Principe assistente al Soglio pontificio

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Marcantonio Colonna in abito cerimoniale (1923-1947)
Concilio Vaticano II: Aspreno Colonna e (in parte visibile sulla sinistra) Alessandro Torlonia affiancano Paolo VI coadiuvato dai cardinali Ottaviani e Spellmann

Il Principe assistente al Soglio pontificio (Stator proximus a Solio Pontifici maximi[1]) era la più alta dignità ereditaria della corte pontificia. La dignità risale all'inizio del XVI secolo e pur essendo traslata dalla Cappella pontificia, ora di natura esclusivamente religiosa, alla Famiglia pontificia laica, è sopravvissuta alla riforma della Casa Pontificia del 1968, pur se privo del carattere dell'ereditarietà, e della qualifica di "principe", e quindi concesso solo ad personam a discrezione del Papa, così come previsto dal motu proprio Pontificalis Domus del 1968. La carica, la più elevata che si potesse concedere ad un laico all'interno della corte pontificia che potesse presenziare alle cerimonie papali a lato destro del trono pontificio[2], venne accordata con diritto ereditario per privilegio perpetuo esclusivamente ai capi delle due principali famiglie baronali romane, gli Orsini ed i Colonna, anche se i papi non mancarono di gratificare ad personam con questa alta dignità, alte personalità per i loro servigi alla Chiesa cattolica.

L'Ufficio si ritiene sia stato istituito da Giulio II a seguito della pax romana del 1511, tuttavia i Colonna, nella cui famiglia la carica venne sempre tenuta dal ramo dei duchi di Paliano, con Prospero Colonna duca di Traetto ricoprivano la carica almeno dal 1514; mentre negli Orsini che in quegli anni era rappresentata da Gian Giordano (+ 1517) conte di Albe e Tagliacozzo, fu goduta dal ramo di Bracciano come il principale dei rami romani della famiglia, di cui però se ne ha memoria solo dal 1560, anno dell'elevazione di quel feudo a ducato, e all'estinzione di questo, con la morte dell'ultimo duca Flavio alla fine del secolo XVII, la carica venne trasferita dopo circa trenta anni di vacanza, non senza l'opposizione dei Colonna, al ramo dei duchi di Gravina dallo stesso papa Benedetto XIII di questa famiglia; ma per poter perfezionare tale passaggio che necessitava che la famiglia per poter ricoprire tale carica, esprimente la massima rappresentanza del baronaggio romano, possedesse feudi nello Stato Pontificio, gli Orsini dovettero acquistare nel 1722 circa il feudo di Roccagorga su cui fu appoggiato il titolo di principe[3].

Numerose furono le dispute e le liti giudiziarie note dal secolo XVI tra i capi delle due famiglie tradizionalmente nemiche, per far valere ognuno il diritto di precedenza sull'altro, derivante da lunghe serie di privilegi conseguiti, nel corso dei secoli, dai rispettivi casati comprovati da numerose memorie e diplomi, grazie al mutare del favore dei Papi per l’una o per l'altra famiglia, tanto che per ovviare alle controversie sulla precedenza, Benedetto XIII fissò l'alternanza tra i due capi di famiglia[4].

Secondo l'Annuario Pontificio del 2013, ricopre questo ruolo Alessandro Torlonia che entrò nell'ufficio nel 1962 quando da Giovanni XXIII venne chiamato ad affiancare Aspreno Colonna in veste di Custode del Concilio Ecumenico Vaticano II[5] venendo successivamente confermato nelle funzioni di Principe assistente al Soglio, succedendo di fatto agli Orsini del ramo dei duchi di Gravina, che erano stati principi assistenti dal 1724 circa al 1958, quando vennero sollevati dall'incarico da papa Pio XII nella persona di Filippo Napoleone.

Gli Assistenti al Soglio (Adstatores ad Solium), secondo le nuove disposizioni del citato motu proprio, "offrono le loro prestazioni al Prefetto del palazzo Apostolico; ad essi spetta fare gli onori di casa in occasione delle cerimonie civili più solenni..." quali le udienze concesse dal pontefice ai capi di stato raccordandosi con il decano di sala e gli altri membri dell'Anticamera Pontificia.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ v. Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica..., vol. LV, p.233
  2. ^ Durante le funzioni solenni indossavano l'abito nero da città con mantello di seta nera ricoperto di merletti di ugual colore v. Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica..., vol. IX, p.13
  3. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico ecclesiastica..., vol. LV, pp 239-243; Maria Antonietta Visceglia, La nobiltà romana in età moderna, p.411, Ed. Carocci, 2001.
  4. ^ Francesco Cancellieri riporta nel suo libro Storia de' solenni posessi de' Sommi Pontefici, detti anticamente processi o processioni dopo la loro coronazione dalla Basilica Vaticana alla Lateranense (1802) che "nello Statuto di Roma si nomina prima la casa Orsina che la Colonna, omnes ex utraque Domo Ursinorum, et Colomnensium. Nel ceremoniale ove si prescrive l'incontro dell'Imperatore, si dice che venendo a Roma, il Capo della Casa Orsina coi suoi parenti devono incontrarlo a Ponte Molle, e il Capo di Casa Colonna a Viterbo, come ebbe luogo nel 1452 per Federico III,.."
  5. ^ v. Breve Apostolico del 24/11/1962 di Papa Giovanni XXIII
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