Abbazia di San Giovanni Evangelista

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Coordinate: 44°48′10.23″N 10°19′56.85″E / 44.802842°N 10.332457°E44.802842; 10.332457

Abbazia di San Giovanni Evangelista
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Parma-Stemma.png Parma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare San Giovanni apostolo ed evangelista
Diocesi Diocesi di Parma
Architetto Bernardino Zaccagni
Stile architettonico Rinascimentale e barocco
Inizio costruzione 1510
Completamento 1519

L'abbazia di San Giovanni Evangelista è un complesso benedettino del centro storico di Parma, in Emilia-Romagna. Il vasto insieme di edifici comprende la chiesa, il monastero e l'antica spezieria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel X secolo dal vescovo Sigefredo II su un precedente oratorio intitolato a San Colombano[1], l'abbazia viene affidata al primo abate Giovanni, canonico del duomo di Parma. Nel 1477 l'intero complesso venne danneggiato da un incendio.

La basilica abbaziale venne ricostruita a partire dal 1490 circa, con un progetto definitivo nel 1510 a opera di Bernardino Zaccagni. I lavori dovettero concludersi verso il 1519. Fin dai progetti originari l'abate Girolamo Spinola aveva previsto di scandire gli spazi architettonici con un'ampia decorazione pittorica, assicurandosi precocemente il giovane Correggio, che solo pochi anni prima aveva dato un ottimo saggio della sua arte in città in un altro monastero benedettino, quello di San Paolo, in cui aveva decorato per la badessa Giovanna Piacenza la celebrata Camera della Badessa.

In San Giovanni Correggio eseguì cinque imprese ad affresco. La prima è in genere considerata la lunetta con il San Giovanni e l'aquila (1520 circa, alla cui data di realizzazione aveva già forse in mente tutto il complesso decorativo), seguita dalla cupola in cui si trovano l'Ascensione di Cristo corredata dalla decorazione del tamburo e dei quattro pennacchi. La terza impresa riguardava la decorazione della volta e il catino dell'abside della Cappella Maggiore, opera parzialmente distrutta nel 1586 con il prolungamento del coro, della quale resta oggi il grosso frammento centrale dell'Incoronazione della Vergine alla Galleria nazionale di Parma. La quarta riguardò le pareti del coro, completamente distrutte con l'ampliamento. La quinta il fregio pittorico che corre lungo tutto il perimetro interno, ancora in situ. Disegni preparatori simostrano come anche parti lasciate ai collaboratori vennero progettate da Correggio, come le candelabre che corrono a lati del costoloni della volta sul presbiterio e le figure di putti sulle vele. In particolare nei fregi, di gusto antichizzante, Correggio dimostrò l'aggiornamento rispetto ai più recenti cantieri romani, ben prima che Giulio Romano diffondesse tali stilemi da Mantova (dal 1524), confermando apparentemente l'ipotesi di un viaggio a Roma del Correggio in quegli anni.

Infine a San Giovanni Correggio lasciò verso il 1524 due tele nella Cappella del Bono, oggi alla Galleria nazionale di Parma: il Compianto sul Cristo morto e il Martirio di quattro santi.

La chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata

La facciata marmorea della chiesa fu disegnata da Simone Moschino in stile barocco nel 1604 e completata nel 1607 con la sovrintendenza di Giovan Battista Carrà detto il Bissone. Il campanile, probabile opera di Giovanni Battista Magnani, presente sul lato destro, fu aggiunto nel 1613. Con un'altezza di 75 metri è il più alto di Parma.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno
Michelangelo Anselmi, San Nicola
Abside
Corpo di destra dell'organo

L'interno è a croce latina e ha tre navate coperte da volte a crociera, e cupola all'intersezione del transetto: la struttura riprende quella del vicino Duomo e forse era memore anche dei recenti progetti per il rinnovo di San Pietro in Vaticano. I pilastri scanalati in pietra grigia con capitelli compositi sormontati da un dado sono infatti di chiara derivazione classicheggiante.

Nella navate mediana spicca il fregio continuo del Correggio e aiuti (1522-1524 circa), probabilmente in particolare Francesco Maria Rondani. Al disegno del Correggio sono riferite anche le grottesche sui semipilastri, mentre la decorazione delle volte, con candelabre, putti e simboli di Giovanni Evangelista, è riferibile a Michelangelo Anselmi (1520 circa).

Le dodici cappelle laterali vennero affrescate da artisti per lo più emiliani nella seconda metà del Cinquecento e nella prima del secolo successivo. Si contantano lavori di Angelo Michele Colonna, Giacomo Alboresi, Giovan Battista Merano, Giacomo Antonio Boni, Tommaso Aldovrandini e Carlo Giuseppe Carpi.

Navata sinistra[modifica | modifica wikitesto]

Nella navata sinistra si trova il fonte battesimale, la cui base deriva da un monumento romano, forse funebre, del I secolo d.C.

La prima cappella, restaurata nel 1998, mostra il sottarco affrescato dal Parmigianino con Sant'Agata e il carnefice (sinistra) e le Sante Lucia e Apollonia (destra). Si tratta di figure monumentali, in cui è evidente l'influsso degli affreschi del Pordenone nel Duomo di Cremona.

La seconda, dedicata a san Vitale, mostra a sinistra il santo col cavallo e a destra i Santi Stefano e Lorenzo, pure opere del Parmigianino. La terza contiene una tela della fine del Cinquecento di Jan Soens con la Madonna col Bambino e santi, mentre la quarta (Cappella Zancheri) è decorata da un ciclo già attribuito al Parmigianino, ma oggi riferito a Michelangelo Anselmi, dopo la pubblicazione di disegni preparatori a lui riferibili. Nel sottarco di trovano i monumentali Sant'Ilario (sinistra) e San Nicola di Bari (destra), mentre le pareti sono affrescate da Giovan Battista Merano con Storie di san Nicola (1684); sull'altare si vede lo Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria, tela di Girolamo Bedoli-Mazzola (1536).

La quinta ha pitture meno pregiate, mentre nella sesta spicca la tavola d'altare con il Cristo portacroce di Michelangelo Anselmi (1522 circa).

Navata destra[modifica | modifica wikitesto]

Il primo altare della navata destra mostra una pala di Gianfranco Gottesaldi o di artista veneto con la Madonna col Bambino tra i santi Girolamo e Michele (1510) in una cornice intagliata. La parete destra ospita il monumento marmoreo di Cristoforo Marzaroli alla contessa Albertina Sanvitale di Fontanellato, figlia illegittima di Maria Luisa d'Asburgo-Lorena granduchessa di Parma[2]. Nella seconda cappella una Natività (1519) dei fratelli Giacomo e Giulio Francia.

La terza cappella ha una pala di Cristoforo Caselli raffigurante l'Adorazione dei Magi (1499). La quarta ha l'arco decorato da affreschi attribuiti a Cesare da Reggio con all'altare una madonna col Bambino e san Giacomo di Girolamo Bedoli-Mazzola (1543-1545 circa).

La quinta cappella è la Cappella del Bono, che conteneva le tele del Martirio di quattro santi (sinistra) e del Compianto sul Cristo morto (destra, entrambe del 1524 circa) oggi alla Galleria nazionale di Parma, sostituite in loco da copie settecentesche. Al disegno del Correggio è anche riferito il sottarco con dio Padre al centro, Santi Andrea e Pietro a sinistra e la Conversione di Saulo a destra, eseguiti però da aiuti.

Transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

Il catino del transetto sinistro venne affrescato da Michelangelo Anselmi con San Benedetto in trono fra santi (1521). La pala è di Emilio Taruffi (1674) e mostra San Mauro che guarisce gli appestati. I due gruppi plastici alle pareti (San Giovanni Evangelista e Madonna col Bambino e san Giovannino) sono in terracotta sottilmente patinata di bianco, opera di Antonio Begarelli, e risalgono al 1543 circa. Sotto la volta corre un fregio che continua anche nel presbiterio con tondi in prospettiva che contengono busti di papi, cardinali e monaci benedettini, alternato a scene di sacrifici pagani. Il braccio destro è attribuibile a Giovanni Antonio da Parma (1514) e quello sinistro a un artista di formazione forse padovana.

Il sottarco di ingresso della cappella a destra del presbiterio mostra Santa Cecilia (sinistra) e Santa Margherita (destra), attribuite a Girolamo Bedoli-Mazzola.

Transetto destro[modifica | modifica wikitesto]

Anche il catino absidale di destra venne affrescato da Michelangelo Anselmi con Storie della vita di san Giovanni da Parma, primo abate del convento le cui spoglie sono conservate in un'urna sotto l'altare. La pala d'altare con il Miracolo di san Giovanni è di Emilio Taruffi (1674); i due gruppi plastici del Begarelli alle pareti raffigurano Santa Felicita col figlio san Vitale e San Benedetto.

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cupola di San Giovanni Evangelista.

La grande cupola fu dipinta dal Correggio nel 1520, anticipando quella del Duomo che lo stesso Correggio eseguì dal 1526. Rappresenta la Visione di san Giovanni, con l'aposto che vede spalancarsi i cieli e comparire uno sfolgorante Cristo, che gli indica il suo posto nella cerchia degli apostoli.

Presbiterio[modifica | modifica wikitesto]

Le grottesche della crociera sono attribuite a Correggio, mentre i putti nelle vele furono aggiunti più tardi, verso il 1588, da Innocenzo Martini, che dipinse anche le figure sulle cantorie e sull'organo. L'altare maggiore è decorato da marmi screziati di vari colori, su disegno di Bartolomeo Avanzini. La firma di Bernardo Falconi si trova apposta su uno degli otto Putti in bronzo che reggono la mensa dell'altare maggiore.

Per allungare il presbiterio nel 1587 venne distrutto il grande affresco dell'Incoronazione della Vergine, di cui resta oggi la parte centrale, staccata a massello, nella Galleria nazionale di Parma e alcuni frammenti sparsi, di cui tre alla National Gallery di Londra. L'affresco attuale venne rifatto nel 1587 nelle forme dell'opera originaria dal bolognese Cesare Aretusi.

Sulla parete di fondo si trova la grande pala della Trasfigurazione di Girolamo Bedoli-Mazzola (1556 circa), che disegnò anche la cornice, riccamente intagliata da Gianfrancesco Testa.

Il coro ligneo venne intarsiato con motivi floreali, vedute urbane e collinari, strumenti musicali, ecc. da Marcantonio Zucchi, che vi lavorò dal 1513 al 1531, a cui seguirono i fratelli Gianfrancesco e Pasquale Testa, fino al 1538.

Del Correggio è notevole è l'affresco della lunetta del portale che porta alla sagrestia, sulla porta che conduce al chiostro, con San Giovanni e l'aquila. Gli affreschi della cupola e della lunetta sembrano chiaramente ispirati alla liturgia medievale benedettina in uso per la festività di San Giovanni Evangelista (27 dicembre). A conferma di ciò, l'iscrizione intorno alla lunetta - ALTIUS CAETERIS DEI PATEFECIT ARCANA - riporta parole molto simili a quelle delle orazioni notturne dei monaci. La stessa iconografia della cupola si ispira a un altro momento della liturgia prevista il 27 dicembre[3].

La sagrestia venne affrescata nel 1508 da Cesare Cesariano. Conserva un bel rivestimento ligneo del Seicento e un armadio portareliquie, nel vano ottagonale annesso a questo ambiente, con due ante dipinte da Michelangelo Anselmi nel 1618.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Il primo organo a canne della chiesa di San Giovanni Evangelista di cui si ha menzione fu costruito fra il 1517 e il 1521 dall'organaro Cristoforo Traparello. Lo strumento, collocato nel lato destro del transetto, fu poi ampliato nel 1580 dal bresciano Benedetto Antegnati e collocato nel secolo successivo sulla cantoria di sinistra del presbiterio; nel 1653, sulla controcantoria venne costruito un secondo organo da 1653 e, nel XVIII secolo, l'organo venne adeguato ai canoni dell'epoca dai fratelli Serassi. Nel 1927 l'organo è stato ricostruito dalla ditta Tamburini riutilizzando parti antiche ed è stato sottoposto a parziale restauro nel 1996 da Claudio Anselmi Tamburini. Nel 2012-2013 l'organo è stato interamente restaurato dalla ditta Mascioni di Cuvio (VA), sotto la supervisione dell'organista titolare Giovanna Emanuela Fornari.

Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera di 32. Il materiale fonico del Grand'Organo (prima tastiera), del Positivo espressivo (seconda tastiera) e del Pedale è collocato sulle due cantorie ai lati del presbiterio, mentre quello dell'Espressivo (terza tastiera) si trova nell'abside.

Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Flauto a camino 4'
Ottava dolce 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 6 file
Voce umana 8'
Tromba dolce 8'
Seconda tastiera - Positivo espressivo
Eufonio 8'
Gamba 8'
Salicionale 8'
Bordone 8'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ottavino 2'
Pienino 4 file
Sesquialtera 2 file
Voce celeste 8'
Coro viole 3 file
Clarino 8'
Voce corale 8'
Tremolo
Terza tastiera - Espressivo
Controgamba 16'
Principale diapason 8'
Principale violino 8'
Viola 8'
Ottava forte 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Terza 1.3/5'
Cornetto 3-5 file
Ripieno 7 file
Concerto archi 8'
Tromba armonica 8'
Tuba mirabilis 8'
Chiarina 4'
Pedale
Contrabbasso 16'
Bordone 16'
Violone 16'
Basso 16'
Quinta 10.2/3'
Bordone 8'
Basso dolce 8'
Violoncello 8'
Basso armonico 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Bombarda 16'
Trombone 8'
Tremolo

Il monastero[modifica | modifica wikitesto]

Facciata del monastero

Il monastero ruota attorno a tre chiostri: il primo cortile presenta un colonnato in stile ionico, il secondo contiene decorazioni di Correggio e nel terzo, detto chiostro di San Benedetto, sono visibili affreschi di inizio Cinquecento.

All'interno della Biblioteca Monumentale sono presenti codici che dimostrano l'attività amanuense del monastero. Questi codici provenivano dall'abbazia di Santa Giustina di Padova senza presenza di decorazioni. Qui venivano ornate da Damiano da Moile, Francino da Moile e, a partire dal 1492, da Michele da Genova.

Antica spezieria[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie sull'esistenza di una spezieria nel complesso abbaziale di San Giovanni Evangelista risalgono al 1201, ma la sua fondazione potrebbe essere anche precedente, dal momento che il convento fu fondato nel 980 d.C. Si sa che nel monastero era stato organizzato uno spazio per ospitare ed assistere  i pellegrini ed è probabile che in un primo tempo la spezieria fosse unicamente al servizio dei Benedettini e che solo successivamente sia divenuta pubblica. L'attuale sistemazione, per quanto riguarda gli arredi, risale alla fine del XVI secolo e ai primi anni di quello successivo, mentre la disposizione dei locali subì una radicale modifica nel 1766, allorché i benedettini dovettero secolarizzare la farmacia per evitare la chiusura imposta dal ministro borbonico Guglielmo Du Tillot. Fu così che la porta di comunicazione con il convento venne murata, lasciando solo una piccola finestra per il passaggio dei farmaci destinati ai monaci, mentre l'ingresso per il pubblico fu aperto verso l'esterno, là dove anche ora si trova sul fronte occidentale del Monastero.  La spezieria venne così affidata agli speziali Luigi Gardoni, suo figlio Ferdinando, e a suo nipote Luigi, per poi cessare l'attività nel 1896 quando l'edificio venne acquistato dallo Stato. I locali furono riaperti al pubblico nel 1951 e raccolgono all'interno una collezione di mortai, vasi ed altri oggetti provenienti da diversi enti e da donazioni private.

Quattro sale compongono l'Antica Spezieria che sarà rappresentata in un dipinto ottocentesco dal pittore di Fontanelle di Roccabianca Luigi Marchesi: sala del fuoco (per la presenza del camino), quella dei mortai (con raffigurazioni dei medici dell'antichità), quella delle Sirene (con le rappresentazioni dei medici parmensi) e poi viene il laboratorio, con un pozzo e l'ingresso a una cantina in cui si trovavano le spezie. In tutte queste stanze sono conservati antichi mortai, bilance, pesi e altri strumenti per la fabbricazione di farmaci.

La prima sala , detta "del fuoco", per la presenza del camino, presenta un andamento trapezoidale dovuto alla sua collocazione adiacente al muro di cinta, visivamente corretto dall'arredo e dalla decorazione a stucco e dipinta. Sono ancora presenti i banchi per la vendita, le bilance ottocentesche e una serie di piccoli pesi le cui unità di misura - dramma e scrupolo - corrispondono a gr 3.30 e gr 1.10 rispettivamente. Gli scaffali in noce, originariamente laccati in chiaro, sono stati modificati per adattarli all'ambiente, probabilmente quando la spezieria passa ad uso pubblico con Luigi Gardoni. Nelle vetrine si possono ammirare una serie di originali albarelli seicenteschi in maiolica dipinta con la raffigurazione dell'aquila, simbolo di San Giovanni e dunque del monastero. Nella volta il medaglione centrale, raffigurante l'Assunzione della Vergine, è attribuito al pittore parmense Innocenzo Martini (secolo XVI).

Una porta con una bella aquila intagliata in legno immette nel secondo ambiente, la sala detta "dei mortai", impreziosita da una decorazione dipinta, opera di un ignoto artista della fine del Cinquecento. Nelle dodici lunette della volta sono raffigurati i medici e i sapienti dell'antichità, riconoscibili per le iscrizioni coi loro nomi, in abiti umanistici, mentre nel fregio a grottescche sottostante una serie di cartouche recano scritte celebranti il valore della medicina. II grande riquadro al centro del soffitto, invece, l'immagine della Visione di San Giovanni a Patmos. La stanza è arredata con mobili dalle linee sobrie e imponenti di gusto tardomanierista, in armonia con le ante laccate delle finestre. I vasi conservati negli scaffali, parte in maiolica e parte in porcellana, appartengono a manifatture diverse e sono databili tra il XVII e il XIX secolo. Completano la sala un ricco vasellame, un elegante tavolo in legno settecentesco e una serie di grandi mortai in marmo e in bronzo, utensili tra i più diffusi negli antichi laboratori farmaceutici per la frantumazione e la polverizzazione delle erbe e dei minerali, che risalgono al XVII e al XVIII secolo, da cui deriva il nome della stanza.

Gli arredi del terzo ambiente, detto stanza "delle Sirene" per la presenza delle figure scolpite nelle paraste degli scaffali, sono stati intagliati da Alessandro Vandone nel 1606. Ad una data più tarda (inizio del XVIII secolo) risale invece la porta con il simbolo benedettino dell'aquila e le ante dipinte delle finestre. Il grande medaglione dipinto al centro della volta con l'aquila giovannea e putti alati e le lunette con i ritratti dei medici parmensi, purtroppo compromessi da antiche ridipinture, sono degli inizi del Seicento. Nelle vetrine degli scaffali sono esposte rare pubblicazioni farmaceutiche dei secoli XVI-XIX.

La quarta stanza "del Pozzo o degli Alambicchi" della Spezieria è l'antico laboratorio con i lavabi in marmo veronese del Cinquecento, il pozzo e l'ingresso alla cantina, dove venivano custodite molte delle spezie utilizzate per la preparazione delle medicine. Tra i rari arredi della stanza si conservano una serie di alambicchi, storte e bottiglie in vetro di provenienza diversa, alcuni dei quali servivano come recipienti di uso comune, mentre altri venivano utilizzati per pratiche di tipo alchemico. Quasi tutti risalgono al XVIII secolo. Il dipinto, opera di Ignazio Affanni (secolo XIX), effigia Leonida Gardoni, figlio dello speziale Ferdinando, ritratto nel busto in gesso che orna l'ingresso.

Dipendenze[modifica | modifica wikitesto]

La badia di Santa Maria della Neve è un'abbazia che si trova a Torrechiara ed è alle dipendenze dell'abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://swrwebeco.econ.unipr.it/RePEc/pdf/II_2013-01.pdf
  2. ^ Nonostante la presenza di questo monumento funebre non è certo che Albertina Sanvitale di Fontanellato, nata contessa di Montenuovo, sia effettivamente sepolta nell'abbazia
  3. ^ V.Alberici, Gli affreschi del Correggio nella Chiesa di San Giovanni evangelista alla luce della liturgia medievale', Aurea Parma 2009, n.1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Da Mareto (a cura di), Chiese e conventi di Parma, Parma, La Nazionale, 1978, pp. 142-154
  • F. Zanetti, La storica farmacia di S.Giovanni Evangelista in Parma, Parma, Fresching, 1951.
  • AA.VV., Emilia-Romagna, Touring Editore, 1998.
  • Giuseppe Adani, Correggio pittore universale, Silvana Editoriale, Correggio 2007. ISBN 9788836609772

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]