Opera Nazionale Combattenti
L'Opera Nazionale Combattenti (ONC) era un ente assistenziale fondato durante la prima guerra mondiale, ad opera di Francesco Saverio Nitti e Alberto Beneduce.
L'ente, costituito con il decreto n. 1970 del 10 dicembre 1917, che fondava anche l'Opera Nazionale Invalidi di Guerra, percorre il primo conflitto mondiale inizialmente con il motto "terra ai contadini" al termine del quale diventa "terra ai reduci" e dopo violente assegnazioni abusive di terreni in seguito convalidate (avvenute nel centro sud in conflitto con i latifondisti assenteisti), viene approvato il 16 gennaio 1919. Nell'opera di reinserimento dei reduci nel mondo del lavoro[1], riguardava anche l'erogazione di mutui ed assicurazioni a condizioni vantaggiose agli ex-combattenti della grande guerra. L'Istituto che presenta Beneduce era a favore di una profonda innovazione agro-industriale che come al nord doveva essere consorziale e indipendente e dal 1922 in poi dovrà invece scontrarsi con la frammentazione d'auto-consumo rurale di ideologia conservatrice-corporativa.[2]
La direzione di Angelo Sansone, moderata e democratica tra le diverse componenti politiche che la formavano era orientata ad un approccio di riforma radicale del latifondo[3]; l'ente passò attraverso due riforme del suo statuto, nel 1923 e nel settembre 1926 che la snaturarono completamente per farla diventare un'impresa anti-industriale. Quest'ultima riforma, effettuata quando il partito fascista aveva consolidato il potere, diede nuovo impulso alle sue attività di propaganda, orientandole verso lo sviluppo dell'agricoltura a scapito di quello finanziario e sociale[4], attraverso la nomina di Angelo Maranesi alla direzione dell'ente, da parte dello stesso Mussolini nel marzo dello stesso anno.
A parte anche il modesto Agro pontino (140 mila su 180 mila ettari totali meno i 33.000 redenti prima della dittatura) vanto dalla propaganda di regime, l'attività dell'ente non fu perciò complessivamente particolarmente significativa durante le Bonifiche agrarie del periodo fascista, nelle quali l'ente si rese responsabile per conto dello stato fascista non inciderà sulla economia agraria, ma solo marginalmente con fondi terrieri espropriati ai latifondisti renitenti alle attività di bonifica (ad es. nell'Agro Pontino[5] fino a circa due terzi dell'intera estensione territoriale), controllando in questo modo sia la colonizzazione del territorio (ossia la costruzione di poderi, di strade, l'edificazione di piccoli centri e città, il controllo dell'immigrazione programmata ed il successivo esercizio delle aziende agrarie collettive), sia le vere e proprie attività di bonifica idraulica, per il tramite dei consorzi di bonifica in cui spesso a seguito degli espropri venne a risultare socio di maggioranza.
L'ente venne definitivamente soppresso con il decreto n. 616 del 1977.
[modifica] Note
- ^ Elisabetta Novello, LA BONIFICA IN ITALIA, pp. 191.
- ^ Elisabetta Novello, LA BONIFICA IN ITALIA, pp. 194.
- ^ Elisabetta Novello, LA BONIFICA IN ITALIA, pp. 193.
- ^ Elisabetta Novello, LA BONIFICA IN ITALIA, pp. 275.
- ^ Elisabetta Novello, LA BONIFICA IN ITALIA, pp. 276.
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