Amanuense

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ritratto di Jean Miélot, segretario, copista e traduttore del duca Filippo III di Borgogna.

Prima della diffusione della stampa, l'amanuense o il copista, era la figura professionale di chi, per mestiere, ricopiava manoscritti a servizio di privati o del pubblico.

Nell'antichità classica la professione di amanuense era esercitata dagli schiavi. Dopo la diffusione del Cristianesimo fu coltivata soprattutto in centri religiosi (in particolar modo le abbazie dei Benedettini) e nel XIII secolo si sviluppò una vera e propria industria di professionisti.

Per gli studiosi di filologia è molto più affidabile un'opera copiata da un professionista della copiatura, che non da un esperto della materia oggetto dell'opera, poiché questi ultimi avevano la tendenza a "correggere" il testo.[senza fonte]

Il termine amanuense può essere utilizzato anche per indicare chi scrive a mano atti o documenti, nei casi in cui la legge richieda l'uso della scrittura manoscritta nella formazione degli atti (per es. i verbali delle riunioni di condominio).[non chiaro]

I monaci amanuensi[modifica | modifica wikitesto]

Esempio di salterio diurno miniato da amanuensi del sec. XVII già presente nella Biblioteca Scarabelli di Caltanissetta, rubato nel 2010[1][2]

La parola amanuense deriva dal latino servus a manu, che era il termine con il quale i romani definivano gli scribi. Questi monaci vivevano molte ore della giornata nello scriptorium (una particolare stanza presente in alcune strutture religiose, in posizione tale da catturare più luce possibile, utile durante il processo di copiatura degli antichi codici) e a coloro che svolgevano questo lavoro era permesso di saltare alcune ore canoniche di preghiera. All'attività degli amanuensi si lega il personaggio romano Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, che fondò a Squillace, in Calabria, il monastero di Vivario dedicato allo studio e alla scrittura. Qui istituì uno scriptorium per la raccolta e la riproduzione di manoscritti, che fu il modello a cui successivamente si ispirarono i monasteri medievali. Durante il XIV secolo e il XV secolo, l'arte della copia degli antichi testi aveva raggiunto il suo culmine: i libri, infatti, dopo essere copiati dagli amanuensi, erano controllati sul piano grammaticale e ortografico dai correctores (questo avveniva perché in quei tempi, dato l'ottimo salario degli amanuensi, molti semianalfabeti si dedicavano a questa attività) per poi essere miniati dai miniatores. Inoltre, presso le università, gli allievi copiavano, traducevano e miniavano molti codici, per potersi mantenere nei propri studi.

Allo scopo di dimezzare i tempi di produzione un codice talvolta veniva dato da trascrivere dividendolo fra due amanuensi: ciascuno ricopiava la metà affidatagli e poi le due copie venivano riunite. Questo sforzo collettivo appare ancora più evidente per i grossi codici di lusso che richiedevano anche l'intervento dei miniatori, i quali entravano in gioco solo dopo che l'opera era stata completamente ricopiata dagli amanuensi.

I libri[modifica | modifica wikitesto]

I libri venivano solitamente scritti in quattro modi:

Dopo aver finito il processo di scrittura, gli amanuensi rilegavano le pagine e creavano una copertina: essa poteva essere tutta in oro battuto, in lamine di bronzo e angoli d'argento, o semplicemente in materiale cartaceo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Mangiavillano, BREVE STORIA DELLA BIBLIOTECA COMUNALE “LUCIANO SCARABELLI” DI CALTANISSETTA - I manoscritti, .storiapatriacaltanissetta.it, pp. 35.
  2. ^ I libri scomparsi della biblioteca Scarabelli - (htlm), Società Nissena di Storia Patria - Caltanissetta, 1º febbraio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]