Politica estera

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La politica estera abbraccia tutta la rete di relazioni di carattere internazionale che i governi dei vari Stati della Terra intrattengono reciprocamente tra di loro. La politica estera include altresì il peso che enti di molteplice natura, quali possono essere, oltre ai governi nazionali, le organizzazioni internazionali, le organizzazioni internazionali non governative, le aziende multinazionali e tutto il sistema politico, economico, sociale e culturale rivestono sui rapporti tra Paesi e Nazioni.

A tali scopi, quasi tutti i Paesi del mondo sono dotati dello strumento diplomatico, cui sta dietro una fitta rete di intermediari e funzionari internazionali che assolvono al mantenimento di buoni rapporti tra ciascun governo nazionale e quelli esteri. La differenza tra diplomazia e politica estera risulta tuttavia netta: è difatti la politica estera singolarmente intrapresa da ciascun gabinetto governativo attraverso un apposito ministero a determinare e ad imprimere le scelte dell'apparato diplomatico.

Indice

[modifica] I pilastri della politica estera

Ecco alcuni concetti che stanno alla base delle relazioni internazionali.

  • Polarismo: L'attuale scenario delle relazioni internazionali è fortemente impregnato del sistema polaristico. A seguito del crollo del muro di Berlino, simbolica fine dell'Unione Sovietica, il sistema bipolare che per tutto il secondo dopoguerra ha garantito un certo equilibrio ed una qualche equità nei rapporti tra gli Stati, si è spezzato, portando all'affermazione quasi assoluta degli Stati Uniti e della loro vastissima rete di alleanze come asse portante e più influente nella politica estera sul pianeta. Lo sviluppo di Cina e India, il cui peso economico è prorompentemente in crescita, non riduce di molto, almeno per ora, il potere internazionale degli USA, visto che il peso politico dei giganti asiatici non può essere paragonato ancora a quello americano e risulta in qualche modo ad esso collegato. L'Unione Europea, invece, può rappresentare l'unica voce in grado di svincolarsi dalle politiche statunitensi, ma anch'essa non può ancora affermare una propria autorevolezza politica tale da farne un polo influente quanto i Paesi della NATO, guidati in qualche misura dalle linee di politica estera decise a Washington.
  • Cooperazione: La moderna tendenza della politica estera è quella di cooperare in ambito internazionale, e al mantenimento di rapporti diplomatici buoni con il maggior numero di Paesi possibile. Il principio della cooperazione tra i governi rappresenta le fondamenta delle alleanze internazionali, attualmente assai estese e valide. Tra paesi alleati intercorrono intense relazioni diplomatiche, concretizzate dalle periodiche missioni che i Ministeri degli affari esteri organizzano reciprocamente.

[modifica] La politica estera italiana

Il Ministero degli Affari Esteri è in Italia il maggior ente coordinatore della politica estera nazionale. Il dicastero della Farnesina gestisce le relazioni tra l'Italia ed il resto del mondo tramite un complesso apparato burocratico, che si ripartisce in tre aree: il Settore delle Aree Geografiche, che cura il rapporto tra il Paese e gli altri Stati suddividendo questi ultimi in base al continente in cui si trovano; il Settore dei Grandi Temi, che si occupa specificamente di alcune tematiche di rilevanza mondiale, quali il rapporto tra Europa e Stati Uniti, i diritti umani, la lotta al terrorismo, la cooperazione di natura economica, politica, culturale e per lo sviluppo. La terza macro area è quella cosiddetta dell' Italia nel Mondo, la quale stabilisce tutti i contatti, gli interscambi e le relazioni con la medrepatria degli italiani residenti nei cinque continenti, interessati a non recidere i propri legami con il Paese natìo.

Gli interessi nazionali dell'Italia sono determinati dalla sua posizione geostrategica nel Mediterraneo e dalla partnership atlantica ed europea. Da essi derivano nell'ordine tre capisaldi della politica estera italiana: «1.) rimanere saldamente ancorata al cuore dell'Europa; 2.) restare fedele alleato degli Stati Uniti; 3.) entrare in un amichevole, fiducioso e proficuo dialogo con il mondo arabo.»[1] Le oscillazioni di linea diplomatica degli ultimi anni non derivano solo dall'esigenza di coniugare questi imperativi. Le scelte fatte dai governi che si sono avvicendati a Roma nell'ultimo decennio sono state giudicate per lo più dettate da priorità cangianti e da emergenze estemporanee.[2]

[modifica] Gli usi convenzionali in politica estera

In politica estera, ci si muove soprattutto sulla base degli usi convenzionali, assodati per la lunga serie di precedenti e perciò non suscettibili, in genere, di essere modificati. La cautela è un principio imprescindibile che muove l'atteggiamento tra stati, ma essa non è sempre efficace, per cui sono frequenti i cosiddetti incidenti diplomatici. In presenza di avvenimenti consumatisi in un Paese straniero che siano considerati offensivi per l'Italia o per qualunque altra Nazione, quali ad esempio il vilipendio della bandiera, il Governo del paese interessato dalla presunta offesa procede quasi sempre alla convocazione dell'ambasciatore del Paese straniero in cui si sono svolti i fatti contestati, oppure, in caso di maggiore gravità, a richiamare il proprio ambasciatore in Patria sospendendo temporaneamente il rapporto diplomatico con l'altro Paese.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Lorenzo Angeloni: E adesso che facciamo? Interrogativi e riflessioni sulla prevenzione dei conflitti in Africa e sul contributo dell'Italia, Editori Riuniti, Roma, 2003.
  • Fausto Brunetti: Stato e diplomazia. Per un "rinnovamento" della classe dirigente, L'Autore Libri Firenze, Firenze, 2010.
  • Giuseppe Cassini: Gli anni del declino. La politica estera del governo Berlusconi (2001-2006), Bruno Mondadori, Milano, 2007.
  • Valter Coralluzzo: La politica mediterranea dell’Italia: continuità e cambiamenti. In: L'impegno, n. XXVII, nuova serie, n.1, giugno 2007, pp. 5-25 PDF.
  • Luigi Vittorio Ferraris (a cura di): Manuale della politica estera italiana 1947-1993, Laterza, Bari, 1996.
  • Francesco Maria Greco: Grande crisi e ordine internazionale - L'Italia fra Europa e Stati Uniti, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2003.
  • Ludovico Incisa di Camerana: Stato di guerra. Conflitti e violenza nella post-modernità, Ideazione, Roma, 2001.
  • Paolo Janni: L' occidente plurale. Gli Stati Uniti e l'Europa nel XXI secolo, Editore Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008.
  • Nico Perrone: De Gasperi e l'America, Sellerio, Palermo, 1995. ISBN 8-83891-110-X
  • Rinaldo Petrignani: Neutralità e alleanza. Le scelte di politica estera dell'Italia dopo l'unità, Il Mulino, Bologna, 1987.
  • Pietro Quaroni (con Roberto Guidi et al.): Inchiesta sulla politica estera italiana, Lerici, Roma, 1970.
  • Sergio Romano/Richard J. B. Bosworth (a cura di): La politica estera italiana (1860-1985), Il Mulino, Bologna, 1991.
  • Sergio Romano: L'Italia negli anni della Guerra Fredda. Dal piano Marshall alla caduta del Muro, Ponte alle Grazie, Florence, 2000.
  • Sergio Romano: La pace perduta 1989-2001. Il grande disordine mondiale: guerre e crisi nel terzo dopoguerra, Longanesi, Milano, 2001.
  • Sergio Romano: Guida alla politica estera italiana. Da Badoglio a Berlusconi, Rizzoli, Milano, 2002.
  • Ranieri Tallarigo (a cura di): L' Italia all'ONU 1993-1999. Gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2007.
  • Peter Weber, Ambizione e leggerezza. La politica estera di Berlusconi, in: Il Ponte, a.LX n.4, Firenze, aprile 2004, pp. 60–65.
  • Peter Weber, Psicologia di una svolta: Berlusconi e la politica panmediterranea, in: Il Ponte, a.LX n.6, Firenze, giugno 2004, pp. 42–48.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. ^ Peter Weber, Psicologia di una svolta: Berlusconi e la politica panmediterranea, in: Il Ponte, a.LX n.6, Firenze, giugno 2004, pp. 42–48, cit. p. 45.
  2. ^ Del Sarto, Raffaella A., and Nathalie Tocci, "Italy's politics without policy: Balancing Atlanticism and Europeanism in the Middle East", in Modern Italy 13, no. 2 (May 2008): 135-153.
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