Archivio Centrale dello Stato

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L'Archivio Centrale dello Stato, organo dotato di autonomia speciale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Direzione Generale per gli Archivi), è l'Istituto archivistico depositario della memoria documentale dello Stato unitario.

Roma EUR, Archivio Centrale dello Stato

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

L'Archivio Centrale dello Stato ha il compito di conservare gli archivi prodotti dagli organi e dagli uffici centrali dello Stato italiano nato con l'Unità: un insieme di archivi e di carte che comprende, tra le fonti più significative, la Costituzione italiana del 1948, la raccolta in originale delle leggi e decreti, i verbali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la documentazione delle grandi Commissioni d'inchiesta, lo stato civile dei Savoia e l'archivio della Real Casa, gli archivi dei tribunali militari e quelli fascisti, con le carte della segreteria particolare del Duce.

Consultazione[modifica | modifica sorgente]

Sala studio dell'Archivio Centrale dello Stato

L'Istituto, luogo obbligato per qualsiasi attività di ricerca storica sull'Italia contemporanea, rende consultabile la documentazione conservata, dopo averne curato i lavori archivistici di ordinamento e inventariazione.

Gli studiosi ammessi alla consultazione archivistica, dopo aver compilato apposito modulo, possono avvalersi, nella ricerca oltre quanto disponibile in sala di studio, anche del ricchissimo materiale librario gestito dalla biblioteca dell'Istituto, specializzata in storia contemporanea.

Commissioni di sorveglianza[modifica | modifica sorgente]

Funzione di particolare rilievo dell'Istituto, esercitata su delega del Sovrintendente anche dai funzionari, è il controllo sugli archivi in formazione degli organi centrali dello Stato. Le Commissioni di sorveglianza, istituite presso ciascuna amministrazione centrale, hanno il compito di garantire la corretta gestione degli archivi correnti e di deposito dell'amministrazione di riferimento mediante la redazione di titolari di classificazione, di manuali di gestione e di piani di conservazione e di curare il versamento oppure lo scarto della documentazione non più occorrente a fini amministrativi.

Valorizzazione e didattica[modifica | modifica sorgente]

Al fine di diffondere la conoscenza del patrimonio posseduto al maggior numero di cittadini, l'Archivio Centrale dello Stato svolge numerose attività di valorizzazione mediante l'organizzazione di eventi (convegni, conferenze, giornate di studio e mostre storico-documentarie). Presso l'istituto opera inoltre una sezione didattica con il compito di programmare e realizzare visite guidate e seminari volti ad avvicinare principalmente gli studenti delle scuole superiori e gli universitari al mondo della ricerca storica. Di grande rilievo le pubblicazioni, di cui l'Archivio Centrale è autore/curatore, o acquisite perché vi sono utilizzati i documenti conservati dall'Istituto.

Corsi di archivistica contemporanea[modifica | modifica sorgente]

L'Archivio Centrale dello Stato avvia dal Gennaio 2011, in collaborazione con il CNR, un corso di archivistica contemporanea della durata di 150 ore rivolto prioritariamente al personale dei ministeri, degli enti pubblici e agli operatori degli archivi correnti e di deposito. I corsi si articolano in attività formative sia teoriche che gestionali e vengono, inoltre, supportati da una serie di laboratori archivistici, stabiliti all'inizio di ogni corso, che possono essere svolti anche all'esterno dell'Istituto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'origine dell'Archivio Centrale dello Stato risale al 1875 quando, con decreto reale del 25 maggio n. 2552, fu istituito l'Archivio del Regno con la finalità di conservare, oltre agli originali delle leggi e decreti, allo stato civile di Casa Savoia e al registro araldico, anche gli atti dei dicasteri centrali non più occorrenti "ai bisogni ordinari del servizio". L'Archivio del Regno rimase tuttavia per lungo tempo un'istituzione priva di completa autonomia: la sede, la gestione dei documenti e la direzione amministrativa erano infatti in comune con l'Archivio di Stato di Roma.

La situazione restò invariata fino all'indomani della II guerra mondiale quando cominciò a farsi strada l'esigenza di una diversa organizzazione dell'Istituto e della sua sistemazione in una sede definitiva e autonoma. Tale orientamento era dettato anche dalla necessità di trovare una collocazione idonea agli archivi delle amministrazioni centrali che erano stati fatti trasferire al nord Italia durante la Repubblica di Salò e che erano poi stati recuperati alla fine della guerra. La piena autonomia dell'Istituto fu sancita nel 1953 con la legge del 13 aprile n. 340: venne ufficializzata la nuova denominazione di Archivio Centrale dello Stato e operata la distinzione dall'Archivio di Stato di Roma, e fu posto alla direzione dell'Istituto il funzionario con il grado più elevato dell'amministrazione archivistica.

In concomitanza si trovò anche la soluzione all'annoso problema della sede, individuata infine nell'edificio monumentale dell'EUR che avrebbe dovuto ospitare la mostra delle corporazioni nell'ambito dell'Esposizione universale di Roma. Il trasferimento presso la nuova sede fu effettuato nel 1960. Nel 2008 l'Archivio Centrale dello Stato è diventato un istituto dotato di autonomia speciale nell'ambito del Ministero per i beni e le attività culturali (D.P.R. del 26 novembre 2007 n. 233 e D.M. del 7 ottobre 2008) acquisendo autonomia scientifica, finanziaria, organizzativa e contabile.

L'Istituto, diretto dal sovrintendente, ha una struttura articolata in: Consiglio di amministrazione, Collegio dei revisori dei conti, Consiglio scientifico. L'Archivio Centrale provvede ai suoi compiti istituzionali con le risorse finanziarie di bilancio ordinarie e straordinarie; con i proventi derivanti dallo svolgimento delle attività di promozione, pubblicazione, consulenza e collaborazione con soggetti pubblici e privati, nazionali e internazionali; con i contributi di amministrazioni ed enti pubblici e privati italiani, comunitari, nonché di organizzazioni internazionali finalizzati ad attività conformi ai compiti dell'Istituto; con contributi sotto forma di quote di iscrizione per corsi di formazione e aggiornamento organizzati in proprio.

La sede[modifica | modifica sorgente]

La sede dell’ACS è un edificio monumentale sito all'EUR, in piazzale degli Archivi 27, progettato dagli architetti De Renzi, Figini e Pollini, destinato originariamente a sede della Mostra dell’autarchia, del corporativismo e della previdenza sociale nell’ambito dell’Esposizione Universale del 1942.

L’edificio, di cui prima della guerra erano state eseguite solo le fondamenta e le strutture portanti, fu portato a termine negli anni cinquanta, su iniziativa di Virgilio Testa, commissario straordinario dell’Ente EUR, apportando le modifiche necessarie per adattare il palazzo alle esigenze dell’Istituto. Negli anni novanta ha conosciuto una rilettura degli spazi interni: in occasione del 40º anniversario dell’istituzione dell’ACS sono stati inaugurati i nuovi locali destinati al pubblico (ingresso, sala di studio, biblioteca, sala convegni) progettati dall’architetto Giulio Savio. Gli ambienti, valorizzati da opere pittoriche e scultoree di Angelo Cucciarelli, Piero D’Orazio, Carlo Lorenzetti, Paolo Pasticci, si sono negli ultimi anni ulteriormente arricchiti grazie a donazioni di altri artisti contemporanei, andando a costituire un piccolo ma significativo nucleo museale.

Con decreto del 29 marzo 2004 della Sovrintendenza regionale per i beni e le attività culturali del Lazio l’edificio è stato dichiarato di interesse particolarmente importante.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Archivio Centrale dello Stato, a cura di Paola Carucci, in Guida Generale degli Archivi di Stato Italiani, vol. I, pp. 33–295, Roma 1981.
  • L’Archivio Centrale dello Stato: 1953/1993, a cura di Mario Serio, Roma, 1993, pp. XVI,611.
  • EUR, Guida degli Istituti culturali, a cura dell’Archivio Centrale dello Stato e dell’Ente EUR, Milano, 1995, pp. 185.
  • Paola Carucci, Gli Archivi di Stato, in Storia d’Italia nel secolo ventesimo. Strumenti e fonti, a cura di Claudio Pavone, vol. II, pp. 55–129, Roma, 2006.
  • Renato Grispo, La biblioteca dell’Archivio Centrale dello Stato. Storia, funzioni, organizzazione, in Rassegna degli Archivi di Stato, 1962, 1, pp. 33–46.
  • Vittorio Stella, La biblioteca dell’Archivio Centrale dello Stato. Natura e prospettive di sviluppo, in Rassegna degli Archivi di Stato, 1962, 1, pp. 47–61.
  • Giovanni Paoloni, La biblioteca dell’Archivio Centrale dello Stato, in Rivista trimestrale di diritto pubblico, 1986, 3, pp. 914–923.
  • Eugenia Nieddu, La biblioteca dell’Archivio Centrale dello Stato, in Le biblioteche dell’amministrazione centrale dello Stato, a cura di Madel Crasta, Sandro Bulgarelli, Patrizia Valentini, pp. 93–100, Roma, 1990.
  • Amedeo Benedetti, La Biblioteca dell'Archivio Centrale dello Stato, in "Culture del testo e del documento", a. 11, n. 31, 2010, pp. 93–98.

Note[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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