Rinaldo di Châtillon

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Morte di Rinaldo di Châtillon.
Guglielmo di Tiro, Historia
Miniatura del XV secolo.

Rinaldo di Chatillon (chiamato anche Reynald o Reginaldo di Chastillon) (1125 circa – 4 luglio 1187) fu un cavaliere che partì per la seconda crociata e rimase in Terra Santa, dove divenne Principe consorte d'Antiochia dal 1153 al 1160 e Signore d'Oltregiordano dal 1176 alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Rinaldo era un figlio cadetto di Enrico, signore di Châtillon, di una famiglia di piccola nobiltà della Champagne cui apparteneva Eudes di Châtillon, Papa Urbano II. Rinaldo si unì alla Seconda Crociata nel 1147.

Principe d'Antiochia[modifica | modifica sorgente]

Rinaldo tortura Aimerio di Limoges, da un manoscritto della Historia di Guglielmo di Tiro, conservato nella Bibliothèque nationale de France.

Entrò al servizio di Costanza d'Antiochia, il cui primo marito era morto nel 1149. Ella sposò Rinaldo in segreto nel 1153, senza consultare il suo feudatario, Baldovino III di Gerusalemme. Né il Re Baldovino né Aimery di Limoges, il Patriarca latino di Antiochia, approvarono la scelta di Costanza di un marito di natali più bassi dei suoi, seppure comunque nobili.

Rinaldo per ripicca fece catturare il patriarca di Antiochia e lo fece spogliare, coprire di miele e lasciare soffrire sotto il sole del deserto. Quando il patriarca fu rilasciato, cedette e accettò pure di finanziare la spedizione di Rinaldo contro Cipro. Le forze di Rinaldo attaccarono l'isola, devastando e saccheggiando. Cipro apparteneva all'impero bizantino, e nel 1159 Rinaldo fu obbligato a chiedere perdono all'imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180), che era venuto con un forte esercito fino ad Antiochia e di cui si fece vassallo.

Nel 1160, Rinaldo fu catturato dai musulmani durante una scorribanda contro i contadini siriani ed armeni nelle vicinanze di Marash. Fu tenuto prigioniero ad Aleppo per i diciassette anni seguenti. Fu riscattato per l'enorme somma di 120,000 denari d'oro nel 1176.

Signore d'Oltregiordano[modifica | modifica sorgente]

Rinaldo perse la moglie Costanza nel 1163; si risposò con Stefania, vedova sia di Umfredo III di Toron che di Miles di Plancy ed erede della signoria di Oltregiordano, di cui facevano parte i castelli di Kerak e Montreal a sudest del Mar Morto. Queste fortezze controllavano le rotte commerciali tra l'Egitto e Damasco, e dettero a Rinaldo accesso al Mar Rosso.

Nel novembre del 1177, al comando di un esercito del Regno di Gerusalemme, sconfisse Saladino alla Battaglia di Montgisard.

Nel 1181 depredò una grossa carovana a Tayma, nonostante una tregua tra le forze cristiane e quelle musulmane.
Nel 1183 violò di nuovo la tregua tra Saladino e Baldovino IV: organizzò una piccola flottiglia salpando da Eliat e compiendo atti di pirateria lungo il Mar Rosso [1]. Da parte musulmana si temette che fosse sua intenzione assaltare Medina e La Mecca; tuttavia, ad un'analisi più approfondita non pare che disponesse degli uomini e dei mezzi a sufficienza per una simile impresa. Pertanto le sue reali intenzioni parrebbero esser state quelle di compiere un mero atto di pirateria. L’esercito arabo del fratello di Saladino, al-Malik al-‘Âdil, catturò molti dei soldati di Rinaldo e decapitò i prigionieri pubblicamente per ordine espresso del Sultano.

Re Baldovino IV riuscì a mediare tra le parti. In realtà la situazione era molto complessa, perché entrambe le parti violarono sistematicamente e frequentemente le tregue pattuite tra il 1171 ed il 1187, nonostante Baldovino IV tentasse di porre fine ad uno stato di guerra che stava minando rapidamente la sicurezza del suo regno: infatti se da parte cristiana numerosi notabili, tra cui Rinaldo, si mostravano irrequieti verso i Saraceni e desideravano apertamente la guerra nei loro confronti, da parte musulmana Saladino si era impegnato pubblicamente più volte a distruggere la presenza cristiana in Terra Santa e non desiderava sicuramente una semplice convivenza, desiderio che aveva caratterizzato invece i suoi predecessori, gli ultimi califfi fatimidi [2]. In questo contesto ambiguo non era infrequente che entrambe le parti, per rompere legittimamente agli occhi del popolo le tregue, prendessero a pretesto lo svolgersi di pratiche prima tollerate, per quanto deprecate, quali gli assalti e gli abusi alle carovane di pellegrini, di cui si erano resi protagonisti sistematicamente tanto i signori cristiani quando quelli musulmani nei rispettivi territori [3].

Nel 1186 Reginaldo violò la tregua e si impadronì di una ricca carovana sulla via dell’Oltregiordano in direzione di Damasco. Saladino pretese la liberazione dei prigionieri e la restituzione delle merci. Rinaldo rifiutò tanto alla richiesta di Saladino tanto a quella di Guido di Lusignano, nuovo re di Gerusalemme, a cui Saladino si era rivolto, affermando che come Guido era padrone delle sue terre, così lui lo era delle sue [4]. Saladino giurò che Rinaldo sarebbe stato giustiziato se fosse stato mai preso prigioniero [5].

Nel 1187 Saladino invase nuovamente il regno, sconfiggendo i Crociati alla Battaglia di Hattin e facendo molti prigionieri. I più importanti fra questi erano Rinaldo ed il re Guido, che Saladino ordinò di condurre alla sua tenda. Secondo il racconto di al-Safadi in al-Wafi bi-l-wafayāt, Saladino offrì dell'acqua a Guido, che allora diede il bicchiere a Rinaldo. Saladino buttò via l'acqua, dicendo che non aveva offerto l'acqua a Rinaldo e non era quindi vincolato dalle regole musulmane sull'ospitalità. Saladino apostrofò Rinaldo:

« "Quante volte avete fatto un giuramento e lo avete violato? Quante volte firmato un accordo che non avete mai rispettato?" Rinaldo, tramite l'interprete, rispose: "I re hanno sempre agito così. Non ho fatto nulla di più." Durante questi momenti, il Re Guido stava male per la sete, la sua testa ondeggiava come fosse ubriaco, la sua faccia tradiva grande paura. Saladino gli indirizzò parole rassicuranti, fece portare dell'acqua fredda e gliela offrì. Il re bevve, dopodiché dette ciò che rimaneva a Rinaldo[...]. Il sultano allora disse a Guido: "non hai chiesto il permesso prima di dargli l'acqua. Pertanto non sono obbligato a garantire la sua salvezza". Dopo aver pronunciato queste parole, il sultano sorrise, montò a cavallo e si allontanò, lasciando i prigionieri nel terrore. Supervisionò il ritorno delle truppe e quindi ritornò alla sua tenda. Ordinò che Rinaldo fosse portato lì, quindi avanzò verso di lui con la spada in pugno e lo colpì tra il collo e lo spallaccio. Quando Rinaldo cadde, gli tagliò la testa e trascinò il corpo ai piedi del re, che cominciò a tremare. Vedendolo così sconvolto, Saladino gli disse in tono rassicurante: "Quest'uomo è stato ucciso solo a causa della sua malvagità e perfidia". »
(al-Safadi, al-Wafi bi-l-wafayat)

Secondo alcuni autori e nella Storia dei patriarchi di Alessandria, il sultano avrebbe addirittura infierito sul cadavere, anche spalmandosene il sangue sul viso o usandolo per lavarsene le mani. La testa di Rinaldo fu fatta trascinare per ordine del Sultano per tutti i suoi territori dopo essere stata esposta a Damasco.

Rinaldo nell'immaginario collettivo[modifica | modifica sorgente]

La temeraria baldanza di Rinaldo, che gli fece tenere testa a Saladino che gli rimproverava il suo spergiuro della tregua, fu celebrata in occidente da Pietro di Blois, che scrisse la sua Passione, e fu motivo d'entusiasmo per i crociati che partivano in vista della terza crociata [6].

Reginaldo fu da questo momento un protagonista del fortunato genere letterario delle Passiones di crociati, venendo presentato come cristiano esemplare. Guglielmo di Newburgh descrisse Rinaldo con toni degni di un valoroso martire della fede e Matteo Paris, nel Chronica Maiora, fa esclamare al morituro che sta per ricevere il colpo di spada la frase: “gaudeo de causa mortis et de ferientis autorictate” ("mi compiaccio per la causa per cui muoio e per la persona che ha comandato la mia uccisione").

Rinaldo è stato anche presentato con toni molto foschi, sotto l'influenza della visione romanzata dei crociati presentata nel romanzo "Il Talismano" di Sir Walter Scott, smentita dagli storici moderni [7][8][9]. Ne è un esempio il film del 2005 Le crociate - Kingdom of Heaven che si scosta notevolmente dalla realtà storica, come è stato affermato dagli storici che su di esso si sono espressi, come Jonathan Riley-Smith[10] e Jonathan Phillips. Rinaldo, infatti, non è altro che un tipico cristiano del suo tempo, niente di più, così come neppure il Saladino è quel santuomo che si vede nel film, ma un monarca che fece cose buone come altre non così nobili, come quando massacrò i propri prigionieri cristiani.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Rinaldo e la sua prima moglie Costanza ebbero una figlia, Agnese di Châtillon, che sposò il Re Bela III d'Ungheria. Nel 1175 Rinaldo sposò in seconde nozze Stefania de Milly che gli diede un figlio, Rinaldo, che morì giovane, ed una figlia, Alice, che sposò Azzo VI d'Este.

Alcune fonti affermano che anche Alice era figlia di Costanza d'Antiochia[11], ma questo appare improbabile in considerazione del numero di anni trascorsi tra la morte di Costanza (1163) ed il matrimonio di Alice con Azzo d'Este (1204)[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Richard 1999, I, pp. 313-314
  2. ^ Richard 1999, I.
  3. ^ Richard 1999, I.
  4. ^ Richard 1999, I, p. 329
  5. ^ Richard 1999, I, p. 329
  6. ^ Jean Richard, La grande storia delle crociate", Roma 1999, I, pag.343
  7. ^ Charlotte Edwardes, "Ridley Scott's new Crusades film 'panders to Osama bin Laden'" The Daily Telegraph January 17, 2004
  8. ^ Andrew Holt, Truth is the First Victim- Jonathan Riley-Smith, Crusades-encyclopedia.com, 5 maggio 2005. URL consultato il 21 agosto 2009.
  9. ^ Kingdom of Heaven info page, Zombietime.com. URL consultato il 21 agosto 2009.
  10. ^ Charlotte Edwardes, " Ridley Scott's new Crusades film 'panders to Osama bin Laden'" The Daily Telegraph January 17, 2004
  11. ^ (FR) Dynastie de Châtillon.
  12. ^ (EN) Charles Cawley, Champagne Nobility, Foundation for Medieval Genealogy, gennaio 2009. URL consultato il 17 giugno 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pierre Aubé, Un Croisé contre Saladin, Renaud de Châtillon, Fayard, Paris, 2007 ISBN 978-2-213-63243-8
  • Jean Richard, La grande storia delle crociate: storia dell'avventura che per oltre due secoli mise in contatto il mondo occidentale e quello orientale, trad. di M. P. Vigoriti, (I volti della storia; 40), Newton & Compton, Roma 1999. ISBN 88-8289-040-6. Ed. orig.; Histoire des croisades, A. Fayard, Parigi, 1996. ISBN 2-213-59787-1.
  • Carole Hillenbrand, "Some reflections on the imprisonment of Reynald of Châtillon", in Texts, Documents and Artefacts: Islamic Studies in Honour of D.S. Richards, ed. C.F. Robinson, Leiden, 2003.
Predecessore Principe consorte d'Antiochia Successore
Raimondo e Costanza 1153 - 1160
con Costanza
Costanza
Predecessore Signore d'Oltregiordano Successore Milly.svg
Stefania de Milly
con il suo secondo marito
Milone di Plancy
1176-1187
con Stefania
Stefania de Milly
con il figlio
Umfredo IV di Toron

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