Serlupi

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Stemma Serlupi

La famiglia Serlupi è un'antica famiglia romana, i cui discendenti attualmente risiedono a Roma e a Firenze.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le prime notizie di questa famiglia risalgono al XIII secolo. Fu imparentata con i papi Innocenzo X, Clemente X e Benedetto XV e rivestì varie cariche cittadine, tra cui quella di "conservatore" di Roma (per 35 volte, tra il 1398 e il 1844).

Fra i suoi membri si ricordano:

  • il nobile Girolamo che sposando Ceccolella, figlia di Giovanni di Cencio (della famiglia dei Cenci), acquistò il "castrum" o "castellum" di Sant'Onesto presso l'omonima più antica Chiesa, tenuta nell'Agro Romano in località poi detta Marco Simone, Guidonia, (già dei Capocci poi degli Orsini e dei Colonna) e ne divenne signore il 15 settembre 1296;
  • Pietro, vescovo di Tricarico (12 aprile 1365), cappellano di Urbano V e uditore del palazzo apostolico;
  • Buzio, "Paciere di Roma" nel 1311;
  • Giovanni di Pietro di Buzio, Conservatore di Roma nel 1398;
  • Giacomo, guardiano del San Salvatore (1495) e "conservatore" di Roma (1500);
  • Gregorio, n. 1511, primo della fam. ad usare il titolo di marchese, "conservatore" (1531 e 1541), "priore dei caporioni", i capi dei rioni della città (1534), "maestro di strada" (1550) e letterato caro al papa Paolo III che gli concesse la cappella gentilizia all'Ara Coeli (1535);
  • Giovanni, "cancelliere del Senato" (1586) e caporione di Sant'Eustachio (1590 e 1595);
  • Gregorio, "console della nobile arte dell'agricoltura" (1595);
  • Francesco, "vice-governatore" di Roma, uditore del "tribunale della Rota" e conservatore (1604);
  • Gerolamo, monsignore, presidente e decano della Camera apostolica;
  • Gregorio, maestro di strada e marchese di Vacone con giurisdizione feudale[1];
  • Francesco, conservatore nel 1654 e riconosciuto in qualità di "parente" da papa Innocenzo X;
  • Gerolamo, nobile di Corneto (1742), patrizio romano coscritto[2], "cavallerizzo maggiore" dei papi Clemente XIV (1771) e Pio VI, carica ricoperta in seguito anche da altri membri della famiglia (un altro Gerolamo, Luigi, Francesco e Giacomo);
  • Domenico, colonnello ispettore dei "capotori" sotto papa Pio VII;
  • Francesco (1755-1828) pro-governatore di Roma, decano della Sacra Rota e Cardinale di S.R.C. (1823);
  • Francesco, nacque il 16 luglio 1839 dal Marchese don Gerolamo Cavallerizzo Maggiore di S. S. Pio IX° e dalla principessa donna Giovanna Ottoboni Boncompagni Ludovisi dei duchi di Fiano e morì a Roma il 4 marzo 1929: fece parte del Battaglione dei Volontari Pontifici di riserva e fu decorato della Croce Fidei et Virtuti e della medaglia Pro Ecclesia et Pontifice; fu gran croce dell'Ordine Piano e di S. Gregorio Magno, balì gran croce di giustizia dell'Ordine Costantiniano di S. Giorgio, cav. d'on. e dev. del S.M.Ordine di Malta, gr. uff. dell'Ordine di Leopoldo II°, ecc., Cameriere segreto di spada e cappa delle LL.SS. Pio IX° e Leone XIII°, Cavallerizzo Maggiore (dal 1912 al 1929) delle LL.SS. Pio X°, Benedetto XV° (suo cugino) e Pio XI°. Sposò in prime nozze Eugenia dei Marchesi Spinola e in seconde nozze la sorella Giulia,
  • Alfonso, Luigi e Giovanni, Guardie Nobili di S.S..

Per due secoli,dal 1771 fino alla riforma di papa Paolo VI del 1968, la famiglia ebbe la carica ereditaria di cavallerizzo maggiore di Sua Santità, il cui rango all'interno della corte pontificia era quello di "cameriere segreto di spada e cappa partecipante".

Nel 1912 la famiglia ebbe riconosciuto da papa Pio X il trattamento di don, prerogativa dei marchesi di baldacchino. Nel 1785 è documentata l'esistenza in una sala di Palazzo Serlupi di un baldacchino sotto il quale era collocato il ritratto del Papa regnante Pio VI° (Antologia Romana,vol. 11, 1785, pag. 191).

La famiglia è stata inoltre "ricevuta per giustizia" nell'Ordine di Malta, nell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire e nell'Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Stemma Serlupi Crescenzi
Stemma Serlupi Crescenzi Ottoboni

Nel 1642 Francesco Serlupi, con bolla di Papa Urbano VIII, fu autorizzato a continuare il nome e l'arma della storica famiglia romana dei Crescenzi.

I Serlupi furono anche eredi delle estinte famiglie patrizie romane Annibaldi della Molara e Mellini. La famiglia era iscritta nell' "Elenco ufficiale della nobiltà italiana" con i titoli di marchese, nobile di Corneto, patrizio romano, coscritto. Alfonso Serlupi, con regio decreto del 1917, aggiunse il cognome dei conti d'Ongran de Saint Sauveur, mentre il nipote Domenico Serlupi Crescenzi, con Decreto Presidenziale del 1977, ha assunto anche il casato e lo stemma della trisavola appartenente alla famiglia dei principi Ottoboni, duchi di Fiano che fu illustrata da papa Alessandro VIII: Domenico (n.1939-viv.) è decorato del S.M.O. di Malta (cav. d'on. e dev.), dell'Ordine di S. Stefano P. e M. (Gran Conservatore e Balì gr. cr. di giustizia), dell'Ord. Cost. di S. Giorgio (cav. gr. cr. di giustizia e membro della R. Deputazione), dell'Ordine del merito civile di Toscana (Gran Cancelliere e cav. gr. cr.), dell'Ordine di San Giuseppe (Vice Cancelliere e cav. gr. cr.). Vedi voce Ottoboni.

Dalla famiglia prende il nome il palazzo Serlupi-Crescenzi, situato a Roma nei pressi del Pantheon (via del Seminario), costruito da Ottaviano Crescenzi nel 1585 e attribuito a Giacomo della Porta; altro coevo palazzo originariamente dei Serlupi è in Piazza Lovatelli (già Piazza Serlupi).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bolla "In Supremae" di papa Innocenzo X del 30 marzo 1648
  2. ^ Bolla "Urbem Romam", del 1746

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Claudio Rendina, Le grandi Famiglie di Roma
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia Italiana storico-nobiliare.
  • Annuario della Nobiltà Italiana, ed. SAGI
  • Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, ed. Collegio Araldico Romano
  • Libro d'Oro del Campidoglio
  • Elenco Storico della Nobiltà Italiana, ed. SMOM, 1960
  • Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana, 1935
  • Treccani on line, voce "Serlupi"
  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica
  • Archivio Serlupi, Palazzo Serlupi, Roma

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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