Scriptorium

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Scriptorium medievale. Illustrazione tratta dal Libro di preghiere manoscritto Ms. Slo. 2468 (XV sec.) al British Museum.
Il copista Jean Miélot, ritratto in un miniatura quattrocentesca.[1]

Lo scriptorium (parola latina che deriva dal verbo scribere, "scrivere", con l'aggiunta del suffisso neutro singolare orium che indica gli aggettivi di luogo),[2] o centro scrittorio, è, nel linguaggio della paleografia e codicologia, il luogo dove si scrive e per estensione ogni luogo dove era effettuata l'attività di copiatura da parte di amanuensi, soprattutto nel Medioevo.

Nella terminologia corrente di solito si intende per centro scrittorio quella parte del complesso monastico dedicata alla copiatura dei manoscritti, spesso comunicante con la biblioteca. Tali ambienti ebbero grande importanza culturale sia per l'azione di salvaguardia della cultura greca e latina, sia perché costituirono ambiti di pensiero e sviluppo di nuova cultura.

Le attività nello Scriptorium[modifica | modifica sorgente]

Lo scriptorium era un vasta sala illuminata da numerose finestre. I monaci lavoravano vicino ai punti più adatti a ricevere la luce. Gli strumenti del lavoro erano: penne, inchiostro e temperini, righelli, punteruoli (per praticare minuscoli fori, utilizzati per tracciare linee dritte sul foglio) e, infine, il leggio. Per i manoscritti che andavano miniati c'erano altri utensili o materiali specifici. Tutto questo materiale era fornito dall'armarius (il bibliotecario del monastero), vero regista dell'operazione di copiatura. L'armarius poteva avere anche altri incarichi.[3] In una stessa stanza potevano lavorare fino a trenta amanuensi.

L'attività propriamente di copiatura comprendeva tutte le fasi della lavorazione del libro. Sicuramente attestate sono le varie fasi della preparazione della pergamena per la scrittura (taglio dei fogli, foratura, rigatura, levigazione). Poiché il papiro non era più disponibile dopo la conquista araba dell'Egitto, i fogli erano ricavati dalle pelli degli animali (mucche, pecore e capre). La pergamena più pregiata si ricavava dalla pelle di vitello e prendeva il nome di vello.

Una volta posto sul leggio, la prima operazione consisteva nel tracciare delle righe orizzontali sul foglio vuoto. Affinché la scrittura fosse diritta, l'amanuense doveva seguire tali righe (generalmente ventisei). Seguivano poi le fasi della scrittura: il monaco amanuense copiava il testo sulla pagina rigata (che recava già stabiliti gli spazi dove sarebbero state realizzate le miniature). Ovviamente il lavoro non sempre si limitava alla copia di testi antichi, bibbie o commenti biblici; molto spesso venivano scritte anche opere originali.

Spesso gli scriptoria svilupparono usi grafici caratteristici diversi e indipendenti fra loro (si pensi alle lettere a e b caratteristiche dello scriptorium di Corbie o alle lettere a e z caratteristiche di quello di Laon varianti della scrittura definita in paleografia come merovingica). Meno ovvia è invece la partecipazione di miniatori/pittori alle attività di scrittura. La miniatura era infatti eseguita separatamente dopo la redazione del testo (ma prima della legatura del libro) spesso in altri ambienti e a distanza di tempo (anche qualche mese).

Gli scriptoria fornivano libri per i monasteri, sia per uso interno sia come manufatti di scambio. Producevano inoltre i libri destinati alla ristretta fascia di laici alfabetizzati. Tuttavia, alla metà del XIII secolo, la concorrenza di botteghe scrittorie laiche cittadine era diventata molto forte sia per il tipo di letteratura proposta (non più soltanto edificante o di preghiera) sia per la lingua con cui era scritta (non più in latino). Le botteghe scrittorie laiche inoltre avevano sistemi di copiatura più rapidi (per esempio il sistema della pecia in ambito universitario). Diversa era certamente la mentalità del monaco che copiava un'opera quale adempimento a un precetto religioso e quella dello scriba laico che copiava un'opera a scopo di lucro. Comunque per vari secoli ancora gli scriptoria monastici rimasero il perno della produzione di testi liturgici per i monasteri stessi, almeno fino alla diffusione della stampa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La crisi della trasmissione del sapere[modifica | modifica sorgente]

A Roma vi erano nel IV secolo 28 biblioteche pubbliche. Con il tramonto dell'impero, in Occidente, la copiatura dei testi in ambito civile subì un irreversibile declino.
Gli scriptoria nacquero in ambito monastico per continuare la trasmissione del sapere. Uno dei primi centri scrittori di cui si abbia memoria fu quello fondato da Cassiodoro in Calabria alla metà del VI secolo. Questa attività però non sopravvisse alla crisi economico-istituzionale che attraversò l'Europa nel VII-VIII secolo.

L'Irlanda era rimasta estranea ai processi devastanti che avevano interessato il continente. Il cristianesimo si era diffuso nel corso del V secolo. Sull'isola, e nelle regioni celtiche della Gran Bretagna, nacquero diversi monasteri. Il monachesimo irlandese fece propria la lingua e la cultura latina. All'interno dei monasteri celtici, sia irlandesi che britannici, si diffusero importanti scriptoria:

Alla fine del VI secolo, San Colombano partì dal monastero irlandese di Bangor per una lunga missione in Europa. Fondò monasteri nelle Fiandre, in Gallia, Germania e in Italia (Abbazia di Bobbio). Tutti i monasteri da lui fondati divennero sedi di scriptoria e di trasmissione del sapere. Tra i capolavori della scrittura miniata irlandese figurano:

Principali centri scrittorii[modifica | modifica sorgente]

Il monaco Anno dello Scriptorium dell'Abbazia di Reichenau consegna al committente un Codice terminato

Scrivere, che si copiasse o meno, era considerata un'attività manuale, e quindi umile o degradante secondo la cultura antica.[4] Fin dal VI secolo le prime regole monastiche inclusero la scrittura tra le attività che l'uomo umile doveva compiere per condurre una pia vita.

Vivarium

Quello di Vivarium è il primo scriptorium di cui si abbia precisa testimonianza storica. Faceva parte del complesso monastico costruito da Cassiodoro nel VI secolo. Da persona colta qual era, Cassiodoro, nelle sue Istituzioni,[5] raccomandava la più grande cura nella trascrizione dei testi sacri. Ma neppure dimenticò, forse proprio per la sua educazione classica, di far copiare testi di autori pagani. Il centro scrittorio fu attivo almeno fino al 630.

Montecassino

La regola monastica di san Benedetto da Norcia specifica le varie mansioni e attività dei monaci, tra le quali quella della scrittura.

All'interno dell'abbazia di Montecassino, fondata nel 529, funzionò uno scriptorium attivo fino al XV secolo.

Bobbio
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scriptorium di Bobbio.

Nell'abbazia fondata a Bobbio (media Val Trebbia) dal monaco irlandese san Colombano, fu istituito uno scriptorium nel VII secolo da parte del successore del fondatore, l'abate Attala (615-627).

Lo scriptorium fu il maggior centro di produzione libraria dell'Italia settentrionale tra il VII e il IX secolo, in età longobarda e carolingia, al centro di una rete di scriptoria esistenti nei vari monasteri dell'ordine. I monaci irlandesi che vi lavorarono all'origine introdussero lo stile dell'arte insulare per le miniature e un particolare sistema di abbreviature.

San Gallo

Un altro importante centro scrittorio fu attivo presso l'abbazia di San Gallo, in Svizzera. Una pianta dell'abbazia risalente alla prima metà del IX secolo mostra lo scriptorium presso l'angolo a nord dell'edificio della chiesa.

Citeaux

Con il rilassarsi della regola benedettina anche la posizione e la struttura degli scriptoria nei monasteri cambiò: da spazi concepiti come semplici stanze coperte furono sempre più protetti e riscaldati. In reazione a questo rilassamento a Citeaux (Cistercium) Bernardo di Chiaravalle impartì disposizioni più severe, che giunsero a riguardare le decorazioni dei manoscritti. Un'ordinanza dell'inizio del XII secolo impone che nei libri vi fossero literae unius coloris et non depictae (lettere di un solo colore e non decorate).

Sempre nello stesso periodo i monaci furono tenuti al silenzio nello scriptorium. Due secoli più tardi fu tuttavia loro concesso di eseguire il lavoro di scrittura anche nelle proprie celle.

Certosini

Il modus vivendi dell'ordine certosino prescriveva il lavoro nella solitudine della cella. Anche i monaci certosini quindi si dedicarono all'attività di copiatura.

L'evoluzione dei tardi scriptoria[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Tritemio, abate di Sponheim, scrisse il breve opuscolo De laude scriptorum (Elogio degli scribi) nel 1492 per celebrare le glorie di un'attività sempre più insidiata da vicino dalla diffusione delle opere a stampa su carta. La scrittura è qui vista come la più alta delle attività manuali da conservarsi per ragioni storiche e di disciplina religiosa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Christopher De Hamel, Scribes and Illuminators, (Toronto: University of Toronto Press, 1992), p. 36. Jean Miélot, segretario, copista, e traduttore del duca Filippo III di Borgogna è qui intento a scrivere i Miracles de Nostre Dame, da cui è tratta l'illustrazione. Il ritratto, del 1456 circa, è opera di Jean Le Tavernier. Si noti l'estremo dettaglio dei particolari dello studio, dei mobili, e degli strumenti di lavoro
  2. ^ Il plurale di scriptorium è scriptoria.
  3. ^ S. Benedetto, Regola, 48
  4. ^ Una testimonianza tarda è in A. Koyré, Le origini del macchinismo: Le vrai sire châtelain laisse écrire le villain, sa maine digna lorsqu'il signe égratigne le parchemin (Il vero signore castellano lascia scrivere il villano, la sua nobile mano quando firma graffia la pergamena).
  5. ^ Cassiodorus, Institutiones, I, xxx

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