Unione di Brest

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L'Unione di Brest (in bielorusso: Брэсцкая унія, in ucraino: Берестейська унія, in polacco: Unia brzeska) fu una decisione del 1595-1596 della "Metropolia di Kiev-Halyč e di tutta la Rus'", diretta alla rottura delle relazioni con il Patriarcato di Costantinopoli e per sottomettersi alla giurisidizione del papa di Roma, per evitare la dominazione del neo-istituito patriarca di Mosca. All'epoca, questa chiesa comprendeva gran parte degli ucraini e dei bielorussi, sotto il dominio della Confederazione Polacco-Lituana. I vertici della Chiesa di Kiev si unirono in sinodo nella città di Brėst e composero i 33 articoli dell'Unione, che furono accettati dal Pontefice romano. Inizialmente l'Unione ebbe successo, ma nei decenni successivi perse gran parte del sostegno iniziale[1], principalmente a causa della persecuzione dell'Impero russo anche se nella Galizia austriaca la Chiesa sopravvisse e rimase forte nei secoli successivi, dando origine alla Chiesa greco-cattolica ucraina.

L'Unione fu proclamata solennemente e pubblicamente nella Sala di Costantino al Palazzo Apostolico, in Vaticano. L'arcivescovo di Vilnius Wollowicz lesse le lettere in ruteno e latino dell'episcopato ruteno al Papa, datate 12 giugno 1595. Il cardinale Silvio Antoniani ringraziò l'episcopato ruteno a nome del Papa, ed espresse la sua gioia per il felice evento. In seguito, Adam Pociej, eparca di Volodymyr, a nome suo e dell'episcopato ruteno, lesse il latino la formula di abiura dello scisma greco, Cyryl Terlecki, eparca di Luc'k e Ostrog, lo lesse in ruteno e poi furono apposte le firme. Papa Clemente VIII si rivolse poi ad essi, esprimendo la propria gioia e promettendo ai ruteni il suo aiuto. Fu anche coniata una medaglia per commemorare l'evento, con l'iscrizione Ruthenis receptis. Nello stesso giorno, il 23 dicembre 1595, fu pubblicata la bolla Magnus Dominus et laudabilis, che annunciava al mondo cattolico il ritorno dei ruteni all'unità della Chiesa cattolica. La bolla cita gli eventi che portarono all'unione, l'arrivo di Pociej e Terlecki a Roma, la loro abiura e la concessione ai ruteni del mantenimento del loro rito, eccetto le tradizioni opposte alla dottrina cattolica e incompatibili con la comunione della Chiesa cattolica.

Il 7 febbraio 1596 papa Clemente VIII inviò all'episcopato ruteno il breve Benedictus sit Pastor ille bonus, annunciando la convocazione di un sinodo in cui i vescovi ruteni avrebbero dovuto pronunciare la professione di fede cattolica. Furono inviate anche alcune lettere ai re, principi e magnati polacchi, esortandoli a prendere i ruteni sotto la loro protezione. Un'altra bolla, Decet Romanum pontificem, datata 23 febbraio 1596, definì i diritti dell'episcopato ruteno e le loro relazioni nella soggezione alla Santa Sede.[2]

Fu deciso di non includere il Filioque nel credo niceno, anche se il clero ruteno professava ed insegnava la processione dello Spirito Santo dal Figlio (Gesù Cristo). I vescovi chiesero di essere dispensati dall'obbligo di introdurre il calendario gregoriano, per evitare lo scontento e il dissenso popolare, ed insistettero sul conferimento, da parte del re, della carica di senatore.[2]

L'Unione fu fortemente sostenuta dai Re di Polonia e dai Granduchi di Lituania, dal nascente movimento cosacco per l'autogoverno ucraino. Il risultato fu la guerra della "Rus' contro la Rus'", e la divisione della Chiesa della Rus' nella Chiesa greco-cattolica (anche detta Uniate – anche se i cattolici considerano questo termine come denigratorio - o Chiesa sui iuris), e in quella greca ortodossa.

Aderirono all'unione di Brest, le seguenti circoscrizioni ecclesiatiche:

L'unione dei fedeli di rito bizantino del Regno d'Ungheria si ottenne nel 1648 con l'Unione di Užhorod.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gli slavi nella storia e nella civiltà europea di Francis Dvornik
  2. ^ a b Articolo dell'Enciclopedia Cattolica

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Magocsi, Paul Robert and Ivan Pop, Encyclopedia of Rusyn History and Culture, Toronto, University of Toronto Press, 2005, ISBN 0-8020-3566-3.
  • (LA) Bolla Magnus Dominus et laudabilis, in Bullarium pontificium Sacrae congregationis de propaganda fide, tomo I, Romae 1839, pp. 15-23

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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