San Giorgio (Cesena)

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San Giorgio
frazione
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Forlì-Cesena-Stemma.png Forlì-Cesena
Comune Cesena-Stemma.png Cesena
Territorio
Coordinate 44°11′42″N 12°16′48″E / 44.195°N 12.28°E44.195; 12.28 (San Giorgio)Coordinate: 44°11′42″N 12°16′48″E / 44.195°N 12.28°E44.195; 12.28 (San Giorgio)
Abitanti 2 000[1]
Altre informazioni
Cod. postale 47522
Prefisso 0547
Fuso orario UTC+1
Patrono san Giorgio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Giorgio

San Giorgio (San Zorz in dialetto romagnolo), è una frazione di circa 2.000 abitanti del comune di Cesena. È sede della circoscrizione comunale n.10 Cervese nord. Il paese prende il nome dal santo protettore San Giorgio.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

San Giorgio di Cesena, è limitrofo ai paesi Bagnile, Ronta, Pioppa, Calabrina e Villa Calabra, tutte frazioni del Comune di Cesena. Si trova all'interno della più ampia area di centuriazione romana ancora conservata. Presso la sede del quartiere si trova anche un Museo della centuriazione.

Storia[modifica | modifica sorgente]

A quanto testimoniano recenti scavi, l'origine del paese è incerta, ma la testimonianza del reticolato di centuriazione e la scoperta di alcuni reperti archeologici (oggi disseminati in vari musei locali), induce a pensare alla fondazione di un centro agricolo già in epoca romana. Si è certi che in epoca rinascimentale nel centro del paese fu edificato un castello fortificato dalla nobile famiglia Malatesta, da sempre dedita al mestiere delle armi, e che quindi intitolò a San Giorgio. Già nel 1883, l'ex prefetto Bonafede Montanari riporta che "del castello non resta che la torre", abbattuta nel 1944 durante la seconda guerra mondiale. Della chiesa, anch'essa quattrocentesca, non rimane più traccia: il campanile infatti, che fu fatto esplodere dagli alleati perché convinti che contenesse materiale bellico tedesco, franò sulla chiesa distruggendola. Negli anni avvenire la chiesa fu ricostruita, così come la scuola in una struttura più accogliente: della memoria storica non restano che poche tracce conservate presso la Biblioteca Malatestiana. In anni recenti si è provveduto alla costruzione della scuola secondaria di prima grado, lasciando liberi gli ex spazi della parrocchia; inoltre bisogna ricordare anche i recenti lavori di ristrutturazione della scuola elementare "Edmondo De Amicis".

Il Castello[2][modifica | modifica sorgente]

Nell’aprile del 1401 Carlo Malatesti intraprese le trattative per acquisire i poderi di San Giorgio e, grazie al vescovo di Bertinoro, riuscì a scambiarli con i poderi di Sant’Egidio. A quei tempi il territorio si presentava scarsamente popolato con zone boschive e pascoli. Nel 1403 inizia la costruzione del castello di San Giorgio. Il castello doveva essere una residenza di caccia con funzioni di magazzino per le granaglie coltivate. Lo si utilizzò soprattutto come avamposto di protezione dalla potente Repubblica di Venezia.

I Malatesti ebbero ingenti interessi in Lombardia, al punto che una figlia di Andrea Malatesta, Antonia, nel 1408 divenne moglie di Giovanni Maria Visconti. Il trittico scultoreo che era esposto sulla torre del castello di San Giorgio evidenzia il legame delle due famiglie. Le figure esterne, una pantera ed un elefante, di eguale dimensioni rappresenta l’unione Visconti-Malatesti, entrambe molto legate al santo guerriero che uccide il drago.

Dopo la scomparsa del marito, Antonia ritornò a Cesena nel 1412. I rapporti fra le due famiglie, già precari, divennero pessimi. Ne è un esempio l'assalto e la conquista da parte dei Malatesti della porta Vercellina di Milano nel 1409, dalla quale furono asportate le catene e la campana che andarono ad adornare, come trofeo di guerra, la torre del castello.

Dopo la morte di Andrea nel 1409, il fratello Pandolfo III Malatesta proseguì la costruzione del castello terminata attorno al 1424. Il corpo centrale era costituito da un magnifico palazzo tutto in volta, inserito in una cinta quadrata di mura spesse quattro metri, ogni lato misurava 200 piedi, 107 metri e su ciascuno dei quattro angoli c’erano torrioni rettangolari sporgenti dalle mura. Osservandola dal lato sud si sarebbe notata, fra i baluardi, una piccola torre e un’altra enorme, in linea con le mura ed eretta esattamente sull’incrocio delle due vie San Giorgio e Montaletto, per avere le strade sorvegliate a vista.

Nel 1435, Sigismondo Pandolfo Malatesta e Domenico Malatesta si divisero i domini e a quest’ultimo rimasero Cesena, Bertinoro, Meldola, Sarsina, Roncofreddo e i castelli del Piviero di Sestino. Il castello di San Giorgio ne faceva parte ed era l’avamposto del sistema difensivo di Cesena, con i paesani eretti a esercito, diventando una extraterritorialità rispetto Cesena.

Nel 1462 la pestilenza portò le casse di Malatesta in rosso. Non avendo figli, si decise che alla sua morte i beni sarebbero tornati alla Chiesa. Deceduto nel 1465 il debito ammontava a 6000 ducati, oltre ai lavori iniziati da completare. I papi emanarono varie disposizioni, fra i quali la vendita dei vasti terreni di San Giorgio. In quel periodo, nel castello, si succedettero dei custodi, che dietro compenso lo presidiavano e assieme ai contadini sorvegliavano la zona.

In un documento del 1489, si legge: “El magnifico palazzo, tutto in volta nello castello de Sangiuorgio fora de Cesena, fatto dal signor Malatesta, questo anno fu tutto getato a terra da Francesco deli Ubaldini, per vendere le prede e guasto quello bello edificio biasimato de ognomo”. Le pietre servirono per edificare la chiesa di San Domenico nella contrada Ceserina.

L’alleanza Fra il papato e Venezia, la guerra portata in Italia da Francesco I di Francia e il Sacco di Roma (1527), fecero passare in secondo piano le vicende di un piccolo avamposto dello Stato della Chiesa.

Dal 1531 i documenti tornano a raccontarci di un tentativo di impadronirsi del castello. Alessandro Pasolini di Cesena, scrisse una “supplica” a Clemente VII alla quale il Papa rispose. Si concedeva al Pasolini una torre chiamata San Giorgio. Venivano concessi in perpetuo, al richiedente e ai suoi eredi in cambio di una libbra di cera come canone. I saggi di Cesena non tennero conto di questa supplica e continuarono ad affidarlo a nuovi castellani. Nel 1585 dove si iniziò ad affittare il castello al cavaliere Lancillotto Lancetti al prezzo di sedici scudi d’oro annui.

Nel 1627 veniva concesso in locazione a Don Nucci che era anche il parroco di San Giorgio, i quale però, promosso a vicario generale nel 1632 se ne andò, lasciando le mura con evidenti tratti mancanti per l'asportazione dei mattoni usati nel restauro della chiesa.

I trofei esistenti nella torre, vennero rimossi nel 1820 e collocati nelle scale del palazzo comunale. Negli anni il degrado continuò e nel 1834, poiché in possidenza Comandina si necessitava di una nuova chiavica, il Magistrato ordinò di utilizzare le pietre delle mura, considerata ormai una cava.

Dopo l’unità d’Italia si cominciò ad istituire scuole pubbliche e la torre ospitò la prima elementare dall’anno scolastico 1869-1870.

Durante la seconda guerra mondiale la torre venne usata come rifugio antiaereo. Il 18 ottobre del 1944 i tedeschi la minarono e il mattino seguente la fecero esplodere assieme al campanile che rovinò sulla chiesa. Le pietre della torre, furono utilizzate per chiudere le buche nelle strade e riparare le case.

Nel 1954 il terreno su cui sorgeva fu venduta a Domenico Mondardini “il dottorone di san Giorgio”, che costruì la sua abitazione, oggi di proprietà del direttore d’orchestra Jader Abbondanza.

Del castello di San Giorgio rimangono le sculture che adornavano la torre, esposte presso la Biblioteca Malatestiana e documenti storici che citano la sua esistenza.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Pur non esistendo una vera e propria gastronomia unica del paese, rimane viva la tradizione culinaria della Romagna, influenzata poi dalla città di Cesena. I piatti più tipici sono sicuramente i cappelletti.

A San Giorgio viene realizzato da un gruppo di giovani volontari parrocchiani capitanati da Casalboni Davide, un suggestivo presepe palestinese nel periodo natalizio.[3]

Tutti i Martedì sera ore 20:30, presso la via Don Secondo Farnedi, si può partecipare a San Giorgio Cammina[4]

Personaggi famosi[modifica | modifica sorgente]

  • Lorenzo Minotti, ex calciatore della Nazionale e del Parma; attualmente direttore sportivo del Cesena.
  • don Augusto Vaienti, storico sacerdote della parrocchia, negli anni della dittatura fascista. In sua memoria è dedicato l'asilo nido privato; le spoglie riposano nella chiesa di San Giorgio.
  • Nello Zoffoli, nato a San Giorgio il 15 aprile del 1918 di professione artigiano ha dedicato il suo tempo libero alla composizioni di poesie. Ci ha lasciato, tra le tante una poesia dialettali da lui scritte, una sulla torre di San Giorgio, composta da sette strofe intercalate da ritornello.
La stòria dla Tòra ad San Zòrz

Ritornello:

L’éra granda, l’éra èlta, cla faséva paura…

La tòra ad San Zòrz in tla pianura!

Una vòlta a San Zòrz u’ ì éra una vècia tòra

Cun un gran curtil, tot intorna ad fora.

I burdel ì zughiva da la sera a la matèna

E la zenta i la ciameva malatestiena.

(rit.)

Ad dé, in tla veta, l’éra tot un strìd

Sota i cop, i pasarot ì faceva i nid.

A la sera, l’era tot un frol ad rundanun

Che cun la zveta i faséva un gran fum!

(rit.)

A la dménga, da Ciséna, l’ariveva Bruchìn

Che cun al su zirundeli e faséva e’ birichìn.

Daventi a la tòra us miteva in te dopmezdé

e a tot la zenta e cuntéva i fat de dé.

(rit.)

In tla tòra i burdel ì andéva a scola

e la storia i la cunteva cme una fola.

Ma un brot dé e s-ciupet la guera

E par tot e finet la bona stela!

(rit.)

Tot la zenta in tla tòra i curiva

Quand e’ canun in luntanenza uss santiva!

Tre volti San Zòrz e fot bumbardè

E nènca la cisa, la guera la faset casché!

(rit.)

Ma par la nostra bèla tòra, l’arivét un brot dé

Chi vigliach ad Tedesch i minet i quatar cantun

E propi in te mezdé, in tun gran fum,

la zenta, cun al gozli a’i occ, i l’avdet a casché!

(rit.)

E nostar maèstar, sta stòria, us'sà cuntè,

e nunèt viciun ad quinta avem imparè

che la guera, par tot e’ mond, l’è una vigliacheda

e l’è ora che la zenta i trova la bona streda.

(rit.).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Situato in una posizione assai favorevole per l'agricoltura, questa risulta essere la principale attività economica. La posizione centrale all'interno della campagna cesenate ne ha fatto la sede ideale per il Consorzio agrario, recentemente ampliato in un nuovo edificio fuori dal centro abitato.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ circa
  2. ^ 1403 Il castello di San Giorgio | Il Blog di San Giorgio di Cesena
  3. ^ http://www.presepesangiorgio.it
  4. ^ San Giorgio Cammina | Il Blog di San Giorgio di Cesena

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • San Giorgio tra cronaca e storia - società editrice Il Ponte Vecchio - 1997