Pietro III di Russia

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Pietro III
Ritratto dello Zar Pietro III di Russia.
Ritratto dello Zar Pietro III di Russia.
Zar di Russia
In carica 5 gennaio 1762 – 9 luglio 1762
Predecessore Elisabetta I
Successore Caterina II
Nome completo Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp
Altri titoli Duca di Holstein-Gottorp
Nascita Kiel, 21 febbraio 1728
Morte Ropsha, 17 luglio 1762 (34 anni)
Casa reale Holstein-Gottorp
Padre Carlo Federico di Holstein-Gottorp
Madre Anna Petrovna Romanova
Consorte Sofia di Anhalt-Zerbst
Figli Paolo I di Russia e Anna Romanova

Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp, successivamente Pietro III di Russia, Пётр III Фёдорович /'pʲɔtr 'trʲɛtʲi 'fʲɔdʌrʌviʧ/ (Kiel, 21 febbraio 1728Ropsha, 17 luglio 1762), fu zar di Russia per sei mesi, nel 1762.

Ammiratore di Federico II di Prussia, ordinò di firmare la pace proprio quando i russi lo avevano messo alle corde, in un conflitto intrapreso dall'imperatrice Elisabetta e appoggiato dalla Guardia Imperiale, che aveva aiutato la zia di Pietro a ottenere il potere nel 1741, e proprio quando lo strapotere prussiano sembrava essere stato messo in discussione. Pochi mesi dopo l'insediamento, la moglie Caterina II ordì assieme alla Guardia Imperiale un complotto per estrometterlo dal palazzo d'Inverno, appena ultimato da Bartolomeo Rastrelli. Pietro fu fatto imprigionare nel palazzo di Ropsha, alle porte di Pietroburgo, e qui venne assassinato dai suoi aguzzini, pare dalla stessa mano di Aleksej Orlov, esecutore materiale del piano ordito da Caterina[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni ed il carattere[modifica | modifica wikitesto]

Il quattordicenne duca Carlo Pietro Ulrico di Holstein-Gottorp in un ritratto del 1743, dopo la sua proclamazione ad erede al trono di Russia

Pietro nacque a Kiel, nel ducato di Holstein-Gottorp, figlio del duca Carlo Federico di Holstein-Gottorp (1700 – 1739), nipote di Carlo XII di Svezia, e della Gran Principessa Anna Petrovna Romanova di Russia (1708 – 1728), figlia dello Zar Pietro il Grande di Russia e della sua seconda moglie, Caterina I di Russia.

Sua madre morì poco dopo la sua nascita, avendo contratto una pericolosa polmonite mentre assisteva ai fuochi d'artificio che erano parte delle festività in onore della nascita del piccolo. A 11 anni il piccolo Pietro divenne duca di Holstein-Gottorp col nome di Carlo Pietro Ulrico e venne allevato da suo zio paterno, il vescovo Adolfo (poi re di Svezia). Questo periodo alla corte svedese lo segnò profondamente perché il prozio gli provvide una severa educazione con tutori che spesso lo costringevano a rimanere in ginocchio sui ceci per diverse ore per temprare il suo corpo, al punto da non riuscire poi più a camminare correttamente per qualche tempo.[2]

Contrariamente la sua formazione culturale era stata piuttosto limitata e per quanto riguarda l'aspetto linguistico a 13 anni conosceva solo il francese.

Una visione classica del carattere di Pietro venne descritto da sua moglie nelle sue memorie, descrivendolo come "l'idiota" oppure "l'ubriaco di Holstein” o ancora “il buono a nulla”. In tempi più recenti i redattori dell'Encyclopedia Britannica ne hanno riportato questa memoria:

« ... La natura lo ha reso avaro, il vaiolo l'ha reso schivo, ed i suoi costumi degradati l'hanno reso disgustoso. E Pietro aveva tutti i sentimenti del peggior tipo del piccolo principe tedesco della sua epoca. Era convinto che il principato gli consentisse di oltrepassare la decenza e i sentimenti degli altri. La sua principale mania era quella militare che può essere definita come "mania del caporale", una smisurata passione per le uniformi militari, per le mostrine dorate, per le parate spettacolari e per la disciplina. Pietro detestava i russi e preferì circondarsi di tedeschi. »

Alcuni storici, però hanno cercato nel corso dei secoli di rivedere le caratteristiche tradizionalmente rivolte a Pietro ed alla sua politica come nel caso di A.S. Mylnikov che così descrive Pietro III:

« In lui esistevano molte qualità contraddittorie: ottima capacità di osservazione, zelo e capacità di argomentare ed agire, ma anche incostanza e mancanza di perspicacia nelle conversazioni, franchezza, bontà, sarcasmo, un temperamento acceso e furore.[3] »

La storica tedesca Elena Palmer giunse addirittura oltre, ritraendo Pietro III come uno zar aperto ed acculturato che tento di introdurre molte riforme coraggiose e persino democratiche nella fredda e statica Russia del XVIII secolo.

Erede al trono russo ed il difficile matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Pietro e Caterina

Quando la sorella della madre, Elisabetta, divenne Zarina di Russia, trovandosi senza eredi, richiamò Pietro dalla Germania in Russia e lo proclamò suo erede universale nell'autunno del 1742, facendolo convertire alla religione russa ortodossa con cui assunse il nome e il titolo di Zarevic Petr Fedorovic Romanov nel 1745.

Al primo incontro col nipote, Elisabetta venne colpita dall'ignoranza che egli dimostrò e e si rammaricò profondamente del suo aspetto: magro, malaticcio e di colore malsano.[2] Quando ella chiese conferma delle proprie impressioni al tutore di Pietro, l'accademico Jakob Stehlin, egli stilò un giudizio piuttosto particolare che vedeva il ragazzo come pigro ma talentuoso, talvolta spregiudicato e vanaglorioso, pur lodandone l'impegno per l'apprendimento dell'inglese che si sforzò di studiare ad ogni modo con scarsi risultati al fine di entrare nel più vasto mondo della politica estera.

Già in precedenza, in quello stesso 1742, il quattordicenne Pietro era stato nominalmente indicato come re di Finlandia durante la Guerra Russo-Svedese quando le truppe russe occuparono la Finlandia, ma fu poi la stessa zarina a rinunciare per sé e per il nipote Carlo Pietro Ulrico ai diritti su quel trono, non essendo intenzionata a favorire la creazione di uno Stato indipendente finlandese. Questo onore era basato sui diritti al trono di Svezia che lo stesso Pietro poteva vantare verso Carlo XII di Svezia, che fu anche Granduca di Finlandia. Nello stesso tempo, nell'ottobre 1742, egli venne scelto dal parlamento svedese, incurante del fatto che Pietro fosse stato designato a succedere al trono di Russia, per succedere al defunto re, ma quando l'inviato svedese giunse a San Pietroburgo era troppo tardi. Pietro aveva già rinunciato ai propri diritti sul trono svedese in favore di quello russo, che indubbiamente era più potente.

La zarina Elisabetta combinò quindi il matrimonio tra Pietro e la sua seconda cugina, la principessa Sofia Augusta Federica di Anhalt-Zerbst, figlia di Cristiano Augusto di Anhalt-Zerbst (1690 – 1747) e di sua moglie Giovanna Elisabetta (1712 – 1760).

La giovane principessa si convertì formalmente alla chiesa ortodossa russa e prese il nome di Caterina (Ekaterina Alekseevna Romanova). Il matrimonio non fu certo dei più felice e grazie alle insistenze della Corte e i timori dell'Imperatrice a causa della successione incerta - la stessa zarina si era convinta che Pietro fosse incapace di generare figli - la giovane Caterina venne convinta a tralasciare la fedeltà coniugale per il bene della stabilità del Trono Russo: Caterina concepì l'erede il Gran Principe Paolo con il suo primo amante il nobile Sergej Saltykov. Dopo la sua nascita, il piccolo Paolo venne allontanato dalla madre per essere affidato all'educazione della zarina stessa che permise a Pietro di vedere il piccolo appena una volta alla settimana.

L'Oranienbaum, il palazzo ove Pietro visse per sedici anni come principe ereditario assieme alla moglie Caterina

Durante i loro sedici anni di residenza a Oranienbaum, vicino a San Pietroburgo, Caterina continuava a sentirsi umiliata dal fatto che il marito amoreggiasse liberamente anche con altre donne come la nobile Elizaveta Romanovna Voroncova, e come tale rispose creandosi molti amanti tra cui il noto Sergej Saltykov e altri. Nel 1756 ebbe una relazione sentimentale anche col nobile polacco (poi sovrano) Stanislao Augusto Poniatowski. Si creò così una situazione paradossale ove a corte venivano realizzate sontuosi banchetti privati ai quali erano presenti sia Pietro e Caterina che Elzaveta e Stanislao, il che fece sì che Pietro commentasse scherzosamente alla moglie: "Beh come vedi non c'è bisogno di arrabbiarsi, entrambe le coppie convivono perfettamente".[4]

Quando nel 1757 la coppia Pietro e Caterina diede alla luce una bambina, Anna Petrovna Romanova, ma la paternità era di a Poniatowski. Pietro ad ogni modo riconobbe la figlia come sua.

Nel 1750 Pietro ottenne per la prima volta il permesso da parte della zarina di ottenere un piccolo distaccamento di soldati ai suoi ordini (500 individui nel 1758) che pose nella fortezza di Peterstadt ai propri ordini, e coi quali si divertiva ad organizzare parate ed esercitazioni militari dando sfogo alla sua passione per il mondo delle mostrine. Tra le altre passioni di Pietro vi era quella di suonare il violino.

Caterina non mancò nei suoi scritti di questo periodo di emettere giudizi severi sulla personalità e sulla cultura del marito, essendo ella di estrazione decisamente più avanzata:

« ...Pietro ha già comprato tutti i libri che è intenzionato a leggere, ma che genere di libri? Gran parte di questi sono libri di preghiere luterane e gli altri di storia tedesca. »

Con questo commento Caterina denigrava anche la poca attenzione di Pietro per la storia russa e per la conoscenza di quel paese che un giorno si sarebbe dovuto trovare a governare, al punto che lo stesso Pietro dichiarò nel 1751 quando apprese della morte del re di Svezia:

« ...E pensare che al posto di rimanere costretto in questo paese ove mi sento come un prigioniero di stato, potrei sedere sul trono di un paese civile.[5] »

Il breve regno[modifica | modifica wikitesto]

Zar di Russia
Romanov

Coat of Arms of Russian Empire.svg

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Pietro III (1762)
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La politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Pietro III di Russia sul campo di battaglia.

Dopo che Pietro ebbe ottenuto il trono di Russia nel 1762, una delle sue prime azioni fu quella di ritirarsi dalla Guerra dei Sette anni e siglare una pace con la Prussia (il cosiddetto "Miracolo della Casa di Brandeburgo"). Egli rinunciò a tutte le conquiste della Russia alla Prussia offrendo anche 12.000 soldati per la causa prussiana al fine di ottenere un'alleanza con Federico II. La Russia passò così da nemico ad alleato della Prussia - le truppe russe vennero ritirate da Berlino e rivolte contro gli austriaci[6]. Questo drammatico spostamento nel bilanciamento dei poteri in Europa, mutò sensibilmente il corso degli eventi permettendo a Federico II di riprendere la Slesia meridionale e forzando l'Austria a negoziare.

Essendo anche duca di Holstein-Gottorp, Pietro aveva pianificato una guerra contro la Danimarca di modo da riportare lo Schleswig nelle mani del suo ducato. Egli si focalizzò dunque nel siglare un'alleanza con Svezia e Inghilterra per assicurarsi che non interferissero a favore della Danimarca, mentre si sforzava di concentrare le proprie truppe a Kolberg, nella Pomerania occupata dai russi. Allarmato da queste mosse lungo i propri confini di stato, incapace di trovare alleati in grado di resistere all'aggressione russa, con poco denaro per foraggiare l'imminente guerra, il governo della Danimarca tentò nel giugno del 1762 di invadere la libera città di Amburgo nella Germania del nord al fine di ricavarvi territorio e fondi utili. Pietro considerò questo atto il casus belli e si preparò alla guerra aperta con la Danimarca.[7]

Nel giugno di quell'anno il generale russo Pyotr Rumyantsev radunò in Pomerania 40.000 soldati, pronti a fronteggiare i 27.000 uomini del generale francese Claude Louis, conte di Saint-Germain nel caso in cui la conferenza di pace russo-danese programmata per il 1º luglio 1762 a Berlino sotto il patronato di Federico II, avesse fallito il proprio intento. Poco dopo, ad ogni modo, Pietro venne detronizzato e la conferenza non ebbe nemmeno luogo, lasciando insoluto il problema dello Schleswig e Pietro venne accusato addirittura di aver pianificato una guerra non nell'interesse della Russia, pur sfruttando le truppe e le risorse che la sua posizione di zar gli metteva liberamente a disposizione.[8]

Se la guerra di Pietro contro la Danimarca venne vista storicamente come un fallimento politico, alcuni storici vedono in questa operazione una volontà di espandere comunque il potere e l'influenza territoriale della Russia, con la conquista della Danimarca e del nord della Germania.[9] Allo stesso modo, la sua alleanza con Prussia e Gran Bretagna dopo il trionfo di quest'ultima nella Guerra dei Sette anni avrebbe potuto offrire più aiuti ai suoi piani contro l'Austria e contro la Francia.

Riforme interne[modifica | modifica wikitesto]

Pietro III con le insegne imperiali

In contrasto con l'immagine tradizionale che lo dipinse come una persona pigra e svogliata, nel suo breve regno di 186 giorni, lo Zar fu estremamente attivo e coinvolto negli affari di stato: di mattina riceveva i rapporti nel suo ufficio, nel pomeriggio partecipava alle riunioni del senato e del consiglio[10].

La sua azione, sebbene in alcuni ambiti assai irruenta, è stata nel complesso coerente[11] ed è costituita da circa 200 leggi e manifesti, elaborati quando era principe ereditario[12].

Tra di esse spicca la proclamazione della libertà religiosa, un fatto, per l'epoca, estremamente avanzato[13], la riforma processuale che rese pubblici i dibattimenti civili e penali, l'abolizione della polizia segreta, l'organo, creato da Pietro I allo scopo di garantire la sicurezza del sovrano e ridotto ad un mero strumento repressivo di cui era ben nota la tendenza a ricorrere alle torture più brutali[12]. Tale riforma non fu duratura dal momento che Caterina ricreerà questa istituzione dopo la caduta di Pietro III e tale rimase sotto diverse forme sino all'istituzione del moderno KGB[12].

Nel campo della pubblica istruzione, lo zar ripristinò i decreti di Pietro I imponendo inoltre che tutti gli aristocratici dovessero istruire i figli attraverso tutori e che dovessero darne comunicazione al senato. Inoltre, Pietro III stabilì l'istituzione di molte scuole tecniche cittadine per ragazzi dei ceti medio-bassi della società russa dell'epoca.[8]

Pietro iniziò la riorganizzazione e la modernizzazione dell'esercito russo, ma il breve tempo del suo governo non gli permise di attuare in toto il programma previsto.[14]

Una delle sue riforme più popolari fu il manifesto del febbraio del 1762 che esentò la nobiltà dal servizio militare obbligatorio (stabilito da Pietro il Grande) e concesse a tutti la libertà di lavorare anche all'estero. Il giorno in cui Pietro III propose questo manifesto, il parlamento propose di costruire in suo onore una statua d'oro puro, ma Pietro rifiutò, preferendo che tale oro fosse usato per il bene della patria.[8]

La politica economica di Pietro III giunse a riflettere l'influenza sempre crescente del capitalismo occidentale e della classe mercantile che lo sosteneva. Egli fondò la prima banca di stato in Russia, rifiutando il monopolio della nobiltà nell'ambito del commercio e incoraggiò il mercantilismo favorendo le esportazioni e penalizzando le importazioni giungendo a vietare addirittura l'importazione di zucchero ed altri materiali che potevano essere reperiti entro i confini nazionali[15]

Il breve regno di Pietro III riformò anche il problema del servaggio. Per la prima volta, l'uccisione da parte di un padrone di uno schiavo divenne punibile dalla legge russa.[8][12] Ai contadini statali venne concesso uno status più elevato rispetto ai contadini di privati, e molti schiavi che prestavano servizio sotto la chiesa vennero trasferiti al servizio dello Stato. Pietro III inoltre prese a cuore gli affari ecclesiastici, implementando il progetto di suo nonno di secolarizzare terre e possedimenti di proprietà di chiese e monasteri russi.

La detronizzazione e la morte[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale tomba di Pietro III ove venne sepolto da Paolo I nel 1796

Delle prime avvisaglie per detronizzare Pietro dalla sua posizione erano emerse a partire dal 1756 quando era ormai chiaro che il peggioramento di salute della zarina Elisabetta e l'inizio della Guerra dei Sette anni lo avrebbero portato presto sul trono.

Nel 1762 Caterina si rendeva ormai conto che non era possibile attendere oltre e che era necessario agire quanto prima per detronizzare definitivamente il marito che con la sua politica scellerata stava conducendo l'impero zarista sull'orlo del baratro. Aiutata perciò dall'amante Grigori Orlov, Caterina pianificò la detronizzazione di Pietro giocando d'anticipo dal momento che lo zar, che aveva come amante Elizaveta Romanovna Voroncova, pensava di divorziare e di relegare la moglie in un monastero come era uso in Russia per i mariti che avevano una consorte scomoda (Caterina, all'epoca dei fatti, era inoltre incinta al quinto mese di Orlov, al quale poi diede un figlio, Aleksej).

Grazie a Orlov ed ai suoi fratelli ufficiali d'esercito, Caterina ottenne il sostegno della Guardia d'Onore di Pietro III oltre che di gran parte della nobiltà. Ciò che fece precipitare velocemente gli eventi nella notte tra il 25 ed il 26 giugno 1762 fu la notizia della volontà di Pietro III di divorziare, notizia che fu data a Caterina dalla principessa Ekaterina Romanovna Daskova, nata Voroncova, sorella di Elizaveta Voroncova, la quale ebbe una parte attiva negli avvenimenti, nonostante fosse molto giovane. L'annuncio era stato dato durante un banchetto pubblico pochi giorni prima e addirittura Ekaterina aveva detto a Caterina che le era stato possibile salvarsi da sicuro arresto grazie all'intervento dello zio di Pietro, il duca Giorgio di Holstein-Gottorp, ma che quest'occasione era solo mancata e che lo zar avrebbe presto tentato di estrometterla nuovamente dalla sua vita. Tra le personalità di spicco dell'aristocrazia che presero parte alla cospirazione si ricordano Nikita Ivanovič Panin, Michail Volkonskij e Kirill Razumovskij.

Durante quei giorni, Pietro III si era recato alla residenza di Peterhof per festeggiare il proprio onomastico con la corte prima di dare il via definitivo all'invio di truppe contro la Danimarca per l'inizio della nuova guerra. Le truppe della guardia di Pietro III circondarono il palazzo e lentamente si avvicinarono con una scusa all'imperatore sino a giungere a circondarlo completamente e ad arrestarlo per ordine di Caterina. Uno dei congiurati, Razumovskij, così descrisse la scena:

« Da qualche parte il gruppo ottenne del vino e cominciò una baldoria generale. La guardia intanto si stava disponendo per catturare l'ormai ex zar. Panin assemblò un battaglione di soldati affidabili e fece circondare il padiglione dell'imperatore. Pietro III si trovò ben presto in una situazione difficile e si comportò in maniera indecente: sedeva impotente e velleitario a piangere. Al momento opportuno Panin diede ordine di catturare lo zar ed egli, sempre piangendo, gli disse: "una cosa sola vorrei chiedere - lasciate che Lizavetu [Voroncova] venga con me, lo chiedo nel nome del signore misericordioso".[16] »

Pietro III venne quindi costretto ad abdicare in favore della moglie, che ad ogni modo lo fece rinchiudere in prigionia nella fortezza di Ropsha, ove l'ex zar morì poco dopo. Il referto ufficiale di morte riportò numerosi problemi tra cui una disfunzione cardiaca accompagnata da coliche e dalla presenza di emorroidi, il tutto peggiorato nel fisico da un consumo prolungato di alcolici. Già all'epoca di Caterina e ancora oggi permane il dubbio se il referto fosse da ritenersi attendibile o se piuttosto la zarina fosse stata la mandante dell'omicidio, intenzionata a liberarsi definitivamente dello scomodo marito. A favore della tesi di morte naturale propendono però oggi alcuni storici sulla base degli esami medici sui resti dello zar e soprattutto sui documenti e sui certificati conservati. Gli esperti ritengono infatti che Pietro III soffrisse in realtà di un disturbo depressivo definito tecnicamente ciclotimia e che in questo periodo di prigionia tale disturbo avesse raggiunto il suo picco più intenso al punto da causare la morte dello zar che, per una malformazione congenita, aveva un cuore più piccolo del normale il che lo rendeva più esposto a problemi di natura circolatoria, ovvero a rischio di infarto o ictus. Per quanto riguarda il problema delle emorroidi, è lo stesso Pietro III a parlare del problema "di non poter star seduto" in diverse sue lettere anche antecedenti alla detronizzazione.[17]

A molti anni di distanza dalla morte del padre, nel dicembre 1796 il nuovo zar Paolo I, che non apprezzava il gesto compiuto dalla madre nei confronti del padre e sospettava di lei come mandante dell'assassinio del genitore durante la prigionia, pretese che le spoglie del padre fossero riesumate e sepolte con tutti gli onori nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, dove gli altri zar sono a tutt'oggi sepolti.

Dopo la sua morte, si presentarono a corte quattro falsi Pietro III (cinque se si conta anche Šćepan Mali del Montenegro), supportati da rivolte tra il popolo[18] che credette alle voci secondo cui Pietro non era morto, ma era stato segretamente imprigionato da Caterina. Il più famoso dei falsi Pietro fu il contadino cosacco Emel'jan Ivanovič Pugačëv che guidò la Rivolta di Pugačëv del 1774, repressa duramente dalle forze di Caterina.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Pietro III di Russia Padre:
Carlo Federico di Holstein-Gottorp
Nonno paterno:
Federico IV di Holstein-Gottorp
Bisnonno paterno:
Cristiano Alberto di Holstein-Gottorp
Trisnonno paterno:
Federico III di Holstein-Gottorp
Trisnonna paterna:
Maria Elisabetta di Sassonia
Bisnonna paterna:
Federica Amelia di Danimarca
Trisnonno paterno:
Federico III di Danimarca
Trisnonna paterna:
Sofia Amelia di Brunswick e Lüneburg
Nonna paterna:
Edvige Sofia di Svezia
Bisnonno paterno:
Carlo XI di Svezia
Trisnonno paterno:
Carlo X Gustavo di Svezia
Trisnonna paterna:
Edvige Eleonora di Holstein-Gottorp
Bisnonna paterna:
Ulrica Eleonora di Danimarca
Trisnonno paterno:
Federico III di Danimarca
Trisnonna paterna:
Sofia Amelia di Brunswick e Lüneburg
Madre:
Anna Petrovna Romanova
Nonno materno:
Pietro I di Russia
Bisnonno materno:
Alessio I di Russia
Trisnonno materno:
Michele di Russia
Trisnonna materna:
Evdokija Luk'janovna Strešnëva
Bisnonna materna:
Natal'ja Kirillovna Naryškina
Trisnonno materno:
Kirill Poluektovič Naryškin
Trisnonna materna:
Anna Leontievna Leont'eva
Nonna materna:
Caterina I di Russia
Bisnonno materno:
Samuel Skowroński
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Elisabeth Moritz
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze russe[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Andrea
Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Imperiale di Sant'Alexander Nevsky
Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sant'Anna

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Regno di Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Bianca (Regno di Polonia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Regno di Prussia)
Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Pour le Mérite (Regno di Prussia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E. Radzinskij, Alexandre II. La Russie entre terreur et espoir, Paris, le cherche midi, 2009, pp. 24-28
  2. ^ a b Буровский А. М. Россия, которая могла быть. — М.: ОЛМА-ПРЕСС, 2005. — ISBN 5-224-04971-7
  3. ^ Raleigh, J Donald e AA Iskenderov, The Emperors and Empresses of Russia: Rediscovering the Romanovs, New York, ME Sharpe, 1996, p. 127..
  4. ^ Кулюгин А. И. Император Пётр III Фёдорович // Правители России. — 3-е изд., исправленное. — М.: Фирма СТД/Славянский дом книги, 2006. — ISBN 5-85550-018-7
  5. ^ Соловьёв С. М. Кн. XII // История России с древнейших времён. — М.: Мысль, 1993.
  6. ^ Anderson, pp. 492-4
  7. ^ Jonathon R. Dull, p. 220
  8. ^ a b c d (RU) AS Mylnikov, Piotr III, Moskva, RU, 2002..
  9. ^ Jonathon R. Dull, pp. 218-20
  10. ^ Мыльников А. С., Пётр III, Молодая гвардия, 2002, ISBN 5-235-02490-7.
  11. ^ Буровский А. М, Россия, которая могла быть, ОЛМА-ПРЕСС, 2005, ISBN 5-224-04971-7.
  12. ^ a b c d (DE) Elena Palmer, Peter III — Der Prinz von Holstein, DE, Sutton Publishing, 2005..
  13. ^ Karl G. Heinze, Baltic Sagas: Events and Personalities that Changed the World!, College Station TX, Virtualbookworm Publishing, 2003, p. 174, ISBN 1-58939-498-4.
  14. ^ (RU) Voennij slovar, San Pietroburgo, 2003..
  15. ^ Donald J Raleigh, Iskenderov, AA, The Emperors and Empresses of Russia: Rediscovering the Romanovs, New York, ME Sharpe, 1996, p. 118..
  16. ^ Гаврюшкин А. В. Граф Никита Панин. Из истории русской дипломатии XVIII века. — М.: Международные отношения, 1989. — ISBN 5-7133-0261-7
  17. ^ Ключевский В. О. Исторические портреты. — М.: «Правда», 1990. — ISBN 5-253-00034-8
  18. ^ (RU) Nauka i jizn, Moskva, RU, 1965..

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Palmer, Elena. Peter III — Der Prinz von Holstein. Sutton Publishing, Germany 2005 ISBN 978-3-89702-788-6
  • Jonathon R. Dull, The French Navy and the Seven Years War, University of Nebraska, 2005, ISBN 978-0-8032-6024-5.
  • Raleigh, Donald J. and Iskenderov, A.A. "The Emperors and Empresses of Russia: Rediscovering the Romanovs". New York: M.E. Sharpe, 1996.
  • Leonard, Carol S. "Reform and Regicide: The Reign of Peter III of Russia". Indiana University Press, 1993.
  • Bain, R. Nisbet. "Peter III, Emperor of Russia: The Story of a Crisis and a Crime". New York: E.P. Dutton & Co., 1902.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore e Zar di Russia Successore Flag of Russia.svg
Elisabetta 5 gennaio - 9 luglio 1762 Caterina II
Predecessore Duca di Holstein-Gottorp Successore Flag of Schleswig-Holstein.svg
Carlo Federico 1739-1762 Paolo I
Predecessore Duca di Holstein Successore Flag of Schleswig-Holstein.svg
Carlo Federico di Holstein-Gottorp
Cristiano VI di Danimarca
1739-1762
codominio assieme a Cristiano VI di Danimarca, figlio della cugina materna di suo padre (1739-1746)
condominio con Federico V di Danimarca (1746-1762)
Paolo I di Russia
Federico V di Danimarca
Predecessore Linea di successione al trono russo Successore Lesser Coat of Arms of Russian Empire.svg
Ivan VI di Russia 1742-1762
Principe ereditario
Paolo I di Russia

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