Toro di Falaride

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Toro di Falaride raffigurato in un'incisione di Hans Burgkmair.

Il Toro di Falaride è un originale strumento di tortura e di esecuzione progettato nell'antica Grecia.

L'invenzione dello strumento viene attribuita a Perillo di Atene, un fonditore di ottone, che propose a Falaride, tiranno di Agrigento, l'invenzione di un nuovo sistema per giustiziare i criminali.

Secondo la leggenda, riferita con precisione da Paolo Orosio, egli creò un toro (si presume di rame), vuoto all'interno e con una porta sul fianco.[1] La vittima veniva rinchiusa nel toro e un fuoco veniva acceso sotto di esso, riscaldando il metallo fino a farlo diventare incandescente: così la vittima all'interno arrostiva lentamente a morte. Per far sì che niente di indecoroso potesse rovinare il suo diletto, Falaride ordinò che il toro fosse costruito in modo che il suo fumo si levasse in profumate nuvole di incenso. La testa era dotata di un complesso sistema di tubi e fermi, che convertivano le urla dei prigionieri in suoni simili a quelli emessi da un toro infuriato. Si narra anche che quando il toro veniva riaperto, le ossa riarse delle vittime brillavano come gioielli e venivano trasformate in braccialetti. Falaride lodò l'invenzione e ordinò che il sistema sonoro venisse provato dallo stesso Perillo.[2] Quando Perillo entrò, venne immediatamente chiuso dentro e venne acceso il fuoco e così Falaride poté udire il suono delle sue grida.

Prima che Perillo morisse, Falaride aprì la porta e lo tirò fuori. Perillo credeva che avrebbe ricevuto una ricompensa per la sua invenzione, e invece, dopo averlo liberato dal toro, Falaride lo gettò dalla cima di una rupe. Si dice che lo stesso Falaride sia stato ucciso con questo metodo quando venne rovesciato da Telemaco. Secondo Erodoto, l'arrostimento dentro a un toro di Falaride era la forma di tortura più nota ai greci. Si narra che il satirico Luciano di Samosata (II secolo d.C.) abbia dato la prima descrizione dettagliata della creazione e dell'uso del toro di Falaride.

Anche Dante Alighieri nella Divina Commedia parla del Toro di Falaride con queste parole:

[...] Come 'l bue cicilian che mugghiò prima
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l'avea temperato con sua lima,
mugghiava con la voce de l'afflitto,
sì che, con tutto che fosse di rame,
pur el pareva dal dolor trafitto [...]
Dante Alighieri, Inferno, canto XXVII, vv. 7-12

Maiolica di casteldurante, bottega di Andrea da Negroponte, Supplizio di Perillo (1550-1560 ca.)

Se ne trova menzione anche nella satira VIII di Giovenale (vv. 79-84), molto cara a Kant, che la cita nella Critica della ragion pratica (Ak. V, p. 283), ne La religione entro i limiti della semplice ragione (Ak. VI, p. 49) e nella Dottrina del diritto della Metafisica dei costumi (Ak. VI, p. 394).

esto bonus miles, tutor bonus, arbiter idem
integer; ambiguae si quando citabere testis
incertaeque rei, Phalaris licet imperet ut sis
falsus et admoto dictet periuria tauro,
summum crede nefas animam praeferre pudori
et propter uitam uiuendi perdere causas.

Leggende cristiane[modifica | modifica sorgente]

Narrano le cronache che i romani avrebbero usato questo strumento di tortura per uccidere alcuni martiri cristiani, in particolare Sant'Eustachio e Sant'Antipa, vescovo di Pergamo. Anche Santa Pelagia di Tarso si narra sia stata fatta seppellire in un toro di Falaride nel 287 dall'imperatore Diocleziano.

Il Toro nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Lo show americano 1000 modi per morire dedica una delle proprie morti proprio al Toro di Falaride, anche se con delle inesattezze: si dice infatti che il Toro fosse completamente insonorizzato per non far sentire le urla dei prigionieri che arrostivano al suo interno e che quando Perillo ne uscì era già morto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Orosio, Historiae adversus paganos, I, 20, 1-6
  2. ^ Orosio, Historiae adversus paganos, I, 20, 4

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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