Chiesa della Trinità dei Monti

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Coordinate: 41°54′23″N 12°29′01″E / 41.906389°N 12.483611°E41.906389; 12.483611

Chiesa della santissima Trinità dei Monti
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione cattolica
Titolare Santissima Trinità
Diocesi Diocesi di Roma
Inizio costruzione XVI secolo

Trinità dei Monti è una chiesa di Roma, nel rione Campo Marzio, prospiciente la celebre scalinata di piazza di Spagna. La chiesa è officiata anche in francese dalla Fraternità di Gerusalemme, ed è una delle 5 chiese cattoliche francofone di Roma, insieme con San Luigi dei Francesi, San Nicola dei Lorenesi, Sant’Ivo dei Bretoni e Santi Claudio e Andrea dei Borgognoni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La prima parte della chiesa fu costruita tra il 1502 e il 1519 in stile gotico; la parte più antica, coperta da volte a crociera ogivali, è delimitata da una cancellata bronzea.

Alla navata gotica, verso la metà del XVI secolo fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte, chiuso da una facciata ornata da due campanili simmetrici, opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno. La chiesa fu consacrata nel 1585 da papa Sisto V. In una delle prime cappelle Daniele da Volterra lasciò nel 1541 un celebre ciclo di affreschi, tra cui la bellissima Deposizione, unanimemente considerata uno dei vertici del Manierismo. L'ottava cappella a destra (cappella Massimo) conserva invece un bellissimo ciclo di affreschi di Perin del Vaga (Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento; 1537), completato tra il 1563 e il 1589 da Taddeo e Federico Zuccari. Il Battesimo di Cristo e gli affreschi della Cappella di San Giovanni Battista sono di Giovanni Battista Naldini (1580). In origine la chiesa conservava anche una pala di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

La Deposizione di Daniele da Volterra

Nel convento vanno ricordate la Galleria prospettica, affrescata da Andrea Pozzo con un singolare esempio di anamorfosi dipinta nel 1642 da Emanuel Maignan ritraente S. Francesco di Paola[1], e la Stanza delle rovine, del tardo XVIII secolo con affreschi la cui sensibilità è già figlia del Romanticismo, opera del francese Charles-Louis Clérisseau, un artista che terminerà i suoi giorni a San Pietroburgo, alla corte degli zar. Nel convento è presente una seconda pittura anamorfica dipinta da Jean François Niceron nel 1642 rappresentante S. Giovanni che scrive l'apocalisse[2] terminata poi da Emanuel Maignan. In uno dei corridoi del convento è stata realizzata dal Emanuel Maignan una meridiana a riflessione (astrolabio catrottico). La volta del corridoio riporta diversi tracciati (ora italica, ora francese, etc.) differenziati in base al colore.

L'interno

L'area su cui è edificata la chiesa fu acquistata da San Francesco di Paola per realizzarci il convento dell'Ordine dei Padri Minimi. Il terreno fu venduto dai nobili veneziani Barbaro, come risulta dall'atto di acquisto ancora reperibile mentre non risulta documentalmente fondato il mito di un contributo reale francese alla sua edificazione.

Infatti le pretese francesi di imporre un'influenza alla zona della Trinità dei Monti datano fin dal XVI secolo; nel XIX secolo anche l'Accademia di Francia fu trasferita poco lontano, nell'adiacente Villa Medici. Nonostante credenze popolari la celeberrima scalinata, inaugurata da papa Benedetto XIII nel 1725, fu realizzata da Francesco De Sanctis (terminata nel 1726) essenzialmente con finanziamenti privati (il legato del diplomatico Etienne Gueffier) e non della famiglia regnante in Francia, per segnare così con adeguata pompa e fasto barocco il termine della città e l'inizio degli orti, precedentemente occupato dal viridiario dell'Olmata.

La chiesa presenta su un campanile un orologio e sull'altro una meridiana.

Davanti a Trinità dei Monti, verso la fine del XVIII secolo, papa Pio VI fece innalzare dall'architetto Antinori l'Obelisco Sallustiano, il penultimo dei grandi obelischi innalzati nella Roma papale, realizzato in epoca romana imperiale ad imitazione degli obelischi egiziani.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Lo strumento venne realizzato nel 1864 dall'organaro francese Joseph Merklin ed è dotato di due manuali di 56 note e la pedaliera di 27. Di seguito la disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand Orgue: Bourdon 16, Principal 8, Salicional 8, Gambe 8, Bourdon 8, Flute Harmonique 4, Fourniture III, Clarinette 8, Trompette Harmonique 8, Clairon 4.

Seconda Tastiera - Récit: Flute Harmonique 8, Violoncelle 8, Voix Céleste 8, Flute d'écho 4, Flageolet 2, Bassoon-Hautbois 8, Voix Humaine 8.

Pedale: Soubasse 16, Octave Basse 8.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1] La perspective curieuse di Jean François Niceron
  2. ^ [2] Agostino De Rosa: through a glass darkly: vita e opere del padre minimo Jean François Niceron

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma A.svg
 È raggiungibile dalla stazione Spagna.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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