Nobiltà nera

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Con nobiltà nera, meglio detta aristocrazia nera, si definiva nel passato quella parte di aristocrazia romana rimasta fedele al papato dopo il 1870, e che ricoprendo alte cariche nei ranghi dell'amministrazione pontificia, era tenuta ad indossare l'abito di corte o "alla spagnola" rigorosamente di colore nero, esistenti e visibili nelle loro vesti originali fino al 1968[1] quando papa Paolo VI con il Motu proprio "Pontificalis Domus"[2] decretò la fine della Corte Pontificia con tutto il suo suggestivo apparato barocco.

Tale ceto sociale ebbe origine dalla antica classe baronale romana nata e vissuta attorno al potere dei Papi e dei cardinali, poi estesasi nei secoli con l'arrivo delle nuove famiglie "papali" stabilitesi a Roma e quelle beneficiate in vario modo dal potere temporale dei papi, e in particolare indica anche quella parte di nobiltà che, dopo la presa di Roma, rimase fedele al Sovrano Pontefice ("Papa Re") distinguendosi conseguentemente dalla "nobiltà bianca" che, pur rimanendo fedele al Papa, aderì anche ai nuovi sovrani di Casa Savoia. Molte delle famiglie della nobiltà nera chiusero i portoni dei loro palazzi (atto che esprimeva il lutto) in segno di dissenso e rifiuto dei nuovi sovrani, fino almeno al 1929 anno dei Patti Lateranensi; tipico il caso del portone del palazzo Lancellotti ai Coronari sulla omonima piazza, rimasto chiuso fino agli anni settanta. Tra la aristocrazia romana si ricordano in particolare le famiglie principesche romane e quelle dei marchesi di baldacchino che ricoprivano cariche tradizionalmente ereditarie presso la Corte Pontificia (come i Colonna, Orsini, Sacchetti, Massimo, Gaetani, Ruspoli, Radini Tedeschi, Borghese, Chigi, Gabrielli, Patrizi Naro Montoro, Serlupi Crescenzi, Lancellotti, Odescalchi), le Guardie Nobili (come gli Acqua), i Camerieri Segreti, i Parafrenieri Pontifici, i Sediari Pontifici e le altre che nel corso dei secoli avevano ricevuto dal romano Pontefice titoli od altri privilegi, come i Torlonia, Theodoli, Mazzetti di Pietralata, Del Gallo di Roccagiovine, Senni, Ricci Parracciani, Lepri, Rocchi, Datti, Pietromarchi, Pacelli, Tuccimei, Cantuti di Castelvetri. Tra la nobiltà "bianca" si annoveravano i Boncompagni Ludovisi, Caetani, Cesarini Sforza, Doria Pamphilj, Ruspoli, Sciarra, Lovatelli, rami degli Odescalchi e dei Pallavicini. Non mancarono infatti famiglie che, con il venir meno del fedecommesso, si divisero al loro interno accrescendo l'autonomia dei rami cadetti. Nell'Italia meridionale sorse dal clero proveniente in gran parte dalla piccola e media borghesia (due classi sociali che, uscite dalla massa dei contadini, aspiravano a salire sempre più in alto ed a volte, per raggiungere certe mete, inducevano figli e nipoti ad abbracciare la carriera ecclesiastica). I patrimoni delle Chiese dell'Alto Medioevo erano, specie nel Mezzogiorno, favolosi. Lo stesso valeva anche per quelli delle Confraternite e delle altre Opere pie. Per questa ragione poterli amministrare equivaleva a diventare in breve ricchi, raggiungendo un grado elevato nella società del paese e aspirare a divenire nobile nero.

[modifica] Nobiltà nera veneziana

Tutt'altro significato ha la Nobiltà nera o più esattamente la Nobiltà nera veneziana teorizzata dal Dott. John Coleman nel suo libro, descrivendola come il ceto mercantile veneziano che affermò definitivamente il proprio potere nella prima delle tre crociate, dal 1063 al 1123, sulla repubblica di Venezia trasformandola in una oligarchia aristocratica nel 1171-1172 con l'istituzione del Maggior Consiglio, che si arrogò il diritto esclusivo di nominare il Doge. Oltre a quella veneziana si aggiunse anche quella di Genova, che insieme avevano diritti commerciali privilegiati sin dal dodicesimo secolo. Da allora, Venezia restò nelle loro mani, ma il potere e l'influenza della Nobiltà Nera veneziana si estese ben oltre i suoi confini, e oggi, il suo potere si avvertirebbe in ogni angolo del globo. Nel 1204, infatti l’oligarchia distribuì delle enclaves feudali ai suoi membri, e da allora iniziò la grande crescita del suo potere e della pressione sul resto della Repubblica, finché il governo non diventò una corporazione chiusa formata dalle più potenti famiglie della Nobiltà Nera. Da questa origine, e dalla famiglia dei Guelfi inglesi, a dire dell'autore di origine veneziana, discenderebbero le maggiori famiglie regnanti d’Europa e le più influenti compagnie commerciali del pianeta, oltre alle principali società segrete e logge massoniche che insieme deciderebbero le sorti economiche del mercato mondiale.

[modifica] Note

  1. ^ In effetti le prime avvisaglie dei futuri cambiamenti si ebbero dalle parole di Papa Paolo VI nel discorso di auguri al Patriziato Romano il 14 gennaio 1964 http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/speeches/1964/documents/hf_p-vi_spe_19640114_patriziato-romano_it.html
  2. ^ Lettera Apostolica "Pontificalis Domus"
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