solenni a Vigevano, poi completò gli studi presso l'Università di Bologna. Negli anni di preparazione al sacerdozio, insieme a una solida formazione teologica, facilitata da un'intelligenza vivida, manifestò quell'austerità di vita che gli avrebbe meritato tanta stima negli anni successivi. Nel 1528 ricevette l'ordinazione presbiterale a Genova e presto diede prova delle opinioni che avrebbero trovato realizzazione pratica nel corso del suo pontificato, sostenendo a Parma trenta proposte a supporto del seggio pontificio contro le eresie.

Come rettore di vari conventi domenicani si caratterizzò per una rigida disciplina e, in seguito a suo espresso desiderio, ricevette la nomina di inquisitore della città di Como. Tornato a Roma nel 1550, dove proseguì l'attività di inquisitore, fu eletto commissario generale dell'Inquisizione romana. Sotto papa Paolo IV fu consacrato vescovo di Sutri e Nepi nel 1556 e fu successivamente creato cardinale prete con titolo di Santa Maria sopra Minerva nel concistoro del 15 marzo 1557, fu infine nominato Grande Inquisitore nel 1558. Sotto Pio IV divenne vescovo di Mondovì (1560).

Composizione del Conclave del 20 dicembre 1565 - 7 gennaio 1566[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di Pio V di Scipione Pulzone.
  1. Francesco Pisani, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
  2. Giovanni Girolamo Morone, vescovo di Porto e Santa Rufina, Sottodecano del Sacro Collegio
  3. Alessandro Farnese il Giovane, vescovo di Frascati
  4. Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento, Bressanone e Palestrina
  5. Tiberio Crispo, vescovo di Sabina
  6. Niccolò Caetani, amministratore diocesano di Quimper, Bisignano e Capua
  7. Ippolito II d'Este, amministratore diocesano di Narbona
  8. Giacomo Savelli, vescovo di Nicastro, arcivescovo di Benevento
  9. Giulio della Rovere
  10. Innocenzo Ciocchi del Monte
  11. Fulvio Giulio della Corgna, vescovo di Perugia
  12. Giovanni Michele Saraceni
  13. Giovanni Ricci
  14. Giovanni Battista Cicala
  15. Luigi Cornaro
  16. Girolamo Simoncelli
  17. Scipione Rebiba, arcivescovo di Troia
  18. Jean Suau
  19. Gianantonio Capizzuchi, vescovo di Lodi
  20. Michele Ghislieri, vescovo di Mondovì (eletto Papa Pio V)
  21. Clemente d'Olera, vescovo di Foligno
  22. Vitellozzo Vitelli
  23. Giovanni Antonio Serbelloni, vescovo di Novara
  24. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, canonizzato da papa Paolo V nel 1610
  25. Ludovico Simonetta
  26. Marco Sittico Altemps, vescovo di Costanza
  27. Francesco Gonzaga, vescovo di Mantova (Morto il 6 gennaio 1566)
  28. Alfonso Gesualdo, arcivescovo di Conza
  29. Gianfrancesco Gambara
  30. Bernardo Salviati, amministratore diocesano di Clermont
  31. Pierfrancesco Ferrero
  32. Luigi d'Este, arcivescovo di Auch
  33. Ludovico Madruzzo
  34. Innico d'Avalos d'Aragona
  35. Francisco Pacheco de Villena
  36. Girolamo da Correggio
  37. Ferdinando de' Medici
  38. Marco Antonio Colonna, arcivescovo di Taranto
  39. Tolomeo Gallio, arcivescovo di Manfredonia
  40. Angelo Nicolini, arcivescovo di Pisa
  41. Luigi Pisani, amministratore diocesano di Padova
  42. Zaccaria Delfino
  43. Marcantonio Bobba, vescovo di Aosta
  44. Alessandro Sforza, vescovo di Parma
  45. Flavio Orsini, vescovo di Spoleto
  46. Francesco Alciati
  47. Francesco Abbondio Castiglioni, vescovo di Bobbio
  48. Ugo Boncompagni, futuro papa Gregorio XIII
  49. Guido Luca Ferrero, vescovo di Vercelli
  50. Benedetto Lomellini, vescovo di Luni-Sarzana
  51. Guglielmo Sirleto
  52. Gabriele Paleotti
  53. Francesco Crasso

Pontificato[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Pio IV, il 7 gennaio 1566, fu inaspettatamente eletto Papa grazie a un accordo tra i cardinali Borromeo e Farnese e consacrato il giorno del suo 62º compleanno, dieci giorni dopo. La sua elezione fece tremare la curia romana, niente festeggiamenti e sontuosi banchetti per solennizzare l'evento, infatti Pio V era di carattere rigido e intransigente. Il giorno dell’incoronazione, anziché far gettare monete al popolo come consuetudine, il novello Pio V preferì soccorrere a domicilio molti bisognosi della città di Roma. Anche da papa continuò a vestire il bianco saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi e frutta, dedicando l’intera sua giornata al lavoro e alla preghiera. Pio V godette subito dell’ammirazione e del rispetto di tutti per la pietà, l’austerità e l’amore per la giustizia. Colpì inoltre senza pietà gli abusi della corte pontificia, dimezzando le inutili bocche da sfamare e nominando un’apposita commissione per vigilare sulla cultura ed i costumi del clero, che a quel tempo lasciavano molto a desiderare. Ai sacerdoti vennero interdetti la simonia, gli spettacoli, i giochi, i banchetti pubblici e l’accesso alle taverne. Ai vescovi fu imposto un previo esame di accertamento circa la loro idoneità, la residenza, pena la privazione del loro titolo, la fondazione dei seminari, il rispetto del cerimoniale e l’erezione delle cosiddette Confraternite di catechismo. Il papa era compiaciuto di poter partecipare alle manifestazioni pubbliche della fede nonostante le torture della calcolosi, di far visita agli ospedali, di curare egli stesso i malati e di esortarli alla rassegnazione. Nella curia Pio V organizzò la Penitenzieria, creò la Congregazione dell’Indice per l’esame dei libri contrari alla fede, intervenne personalmente alle sessioni del Tribunale dell’Inquisizione e talvolta concesse udienza al popolo per ben dieci ore consecutive. Le sue maggiori attenzioni erano rivolte ai poveri che ascoltava pazientemente e confortava anche con aiuti pecuniari. Cercò con ogni mezzo di migliorare i costumi della gente emettendo bolle, punendo l'accattonaggio, vietando il dissoluto carnevale, cacciando da Roma le prostitute[1], condannando i fornicatori e i profanatori dei giorni festivi. Per i bestemmiatori erano previste pene pecuniarie e corporali. Difese strenuamente il vincolo matrimoniale, infliggendo pene severe agli adulteri, vietò il combattimento di tori ed i festeggiamenti carnevaleschi, espulse da Roma parecchie cortigiane. Egli curò, inoltre, la pubblicazione del catechismo romano, del breviario romano riformato e del messale romano. Rafforzò gli strumenti della Controriforma per combattere l'eresia ed il protestantesimo e diede nuovo impulso all'Inquisizione Romana (condanna a morte per eresia di Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario).

Fu rigido oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, Pio V disse che un parente del papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce l'indigenza. Siccome i cardinali ritenevano opportuna la presenza di un nipote del papa nel Collegio dei Principi della Chiesa, Pio V si lasciò indurre a dare la porpora a Michele Bonelli, nipote di una sua sorella e domenicano pure lui, purché lo aiutasse nel disbrigo degli affari.[2] A Paolo Ghislieri, figlio di suo fratello, permise invece di entrare nella milizia pontificia, ma lo cacciò persino dallo Stato, appena seppe che coltivava illeciti amori.[2]

Monumento a papa Pio V, in piazza del Collegio Ghislieri, a Pavia.

Nel 1566 promosse la costruzione del convento domenicano di Santa Croce e Ognissanti a Bosco Marengo, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto costituire il centro di una città di nuova fondazione, nonché suo luogo di sepoltura. Nel 1567 fondò a Pavia un'istituzione caritatevole per studenti meritevoli, il Collegio Ghislieri, che tuttora, tramite concorso pubblico, accoglie alcuni tra i migliori studenti dell'Università di Pavia. L'11 aprile 1567 concesse il titolo di dottore della Chiesa a san Tommaso d'Aquino. Nel 1568 lo stesso titolo fu concesso anche a quattro padri della Chiesa d'Oriente: Sant'Atanasio, San Basilio Magno, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio Nazianzeno.

Tra le sue Bolle papali, l'In coena Domini (1568) ricoprì un ruolo primario; tra le altre, quelle che più contribuirono a definire la linea di condotta del suo pontificato - ispirato a ferrea e intransigente difesa della Chiesa cattolica contro qualsiasi nemico - furono quelle che decretarono: il divieto di questua (febbraio 1567 e gennaio 1570); la condanna di Michele Baio, professore di Lovanio le cui teorie precorrevano il giansenismo (1567); la denuncia del dirum nefas (agosto 1568); la conferma dei privilegi della Società dei Crociati per la protezione dell'Inquisizione (ottobre 1570); il divieto di discussione sul miracolo dell'Immacolata Concezione (novembre 1570); la soppressione dei Fratres Humiliati, accusati di depravazione (febbraio 1571); l'approvazione del nuovo ufficio della Vergine Maria (marzo 1571). Suggerì ai Fatebenefratelli di aprire un nuovo ospizio a Roma. Durante la carestia del 1566 e le epidemie che seguirono, fece distribuire ai bisognosi somme considerevoli ed organizzare i servizi sanitari. Al fine di reperire le ingenti somme necessarie, provvedette a sopprimere qualsiasi spesa superflua, addirittura facendo adattare alla sua statura gli abiti dei suoi predecessori. Con una simile austerità di vita il papa riuscì nonostante tutto ad imporsi sugli avversari e ad indurre gli altri prelati e dignitari della curia romana ad un maggiore spirito di devozione e penitenza. Per l’uniformità dell’insegnamento, secondo le indicazioni del Concilio Tridentino, che aveva richiesto fosse redatto un testo chiaro e completo della dottrina cristiana, Pio V ne affidò la redazione a tre domenicani e lo pubblicò nel 1566. L’anno seguente proclamò San Tommaso d’Aquino “Dottore della Chiesa”, obbligando le Università allo studio della Somma Teologica e facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte le opere teologiche del santo. In campo liturgico si deve alla lungimiranza di questo pontefice la pubblicazione del nuovo Breviario e del nuovo Messale, cioè il celebre rito della Messa ancor oggi conosciuto proprio con il nome di San Pio V. In ambito musicale inoltre nominò il Palestrina maestro della cappella pontificia. Suo merito fu anche quello di promuovere l’attività missionaria con l’invio di religiosi nelle “Indie orientali e occidentali” ed un pressante invito agli spagnoli a non scandalizzare gli indigeni nelle loro colonie.

Per sottrarre i cattolici alle usure degli ebrei,[3] favorì i cosiddetti Monti di Pietà, relegando gli ebrei in appositi quartieri della città mediante la bolla Hebraeorum gens (1569), salvandoli di fatto dalla furia popolare[4]. Contemporaneamente al lavoro di pubblica amministrazione, Pio V agiva con grande energia sul fronte della difesa della purezza della fede: sotto il suo pontificio infatti Antonio Paleario e Pietro Carnesecchi, già protonotari apostolici, subirono l’estremo supplizio per aver aderito al protestantesimo e gli Umiliati furono soppressi, poiché a Milano avversavano le riforme operate dal Borromeo. Inoltre, nel 1570, scomunicò e “depose” la regina Elisabetta I d’Inghilterra, rea della morte della cugina Maria Stuart e di aver così aggravato l’oppressione dei cattolici inglesi. Inviò in Germania come legato pontificio Gian Francesco Commendone, tentando di impedire che l’imperatore Massimiliano II potesse sottrarsi alla giurisdizione della Santa Sede. Inviò in Francia proprie milizie contro gli Ugonotti tollerati dalla regina Caterina de’ Medici. Il re spagnolo Filippo II fu esortato da Pio V a reprimere il fanatismo anabattista nei Paesi Bassi. Michele Baio, professore all’Università di Lovanio e precursore del giansenismo, meritò la condanna delle proprie tesi eretiche. San Pietro Canisio, su incarico papale, confutò le Centurie di Magdeburgo, prima tendenziosa storia ecclesiastica redatta dai protestanti. L'intransigenza, inflessibilità e zelo di cui il Pontefice diede prova anche nelle relazioni con i potenti dell'Europa del tempo, gli procurarono non pochi avversari.

Ma l’episodio più celebre della vita di questo grande pontefice, unico piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro in duemila anni di cristianesimo, è sicuramente il suo intervento in favore della battaglia di Lepanto. Per stornare infatti la perpetua minaccia che i Turchi costituivano contro il mondo cristiano, il santo papa s’impegnò tenacemente per organizzare un lega di principi, in particolare dopo la presa di Famagosta eroicamente difesa dal veneziano Marcantonio Bragadin nel 1571 che, dopo la resa, fu scuoiato vivo. Alle flotte pontificie si unirono quelle spagnole e veneziane, sotto il supremo comando di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V. Il fatale scontro con i Turchi, allora all’apogeo della loro potenza, avvenne il 7 ottobre 1571 nel golfo di Lepanto, durò da mezzodì sino alle cinque pomeridiane e terminò con la vittoria dei cristiani. Alla stessa ora Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente si affacciò alla finestra, rimase alcuni istanti in estasi con lo sguardo rivolto ad oriente ed ebbe la visione della vittoria nella battaglia di Lepanto ed esclamò «...sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto.» e da quel giorno le campane suonano ogni giorno alle 12. Poi infine aggiunse: “Non occupiamoci più di affari. Andiamo a ringraziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria”. L'anno successivo, nel 1572, il 7 ottobre venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto con l'istituzione della "Festa di Santa Maria della Vittoria", a ricordo del felice avvenimento che cambiò il corso della storia, che poi cambiò nella festa liturgica del Santo Rosario, al 7 ottobre, preghiera alla quale sarebbe stata attribuita dal papa la vittoria. Il senato veneto infatti fece dipingere la scena della battaglia nella sala delle adunanze con la scritta: “Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!”.

Pio V, spossato da una grave ipertrofia prostatica di cui, per pudicizia, non volle essere neanche visitato[5], si spense la sera del 1º maggio 1572, all'età di 68 anni, dopo aver detto ai cardinali radunati attorno al suo letto: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità». Spesso è riportato erroneamente che egli sia il primo Papa a vestire di bianco, volendo indossare l'abito dei Domenicani anche dopo l'elezione a Sommo Pontefice; in realtà i Papi indossavano già da secoli la talare bianca e papa Pio V si limitò ad indossare il saio bianco del suo Ordine sotto le vesti papali.

Politica antiebraica[modifica | modifica sorgente]

Mediante la bolla Hebraeorum gens (1569) per il bene del popolo cristiano, scacciò di fatto gli Ebrei sotto pena di schiavitù (vedere la bolla), con la chiusura di tutti i ghetti dello Stato Pontificio (tranne che a Roma e ad Ancona) e dei domini ecclesiastici transalpini (con la sola eccezione di Avignone). Si distinse anche per la lotta ai cristiani eterodossi e «...perseguitò con furore ancor più sfrenato i protestanti veri e propri...[6]» L'intransigenza, inflessibilità e zelo di cui il Pontefice diede prova anche nelle relazioni con i potenti dell'Europa del tempo, gli procurarono non pochi avversari[7]. Una pasquinata prese in giro il gesto di Pio V di mettere un'epigrafe affissa a una latrina:

(LA)
« Papa Pius Quintus, ventres miseratus onustos,
hocce cacatorium nobile fecit opus »
(IT)
« Pio V, avendo compassione per tutto ciò che si ha sullo stomaco
, eresse come opera nobile questo cacatoio »
(Pasquinate)

Niccolò Franco fu accusato di esserne l'autore e nonostante fosse difeso dal cardinale Giovanni Morone, fu impiccato a Roma l'11 marzo 1570.[8] In occasione del rogo per eresia del poeta Aonio Paleario, Pasquino riporta i seguenti versi contro il papa:

« Quasi che fosse inverno,

brucia cristiani Pio siccome legna
per avvezzarsi al fuoco dell'inferno[9][10] »

(Roma, 1570)

Gli effetti della bolla Hebraeorum gens e della successiva Caeca et obdurata (emanata peraltro da Clemente VIII) furono devastanti per molte delle comunità ebraiche residenti nello Stato Pontificio. In seguito soprattutto alla bolla di Clemente VIII gli ebrei di Bologna furono costretti a rifugiarsi nel vicino territorio estense, e, in seguito alla distruzione di tutto ciò che potesse avere dei legami con la comunità ebraica, compresi i cimiteri, furono costretti a portare con sé, nell'abbandonare la città, anche i propri morti.[11] Prima della fine del Cinquecento si estinsero definitivamente molte comunità israelitiche situate nello Stato della Chiesa, fra cui quelle di Ravenna, Orvieto, Fano, Viterbo, Spoleto e Terracina. Gli ebrei residenti nei centri più prossimi a Roma emigrarono nel già sovrappopolato ghetto romano.

STRAGE DEI VALDESI DI GUARDIA PIEMONTESE

Dopo l'adesione alla riforma protestante dei Valdesi che, in seguito alle persecuzioni subite nelle valli d'origine, si erano trasferiti da Bobbio Pellice nel paese di Guardia Lombarda (oggi Guardia Piemontese) in Calabria, il cardinale Michele Ghislieri (futuro papa Pio V), deliberò che venissero annientati sia i valdesi del Piemonte che quelli della Calabria. Scatenò così contro di loro una crociata e li fece sterminare. La persecuzione religiosa giunse fin dentro le mura della parte antica di Guardia (il cosiddetto "paese") con inenarrabili violenze e l'uccisione di gran parte della popolazione, comprese donne e bambini, 118 persone in totale [12].

I pochi superstiti scampati al massacro furono costretti alla conversione. Rimane a testimonianza la porta del sangue, chiamata così dal 5 giugno 1561, giorno del massacro, che viene commemorato dal 2008 con la Giornata della Memoria.

Concistori tenuti da papa Pio V per la creazione di nuovi cardinali[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 6 marzo 1566 (I)[modifica | modifica sorgente]

  1. Michele Bonelli, pronipote di Sua Santità (m. 1598)

Concistoro del 24 marzo 1568 (II)[modifica | modifica sorgente]

  1. Diego Espinosa Arévalo, vescovo di Sigüenza, presidente del Consiglio Reale di Spagna (m. 1572)
  2. Jérôme Souchier, abate di Clairvaux e di Cîteaux, Superiore generale dell'Ordine dei Cistercensi (m. 1571)
  3. Gianpaolo della Chiesa, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica di Giustizia (m. 1575)
  4. Antonio Carafa, protonotario apostolico, canonico della Basilica patriarcale vaticana (m. 1591)

Concistoro del 17 maggio 1570 (III)[modifica | modifica sorgente]

  1. Marcantonio Maffei, arcivescovo di Chieti, datario di Sua Santità (m. 1583)
  2. Gaspar Cervantes de Gaete, arcivescovo di Tarragona (m. 1575)
  3. Giulio Antonio Santorio, arcivescovo di Santa Severina (m. 1602)
  4. Pierdonato Cesi, chierico della Camera Apostolica (m. 1586)
  5. Carlo Grassi, vescovo di Montefiascone, chierico della Camera Apostolica, governatore di Roma e Vice-camerlengo di Santa Romana Chiesa (m. 1571)
  6. Charles d'Angennes de Rambouillet, vescovo di Le Mans e ambasciatore di Francia (m. 1587)
  7. Felice Peretti Montalto, vescovo di Sant'Agata dei Goti (eletto Papa SISTO V nel 1585)
  8. Giovanni Aldobrandini, vescovo di Imola (m. 1573)
  9. Girolamo Rusticucci, segretario personale di Sua Santità e protonotario apostolico (m. 1603)
  10. Giulio Acquaviva d'Aragona, referendario dei Tribunali della Segnatura Apostolica di Giustizia e di Grazia (m. 1574)
  11. Gaspar de Zúñiga y Avellaneda, arcivescovo di Siviglia (m. 1571)
  12. Nicolas de Pellevé, arcivescovo di Sens (m. 1594)
  13. Arcangelo de' Bianchi, vescovo di Teano (m. 1580)
  14. Paolo Burali d'Arezzo, vescovo di Piacenza (m. 1578) [beatificato nel 1772]
  15. Vincenzo Giustiniani, Maestro generale dell'Ordine dei Domenicani (m. 1582)
  16. Gian Girolamo Albani, protonotario apostolico, governatore delle Marche (m. 1591)

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Che furono in realtà relegate nel cosiddetto Hortaccio; vedi Simona Feci, Pio V santo, op. cit..
  2. ^ a b Claudio Rendina, I papi, p. 653
  3. ^ Rino CAMMILLERI, I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992, p. 203s.
  4. ^ Così scrive Rino CAMMILLERI ne I Santi militari, Piemme, Casale Monferrato 1992: "[...] questi ultimi [gli ebrei ndr], poi, li protesse dalla furia popolare - di quando in quando insorgente - assegnando loro leggi e quartieri appositi."
  5. ^ Si veda in proposito Fabio Arduino, http://www.santiebeati.it/dettaglio/27000 SAN PIO V
  6. ^ Leopold von Ranke, Storia dei Papi, p. 269
  7. ^ «...[Pio V] diceva di essere stanco di vivere: procedendo senza rispetti umani si era fatto molti nemici; da quando era Papa subiva soltanto sgarbi e persecuzioni», vedi: Leopold von Ranke, op. cit., p. 260
  8. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 654
  9. ^ Massimo Firpo, The Cardinal, in Eugenio Garin, Renaissance Characters, The University of Chicago Press, 1991, p. 92, ISBN 0-226-28356-9.
  10. ^ Giovanni Da Pozzo, Storia letteraria d'Italia, Tomo 3, p. 1657, Casa Editrice Dr. Francesco Vallardi, Milano, 1927.
  11. ^ Si veda in proposito Anna Foa, Ebrei d’Europa. Dalla peste nera all’emancipazione, Laterza, 1992.
  12. ^ Cesare Cantù, Gli eretici d'Italia, Volume 2, Unione Tipografico-Editrice, Torino 1866, p. 359.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Graziosi, Riflessioni sopra la <bolla in Coena Domini, in Venezia, MDCCLXIX in Google libri
  • Leopold von Ranke, Storia dei Papi, Firenze, Sansoni, 1968 (titolo originale: Die römischen Päpste in den letzten 4 Jahrhunderten, trad. italiana di Claudio Cesa)
  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6
  • Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
  • Maurizio Gattoni, Pio V e la politica iberica dello Stato Pontificio, Roma, Edizioni Studium, 2006
  • Roberto Renzetti, Inquisizione. Torture, Bracieri, Roghi e Morte. Parte III: L'Inquisizione romana
  • Tommaso M. Minorelli, Vita di san Pio V, a cura di Fabio Gasti, Pavia, Ibis Edizioni, 2012
  • Anna Foa, Ebrei d’Europa. Dalla peste nera all’emancipazione, Laterza, 1992

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Pio IV 7 gennaio 1556 - 1º maggio 1572 Papa Gregorio XIII
Predecessore Vescovo di Sutri e Nepi Successore BishopCoA PioM.svg
Antonio Simeoni 1556 - 1560 Girolamo Gallarati
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Maria sopra Minerva Successore CardinalCoA PioM.svg
- 1557 - 1561 sé stesso I
sé stesso 1565 - 1566 Michele Bonelli II
Predecessore Grande Inquisitore della Congregazione della Romana e Universale Inquisizione Successore Emblem Holy See.svg
Gian Pietro Carafa 1558 - 1566 Diego Espinosa Arévalo
Predecessore Vescovo di Mondovì Successore BishopCoA PioM.svg
Bartolomeo Pipero 1560 - 1566 Vincenzo Lauro
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Sabina Successore CardinalCoA PioM.svg
Otto Truchsess von Waldburg 1561 - 1565 Simone Pasqua

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