Szlachta

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Szlachta (∫laxta) era il nome con cui veniva designata la classe nobile in Polonia e nel Granducato di Lituania (che avrebbe formato la confederazione polacco-lituana).

La Szlachta si è formata nel Basso Medioevo ed ha continuato ad esistere fino al XVIII secolo e parte del XIX. Tradizionalmente, gli appartenenti alla Szlachta possedevano proprietà fondiarie. Questa nobiltà polacca (e lituana polonizzata), godette di forti e incontrastati privilegi finché la divisione della confederazione polacco-lituana nel tardo 1700 portò il multietnico stato alla sua fine. La nobiltà venne abolita sotto la Seconda Repubblica di Polonia nella costituzione del marzo 1921.

Origine ed etimologia[modifica | modifica sorgente]

La nobiltà polacca probabilmente è derivata da una classe di guerrieri slavi; non è sicuro, comunque, perché è poca la documentazione sulla storia antica della Polonia. Un altro termine che potrebbe essere stato applicato all'antica nobiltà polacca era "rycerz" (cavaliere), derivato dal germanico "ritter". La parola polacca "szlachta", ("classe nobile", un singolo nobile "szlachcic", una nobildonna "szlachcianka") deriva dal tedesco Geschlecht - stirpe, attraverso la lingua ceca Šlechta.

Storia e privilegi politici[modifica | modifica sorgente]

"Unione di Lublino", 1569: dipinto di Jan Matejko, 1869, Museo Nazionale, Varsavia.

La nobiltà polacca godeva di molti diritti che nessuna classe nobile straniera aveva, e tipicamente ogni nuovo monarca garantiva ulteriori privilegi. Questi privilegi divennero la base della democrazia dei nobili nella Confederazione Polacco-Lituana. Nonostante avesse un re, la Polonia veniva chiamata repubblica (rzeczpospolita), perché il re veniva eletto da tutti i membri interessati della nobiltà, e la Polonia veniva considerata proprietà di questa classe, non del re o della dinastia regnante.

I successivi re polacchi garantirono privilegi alla nobiltà al momento della loro ascesa al trono (i privilegi venivano specificati nei pacta conventa del re eletto) e a volte in cambio di un permesso ad hoc di alzare straordinarie tasse o imporre la leva di massa. Così la nobiltà polacca accumulò una crescente gamma di privilegi e immunità:

Stemma di un club dei nobili Szlachta: Un elmo piumato di rosso e bianco (colori della Polonia) con al centro l'emblema dell'Unione Polacco-Lituana. Nell'emblema si nota il cavaliere blu e bianco (stemma della Lituania, detto Pogoń) e la bianca aquila reale dei Piast (stemma della Polonia), con le due croci rosse su sfondo bianco

Nel 1355, Re Casimiro il Grande decretò che la nobiltà non avrebbe più dovuto pagare tasse, o sostenere con i propri fondi spedizioni militari al di fuori della Polonia.

Nel 1374, Luigi I d'Ungheria, approvò il privilegio di Koszyce (przywilej koszycki), ampliando la definizione di chi era membro della nobiltà, ed estendendo a tutta la classe l'esenzione dalle tasse. D'ora in poi, anche, le cariche regionali (urzędy ziemskie) sarebbero state riservate esclusivamente alla nobiltà locale. Inoltre, il diritto del re di alzare le tasse venne abolito, nessuna nuova tassa poteva essere riscossa senza il consenso della nobiltà.

Nel 1422, Ladislao II, con il privilegio di Czerwińsk (przywilej czerwiński), stabilì l'inviolabilità delle proprietà dei nobili (le loro tenute non potevano essere confiscate se non per un verdetto di corte), e cedette alcune giurisdizioni sulla politica fiscale al Concilio Reale (dopo, al Senato), incluso il diritto di coniatura delle monete.

Nel 1430, con il privilegio di Jedlnia, confermato a Cracovia nel 1433, (przywileje jedlneńsko-krakowskie), re Władysław II Jagiełło, concesse alla nobiltà una garanzia contro l’arresto arbitrario, simile all’Habeas Corpus della Magna Charta inglese, conosciuto con il suo nome latino come “neminem captivabimus” (non imprigioneremo nessuno (nisi iure victum) senza la sentenza del tribunale]]”. D’ora in poi nessun membro della nobiltà avrebbe potuto essere imprigionato senza il mandato di una competente corte di giustizia: il re non poteva né punire né imprigionare nessun nobile per suo capriccio. Il tornaconto di re Władysław per questo beneficio era la garanzia dei nobili che il suo trono sarebbe stato ereditato da uno dei suoi figli (il quale avrebbe dovuto onorare i privilegi già assicurati alla nobiltà).

Nel 1454, Re Casimiro IV Jagellone, garantì gli Statuti di Nieszawa (statuty cerkwicko-nieszawskie), mettendo in chiaro le basi legali dei voivodati sejmiki. Il re poteva promulgare nuove leggi, riscuotere tasse, o richiamare una leva di massa solo con il consenso dei sejmiki, e la nobiltà era protetta da abusi giudiziari. Gli Statuti di Nieszawa acquietarono anche il potere dei magnati, in quanto i membri della Camera dei deputati della Polonia ottennero il diritto di eleggere molti ufficiali, inclusi giudici, voivodi e castellani.

Le prime “libere elezioni” (wolna elekcja), di un re, ebbero luogo nel 1492. (Per sicurezza, alcuni precedenti re polacchi erano stati eletti con aiuto di istituzioni, come quella che mise al trono Casimiro II il Giusto, inscenando quindi una libera elezione). Solo i senatori votarono nelle libere elezioni del 1492, che vennero vinte da Giovanni I Alberto di Polonia. Per la conservazione della dinastia Jagellone, solo i membri di tale famiglia reale venivano considerati per le elezioni; più avanti, non ci sarebbero più state restrizioni nella scelta dei candidati. Nel 1493, il parlamento nazionale, il Camera dei deputati della Polonia, cominciò a ritrovarsi ogni due anni a Piotrków. Comprendeva due camere:

Il numero di senatori e deputati crebbe in seguito.

Nel 1496, re Giovanni I Alberto di Polonia, garantì il privilegio di Piotrków (przywilej piotrkowski), accrescendo il potere feudale dei nobili sui servi della gleba. Legava i contadini alla terra, in quanto un solo figlio (non il primogenito), poteva lasciare il suo villaggio; al popolo (mieszczaństwo) era proibito possedere terreni; e posizioni di rilievo nella gerarchia clericale potevano essere date solo ai nobili.

Nel 1501, a Mielnik, venne fondata la tradizione dell’incoronazione del sejm (sejm koronacyjny). Ancora una volta la nobiltà cercava di ridurre il potere dei magnati con una legge che li faceva incriminabili prima dell’intervento del Senato. I nobili avevano il diritto di rifiutarsi di obbedire al re o al suo rappresentante “non praestanda oboedientia” e di formare confederazioni in ribellioni armate contro il re o gli ufficiali di stato se i nobili pensavano che la legge o i loro legittimi privilegi venissero infranti.

Nel 1505, Re Alessandro Jagellone, garantì l’atto di Nihil novi (nulla di nuovo). Questo proibiva al re di passare una nuova legge senza il consenso dei rappresentanti della nobiltà, assemblati nel Camera dei deputati della Polonia e nel Senato della Polonia; e con questo, veniva molto rafforzata la posizione politica della nobiltà.

Nel 1520, l'Atto di Bydgoszcz, garantiva al Camera dei deputati della Polonia il diritto di convocarsi ogni quattro anni, con o senza il permesso del re.

In questo periodo, il “movimento esecuzionista” (egzekucja praw), cominciò a prendere forma. I suoi membri avrebbero cercato di domare il potere del Camera dei deputati della Polonia e rafforzare il potere del re e della nazione. Nel 1562, al Camera dei deputati della Polonia a Piotrków, loro costrinsero gli incriminati a restituire molte terre sottratte al re, e il re creò una sua armata (wojsko kwarciane). Uno dei più famosi membri di questo movimento fu Jan Zamoyski. Dopo la sua morte, nel 1605, il movimento cessò di esistere.

La cultura della szlachta[modifica | modifica sorgente]

La nobiltà polacca era molto differente dalla nobiltà delle altre nazioni. La più importante differenza era che, mentre in molte nazioni europee la nobiltà perdeva potere mentre il regnante aspirava alla monarchia assoluta, in Polonia avveniva il processo inverso: la nobiltà acquistava potere a spese del re, e il sistema politico si evolveva verso una parziale democrazia (e, col tempo, all’anarchia).

"Nobildonne polacche", inizio Settecento

La nobiltà polacca era inoltre molto più numerosa di quella della maggior parte delle altre nazioni europee; formavano il 10% della popolazione, e in certe regioni (ad esempio in Masovia, la zona attorno a Varsavia) quasi il 30%. Per contro, la nobiltà nelle altre nazioni europee, eccetto la Spagna, si aggirava sull’1-3%.

C’erano diversi modi per risalire nella scala gerarchica ed ottenere la nobiltà. La nobiltà polacca, a differenza dell’aristocrazia francese, non era rigidamente esclusiva e chiusa come classe. Molti individui di bassa nascita, inclusi paesani, contadini ed ebrei convertiti, avevano modo di risalire nella società polacca. Così, la classe nobile polacca era più stabile che nelle altre nazioni, e questo risparmiò le tensioni sociali e le disintegrazioni che caratterizzarono la Rivoluzione Francese. Ogni szlachic aveva enorme influenza sulla politica del paese, in certi casi anche più grande di quella che hanno i cittadini delle odierne democrazie. Tra il 1652 e il 1791, ogni nobile poteva invalidare tutte le procedure di un Camera dei deputati della Polonia o sejmik, esercitando il proprio diritto di liberum veto (dal latino “io non permetto”), eccetto nei casi di un sejm confederato o confederato sejmik.

Tutti i bambini della nobiltà polacca ereditavano il loro stato di nobile dalla madre e dal padre. Ogni individuo poteva diventare nobile (nobilitacja) per speciali servizi allo Stato. Un nobile straniero poteva essere riconosciuto nobile polacco (indygenat), dal re polacco (più tardi, dal 1641, solo da un sejm generale).

Tutti i membri della nobiltà erano socialmente uguali. Anche i più poveri tra loro godevano degli stessi diritti dei più agiati magnati. Le poche eccezioni di status privilegiati erano famiglie come i Radziwiłł, i Lubomirski, e i Czartoryski, che portavano titoli aristocratici ricevuti da corti straniere, e potevano usare titoli come “Principe”. Tutti gli altri membri della Szlachta, in conversazione, usavano semplicemente i loro nomi, o il titolo di Panie Bracie (Sig. fratello).

"nobiluomini polacchi", inizio Settecento

Dalla loro condizione finanziaria, i nobili si potevano dividere in:

  • Magnati: i più benestanti.
  • Media nobiltà.
  • Bassa nobiltà (spesso riferita ad una varietà di coloriti termini polacchi come zaściankowa, zagrodowa, szaraczkowa, zagonowa, okoliczna, drążkowa, gołota, panki, brukowa).

Sarmatismo[modifica | modifica sorgente]

"ritratto di Gran Hetman Jan Zamoyski", in kontusz cremisi e zupan di seta blu

La prevalente mentalità e ideologia della Szlachta, si manifestò nel “Sarmatismo”, un nome derivato dai supposti antenati della Szlachta, i Sarmati. Questa ideologia divenne parte importante della cultura Szlachta, e si inserì in tutti i suoi aspetti. Ricercava lo stile tradizionale della vita di paese, pace e pacifismo; abbigliamento di stile orientale semplificato (zupan, kontusz, sukmana, pas kontuszowy, delia), e rendeva la szabla, una specie di scimitarra, un accessorio quasi indispensabile per l’abbigliamento di tutti i giorni. Il Sarmatismo servì a integrare la multietnica nobiltà, creando un senso di unità e di orgoglio quasi nazionalistico della libertà dorata (złota wolność) della Szlachta. La conoscenza del latino era molto diffusa, e molti Szlachta mischiavano liberamente “macaronismi” polacchi e latini, nelle conversazioni di tutti i giorni.

Nella sua antica forma idealistica, il Sarmatismo sembrava un salutare movimento culturale: incoraggiava la fede religiosa, onestà, orgoglio nazionale, coraggio, uguaglianza e libertà. Comunque, come ogni dottrina che pone una classe sociale sopra le altre, alle fine si corruppe. Il tardo Sarmatismo trasformò religiosità in bigottismo, onestà in ingenuità politica, orgoglio in arroganza, coraggio in testardaggine, uguaglianza e libertà nella classe Szlachta in discordia e anarchia.

In alcuni periodi nella storia della confederazione polacco-lituana, la maggior parte della popolazione non era né polacca né lituana, ma slava-orientale di lingua russa, a volte latinizzata come ruteno. Nella confederazione erano presenti anche considerevoli minoranze germaniche ed ebree.

Credo religioso[modifica | modifica sorgente]

Prima della riforma, la nobiltà polacca era prevalentemente cattolica o ortodossa. Molte famiglie, comunque, adottarono presto le idee riformate. Dopo la controriforma, con cui la Chiesa Cattolica Romana riconquistò potere in Polonia, la nobiltà diventò quasi esclusivamente cattolica, a dispetto del fatto che il cattolicesimo non era la chiesa più popolare in Polonia (le chiese cattolica e ortodossa contavano ciascuna circa il 40% della popolazione, e la restante parte erano ebrei e protestanti). La Szlachta, come del resto la stessa confederazione, era estremamente tollerante in materia religiosa. Non c’erano quasi conflitti in materia religiosa, e i membri della Szlachta erano conosciuti per essere intervenuti molte volte a sedare conflitti religiosi sorti in paesi e città. Nel XVIII secolo, molti seguaci di Jacob Frank (ebrei-convertiti) si unirono ai ranghi della nobiltà polacca, iniziando quel fenomeno di inserimento nelle famiglie più potenti di gruppi ebraici gnostici-aberranti che successivamente si è diffuso in tutto l'Occidente e non solo.

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